lunedì 20 agosto 2012

Vacanze il Sardegna in 11 foto, un pensierino ed una divagazione enologica

E vai...

Arte, cultura, tradizione. Comune di Tinnura

Covo di artisti



Cardo: ispido e selvaggio 

Bosa con le sue facciate colorate e la Rocca Malaspina


Processione sul Temo della Madonna del mare

Cattedrale romanica di San Pietro a Bosa (fuori porta) XI secolo

Panorama (cartolina) di Bosa

La nassa nel centro storico di Bosa

Il porto-canale sul Temo. Sull'altro lato le antiche concerie di Bosa.
Pensierino. La vecchina che ricama il suo pizzo era ancora là, nella sua fresca casa tutta ombre (tranne l'abbagliante bianco del suo pizzo, sulla soglia spalancata di casa). L'avevo vista due anni fa e fotografata. Non si è mossa dal suo basso nel quale si entra facendo un gradino in giù dalla stradina del centro storico di Bosa. Come una infaticabile Penelope la vecchina ricama. E' stata una visione tenera e rassicurante che mi ha commosso.

Divagazione enologica. Bosa è famosa per la Malvasia. Ne esistono di tre tipi: giovane amabile o secca ed invecchiata (almeno 3 anni). La Malvasia giovane si usa come aperitivo in genere, mentre quella invecchiata è un vino "da conversazione" che è tutta un'altra cosa che l'arcigno "vino da meditazione". E' un vino di nicchia (la produzione è limitata e i capitolati di produzione severi) e dal costo piuttosto elevato (una buona Malvasia invecchiata costa oltre 20 €). Giovane o invecchiata, la Malvasia si beve fredda.
Alla festa del PD di Bosa Marina (atmosfera da festa dell'unità), un vecchio professore universitario col quale ho ingaggiato una conversazione "cultural-politica" mi ha confidato, a mezza voce, l'indirizzo di un sapiente vinificatore di Malvasia. Naturalmente il viticultore in questione era fratello di un tal parroco che dietro alla chiesa possedeva una vigna favolosa dalla quale traeva le uve per la sua Malvasia giovane e secca. Se vi capita di passare da Modolo, provate a chiedere...   

sabato 18 agosto 2012

Il mondo sarà salvato dai ragazzini ?


Da Il mondo salvato dai ragazzini, Addio
(Elsa Morante a 100 anni dalla nascita 18 agosto 1912)

Dal luogo illune del tuo silenzio 
mi riscuote ogni giorno l’urlo del mattino.
O notte celeste senza resurrezione 
perdonami se torno ancora a queste voci.

Io premo l'orecchio sulla terra 
a un eco assurda dei battiti sepolti. 
Dietro la belva in fuga irraggiungibile 
mi butto sulla traccia del sangue.

Voglio salvarti dalla strage che ti ruba
riportarti nel tuo lettuccio a dormire.
Ma tu vergognoso delle tue ferite
mascheri i cammini della tua tana.

Io fingo e rido in un ballo disperato 
per distrarti dall’orrenda mestizia 
ma i tuoi occhi scolorati di sotto le palpebre 
non ammiccano più ai miei trucchi d’amore.

Alla ricerca dei tuoi colori del tuo sorriso 
io corro le città lungo una pista confusa. 
Ogni ragazzo che passa è una morgana.
Io credo di riconoscerti, per un momento.

E mendicando rincorro lo sventolio di un ciuffetto 
o una maglietta rossa che scantona...
Ma tu rintanato nel tuo freddo nascondiglio 
disprezzi la mia commedia miserabile.

Buffone inutile io deliro per le vie
dove ogni fiato vivente ti rinnega.
Poi, la sera, rovescio sulla soglia deserta 
un carniere di piume insanguinate.

E chiedo una tenerezza al buio della stanza, 
almeno una decadenza della memoria, 
la senilità, l’equivoco del tempo volgare 
che medica ogni dolore...

Ma la tua morte cresce ogni giorno. 
E in questa piena che monta io cado e mi riavvento
in,corsa dirotta, per un segno, 
un punto nella tua direzione.

