giovedì 31 gennaio 2013

Sereno albero verde


Da "Io non ho mani" di David Maria Turoldo.

MEMORIA

È la memoria una distesa
di campi assopiti
e i ricordi in essa
chiomati di nebbia e di sole.

Respira
una pianura
rotta solo
dagli eguali ciuffi di sterpi:

in essa
unico albero verde
la mia serenità.

Pensierino. Tutta la calma dei campi assopiti nella nebbia e dentro un albero verde, sereno.
Haiku:
Sereno
albero verde
nella nebbia

sabato 26 gennaio 2013

Sas Pastûr

Nelle brughiere di Lonate Pozzolo (Va) in località Grasca, nei pressi dell'attuale Cascina Caldarona, fino a qualche anno fa c'era una pietra con questa scritta

1771, anni 16. Il fulmine colpì Pietro Bono con 36 pecore. Pregate
Non si sa chi l'abbia messa questa pietra e nemmeno perché venisse ricordato un pastorello sconosciuto colpito dal fulmine mentre attraversava queste plaghe per raggiungere i pascoli nel pavese o nel piacentino. Sta di fatto che questa pietra avrebbe fatto una brutta fine sballottata da lavori stradali invadenti per la costruzione dell'ennesima bretella autostradale. 
Due annotazioni del registro dei morti del paese d'origine del ragazzo e del paese dove è morto ci danno qualche elemento in più:

18 maggio 1771
"Matteo, figlio di Bartolomeo Petroboni di Vione, morse in Stato di Milano colpito da una saetta in campagna di Lonate Pozzolo senza sussidio de sacramenti. Ivi fu sepolto il giorno seguente nel cimiterio o nella chiesa del luogo sudetto, in età sua d'anni 16." 
1771, addì 19 del mese di maggio.
"Matteo Pietro Buoni figlio di Bartolomeo, del luogo di Vionne Valcamonica diocesi di Brescia, colpito dal fulmine vicino alla cassina Grasca, membro di questa cura di Lonate Pozzolo, è passato all'istante da questa a vita migliore in età d'anni 16. Fatte le esequie da noi curati coll'intervento dei RR. sacerdoti di questa cura, è stato sepolto il di lui cadavere in questa chiesa parrocchiale di S. Ambrogio nel giorno soprascritto.
In fede prete Pietro Cagnoni, curato porzionario."

Per tutti i lonatesi questo sasso è diventato il Sas Pastûr .

Nel 2008 il Sas Pastur salvato è stato posto a ridosso della chiesa di San Ambrogio a Lonate Pozzolo nella zona della Via Crucis e dove in antico c'era il cimitero. 
La morte violenta di Matteo Petroboni non fu un evento isolato, in quanto il "Registro dei Morti" della parrocchia di Vione dal 1634 al 1705 registra 51 morti nel Milanese, 22 nel Bresciano e 21 in altre province lombarde, decessi tutti avvenuti da meta settembre a fine maggio, quindi presumibilmente tutti di pastori transumanti. Tra le cause di morte troviamo: "Morse violentemente nel Milanese", "per ferita alla testa", "annegato nel ramo del fiume Ticino", "punto da animale velenoso".
La transumanza dalla Valle Camonica (e non solo) verso i prati della bassa è documentata fin dal 1490 negli Statuti comunali e ci sono ancora oggi toponimi che testimoniano il passaggio delle greggi.

Pensierino. La vicenda di questo sfortunato pastorello prima mi ha incuriosito e poi commosso. Quanta sofferenza e miseria ha attraversato secoli e secoli di storia ed è giunta fino a noi col lavoro minorile non solo nel terzo mondo, ma anche nella "civile" Italia di oggi. Certo non si fanno fare più 150 km a piedi curando 100 pecore ad un bambino, ma è molto diverso il lavoro "precario" in un centro commerciale o in un call center ? Ma il peggio è non avere nemmeno quel lavoro "precario e avvilente" e ci vuole una grande leggerezza per sopravvivere.

lunedì 21 gennaio 2013

Quando ad emigrare in Cina eravamo noi

Storie della nostra emigrazione: Giuseppina Croci la Chinésa.

Il diario di viaggio da Castano a Shanghai di Giuseppina Croci avvenuto nel 1890 dal 7 giugno al 16 Luglio è diventato il libro “Sul bastimento per Shanghai” grazie all'editore FORUM di Udine che l'ha pubblicato nel 2011. Il testo è corredato da una introduzione di Pierabruna Bertani, nipote di Giuseppina Croci che ha curato anche la trascrizione e correzione del manoscritto. Copia del manoscritto è conservato nell'Archivio diaristico nazionale di Pieve Santo Stefano (Ar) dove, su una idea del giornalista Savinio Tutino (1923-2011), dal 1984 si raccolgono questi documenti che rappresentano una testimonianza unica della vita sociale italiana. Nel 1991, su iniziativa del Comune di Pieve Santo Stefano, nasce la Fondazione Archivio Diaristico Nazionale, divenuta poi una Onlus e riconosciuta con Decreto Ministeriale il 7/6/2000. Dal settembre 1998 con cadenza semestrale viene pubblicata la rivista Primapersona. Nel 2001 le memorie e i diari dell'Archivio di Pieve incontrano il cinema e nasce l'iniziativa I diari della Sacher.
La Fondazione parte con l'idea di fare un concorso dedicato ai diari: nel 2003 il Diario di Giuseppina Croci viene premiato.
Giuseppina Croci vestita con un kimono.
Giuseppina Croci nata nel 1863 è la primogenita di una numerosa famiglia di Castano Primo e dopo la terza elementare (allora le classi a Castano finivano con la terza e il padre gliela fa ripetere tre volte) aveva già lavorato alcuni anni in filanda. Nel 1890, a 27 anni, coglie l'opportunità offerta dal suo datore di lavoro (il sciour Beretta) di andare a Shanghai a lavorare in una filanda, ma con mansioni anche di corrispondente contabile.

