giovedì 15 giugno 2017

Emozionarsi con la musica

Ci sono musiche che ricordano sempre qualcosa. Per me l'evocazione della musica è potente più di ogni altra cosa. Questo vorrà pur dire qualcosa: il linguaggio musicale è qualcosa che va oltre la parola detta e scritta, si muove in un'altra dimensione. Ridicolo sarebbe cercare di imbrigliarlo in categorie lessicali. Certo l'autore della musica si è espresso così in un contesto di emozioni preciso, ma il suo linguaggio trascende il contesto, se ne libera, va altrove e tocca corde dell'anima misteriose.

Ieri ho sentito questo concerto eseguito da una buona orchestra e una discreta violinista, ma oggi riascoltandolo con un altro interprete (e che interprete !) ho sentito "muoversi" altre emozioni.

Uto Ughi violino solista nel concerto in D maggiore di Ludwig van Beethoven, Orquesta Sinfónica de RTVE (Madrid) con Direttore Luis A. García Navarro.

6 commenti:

  1. Usi insuperabile
    Un abbraccio Guglielmo
    Maurizio

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  2. Il non detto è più di ciò che viene espresso e la musica non chiacchiera come sto facendo io in questo momento:-) la musica è espressione più vaga ( pur avendo una precisa e rigorosa sintassi ) per chi ascolta. Forse per questo ci sentiamo liberi nell'interpretazione e, per chi suona e dirige, nell'esecuzione.
    p.s.
    sono salita su un cavallo ma sono sempre io, Giacinta:-)

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  3. Davvero una splendida esecuzione: proprio vero che la musica " libera l'anima" e la volge verso l' Alto.
    Un bel modo - per me - di iniziare la giornata!
    Grazie per questo dono.

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  4. p.s,
    Visto che ricorre il Bloomsday, ti propongo il punto di vista di Mr Bloom:
    "Non è che numeri. Ecco cos'è tutta la musica a pensarci bene. Due moltiplicato per due diviso per un mezzo fa due volte uno. Vibrazioni: quelle sono accordi. Uno più due più sei fa sette. Fai quel che ti pare coi giochi di prestigio delle cifre. Si scopre sempre che questo è uguale a quello, tutto è calibrato come quel tale che calibra il camino del crematorio del cimiterio. Non si accorge che sono in lutto. Incallito: non pensa che al suo stomaco. Musimatematica. E tu credi di sentire le voci eteree. Ma supponiamo che ti dica qualcosa come: Marta, sette volte nove meno x fa trentacinquemila. Sgonfierebbe tutto. È per via dei suoni è.
    Per esempio lui ora sta suonando. Improvvisando. Potrebbe essere qualsiasi cosa finché non si sentono le parole. Bisogna aprir bene le orecchie. Tenderle. Comincia tutto bene: poi si sentono accordi un po' fuori squadra: ci si sente un po' sperduti. Dentro e fuori da sacchi, sopra botti, attraverso fili spinati, corsa agli ostacoli. Il tempo fa il motivo. Tutta questione dell'umore. Però sempre piacevole sentire. Meno le scale ascendenti e discendenti, ragazzine che imparano. Due insieme vicine nella casa accanto. Dovrebbero inventare dei pianoforti muti per questo. Blumenlied
    che comprai per lei. Per il nome. Lo suonava lentamente, una ragazza, la sera che tornai a casa, la ragazza."
    (James Joyce, Ulysses, traduzione di Giulio de Angelis, pag.256 edizione Oscar Classici Mondadori

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    1. Dopo questa lettura posso ammainato il mio post. 😂

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