mercoledì 4 settembre 2019

L'isola a mezzogiorno

Il traghetto che da Olbia porta a Piombino si infila nell'arcipelago toscano. Prima solo mare, piatto, uniforme, incredibilmente vuoto. Un'isola appare ad un tratto come se uscisse calda e vaporosa dall'acqua. Non conosco il suo nome: potrebbe essere l'Isola del Giglio, non di sicuro l'Isola di Montecristo che misteriosamente si nasconde per tutta la giornata per apparire solo al tramonto o all'alba. Ma potrebbe essere anche la Xiros del racconto di Julio Cortazar, raggiunta dal mio traghetto a seguito di un fantastico dirottamento verso l'Egeo (Cortazar ne sarebbe contento). L'aria di mare non porta fin sulla nave i profumi di quelle isole toscane che conosco bene: odori di rosmarino e alloro selvatici, di salvia al gusto di salsedine. L'odore di salvia è la stesso della macchia raggiunta da Marini (lo steward che fugge dal suo lavoro sulla linea Roma-Teheran per rifugiarsi sull'isola che vedeva ogni viaggio a mezzogiorno passando con l'aereo) nella sua scalata alla collina che domina il mare. Ma su Xiros c'è anche il profumo del timo.
Chi non ha mai pensato di rifugiarsi su un'isola per vivere di pesca come lo steward Marini? 
A dir la verità ho conosciuto una persona che non l'avrebbe mai fatto: era il mio amico Nino. Lui ci aveva provato ad andare su un'isola in vacanza: l'aveva scelta un po' grande (l'Isola d'Elba) , ma non di meno dopo due giorni aveva cominciato a girare in macchina per l'isola come un calabrone dentro un paralume. Gli sembrava di stare stretto, di sentirsi soffocare come in una cella, di aver bisogno di spazi aperti e quel mare gli pareva un muro opprimente. Anche il mare con il suo costante sciabordio, lo innervosiva, come il ticchettio di un orologio a cucù in una notte insonne.
Come ho cercato di raccontarvi non è necessario veder cadere il proprio aereo come ha fatto Marini per essere riportati pesantemente alla realtà. 


2 commenti:

  1. Andrei molto volentieri a vivere su un'isola, non deserta, no, l'Elba mi andrebbe benissimo. Poi ad agosto la lascerei alla folla che asfissia e la prosciuga, tornandoci a sett6embre.

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