giovedì 13 aprile 2017

Il bacio tra i cavalieri

Il Cavaliere Verde e Messer Galvano

Alla corte di Re Artù si presentò (a Capodanno, dopo che l'anno vecchio si fu avviato al suo letto di morte e la vita, superata la sua notte più lunga, cominciava a districarsi dalla stretta della morte invernale) il Cavaliere Verde... Era un uomo di una statura fuori dal comune e completamente verde compresa la corazza che indossava e brandiva una arcaica ascia da guerra.
Entrò nel salone della tavola rotonda e rivolto ai cavalieri lanciò la sua sfida: il cavaliere sfidante avrebbe dovuto con quell'ascia recidere con un sol colpo la testa del cavaliere nero ed in cambio esattamente un anno dopo si sarebbe dovuto lui trovare presso la e offrire il collo all'ascia...
Nessuno tra i cavalieri della Tavola osava alzarsi tanto che lo stesso Re Artù si stava lui stesso offrendo per questa sfida; ma il giovane nipote Messer Galgano lo anticipò accettando lui la sfida del Cavaliere Verde.
Il Cavaliere Verde diete la sua ascia a Messer Galgano che con un sol colpo gli staccò la testa... Il Cavaliere Verde prese la sia testa sotto braccio e ricordò le condizioni della sfida: lo aspettava tra un anno...
Dopo un anno Messer Galvano partì compianto da tutta la corte che pensava di mai più rivederlo. Ma non riusciva a trovare dove fosse la Cappella Verde, nessuno sapeva dove fosse...
Una notte arrivò in un bosco oscuro e dopo aver vagato per ore si presentò davanti a lui un sinistro castello. Era la vigilia di Natale e Messer Galvano bussando al castello chiese se poteva trovare una cappella dove poter assistere alle funzioni per la nascita del Salvatore...
Il castellano era un uomo enorme dall'aspetto spaventoso e la moglie una donna dal fascino incantevole. L'accolsero e, con grande sua sorpresa, gli seppero indicare dove fosse la Cappella Verde: si trovava nel bosco poco distante dal castello. Il castellano invitò Messer Galvano a passare i giorni che mancavano alla fine dell'anno presso il castello.
Dopo cena, davanti al grande camino, il castellano ed il suo ospite fecero una scommessa: qualunque preda avesse preso il padrone di casa il giorno successivo a caccia sarebbe stata del suo ospite e viceversa qualunque conquista dell'ospite sarebbe stata del castellano.
Il giorno dopo il castellano partì all'alba per la caccia al suono dei corni e portando con se una muta di cani; Galvano che se ne stava a letto ricevette la visita della moglie del castellano e si sentì turbato, ma resistette ai suoi impulsi riuscendo a schivare gli attacchi della donna che dovette accontentarsi di dargli un piccolo bacio.
Al ritorno dalla caccia il castellano pose le sue numerose prede sul pavimento del sala del castello dicendo al suo ospite che erano tutte sue chiedendo di dargli quanto convenuto. Galvano imbarazzato diede un bacio al castellano.
Così nei giorni successivi si ripetè la stessa scena solo che il castellano portava sempre meno selvaggina e Galvano 2, 3, 4 e poi 5 baci...
...
La circostanza era resa ancora più aspra dal fatto che questo Galvano giovane e bello aveva una notevole reputazione di amante. " Dimmi almeno " lo implorò la donna " che sei innamorato di qualcun'altra, e che le hai giurato di restarle fedele ". Ma il giovane rispose che non c'era una donna particolare nella sua vita.
Allora ella sembrò cercare attorno un qualche pegno, una cosa che in qualche modo, seppur vago, potesse renderlo un poco suo; e si tolse dal dito un pesante anello, che lo scongiurò di accettare. Ma (li nuovo egli resistette - poiché un anello Ë simbolo della personalità e il dono di un anello comporta la resa del proprio essere. Donare il proprio anello Ë donare un potere, l'autorità di parlare o di agire a nostro nome. Per questo un re affiderà il suo anello al dignitario che ha la facoltà di promulgare gli ordini e di sigillare gli atti in sua vece, e una dama dar‡ il suo anello al cavaliere che Ë il suo cavaliere. Accettare un simile pegno comporta una promessa, una qualche sorta di legame; e Messer Galvano, nella sua qualità di cavaliere della Tavola Rotonda di Re Artù, era molto severo con se stesso riguardo a questo tipo di vincoli.
A quel che sembra, il giovane, in queste sue ultime ore di vita, veniva sottoposto a una prova molto delicata e rivelatrice. Il giorno dopo, all'alba, sarebbe partito per incontrare il Cavaliere Verde e assoggettarsi alla perdita della sua testa. Non gli restava che un giorno, un giorno soltanto in questo momento di fiammeggiante, prematuro tramonto della sua preziosa giovinezza. E se il suo giovane corpo avesse potuto creare una risposta vivente al suo desiderio di vita, ora furiosamente intensificato, non avrebbe potuto inventare nulla di pi˘ desiderabile di questa donna bella, gentile e incalzante che era venuta a lui. Un'ultima volta lo splendore del mondo gli si parava dinanzi, e offriva alle sue labbra un estremo assaggio, relativamente breve ma sontuoso, della vita che avrebbe perduto fin
troppo in fretta. Tuttavia il cavaliere - questo esperto amante di dame nobili e bellissime, per nulla indifferente al loro fascino e alle loro richieste - stava rifiutando il dono, quella coppa di piacere colma fino all'orlo.
...

