mercoledì 31 dicembre 2008

RICCARDO BARENGHI su LA STAMPA di oggi. La nuova guerra a Gaza


Se fossi un ebreo che vive a Gerusalemme non so se tratterei con Hamas, e se fossi un palestinese che vive a Gaza non so se tratterei con Israele. Forse, se fossi l’uno farei la guerra all’altro, e viceversa. Anche sapendo che quella guerra non porterebbe a nulla, anzi peggio: porterebbe, come ha portato finora e continuerà a portare nel futuro, ad altre guerre, morti, feriti, distruzioni, odio su odio.

Commento. Ho anticipato troppo il brindisi di fine anno. La guerra è ripresa contro ogni logica o forse per logica conseguenza di un odio che continua. Chi occupa, costruisce muri, mette restrizioni al movimento delle persone, blocca energia e viveri e dice che è l'altro che ha rotto la tregua. Gli integralisti di Hamas vogliono tutto tranne che la pace con Israele. Una impasse che porta solo nuove sciagure.
Chi potrebbe imporre soluzioni di pace, tifa per un contendente o l'altro e quindi perde di crebilità come mediatore.
Siamo veramente incapaci di ragionare fuori dalla logica della forza e delle armi.

Libiam - Peppino Verdi - Traviata



Buone cose a tutti

lunedì 29 dicembre 2008

Federico Fellini-Amarcord (La nebbia)



"Dov'è che sono. Mi sembra di non stare in nessun posto. Ma se la morte è così, non è un bel lavoro. Sparito tutto: la gente, gli alberi, gli uccellini per aria, il vino...Te cul"

Una visita. Visita ad una vicina malata terminale. Le persone diventano fragili quando si stanno spegnendo. Tutto è un po' ovattato nella casa, come se il mondo esterno fosse lontanissimo e non si ha più voglia di sentirlo. Si ascolta se stessi, i rumori sinistri del proprio corpo o il ronzio fitto dei propri pensieri. I ricordi diventano la vita di tutti i giorni: come se fossero ripassati di continuo per non essere dimenticati o forse perché ormai si ha la percezione che si sta passando a vivere tra quelli che sono ricordati.
"Ti ricordi -dice A. al marito- quando siamo andati al paese in Sardegna e M. era piccola, aveva solo quattro mesi?"
"Mi ricordo -dice il marito, guardando il soffitto-, si stava bene. La bambina dormiva tutta notte anche se faceva quaranta gradi di giorno. Tutti dormivamo bene, allora."
Guarda il tavolino ingombro di flaconi di medicinali.
"Adesso ci tocca prendere un sacco di pastiglie. Mi alzo ogni ora dal letto e anche il cane si sveglia e mi segue mentre vado in bagno".
Sorrido. Mi offre un bicchiere di vino.
"Non lo prendi anche tu, S.?" gli dico. "Non posso, ho tutti i valori che sono sballati. -Surrussa per non farsi sentire dalla moglie- Ci stiamo ammalando tutti. La tensione...".
Sorrido imbarazzato, guardando il cane che tenta di salire sul divano senza riuscirci e attirando lo sguardo di S. che si distrae un attimo.
"Ciao Anna, arrivederci. Ti vengo a trovare ancora".

venerdì 26 dicembre 2008

Il sogno, Fabrizia Ramondino

In Egitto dai larghi ciliegi...
En Aegypte aux larges cerisiers.
Così iniziava il sogno
e già finiva
quasi avesse sbagliato
il tempo, il luogo e la persona.
E con che boria
il soffio incominciava:
voleva farsi storia!
- Io sono qui - gli dissi;
e annunciava
dal buco della serratura
una piccola luce
la mattina.

Commento/trascrizione in prosa. Neanche il sogno ci rimane: già assaporavamo il profumo dei ciliegi ed il gioco dei lievi petali staccati al primo vento, che svanisce tutto, alla prima luce dell'alba che si annuncia.

L'ispirazione

Cos'è che muove l'ispirazione nello scrivere? Cerco di dare una risposta facendo qualche esempio. La mia ispirazione è quasi sempre visiva: una immagine, una fotografia, una espressione di una persona oppure un luogo, un oggetto. Poi viene la parola o la frase.

L'ispirazione per un racconto che ho scritto che si chiama "Il turibolo" viene da questa vecchia fotografia dove si vede Don Pio (riconoscibile dalla collottola bianca) tra amici cacciatori ed i suoi cani.
...
A mezzogiorno suonato Pédar era davanti alla casa del Don Pio con il cappello in mano: per tutta la strada aveva pensato cosa volesse da lui... Era forse il fitto che voleva ritoccare? No impossibile, non c'era più nulla da spremere da quei campi sassosi e poi San Martino era lontano. O voleva qualche giornata aggiuntiva di lavori nelle sue vigne? Come poteva trovare il tempo, visto che partiva all'alba e tornava al tramonto piegato sulla zappa ed a mezzogiorno, per risparmiare tempo, veniva Giuanin - il suo piccolino - con la calderina a portargli la zuppa al campo.
Bussando alla porta tutte queste idee erano scomparse d'un colpo e sentiva solo il cuore affannarsi nel petto.
- Vieni, vieni Pédar. Ti aspettavo. Ho un incarico molto importante da darti- Disse Don Pio con un largo sorriso che aveva ghiacciato il sangue nelle vene del fittavolo. Il prete era ancora vestito da caccia, con i pantaloni di velluto alla zuava e nella grande cucina si spandeva un acre odore di salmì.
- Comandi Don Pio... - Riuscì appena a balbettare, ed aveva sentito subito la gola riarsa, avrebbe mandato giù d'un fiato un bicchiere di Baragiö senza neanche sentirlo...
...

