venerdì 21 novembre 2014

La cricca dorata

La storia è presto detta. Quando uno si prende la briga di fare da parafulmine, i fulmini arrivano. Un Diario di viaggio (riemerso da qualche vecchia cassa in soffitta), poi il racconto "La siccità" (uno spaccato di vita della comunità contadina di Castano a fine '800), poi ancora "Il miracolo del crocifisso" (un altro racconto sul Crocefisso taumaturgico della Chiesa di San Zenone) ed ora questo quaderno.
giorno mi ferma G. e mi dice che tra le carte della Chinésa (Giuseppina Croci) c'era pure un piccolo quaderno scritto a mano. Questa storia non finisce di stupirci: prima il 
La calligrafia di tutti i documenti è la stessa, anche le correzioni a matita hanno la stessa mano (quella della figlia maestra). Il quaderno di 17 pagine è scritto a mano con una calligrafia fittissima e ben conservato. Il titolo è abbastanza misterioso "La cricca dorata" e il sottotitolo "Opera compilata da Emilio Caboriau. Estratto per racconto."

Naturalmente inizio una ricerca famelica di informazioni e scopro che in realtà l'autore francese è Émile Gaboriau (Saujon, 9 novembre 1832 – Parigi, 28 novembre 1873). Nel 1866 pubblica "L’affaire Lerouge", prendendo spunto da un fatto di cronaca nera: l’assassinio, rimasto inspiegato, di Cèlestine Lerouge. Il feuilleton (da noi in Italia si chiamavano i "Romanzi d'appendice"), apparso senza successo sul giornale Pays, ha in seguito un grande successo su un altro giornale parigino, Le Soleil. Gaboriau riesce a creare nel personaggio del protagonista una perfetta miscela di scientificità e di umanità, che è poi l'archetipo di tutta una serie di investigatori che da Sherlock Holmes arriva fino a Maigret.
"La clique dorée" (questo il titolo originale dell'opera) è pubblicato da E. Dentu Editeur a Parigi nel 1871 e, immaginate quale potesse essere il successo di questo genere letterario, se già nel 1873 l'editore Sonzogno di Milano lo traduceva in italiano e pubblicava.

Ma perché Giuseppina Croci (la Chinésa) aveva fatto di questo libro una specie di "bigino"? Nella sua casa di Via Villoresi a Buscate aveva a disposizione molti libri, ma forse questo le era particolarmente caro addirittura spingendola a riscriverlo in alcune parti salienti. Il formato del libriccino (108 x 154 mm) fa pensare alla possibilità che fosse un vero e proprio "libro da viaggio", facile da portare comodamente in una di quelle comode tasche che avevano le gonne delle donne dell'epoca ed utile , appunto, per trascorrere lunghe ore di viaggio. Giuseppina , lo sappiamo, partirà per Shanghai nel 1890 per tornare in Italia nel 1895: non è da escludere che questo "ebook ante litteram" lo avesse già con se nel famoso viaggio di 40 giorni verso la Cina.

Il successo de La cricca dorata è stato tale che nel 1913 la Celio Film (casa cinematografica che diventerà famosa soprattutto durante il regime fascista) ne ha prodotto anche una pellicola in b/n. Siamo ancora in piena epoca del cinema muto. Apprezzabile nel film pare sia stata sopratutto la fotografia di Giorgino Ricci che è stato uno dei più apprezzati fotografi dell'epoca tra il muto ed il sonoro.


Il cast del film era così composto:
REGIA: Baldassarre Negroni (Roma, 21 gennaio 1877 – Roma, 18 luglio 1945) è stato un cineasta italiano attivo prevalentemente all'epoca del muto, tra i maggiori del suo tempo.
ATTORI: Francesca Bertini, Alberto Collo, Emilio Ghione, Luciano Molinari
FOTOGRAFIA: Giorgio Ricci (detto Giorgino)
PRODUZIONE: Celio film Roma

Tra gli attori è da ricordare la grande attrice del muto Francesca Bertini (n. a Firenze nel 1892 - Roma 1985) che aveva iniziato giovanissima la carriera a Napoli nella compagnia di Eduardo Scarpetta. Eduardo Scarpetta (1853-1925) è stato attore e commediografo napoletano e padre di un numero altissimo di figli (riconosciuti e no): oltre a Vincenzo, Domenico e Maria Scarpetta, vi sono i celebri Eduardo, Peppino e Titina De Filippo, il poeta Ernesto Murolo (padre del cantante Roberto Murolo), Eduardo (De Filippo) in arte Passarelli e suo fratello Pasquale De Filippo.
Nel 1976 Bernardo Bertolucci convinse  Francesca Bertini a comparire, in abiti da suora, nel suo film Novecento.

Emilio Ghione nei panni di Za la Mort
L'altro attore da ricordare è Emilio Ghione (Fiesole 1879 - Roma 1930) che inizierà la sua carriera a Torino debuttando nel 1909 e poi che ottiene un grande successo interpretando "Il poverello d'Assisi" un film di Enrico Guazzoni. Questo risultato lo lancerà nel mondo del cinema romano e inizierà un lungo sodalizio con Francesca Bertini nella casa cinematografica Celio alternandosi nel ruolo di attore e di regista. Emilio Ghione è poi l'interprete del personaggio Za la Mort (un "apache" parigino, una sorta di Fantômas) che lo consacrerà tra i più famosi divi del muto. Noi oggi conosciamo la versione di Za la Mort fatta dall'editore di fumetti Sergio Bonelli nella sua fortunata serie del dopoguerra; ma il personaggio è stato trasformato in un vero indiano.

La trama del film (e del libro) era la seguente. Il Duca di San Mauro, insieme al barone de la Grange e a René Léonnet ha formato un terzetto, detto "la cricca dorata", che alterna goliardate ad azioni ai limiti del codice penale. 

Commento. Sarà stato quel Duca di San Mauro (San Mauro è il nostro patrono) a far scattare questo interesse per il libro ? Possibile. Ma forse c'è un altro motivo che ha colpito la fantasia della Chinésa, legato ad un episodio del suo avventuroso viaggio in Cina: uno dei personaggi della Cricca dorata (il Conte) intraprende un lungo viaggio verso Saigon e una sera, avendo preso una barca per il ritorno a casa, questa viene ribaltata dal barcaiolo mettendolo in grave pericolo di vita. Come sappiamo dal diario di Giuseppina, questa è  stata un'avventura capitata anche a lei e a cui è scampata solo per l'intervento di un ufficiale della nave su cui era imbarcata.
La Cricca dorata viene pubblicato da Mondadori
nella collana "Il romanziere Illustrato" nei n. 17 e 18
che era una fortunata collana economica
dei primi anni '30.


Incipit de La cricca dorataSe havvi in Parigi una casa ben ordinata di aspetto attraente, senza fallo è quella del n. 300 di Via Grange. Sino dalla soglia splende ed abbaglia una nettezza olandese. Le borchie del portone lucenti, le lastre scintillano... 
    

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