Per la dama, frustrata da questa situazione, era diventata una sfida: doveva fargli accogliere un dono, un nonnulla che potesse costituire un legame segreto tra loro...
Nell'ultimo incontro Galvano stava per cedere, non sapeva più trovare argomenti per distrarre la dama e l'occhio gli cadde su un piccolo nastro verde che Úe cingeva la vita... La dama accortasi di questo momento di difficoltà e capendo l'imbarazzo del suo ospite si tolse il nastro e con grande insistenza glielo regalò dicendogli che quello era un talismano che l'avrebbe preservato da ogni disgrazia... Galvano alla fine cedette ed alla sera non lo presentÚ al castellano come conquista della giornata, ma lo tenne nel palmo della mano...

...
Il pezzetto di laccio verde non comparve, e la donna, che era stata l‡ in piedi a guardare con ansia, si rilassò con uno sguardo di gioia e di gratitudine.
La mattina dopo uno scudiero accompagnò Messer Galvano alla valle desolata, e quando gli ebbe mostrato il sentiero che conduceva alla Cappella Verde gli consigliÚ caldamente di tornare indietro. Nessuno, disse, era mai ritornato dalla cappella. " Perciò, mio buon Messer Galvano, " disse " lasciate stare quell'uomo. Andatevene in qualche altra direzione e io giuro che manterrò il vostro segreto ". Ma il giovane cavaliere non aveva paura, e con la cintura verde addosso sarebbe senza dubbio sopravvissuto là dove gli altri avevano fallito.
Proseguì solo, e a tempo debito giunse a un lugubre sotterraneo a volta, sprofondato nel terreno, eroso dal tempo e rivestito di muschio, un luogo (li convegno spettrale, desolato e silenzioso. Tirando le redini dinanzi a sè, egli si mise in ascolto; e non ascoltava da molto, quando udì un rumore stridente, come se qualcuno stesso affilando un'ascia, giungere nell'aria invernale dalla riva boscosa sull'altra parte nel torrente. Galvano gridò il proprio nome e annunciÚ il proprio arrivo. Una voce gli rispose che doveva aspettare, e di nuovo si udì quel terribile rumore di un'ascia che veniva affilata. Il suono cessò all'improvviso, e in un istante il mastodontico Cavaliere Verde usci da una grotta e Galvano lo vide scendere lungo la riva.
I saluti furono brevi e formali. Galvano fu condotto sul luogo dell'esecuzione. Seguendo l'esempio dell'anno precedente, stette ad aspettare tranquillamente, col collo chino e pronto, ma al momento dell'avventarsi dell'ascia, istintivamente " si restrinse un poco nelle spalle ". Si potrebbe affermare che questo era un secondo sintomo del lato del suo carattere che lo aveva costretto ad accettare il pezzetto di laccio, ed è interessante notare che, sebbene fosse ora protetto dal talismano (o forse proprio per quello), non poteva accettare del tutto il colpo che lo minacciava.
Il Cavaliere Verde, vedendolo trasalire, trattenne il colpo e rimproverò Galvano per la sua codardia. Il giovane protestò. Non era nella fortunata condizione, dichiarò, di poter recuperare la sua testa nel momento in cui gli fosse caduta. Tuttavia si mise nuovamente in posizione, promettendo che questa volta non avrebbe battuto ciglio.
