martedì 4 novembre 2014

Inutile strage o vittoria?

Il 1 agosto 1914 iniziava la Prima Guerra Mondiale che finirà il 4 Novembre 1918. Noi ricordiamo con la testimonianza di Egidio (Gildo) Fraschina (n. 1893) tratta da una intervista del 27 marzo 1983. E' la drammatica storia di un ragazzo che all'età di 22 anni ( con alle spalle già 11 anni di duro lavoro e di emigrazione) venne chiamato alle armi per una guerra che sentirà sempre più estranea man mano che ne esperimenterà l'atrocità.


A 11 anni ho incominciato a lavorare a Malvaglio come magutt per 50 ghei al dì, poi sono andato - un anno - dal 1905 al 1906, alla filanda di Buscate a fare la scuinéra: eravamo in 7-8 ragazzi che facevano lo stesso lavoro.
Nel 1907 ho ripreso il lavoro di manovale a Borsano: giravamo, per lavori di edilizia, Busto, Senago, Borsano e Legnano.
A 17 anni sono partito per la Germania a lavorare nelle miniere di ferro dell'Alzazia Lorena; ho fatto 3 anni di miniera poi mi sono stancato di questo lavoro....
D - C'erano altri Buscatesi che lavoravano nelle miniere?
R - Ce n'erano 30-40 almeno..non c'era lavoro e si doveva emigrare.....Dicevo che nel '13 mi sono stancato del lavoro in miniera e sono partito per Parigi dove c'era mio zio, con altri di Buscate, e là lavoravo come muratore...6-7 mesi dopo c'è stata la mobilitazione generale..(119).Quando è scoppiata la guerra ero là in Francia...gli emigranti li hanno mandati a casa tutti...Vado al Distretto di Milano e mi destinano al 24° Fanteria di Novara..lì a Novara faccio 2-3 mesi di addestramento, poi mi trasferiscono a Intra con tutto il battaglione....facciamo 5 mesi...poi c'è la mobilitazione generale. Rientriamo tutti a Novara perchè si doveva partire per il fronte...destinazione ignota..Il 23° il 24°  Fanteria finiscono a Belluno, stiamo qualche settimana nelle retrovie, poi partiamo per Longarone, ed infine siamo destinati a Cortina d'Ampezzo....lì scoppia la guerra il 24 maggio e avanti...inizia il calvario: andiamo alle Tofane, al Col di Lana, poi si torna ancora a Cortina, al Monte 3 Croci, al Lago di Misurina, al Monte Piana...i morti non si contano...scendiamo e così passa l'inverno.
Poi torniamo a Cortina e saliamo al Passo della Sentinella e alla Coda Rossa..navigando sempre sui 2000 metri di altitudine...pieni di pidocchi...stiamo 11 mesi in trincea al Km.24...e lì arriva l'ordine che tre Compagnie del 24° Fanteria devono tornare a Novara a formare una nuova brigata., la brigata Pallanza...e dopo vari giri la Brigata è destinata al Carso. Mi mettono in una piccola sezione di pistole mitragliatrici...era l'aprile 1917. Cadorna sferra 11 offensive...dovevate vedere che combattimenti sul Carso per conquistare un chilometro di terreno...i morti, i feriti non contiamoli nemmeno..Io partecipo all'azione del 24 maggio a Castagnevizza, che ora è in territorio jugoslavo. La nostra batteria aveva un raggio limitato d'azione ( le mitragliatrici  tiravano a non più di 6o metri) e quindi dovevamo stare fuori, davanti alle trincee italiane, per essere più vicini agli Austriaci...anche le cannonate della nostra artiglieria però ci prendevano dietro. Quando andavamo all'assalto, se trovavi la collina o un riparo dietro a cui nasconderti salvavi la pelle, altrimenti...bisognava vedere la carneficina...c'erano i mucchi di morti, cominciava a far molto caldo, avevano paura del colera...si metteva fuori la bandiera bianca e ciascuno ritirava i suoi morti...dovevate sentire che odore...si buttava sopra calce e creolina per disinfettare...