O nido irraggiungibile e caro, 
non c’è passo terrestre che mi porti a te. 
Forse fuori dai giorni e dai luoghi? 
La tua morte è una voce di sirena.

Forse attraverso una perdizione? O una grazia?
O in quale veleno? In quale droga?
Forse nella ragione? Forse nel sonno? 
La tua morte è una voce di sirena.

Voglia di un sonno che pare una tua dolcezza 
ma è stata già l’impostura dove ti ho perso!
La tua morte è una voce di sirena
che vorrebbe sviarmi da te nelle sue fosse.

Forse, io devo accettare tutte le norme del campo 
ogni degradazione, ogni pazienza.
Non posso scavalcare questa rete spinata
mentre al tuo grido innocente non c’è risposta.

La tua morte è una luce accecante nella notte 
è una risata oscena nel cielo del mattino. 
Io sono condannata al tempo e ai luoghi 
finché lo scandalo si consumi su di me.

Io devo, qui, trascinare e patteggiare con la belva 
per rubarle il segreto de1 mio tesoro.
O pudore d'una infanzia uccisa, 
perdonami questa indecenza di sopravvivere

II

Tu sei partito credendo di giocare alla fuga. 
Era per fare il bravo, la tua smorfia d’addio. 
Al solito! Che poi ti bandisci nella tua stanzuccia 
minaccioso dietro le porte sbarrate 
come un gran capitano nel suo forte supremo. 
Guai per l’audace che si arrischi all’assedio! 
Ma ti conosco. Che invece se nessuno si arrischia 
ti strazi, e piangi nella tua rabbia infantile 
perché non c’è amore al mondo e ti lasciano solo.

Ma stavolta, la tua porta fu sbattuta dagli uragani. 
Le piogge entrarono nel vano abbandonato 
e una fanghiglia come sangue ha imbrattato i muri. 
Quando eri vivo, la tua stanza era la stella del quartiere, 
ricercata da tutti. E adesso
tutti ne rifuggono, come fosse appestata. 
Il mio piede inciampa nella tua camiciola 
che nessuno ha più raccolto da terra. Sul terrazzo devastato dagli inverni, le piante sono morte.

Perfino i ladri hanno schifato questo tuo feudo estremo dove infatti c’era poco di valore, da rubare!
Ritagliati dalle riviste, i ritratti dei tuoi eroi adornano ancora le pareti: Gautama il Sublime, 
il barbuto Fidel, Billie Holiday la suicida. 
In un angolo, c’è ancora la scodella della tua gatta. 
Una cravattina rossa pende nell’armadio.

Alla partenza, ti caricasti dei tuoi beni principali:
il canestro con la gatta e il fonografo a valigia. 
«Il resto dei bagagli, speditelo per via mare». 
Trecento volte quella nave ha ripercorso quel mare
e i tuoi tesori sono dispersi, e io sono qui, vivente. Anche se vivo tremila anni, e se corro tutti i mari, 
non posso più raggiungerti per riportarti indietro.

Lo so che tu credevi di giocare all’addio.
Era una braveria, la tua smorfia…
Ma contro una scommessa impaziente di ragazzo
è un’altra lunga agonia la posta che qui si chiede.

La ladra delle notti è una cammella cieca e folle 
che gira per Sahara incantati, fuori d’ogni pista. L’itinerario è lunatico, non c’è destinazione. 
Le sabbie disfanno le tracce dei suoi furti.

Le sue pupille bianche fanno crescere miraggi 
dai corpi lacerati che lei semina per le sabbie. 
E i miraggi si spostano a distanze moltiplicate irraggiungibili nei loro campi solitari.

Amputati dai corpi, si disperdono separati
senza rimedio, eterne mutilazioni.
Nessun miraggio può incontrare un altro miraggio.
Non ci sono che solitudini, dopo il furto dei corpi.

Là non esistono indirizzi, né nomi, né ore. 
Nessun segno per conoscersi. Tutto l'infinito eterno 
non è che un cielo vuoto bianco, ruota sonnambula dove si fugge assenti uno dall’altro alla cieca.