Il Cavaliere Verde sollevò nuovamente l'ascia. Il fendente cominciava giù a cadere, quando il torreggiante carnefice, vedendo che il cavaliere si manteneva immobile, si interruppe di nuovo, arrestando il fendente delle braccia poderose, e osservò con aria d'approvazione: " Così mi piaci. Ora menerò il colpo. Ma prima togliti il copricapo che ti ha dato Re Artù, così potrò colpirti il collo proprio nel punto giusto
Galvano era esasperato: " Dacci dentro, " gridò " altrimenti penserò che non osi vibrare il colpo ".
" Davvero! " disse il Cavaliere Verde. " La tua ricerca troverà presto la sua ricompensa ".
Sollevò l'ascia per la terza volta, la brandi in alto, la bilanciÚ e la fece ricadere; ma in modo tale che quasi mancò il bersaglio, graffiando solo la pelle col bordo della lama, segnandogli solo il collo con un sottile filo di sangue.
Galvano, appena sentì il colpo, balzò di lato, afferrò veloce le armi e si preparò a combattere. " Sono riuscito a farti fronte! " gridò. " Il pegno era un solo colpo, non di più!
Il Cavaliere Verde sorrideva, appoggiato tranquillamente all'ascia. " Non ti agitare " disse. " Hai ricevuto il colpo che meritavi. Non ti farò più alcun male. Per due volte mi sono trattenuto: quei colpi erano innocui perché per due volte sei stato ai patti e mi hai reso i baci che avevi accettato da mia moglie. Ma la terza volta hai fallito, e perciò ti ho segnato con la mia ascia. La cintura verde che indossi mi appartiene; E' stata fatta da mia moglie per me. Sono stato io a mandartela con le sue lusinghe, i suoi baci e la verde tentazione. So tutto ciò che è accaduto. E tra i cavalieri lei montò Messer Galvano. E' come una perla tra i ceci. Hai fallito, ma solo un poco, quando sei stato messo alla prova per la terza volta; non perché hai voluto indulgere alle tue passioni, tuttavia, ma perché amavi la tua vita e ti doleva di perderla ".
Messer Galvano era avvampato di vergogna. " Siate maledetti, voi due! " gridò. " Paura e Desiderio! Siete i distruttori del valore e dell'eroismo umano ". Togliendosi la cintura fece per restituirla, ma il Cavaliere Verde rifiutò di riceverla. Consolò il giovane eroe, pregandolo di conservare il laccio verde come dono, e poi lo invitò nuovamente ad accettare ospitalità nel castello.
Galvano rifiutò di seguirlo, ma acconsentì a conservare il laccio, che si legò sotto il braccio con un nodo nascosto. Gli avrebbe ricordato per sempre la sua debolezza. E così ritornò incolume alla Tavola Rotonda della corte di Re Artù, dove raccontò la sua storia. I cavalieri tennero conto più dell'eroismo della vittoria che dell'insuccesso, e in memoria del grande evento decisero che avrebbero sempre indossato, d'allora in avanti, un pezzetto di laccio verde.
...

Tratto da Heinrich Zimmer, Il re e il cadavere, Adephi, 1983

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