Tornando un giorno dalla trincea, trovo uno di Buscate, un certo Miramonti e gli dico: " A questo punto gioco una carta...scappo!, se non ce la faccio mi fucileranno...".
Erano 27 mesi che ero al fronte...era il 29 luglio 1917, avevo 17 franchi in tasca...finire prigioniero c'era il pericolo di morire di fame. Questo Miramonti mi aveva detto che di disertori ce n'erano tanti anche tra gli ufficiali... di fronte alla morte...
Eravamo accampati vicini all'Isonzo...c'erano le sentinelle che curavano e io dico: "Vado nel campo di granoturco a fare un bisogno" ...non sono più tornato...lì si trattava della vita o della morte perchè se mi prendevano mi fucilavano...tutte le feste a Cervignano i disertori, o chi aveva commesso atti di insubordinazione, li mettevano al muro e chiamavano anche gli altri soldati a vedere...c'erano la 1°, la 2° linea, ma la terza era dei carabinieri se nò scappavano tutti...
Dopo varie peripezie, ed incontrando durante il viaggio altri disertori e fuoriusciti, Gildo riesce a tornare a casa, e si pone subito il problema di dove nascondersi per sfuggire all'arresto. Decide di recarsi oltre il Ticino per cercare rifugio nella fattoria Rosalia presso Cerano, dove risiedeva un amico. Qui passa alcuni mesi lavorando come contadino fino a quando il 17 ottobre 1917 è arrestato ( forse per una delazione) e condotto al carcere di Novara.
Nel carcere del castello eravamo 3-4 disertori...faccio lì tre mesi. In quel periodo c'è stata la disfatta di Caporetto. Cadorna ha emesso il decreto per far uscire tutti quelli che erano in prigione in attesadi processo  per inviarli ai centri di raccolta per essere riabilitati.
Alla vigilia di Natale del 1917 entra un secondino e dice a noi tre disertori di prepararci che dobbiamo partire per una destinazione ignota. Un cellulare proveniente da Cuneo e passando per Torino, Vercelli, Novara, raccoglie tutti i detenuti. Eravamo 300-400 e veniamo portati al carcere Parini di Milano. Stiamo 5-6 giorni e all'inizio del 1918 veniamo destinati tutti a Castelfranco Emilia: raggruppamento tra disertori e sbandati. Eravamo 85.000! Il capitano, ad uno ad uno, ci interroga con il nostro foglio di matricola in mano. Ci chiedeva nome, cognome, cosa eravamo (sbandati, disertori).
D - Ma chi erano gli sbandati?
R - Chi era scappato durante la ritirata di Caporetto; metà esercito è scappato quando i Tedeschi sono venuti avanti. Questi soldati, questi fanti erano stremati, erano 2 o 3 anni che erano là, pieni di pulci, che passavano da un bivacco all'altro ad alta quota...erano stremati, erano sempre gli stessi che facevano la guerra.
Bene. Per ritornare a quel periodo, venne il Tenente Generale Giardino ad interrogarci ( il gen. Giardino è successivamente diventato Ministro della Guerra). Mi chiede se ero disposto ad andare al fronte; io rispondo che avevo già fatto la domanda: dovevamo toglierci da quel posto per poter scappare di nuovo, altrimenti ci portavano al Piave ed era finita. Ne scappavano tanti anche da lì benchè ci fossero un sacco di carabinieri.
Il Tenente Generale Giardino dopo aver interrogato tutto il Battaglione in 3 giorni, ci fa radunare nella Piazza e, salito sul balcone del Municipio, dice: "Ragazzi, quest'anno finisce la guerra, non allontanatevi più, non scappate!". Poi sono stato destinato in Albania...