L'unica occasione d’incontrarsi era stata
questo povero punto terrestre.

venerdì 17 agosto 2012

Porte sbarrate

Ci sono porte sbarrate,
ma per non far uscire.
Prevedono un recluso, dentro
ed un carceriere, fuori.
 

giovedì 2 agosto 2012

Chi fotografa il fotografo ?


Il fotografo ha un destino: non figurare mai nelle sue fotografie. O meglio ci può capitare dentro per sbaglio o per un calcolato disegno. Per sbaglio, quando la sua ombra "invade" il campo della fotografia (è capitato anche a me su questo blog e sono stato subito "beccato"). Per calcolo, quando si cerca un gioco di specchi che ribalta la prospettiva della foto. Ho visto su alcuni telefoni che la cosa è stata addirittura "formalizzata" e così si può "scattare" sia davanti all'obiettivo che "dietro". Miracoli o perversioni della tecnologia ?
Rimane il fatto che il fotografo che ama l'immagine, è l'unico che non ha immagine è come smaterializzato dietro all'obiettivo.  
Su questa cosa si potrebbe scrivere un racconto o un romanzo e chissà...

mercoledì 1 agosto 2012

Parole che possono spezzare



Parole dolci 
parole complicate 
parole semplici 
parole alate 
parole inutili 
parole piu' affilate di una lama 
parole fresche 
parole come gocce di rugiada 

parole che un cuore possono spezzare 
parole che ti fanno sanguinare 
parole che possono incendiare 
gli animi di una rivoluzione 

parole uniche 
parole che in un lampo a te conducono 
parole fragili 
parole che poi puntano e distruggono 
parole stupide 
parole che non sanno dove andare 
parole acqatiche 
che il mare azzurro sanno attraversare 

parole che un cuore possono spezzare 
parole che ti fanno sanguinare 
parole che possono cambiare 
quello che sembrerebbe immutabile 

parole magiche 
parola mia d'onore 
le piu' struggenti 
parole d'amore 
parole al vento 
parole che si perdono nel tempo 
parole date 
e gia' dimenticate 

parole che un cuore possono spezzare 
parole che sembrano mai bastare 
parole che possono cambiare 
quello che sembrerebbe immutabile 
parole che un cuore possono spezzare 
parole che ti fanno sanguinare 
parole che possono incendiare 
gli animi di una rivoluzione 
parole che possono cambiare 
quello che sembrerebbe immutabile