Il viaggio su un veliero battente bandiera tedesca salpa da Genova il 9 giugno e facendo tappa a Porto Said, Suez, Aden, Colombo, Singapore e Hong Kong, giunge al fine a Shanghai.







Giuseppina su un piccolo quaderno da copisteria con la copertina nera scrive le sue impressioni di questo viaggio che per l'epoca era davvero avventuroso.

Sono osservazioni degli usi e dei costumi degli indigeni miste a commiserazione per le condizioni in cui versavano. Traspare un atteggiamento che oggi definiremmo “colonialista” di Giuseppina, che si sente superiore a questi uomini e donne che vivono come bruti con “le vergogne coperte da un cencio lurido”, che corrono a raccogliere l'avanzo delle noccioline che lei butta dalla nave, che trascinano carrozzelle come uomini-cavallo.

Dopo cinque anni di lavoro, Giuseppina torna in patria e ha accumulato un piccolo gruzzolo (30.000 lire) che le permette di vivere il resto della sua vita in pace, facendo oculati investimenti. L'unica sua preoccupazione al ritorno è di sposarsi con un bell'uomo per “raddrizzare un po' la razza” perché si ritiene brutta e comunque a 32 anni è considerata “vecchia” per l'epoca. E così sposa il buscatese Pietro Ballarati, ufficiale dei carabinieri, un bell'uomo robusto e baffuto (sempre a cavallo) con il quale ha una figlia Carlottina (la maestra), madre di Pierabruna. Giuseppina costruisce la sua casa in Via Villoresi a Buscate e lì si stabilisce fino alla morte avvenuta nel 1954. Per tutti a Buscate Giuseppina Croce è sempre stata la Chinésa.

Il diario passa dalla nonna alla mamma che, da buona maestra, lo corregge con matita rossa e blu e poi questo documento finisce dimenticato in un baule in soffitta. Sarà la famiglia di Gian Piero Villa inquilina nella casa di Giuseppina a ritrovare il diario dopo la morte della Chinésa e a riconsegnarlo alla nipote Pierabruna. La nipote scopre che i racconti della nonna sulla Cina (anzi China, come diceva lei) erano più ricchi di particolari rispetto al testo scritto: c'erano omissioni (volute) su alcune vicende un po' scabrose del viaggio, episodi che erano stati edulcorati, tanti accenni al modo di approcciarsi della nonna che rimanevano un po' sfumati nello scritto e che invece erano ben vivi nei suoi racconti. L'introduzione al libro della nipote Pierabruna arricchisce la lettura del diario della nonna perché racconta altre storie, mette a confronto tre generazioni di donne con le loro diverse sensibilità e aspettative. Insomma una storia dentro la storia.

Il diario di Giuseppina Croci diventerà a Marzo anche uno spettacolo teatrale di e con Nora Picetti e la regia di Laura Casati.

domenica 20 gennaio 2013

Scuse

Sorry. Ho dimenticato molti commenti da moderare per due settimane. Ora tutto torna come prima e al diavolo la "moderazione" dei commenti. Se qualcuno continuerà a mandare commenti insulsi li cancellerà e basta. 

sabato 19 gennaio 2013

Ascoltare il silenzio


Cesare Pavese, Dialoghi con Leucò, Einaudi, 1947

(ultime pagine)
...
- Mi domando se è vero che li hanno veduti (gli dèi ndr).
- Chi può dirlo? Ma si: li han veduti. Han raccontato i loro nomi e niente più - è tutta qui la differenza tra le favole e il vero. «Ero il tale o il tal altro», «Ho fatto questo, ha detto quello». Chi è veritiero, si accontenta. Non sospetta nemmeno che potranno non credergli. I mentitori siamo noi che non abbiamo mai veduto queste cose, eppure sappiamo per filo e per seguo di che mantello era il centauro o il colore
dei grappoli d'uva sull'aia d'Icario.
- Basta un colle, una vetta, una costa. Che fosse un luogo solitario e che i tuoi occhi risalendolo si fermassero in cielo. L'incredibile spicco delle cose nell'aria oggi ancora tocca il cuore. Io per me credo che un albero, un sasso profilati sul cielo, fossero dèi fin dall'inizio.
- Non sempre queste cose sono state sui monti.
- Si capisce. Ci furono prima le voci della terra - le fonti, le radici, le serpi. Se il demone congiunge Ia terra col cielo, deve uscire alla luce dal buio del suolo.
- Non so. Quella gente sapeva troppe cose...
...