Il secondo esempio è per un altro racconto che si intitola "Il Villoresi vuole un morto al mese" ed è stato ispirato da queste fotografie: nella prima si vede una processione che sfila (alle spalle del fotografo c'è la Chiesa di Santa Maria, che non si vede) e la seconda è una foto recente che ho fatto di una scala che scende nel Canale Villoresi.


...
Anche l'amore era stato una breve stagione: aveva conosciuto Antonio dopo la Madonna del Carmine quando lui col suo gruppo di amici chiassosi ed imbrillantinati, la sigaretta nascosta nel palmo della mano, si era appostato vicino alla chiesa di Santa Maria e le aveva tirato ul sasèn mentre lei sfilava in processione con le figlie di Maria. Era stato un gioco di ragazzi, ci avevano riso sopra tutti e lui, Antonio, l'aveva fissata con quei suoi occhioni acquosi ed un bel sorriso di denti radi. Lei era passata via con le altre senza voltarsi, la faccia di fuoco e le amiche avevano bisbigliato fitto fitto facendo sorrisini e gridolini, subito zittite dalla suora.
...



...
C'era una scaletta in cemento vicino al diramatore della rungia grònda che partiva dall'argine e scendeva nell'acqua fino a perdersi. Chissà dove portava? Forse era l'accesso ad un palazzo sconosciuto e dimenticato da tutti, abitato da personaggi favolosi e si sentiva fissata da qualcuno là dentro e si sentiva arrossire ed il cuore le batteva come per le corse in bicicletta. Era aspettata là dentro, volevano proprio lei.
...

Ai miei due lettori chiedo: cosa muove la vostra ispirazione?

mercoledì 24 dicembre 2008

Agitata da due venti, Antonio Vivaldi - Cecilia Bartoli




TESTO DEL LIED

"Agitata da due venti"
di anonimo

Agitata da due venti,
freme l'onda in mar turbato
e 'l nocchiero spaventato
già s'aspetta a naufragar.
Dal dovere da l'amore
combattuto questo core
non resiste e par che ceda
e incominci a desperar.



Ridente al calda. Cecilia Bartoni canta K 152 di W.A. Mozart



Ridente la calma nell' alma si desti;
Ne resti più segno di sdegno e timor.
Tu vieni frattanto a stringer mio bene,
Le dolce catene si grate al mio cor.



Commento. E' il mio augurio: guardiamo alle cose belle e buone che ci offre la vita, non cediamo alla disperazione.

martedì 23 dicembre 2008

Tempo, Dalì



Commento. Mi ha sempre impressionato l'immagine degli orologi "rammolliti" del quadro di Salvator Dalì. Anche il tempo, quale strumento razionale per eccellenza, è messo in discussione dalle nuove teorie scientifiche relativistiche di Einstein e Dalì "fa riconsiderare all’osservatore la dimensione del tempo, della memoria, del sogno e del desiderio, nelle quali il prima e il dopo si confondono e lo scorrere del tempo sembra variare con la percezione soggettiva" (Sarcastycon 3).

lunedì 22 dicembre 2008

Vittorio Marsiglia in "Canto Malinconico"(scritta da Gianni Mauro)

Consigli per l'ascolto: mettere in pausa sulla destra la musica in sottofondo, ascoltare prima Cecilia Bartoli in Amarilli mia bella e poi Vittorio Marsiglia in Canto malinconico. Si capirà meglio tutto...

Amarilli, mia bella - Cecilia Bartoli



Amarilli, mia bella
Non credi, o del mio cor
dolce desìo, d'esser tu l'amor mio?
Credilo pur, e se timor t'assale,
dubitar non ti vale.
Aprimi il petto
E vedrai scritto in core:
Amarilli è il mio amore.

venerdì 19 dicembre 2008

Natale in casa Cupiello di Eduardo de Filippo



Tommasino (raggomitolato e sprofondato sotto le coperte, reclama) 'A zuppa 'e latte!
Luca E questa è la sola cosa che pensi: «'A zuppa 'e latte, "a cena, 'a culazione, 'o pranzo»... Alzati, 'a zuppa 'e latte te la vai a prendere in cucina perché non tieni i servitori.
Tommasino Se non me la portate dentro al letto non mi sòso.
Luca No, tu ti sòsi, se no ti faccio andare a coricare all'ospedale.
Concetta (tornando col barattolo di colla fumante) 'A colla (raggiunge il tavolo dov'è il Presepe per collocarvi sopra il barattolo di colla) Io nun capisco che 'o faie a ffa', stu Presebbio. Na casa nguaiata, denare ca se ne vanno... E almeno venesse bbuono!
Tommasino (con aria volutamente distratta) Non viene neanche bene.
Luca E già, come se fosse la prima volta che lo faccio! Io sono stato il padre dei Presepi... venivano da me a chiedere consigli... mo viene lui e dice che non viene bene.
Tommasino (testardo) A me non mi piace.
Luca Questo lo dici perché vuoi fare il giovane moderno che non ci piace il Presepio... il superuomo. Il Presepio che è una cosa commovente, che piace a tutti quanti...
Tommasino (e. s.) A me non mi piace. Ma guardate un poco, mi deve piacere per forza?

Commento. Dedicato a tutti quelli a cui piace e non piace il Presepe.

Per una amica

 Ti avevo inviato i miei auguri di buon compleanno il 24 agosto. Erano tre anni che non rispondevi, ma continuavo ad inviarti un mio messagg...