In Albania Gildo è colpito dalla malaria come tanti altri della sua Compagnia, poi, durante la stessa estate, compie un atto di valore; recupera le salme di due militari affogati nel fiume. Nel luglio del '18 la Compagnia Speciale è sciolta e Gildo è destinato all'87° Fanteria di Palermo, ma l'acutizzarsi della malaria lo costringe a ricoverarsi. Finisce la guerra, ma non le peripezie di Gildo che, rimessosi, deve recarsi al corpo di detsinazione e lì rimane altri 8 mesi. Incombe però il giudizio per la diserzione e viene chiamato a Torino presso il Tribunale Militare.
Con grande lucidità cerca di affrontare una situazione per lui molto pericolosa ( l'imputazione di "diserzione di fronte al nemico" lo potrebbe portare davanti al plotone di esecuzione) e perciò decide di fingersi pazzo. Ricorda: "Era inutile che rispondessi al Giudice che ero stufo della guerra, che avevo paura, che ero tornato a casa per rivedere la fidanzata o la mamma...gli risposi che non ricordavo niente".
Il Giudice lo condannò a tre anni di carcere militare condonati per il lungo periodo di servizio al fronte. Emessa la sentenza, il Giudice chiede all'imputato se ha qualche cosa da dichiarare: "Devo dire, signor Pubblico Ministero, che la guerra mi ha rovinato la salute: ho preso la malaria in Albania e sono stato ricoverato tre volte all'Ospedale Rosolino Pilo di Palermo". "Tuttavia - lo interrompe il Pubblico Ministero - voi siete un traditore della patria! "Sono stato più traditore io - risponde Gildo - che ho fatto 38 mesi al fronte o gli italiani che sono stati nelle retrovie e non solo non hanno fatto la guerra, ma hanno riempito anche i loro portafogli?"
Il  Tribunale lo ammette al premio di smobilitazione riservato ai reduci di guerra.

(A Cura del Circolo GIOVANNI ARDIZZONE di Buscate, E venne la Grande Guerra, in "Contrade Nostre", vol. III, pp. 1110-113.)


Le vittime della guerra (da Wikipedia).

La prima guerra mondiale è stato uno dei conflitti più sanguinosi dell'umanità. Nei quattro anni e tre mesi di ostilità persero la vita circa 2 milioni di soldati tedeschi insieme a 1.110.000 austro-ungarici, 770.000 turchi e 87.500 bulgari; gli Alleati ebbero all'incirca 2 milioni di morti tra i soldati russi, 1.400.000 francesi, 1.115.000 dell'Impero britannico, 650.000 italiani, 370.000 serbi, 250.000 rumeni e 116.000 statunitensi. Considerando tutte le nazioni del mondo, si stima che durante il conflitto persero la vita poco meno di 9.722.000 di soldati con oltre 21 milioni di feriti, molti dei quali rimasero più o meno gravemente segnati o menomati a vita. Migliaia di soldati soffrirono di una inedita tipologia di lesioni, studiata per la prima volta proprio nel primo dopoguerra, consistente in una serie di traumatizzazioni psicologiche che potevano portare a un completo collasso nervoso o mentale: designata come "trauma da bombardamento" o "nevrosi di guerra", costituì la prima teorizzazione del disturbo post traumatico da stress. L'enorme perdita di vite umane provocò un grave contraccolpo sociale: l'ottimismo della Belle Époque fu spazzato via e i traumatizzati superstiti del conflitto andarono a formare la cosiddetta "generazione perduta".

I civili non furono risparmiati: circa 950.000 morirono a causa delle operazioni militari e circa 5.893.000 persone perirono per cause collaterali, in particolare carestie e carenze di generi alimentari (condizioni sofferte in particolare dagli Imperi centrali, sottoposti al blocco navale alleato), malattie ed epidemie (particolarmente grave fu quella della cosiddetta "influenza spagnola", che mieté milioni di vittime in tutto il mondo) e inoltre per le persecuzioni razziali scatenatesi durante il conflitto.

Il Papa Benedetto XV si fece promotore di diverse proposte di pace tra le nazioni belligeranti, come nella sua prima enciclica Ad Beatissimi Apostolorum del novembre 1914 e nella Nota del 1º agosto 1917 (famosa per la definizione del conflitto come «inutile strage»), rimaste interamente lettera morta a causa dell'ostilità dei governi a un accordo che portasse a una semplice restaurazione della situazione anteguerra. La sua proposta era "conservatrice" ed attenta soprattutto a favorire l'assoluta predominanza della religione cattolica in uno degli imperi più conservatori d'Europa nella fine dell'Ottocento col qualora stato stretto un Concordato fin dal 1855.



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