domenica 29 dicembre 2013

Queste le parole di Erri de Luca...



Queste le parole di Erri de Luca alla festa di riapertura ai cittadini dei suoli ex area nato


Quando sono nato erano già lì, le navi da guerra grigiochiare con le scritte bianche. La portaerei stava piantata in mezzo al golfo come una pialla sul banco del falegname, intorno era all'ancora il resto dell'intera squadra navale della Sesta Flotta degli Stati Uniti. Era il dopoguerra, che aveva scelto Napoli come capitale militare del Mediterraneo.
Altre simili flotte e presenze succedevano a Manila nelle Filippine, a Saigon in Vietnam. Condividevamo con quei porti lo sbarco di migliaia di soldati in libera uscita, scesi a sfogare astinenza e malincuore. Dei reati che commettevano in città ne rispondevano alla magistratura militare USA: Napoli era in Italia per convenzione geografica, di fatto era una colonia americana d'oltremare.
Così nella mia infanzia quelle navi facevano parte del panorama. Le vedevo tra il Vesuvio e Capri quando mi capitava di sgambettare sui viali spelacchiati della Villa Comunale.

Il porto era consegnato all'uso militare. La città aveva eletto all'epoca un sindaco monarchico, armatore navale, che però aveva la sua flotta a Genova. Napoli aveva solo un minuscolo scalo commerciale. Ogni tanto arrivava un transatlantico, il suo ingresso nel golfo faceva l' effetto di un re che scendeva in giardino. Per un breve passaggio il suo colore, blu, rosso,nocciola, ricopriva il grigio pallido della portaerei. Poi scomparvero i transatlantici e restò la tinta uniforme che ho riconosciuto in quella della nebbia.
Napoli è città spalancata, senza difese naturali. Perciò a prenderne possesso sono venuti tutti gli eserciti, i mercanti, i fuggitivi, i pirati, i regni. Abbiamo ospitato tutte le divinità, poi una sola, la definitiva, ma il sentimento religioso del luogo è dipeso dalla terra più che dal cielo. Dipende dal terrore di abitanti di un suolo sismico e appoggiato a un vulcano catastrofico. Da noi si cerca di ammansire il suolo, più che di placare l'ira dei cieli. Perciò il santo protettore del luogo è specializzato in eruzioni.

Ultimi stranieri a governare il golfo sono stati i militari della Sesta Flotta.
Penultimi furono gli occupanti tedeschi, espulsi dalla più forte insurrezione popolare di una città italiana nel 1900. Le 4 giornate del '43 sono state il più potente riscatto di libertà popolare della storia italiana. Una qualunque altra città , anche per meno di questo, ci avrebbe fondato una sua seconda data di nascita. Noi a 70 anni tondi da quei giorni non abbiamo stappato neanche una bottiglia per un brindisi.

Oggi siamo in quest'area restituita alla città dal ritiro spontaneo del comando NATO. Il Comune con l'aiuto della Fondazione del Banco di Napoli Assistenza Infanzia ha tenuto a bada le pressioni e le ambizioni speculative interessatissime. Cinquant'anni fa si poteva parlare di "Mani sulla città", oggi si tratta di grinfie e affondano anche sotto la città. Napoli non vuole privatizzare, non vuole svendere al peggior offerente il suo bene pubblico.
Quando si chiacchiera su qualche giornale del nord di classifiche del buon vivere, Napoli è data ultima. Ma il fatto che da noi l'acqua sia un bene pubblico e altrove no, questo per me è civiltà.Non rientra però nei parametri bugiardini delle classifiche bon ton.

Oggi non ci sono più truppe straniere e l'area nella quale i cittadini mettono piede per la prima volta è simbolo di ritorno alla sovranità sul proprio suolo. Questo comporta anche un ritorno di responsabilità. Non abbiamo scuse, oggi non ci bombardano dal cielo le fortezze volanti che hanno infestato di incubi i sonni della generazione che ci è finita sotto. E se scavando troviamo uno di quei proiettili, è inesploso. Mentre se scaviamo oggi troviamo in piena esplosione i veleni interrati dai nuovi nemici, che sono dotati della nostra stessa carta d'identità. Hanno venduto a mercanti del nord la terra e la salute dei figli.
Oggi gli occupanti hanno abiti civili e non se ne andranno come se ne sono andati tutti gli stranieri, per decorrenza termini di storia. Se ne andranno se su questo luogo sorgerà una gioventù a risanare i guasti di crimini di guerra compiuti in tempo di pace.
Se una gioventù si accollerà il compito di raschiare dalla politica, dalle banche, dai centri di potere pubblico i residui tossici delle complicità.
Se questa gioventù avrà l'impeto del libeccio che sta scuotendo il sud di questi giorni e chiede di essere imitato.

