Cos'è che muove l'ispirazione nello scrivere? Cerco di dare una risposta facendo qualche esempio. La mia ispirazione è quasi sempre visiva: una immagine, una fotografia, una espressione di una persona oppure un luogo, un oggetto. Poi viene la parola o la frase.
L'ispirazione per un racconto che ho scritto che si chiama "Il turibolo" viene da questa vecchia fotografia dove si vede Don Pio (riconoscibile dalla collottola bianca) tra amici cacciatori ed i suoi cani.
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A mezzogiorno suonato Pédar era davanti alla casa del Don Pio con il cappello in mano: per tutta la strada aveva pensato cosa volesse da lui... Era forse il fitto che voleva ritoccare? No impossibile, non c'era più nulla da spremere da quei campi sassosi e poi San Martino era lontano. O voleva qualche giornata aggiuntiva di lavori nelle sue vigne? Come poteva trovare il tempo, visto che partiva all'alba e tornava al tramonto piegato sulla zappa ed a mezzogiorno, per risparmiare tempo, veniva Giuanin - il suo piccolino - con la calderina a portargli la zuppa al campo.
Bussando alla porta tutte queste idee erano scomparse d'un colpo e sentiva solo il cuore affannarsi nel petto.
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Vieni, vieni Pédar. Ti aspettavo. Ho un incarico molto importante da darti- Disse Don Pio con un largo sorriso che aveva ghiacciato il sangue nelle vene del fittavolo. Il prete era ancora vestito da caccia, con i pantaloni di velluto alla zuava e nella grande cucina si spandeva un acre odore di salmì.
- Comandi Don Pio... - Riuscì appena a balbettare, ed aveva sentito subito la gola riarsa, avrebbe mandato giù d'un fiato un bicchiere di
Baragiö senza neanche sentirlo...
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Il secondo esempio è per un altro racconto che si intitola "Il Villoresi vuole un morto al mese" ed è stato ispirato da queste fotografie: nella prima si vede una processione che sfila (alle spalle del fotografo c'è la Chiesa di Santa Maria, che non si vede) e la seconda è una foto recente che ho fatto di una scala che scende nel Canale Villoresi.
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Anche l'amore era stato una breve stagione: aveva conosciuto Antonio dopo la Madonna del Carmine quando lui col suo gruppo di amici chiassosi ed imbrillantinati, la sigaretta nascosta nel palmo della mano, si era appostato vicino alla chiesa di Santa Maria e le aveva tirato ul sasèn mentre lei sfilava in processione con le figlie di Maria. Era stato un gioco di ragazzi, ci avevano riso sopra tutti e lui, Antonio, l'aveva fissata con quei suoi occhioni acquosi ed un bel sorriso di denti radi. Lei era passata via con le altre senza voltarsi, la faccia di fuoco e le amiche avevano bisbigliato fitto fitto facendo sorrisini e gridolini, subito zittite dalla suora.
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C'era una scaletta in cemento vicino al diramatore della rungia grònda che partiva dall'argine e scendeva nell'acqua fino a perdersi. Chissà dove portava? Forse era l'accesso ad un palazzo sconosciuto e dimenticato da tutti, abitato da personaggi favolosi e si sentiva fissata da qualcuno là dentro e si sentiva arrossire ed il cuore le batteva come per le corse in bicicletta. Era aspettata là dentro, volevano proprio lei.
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Ai miei due lettori chiedo: cosa muove la vostra ispirazione?