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venerdì 8 febbraio 2013

Tarocchi

Visita annuale alla Pinacoteca di Brera. L'occasione è stata la mostra sul mazzo di tarocchi Sola-Busca. Da chimico sui generis quale sono stato, mi ha sempre appassionato l'alchimia e l'esoterismo. I Tarocchi nascono in quell'ambiente lì e sono fonte inesauribile di simboli che si sovrappongono fino a far perdere le tracce del loro significato originario, ma , nel contempo, acquisendone altri diversi. Italo Calvino ci ha dato uno splendido esempio (anche se pedantemente letterario) di storie costruite sui tarocchi con il suo "Castello dei destini incrociati". Ma non è l'unico esempio di manipolazione della simbologia "tarocchesca".





Pensierino. Inutile dire che una scappata per guardare alcuni capolavori presenti nella Pinacoteca era inevitabile: innanzitutto La pietà di Giovanni Bellini ed il Cristo morto di Andrea Mantegna, poi La crocifissione di Carlo Crivelli e il Cristo alla colonna di Donato Bramante e infine La cena di Emmaus di Caravaggio. Brutalmente dimenticato il '900.













sabato 30 luglio 2011

Capitan de catin (5): Brera una sera d'estate

Almeno una volta l'anno passo dalla Pinacoteca di Brera. E' una sana abitudine che ho preso e non intendo perderla.

Approfittando dell'ingresso libero alla Pinacoteca di Brera, mi sono fiondato a Milano. Non è che sono taccagno (qualcuno lo ha sostenuto, sul fronte dei sentimenti !), ma era una occasione e risparmiare l'ingresso che è stato portato a 10 € (da 5 € che erano !) non mi dispiace. A Milano non esiste come nel Piemonte una tessera annuale Musei e questo è un grave handicap per chi come me è un assiduo frequentatore di mostre. La tessera piemontese ti permette, al costo di 49 € all'anno, di visitare gratuitamente tutti i musei pubblici della regione (che erano nel 2010 n.180) e scusate se è poco...
Il fatto che l'ex Sindaco di Milano Letizia Moratti sia andata in questi giorni a Roma dal Ministro Galan a presentare la "cordata" che vuol prendere in gestione Brera, non mi ha tranquillizzato affatto dal punto di vista dei possibili rialzi di prezzo. Le "privatizzazioni" in Italia fanno aumentare i prezzi e non li "regolano" affatto in base alla "libera concorrenza del mercato".

Quest'anno all'ingresso si ha una ulteriore bella sorpresa: la mostra delle opere di Francesco Hayez ed in particolare i suoi celeberrimi ritratti. Se ce n'era bisogno, un valore aggiunto alle opere già presenti nella Pinacoteca.

Inutile dire che la prima emozione è per la Pietà di Giovanni Bellini (1430-1516), che è stato possibile ammirare nella sala dei restauri.


Ma il quadro che mi ha colpito di più quest'anno è stato questo di Domenico Induno.



L'anno scorso avevo proposto un mini-tour di Brera al quale rimando per le altre meraviglie (clicca qui).

domenica 3 gennaio 2010

Carlo Crivelli e i suoi mondi fantastici. Una visita a Brera.

E' sempre bello tornare a Brera e visitare la sua Pinacoteca. L'occasione la mostra antologica su Carlo Crivelli  (Venezia, 1430/1435 – Ascoli Piceno, 1490/1495). Naturalmente come è possibile entrare a Brera e non guardare le sale con i dipinti più (e meno) importanti? Così ecco il giro:
L'Oratorio di Macchirolo XIV secolo (spostato qui e ricostruito a grandezza naturale con la sua mandorla al centro);
Poi le sale dei Fondi oro dal XII al XV secolo [da ammirare la Crocifissione di Gentile da Fabriano e Madonna con bambino di Ambrogio Lorenzetti];
Nella VI sala ci imbattiamo di colpo  nel Cristo morto e tre dolenti di Andrea Mantegna e nella Pietà di Giovanni Bellini.