Quest' area oggi torna alla sovranità del popolo di Napoli. Non è che un simbolo e un inizio. Va ripresa sovranità sulla terra, sull'acqua, sull'aria, sulla salute pubblica, sulla rappresentanza politica, sul futuro di questa nostra madre-terra.

erri de luca

mercoledì 25 dicembre 2013

Dedicato a mio padre Peppino e a mio nonno Guglielmo


Beethoven Piano Concerto No 3 C minor, Arturo Benedetti 

Michelangeli, Direttore Carlo Maria Giulini & Wiener Symphoniker.


Ricordi (mancati, ma non del tutto). Non ho potuto assistere ai concerti di papà con mio nonno per ragioni anagrafiche (il nonno è morto l'anno prima che nascessi). Il primo suonava il pianoforte , il secondo l'organo e si cimentavano in concerti come questo con l'organo che faceva la parte dell'orchestra. Dopo naturalmente ho ascoltato mio padre suonare ed il mio posto preferito era sotto al pianoforte a mezza coda che lui aveva nel salotto rosso. Per quei casi della vita, ho una registrazione di circa 30 minuti di mio padre effettuata con un vecchio registrazione Geloso a nastri.
Chi ha la fortuna di avere un musicista in casa mi può capire quando dico che la musica dal vivo suonata da non professionisti è tutta un'altra cosa: non sarà perfetta l'esecuzione, ma è proprio l'imperfezione il bello.

mercoledì 18 dicembre 2013

Mia famiglia , una commedia di Eduardo De Filippo

Finita la guerra ed il boom ecco arrivano le disillusioni e la famiglia tradizionale si sgretola.La commedia di De Filippo (messa in scena nel 1955) anticipa molti temi di grande attualità. 

«Poi la guerra; poi la caduta del fascismo. Caduta che ci mise di fronte alla crudezza di una realtà spietata. Perché con il fascismo caddero illusioni, idoli e miti. E l'umanità, giovani e vecchi compresi, capí che gli incrollabili e i potenti si reggono in piedi fino a quando sono le nove e tutto va bene. E questo non è successo solo da noi, ma in tutto il mondo. Allora non crediamo piú a niente, ed ecco che si vive all'arrembaggio...alla giornata: minuto per minuto. Qua nun ce stanno denari che bastano. Si spende quello che guadagni nel mese in corso, quello del mese appresso, e quello che forse guadagnerai. Ed allora, noi ci troviamo di fronte a due specie di disordini: finanziario e morale».

«Quando sposai tua madre… lei sta qua, lo può dire… ne parlavamo da fidanzati, anzi, io ne parlavo sempre, lei meno… Volevo dei figli. E infatti venisti tu: il maschio! Mi sentii un Dio. E pensai: "Nun moro cchiù". Non vedevo più nessuno; non mi occupavo più di tante cose che mi erano sembrate indispensabili fino a quel momento. Dicevo: "Tengo nu figlio… che me mporta d' 'o riesto!" Mi sentivo felice perché capivo che, finalmente, potevo riversare su me stesso… perché un figlio è parte di te stesso… tutto l'affetto che mio padre e mia madre avevano riversato su di me, evidentemente con lo stesso sentimento mio. E faticavo, faticavo cu' na forza e na capacità di resistenza che facevano meraviglia a me stesso. "Nun moro cchiu". Cammenavo p' 'a strada, e parlando solo dicevo: "Nun moro cchiu". Poi venne il periodo delle malattie; sciocchezze, si capisce, malattie che tutti i bambini devono avere; ma ogni volta avevo l'impressione di tornare a casa e di non trovarti più. E vuoi sapere quali erano i pensieri che mi venivano in mente in quei momenti? Uno dei pensieri che più mi torturava era quello che mi faceva credere che se tu morivi la colpa sarebbe stata mia. Non perché ti avevo fatto mancare qualche cura o qualche specialista; ma perché pensavo: "L'ho messo io al mondo, la colpa è mia!" Tu capisci, allora, che un padre, di fronte a un figlio, la responsabilità se la sente; per quello che deve fare, per come deve vivere quando sarà grande. Che Iddio mi fulmini se una sola volta pensai di fare qualche cosa per costringerti a farti prendere la mia stessa strada, e farti avere il mio stesso avvenire. Perché tu lo devi sapere, questo: nemmeno io sono contento di quello che sono! Io pure, da ragazzo, avevo delle aspirazioni superiori alle mie possibilità. Tua madre lo sa. Scrivevo poesie! Ma poi uno si piega, uno capisce che a certe altezze non ci può arrivare; e, secondo te, non sarebbe stata una gioia per me, di vederti emergere, come non era stato possibile a me? Ecco perché quando venisti al mondo, io dicevo: "Nun moro cchiu". Poi venne la seconda: la femmina. Coppia perfetta: maschio e femmina. "Che fortuna! Bene! Bravo! Il maschio e la femmina! Auguri, auguri…" Ma io già mi ero disamorato; già l'entusiasmo non era più quello del primo figlio; già non intervenivo più quando vedevo una cosa sbagliata; già sentivo da molto tempo mia moglie che diceva: "Albe', ma ti sembra il momento?" come ha detto poco fa. E invece voglio parla'. Può darsi che sono ancora in tempo. Voglio parla'! E voglio dire tutti i luoghi comuni, le frasi più vecchie; non mi vergogno! Voglio citare i proverbi più antichi. L'arta 'e tata è meza mparata. Chi va per questi mari questi pesci piglia. Chi te ne fa una te ne fa mille. Chi pratica con lo zoppo impara a zoppicare. Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei. Meglio l'uovo oggi che la gallina domani. E non ridete? Perché non ridete? Io sto dicendo le cose più antiche, e non ridete? Come vedete un passo lo abbiamo fatto: voi mi sentite dire queste cose rancide e non ridete. E io le dico e non mi vergogno… È importante… è importante assai. Questo significa che voi avete tentato di farmi diventare una cosa inutile; ma che non ci siete riusciti; e che io ho creduto di trovarmi di fronte a gente che vedeva con un occhio più aggiornato del mio e non era vero. È importante… è un miracolo!»