domenica 29 luglio 2012

Libri da evitare: Pinocchio


Ora la storia di Pinocchio nasce storta. Due vecchietti col parrucchino si contendono un pezzo di legno che parla e si azzuffano come matti salvo, quasi subito, promettersi amicizia eterna. Geppetto (uno dei due) poi ottiene il pezzo di legno parlante e lo modella a suo modo per farne un burattino col quale vorrebbe girare il mondo per guadagnare qualche soldo. Ma è alquanto distratto, perché dimentica di fare a Pinocchio le orecchie, pretendendo poi che quello senta le sue ragioni. Geppetto per di più affibbia questo nome alla sua creatura perché gli ricorda una famiglia di miserabili che “il più ricco chiedeva l'elemosina” e pretenderebbe, ancora, che Pinocchio si lasciasse condurre a questo non invitante destino senza ribellarsi e fuggire. Per fortuna che gli abitanti di quel borgo sono un po' più indulgenti di Geppetto e se devono scegliere tra quel vecchietto bizzarro col parrucchino biondo e il burattino non hanno dubbi. Così è Geppetto a finire in galera ben prima di Pinocchio ed è assolutamente secondario che il falegname sia completamente innocente. Ben gli sta.
Ora c'è da dire che il povero Pinocchio, nel frattempo, ha trovato rifugio a casa del padre-padrone e manco a dirlo vi trova un fastidioso grillo parlante che vuol cominciare a fargli la morale ancora prima di sapere che cosa veramente è successo e per di più a stomaco vuoto. Con tono saccente il grillo sostiene di essere arrivato ben prima di lui in quella casa quasi a volergli ricordare che lui, il burattino, è l'ultimo arrivato, anzi la sua presenza è alquanto indesiderata. Ora cosa poteva fare un burattino di legno tirato fuori ad accettate da un ceppo da ardere da un falegname inetto e pasticcione che lo voleva sfruttare per far soldi girando per le piazze ? Prende un martello e lo tira al grillo saccente che gli sta facendo una inutile paternale e, essendo sfigato, lo prende in pieno sulla testa.
Avete un bel dire che la testa di Pinocchio è piena di segatura, si trova bambino senza aver avuto una infanzia, può camminare e correre senza aver gattonato, si trova a parlare senza aver balbettato. Cosa ci si può aspettare da quella testa piena di cibo per tarli e senza alcuna esperienza di nulla ?
Quando infila una serie sfortuna di incontri ne esce sempre con le ossa rotte.
Ma, se ci pensate bene, nella sua sfiga avreste fatto altrimenti e vi sarebbe capitata miglior sorte ?
Se vi avessero proposto di vendere il noioso abbecedario per entrare in una fantasiosa compagnia di teatro, che avreste fatto ? Vabbè c'era Mangiafuoco a dirigerla, ma questo fa parte della sfiga...
Poi , non appena ha 5 zecchini d'oro in mano, Pinocchio incontra quei due gran filibustieri del Gatto e della Volpe e come può un burattino difendersi dall'ingordigia di quei due ?  L'unica arma che ha Pinocchio sono le sue gambe ed allora fugge e dove ti arriva ? Con tutte le case a disposizione, finisce in quella dei morti viventi abitata da una bambina con i capelli turchini ( i capelli i questa storia sono davvero strambi!). Si può essere più disgraziati ?
No, se pensiamo che oggi la storia maledettamente e noiosamente didascalica di Pinocchio possa funzionare con i nostri figli scafati su tutta la linea, ci sbagliamo di grosso. Possiamo solo sperare che Pinocchio lo leggano dopo, lontani dalla scuola, per puro divertimento e allora, forse...

venerdì 27 luglio 2012

Bhopal ? E chi se lo ricorda ?



Pochi ricordano il disastro di Bhopal che è avvenuto nel 1984 nella città indiana di Bhopal a causa della fuoriuscita di 40 tonnellate di isocianato di metile (MIC), dallo stabilimento della Union Carbide India Limited (UCIL), consociata della multinazionale americana Union Carbide specializzata nella produzione di pesticidi. 

Tutti si ricorderanno che alle Olimpiadi di Londra la Union Carbite è uno degli sponsors più munifici.

La nube formatasi in seguito al rilascio di isocianato di metile, iniziato poco dopo la mezzanotte del 3 dicembre 1984, uccise in poco tempo 2.259 persone e avvelenò decine di migliaia di altre. Il governo del Madhya Pradesh ha confermato un totale di 3.787 morti direttamente correlate all'evento, ma stime di agenzie governative arrivano a 15.000 vittime. 

Una relazione governativa del 2006 asserisce che l'incidente ha causato danni rilevabili a 558.125 persone, delle quali circa 3.900 risultano permanentemente invalidate a livello grave.
Ancora nel 2006, nelle zone interessate dalla fuoriuscita del gas il tasso di morbilità è 2,4 volte più elevato che nelle altre adiacenti.

Si ritiene che i prodotti chimici ancora presenti nel complesso abbandonato, in mancanza di misure di bonifica e contenimento, stiano continuando a inquinare l'area circostante.

[Liberamente riassunto da Wikipedia]

Bhopal, 26 lug 2012. Un gruppo di bambini disabili, che
vive nei pressi dell'industria indiana di Bhopal
hanno partecipato oggi a una manifestazione di
protesta chiamata le Olimpiadi di Bhopal
contro la presenza del gigante dell'industria chimica
Dow Chemical tra gli sponsor dei Giochi Olimpici di Londra.



Gita a Porto Valtravaglia (Lago Maggiore) in quattro foto

Il tempo non si mette bene
Poi si aggiusta e si parte...
Verso la Svizzera
Non sono i Borromeo i veri proprietari dei Castelli di Cannero


Per una amica

 Ti avevo inviato i miei auguri di buon compleanno il 24 agosto. Erano tre anni che non rispondevi, ma continuavo ad inviarti un mio messagg...