Percorso tutto il corridoio si entra nella grande sala VII nella quale campeggia una enorme tela di Gentile e Giovanni Bellini con la Predica di San Marco ad Alessandria d'Egitto un dipinto dove la fantasia dei pittori si esprime in tanti piccoli particolari inventando architetture, costumi ed animali.
Poi passando nelle altre sale troviamo di TIZIANO vercellio un San Gerolamo penitente, un drammatico Ritrovamento del corpo di San Marco del Tintoretto, un San Sebastiano di Vincenzo Foppa, un Crocifisso con i santi di Giovanni Bernardino e Giovanni Stefano Scotti [i due ladroni crocifissi attirano immediatamente l'attenzione con le loro smorfie di dolore].
Si entra nel lungo corridoio X dedicato all'arte moderna e qui si possono ammirare: una bellissima Rissa in galleria di Umberto Boccioni, un Bue squartato e Fiori secchi di Mario Mafai,  le scolture di Marino Marini, una Testa di toro di Picasso, i paesaggi urbani di Mario Sironi [impressionante il Paesaggio urbano con viandante].
Usciti da questa sezione non ci rimane che riprendere il cammino nelle sale arrivando alla strepitosa sala XXIV con la Pala Montefeltro di Piero della Francesca, Lo Sposalizio della Vergine di Raffaello Sanzio (appena restaurato) e il bellissimo Cristo alla colonna di Donato Bramante. Una sala dove rimanere in silenzio per lunghi attimi a contemplare la bellezza pura.
Le altre sale sembrano perdere di valore dopo aver sostato nella XXIV. Ma c'è un ultimo (forse nemmeno...) colpo di coda con l'arrivo nella sala XXIX e dietro alla parte si scopre La cena di Emmaus di Caravaggio. Ho già parlato di questo quadro, ma non resisto a descriverlo un'altra volta. Si tratta dell'episodio raccontato dai Vangeli
35 Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane. 36 Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona apparve in mezzo a loro e disse: "Pace a voi!". 37 Stupiti e spaventati credevano di vedere un fantasma. 38 Ma egli disse: "Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? 39 Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa come vedete che io ho". 40 Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. 41 Ma poiché per la grande gioia ancora non credevano ed erano stupefatti, disse: "Avete qui qualche cosa da mangiare?". 42 Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; 43 egli lo prese e lo mangiò davanti a loro. 44 Poi disse: "Sono queste le parole che vi dicevo quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella Legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi". 45 Allora aprì loro la mente all'intelligenza delle Scritture e disse: 46 "Così sta scritto: il Cristo dovrà patire e risuscitare dai morti il terzo giorno 47 e nel suo nome saranno predicati a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. 48 Di questo voi siete testimoni.
Si conosce un solo nome dei due discepoli: si chiama Cleopa, l'altro rimane sconosciuto nel passo di Luca ( 24,35-48) che ho riportato.
Gesù deve dare la prova di essere il risorto ai discepoli increduli, apre loro la mente e si rivela. Questo è esattamente il momento rappresentato da Caravaggio.

Cleopa si aggrappa al tavolo protendendosi verso il Cristo, l'altro discepolo (nell'ombra) solleva una mano dallo stupore. Ma sono le altre due figure quelle che segnano il quadro e lo completano: l'oste che guarda, sente ma non capisce (la rivelazione non è per lui?), la cameriera che non guarda forse non sente nemmeno, sembra persa in sé stessa nella sua sofferenza (o malattia), il suo volto pallido è vecchio, tirato, non partecipa in nessun modo alla scena, ma questo suo apparente isolamento la pone come alternativa al volto illuminato del Cristo, una alternativa di una umanità chiusa nella sua fatica di vivere.
Chi guarda è posto in questo varco tra i due discepoli e può ugualmente scegliere il suo sentimento di fronte a questa rivelazione: partecipare emotivamente alla scoperta, guardare e non capire, non guardare e rimanere prigioniero nella propria sofferenza.
Si guadagna l'uscita ammirando ancora qualche capolavoro: una Crocifissione di Giuseppe Maria Crespi in cui un Cristo alla croce si staglia in un cielo plumbeo, è il momento della morte; il Portarolo seduto con cesta, uova e pollame di Giacomo Ceruti; il Bacio di Francesco Hayez (per la gioia dei Baci Perugina); un meraviglioso Il carro rosso di Giovanni Fattori ed il delicatissimo Fanciulla nella stanza di Gerolamo Induno.  Naturalmente un grande Quarto stato di Pelizza da Volpedo poi campeggia nell'ultima sala, ma è solo un attimo.
E Carlo Crivelli ? A lui sono dedicate alcune sale che riproducono grandi pale d'altare o quadri e la mostra è completata dalla presentazione di decorazioni di tappeti anatolici coevi per sottolineare la ricerca delle decorazioni finissime fatta dal Crivelli.











I venti di Mario Vargas Llosa

 Il protagonista di questo libretto di Vargas Llosa si reca una mattina con l'amico Osorio ad una manifestazione contro la chiusura di u...