Nella commedia c'è un passaggio sull'omosessualità che viene trattata  per la prima volta in modo esplicito. Il giudizio del protagonista Stigliano-Eduardo è sprezzante e figlio del tempo e dimostra che la società italiana era (forse è ancora) impregnata di pregiudizi. Per fare un solo esempio nel 1949 il partito comunista italiano espelle Pier Paolo Pasolini per «indegnità politica e morale». 

«...quante volte avevo predicato che quel disgraziato non doveva mettere piede in casa nostra... da un uomo che appartiene a una categoria di gente che non ha niente da perdere e che una famiglia non se la potrà mai creare che ti puoi aspettare di buono? Una setta diabolica che funziona da un capo all'altro del mondo... S'impongono servendosi dell'Arte per corrompere e distruggere quel tanto di buono che ci serve a credere nella vita... E si servono del gusto "raffinato". Mettono su negozio? e tutti di corsa al negozio dei "raffinati"...In quella strada c'è la sartoria del "raffinato", in quell'altra c'è il parrucchiere "raffinato"». 

(Commedia vista su RAI5 all'alba di mercoledì 18 dicembre 2013)




lunedì 16 dicembre 2013

Raffaello a Milano

La Madonna di Foligno di Raffaello per la prima volta a Milano a Palazzo Marino dai Musei Vaticani, «regalo» di Natale per chiunque passi di qui.




E naturalmente se volete fare il "pieno" di Raffaello non potete non andare a vedere a Brera lo Sposalizio della Vergine...


martedì 10 dicembre 2013

Intervallo (3)

Villa Clerici Castelletto di Cuggiono (Mi)

I tre corvi
C'eran tre corvi appollaiati su un albero,- Giù, giù; giù il fieno, giù il fieno. C'eran tre corvi appollaiati su un albero.E ancora giù -C'eran tre corvi appollaiati su un albero. Ed eran neri come mai s'eran visti. E ancora giù, sempre giù, sempre giù. Uno di loro disse al suo compagno: "Dove andiamo oggi a far colazione?" "Laggiù giace, in quel verde campo, un cavaliere ucciso sotto il suo scudo. "I suoi cani gli stanno accucciati ai piedi ché voglion far ben la guardia al padrone. "E i suoi falconi volano con tanta forza che nessun uccello osa avvicinarsi." E allora venne giù una giovane cerva correndo il più veloce che poteva, E sollevò la sua testa insanguinata e gli baciò le ferite, che eran tanto rosse. Allora se lo mise sulla schiena e lo portò ad una fossa di terra; Lo seppellì prima che fosse giorno.Lei stessa era morta prima facesse sera. Dio mandi ad ogni gentiluomo dei falconi, dei cani e un'amante così.





lunedì 2 dicembre 2013