Pensierino. "Quella gente sapeva troppe cose..." e noi sappiamo sempre meno, evidentemente. Quel poco che sappiamo è menzogna o scopriamo cose che erano già evidenti "fin dall'inizio". Il progresso futuro è regredire, rallentare, fermarsi, ascoltare il silenzio.

lunedì 14 gennaio 2013

Aaron H. Swartz (November 8, 1986 – January 11, 2013)


Quando leggo di questi ragazzi, di quello che hanno saputo inventare e delle potenzialità di libertà e democrazia che hanno sprigionato col loro ingegno e puntigliosa azione, mi si apre il cuore di speranza. Il cambiamento è una possibilità concreta, a portata di mano, basta avere le idee chiare.

Aaron H. Swartz (November 8, 1986 – January 11, 2013)
Poi penso alla rinuncia di questo ragazzo, alla sua (presunta) depressione, alla (concreta) possibilità che aveva di finire in carcere perché aveva (ancora una volta) violato le ferree regole della burocrazia, del potere costituito per una sua (ennesima , insana e illegale) utopia. Pensava che le informazioni potevano essere a disposizione di tutti, libere; aveva per questo aperto archivi inviolabili. L'avevano immediatamente bollato come un hacker. Gretti, brutali, violenti difensori dello status quo.
E alla fine mi chiedo e vi chiedo: come potremo pretendere di fare qualcosa di meglio e di più di questo ragazzo ? 

mercoledì 9 gennaio 2013

Pretesa

Troppo poco scrivere per sé.
Quel che ho scritto
a qualcuno servirà ?


venerdì 4 gennaio 2013

1978


CANZONIERE DEL LAZIO, MORRA, INTINGO, 1978



TANT'ASPETTATO
TANT'ASPETTATO NA' BONA VORTA CHE CADESS'O RE
S'E' FATTA FESTA CHI S'O RICORDA SULO O' PO' CAPI'
MA PIANO PIANO TUTT'è TURNATO COMME STAVA PRIMA
O FESSO SOTTO E O CAPO' NCOPPA CHE CUMANNA A TE
A LIBBERTA' STA' SEMPRE 'N MANO A CHI SA PARLA'
CHI SE SA VENDE NUN HA BISOGNO MAI 'E LAVURA'
TANTO CE STA' CHI SE FA O CULO E CHE NUN SA PARLA'
MO SIENT'A ME SENZ'E PAROLE O FATTO SE PO' FA
TENGO NU SUONNO CA TUTT'E COSE PO' FA ARREVUTA'.

MORRA
SOFFIA IL FIATO VELLUTATO DELLA SERA
SOPRA LA PUZZA PESANTE DE MARANA
CANTANO LE RANE ALL'OMBRA DELLE CANNE
PRIMAPORTA D'ESTATE E' 'NA BORGATA IN FIAMME
DAR TAVOLO DE RUGGINE DEL BARE
NUN C'è NIENTE DA VEDE A PRIMAPORTA
C'E' L'ARGINE E LA STRADA PIENA DE MONNEZZA
Pè STA' BORGATA SOLO PE' LA GUAZZA ?
S'ARZA ER VECCHIO TITO DALLA PANCA
CON 'N LITRO 'N CORPO E L'ALTRO NELLA BOCCIA
CORRE A CASA A SALUTA' LA MOIE SPERANDO CHE LEI BEVA QUALCHE GOCCIO
CHI SEI CHE VUOI CHE SEI VENUTO A FA' DENTR'A STA CASA
TU FIJO RUBBA IO CIO' LA SCHIENA ROTTA
VATTE A PARLA' COI CANI VATTE A PARLA' COI CANI.

TARANTELLONE
ECCOME CHIUSO FRA STE QUATTRO MURA
CHE L'HANNO COSTRUITE CHISSA' COME
LA VITA DA QUA DENTRO E' UN POCO DURA
ME SEMBRA DE STA' CHIUSO A NA PRIGIONE
MA COME FAI A TROVA' L'ALTRI CRISTIANI
CHE SO' RINCHIUSI TALE E QUALE A MENE
ARANCO CO' LI PIEDI E CO' LE NANI
MA E' TANTO TEMPO CHE NON STO' PIU' BENE
VE PREGO CARI AMICI PER FAVORE
DI DAMME VOI NA SMOSSA SI VE PARE
E' DURO DA GUARDAMME DENTRO AR CORE
MA LI CRISTIANI SAI LO SANNO FARE.

Pensierino. 1978, l'anno in cui è nato mio figlio ed è morto mio padre. Ascoltavo questa musica nuova e arcana. Riattivato un cigolante giradischi, rimetto oggi il 33 giri sulla piastra in caucciù. Mi pare di ascoltare un suono che arriva dal passato. Non ricordo cosa pensavo, non so cosa pensare oggi. Sembra che tutto si perda e che rimanga solo il cigolio della piastra in alluminio che gira.