martedì 16 aprile 2019

Come un angioletto

Un  angiarin

Cume  te  suridi  ai pra
fiuin  che  te  pari un angiarin

te  credi  che ul  mundu
a  l’é  un  giogu
i fati  di castii
i fati  celesti
i fati  rumpiball
e  Pinocchi  con la  voia
 d'un legn  sempar  verdi
L'usignò prufundo  che  te  se
che  te  buti  via
ul lasas  andàa  di grandi parol
Però sa  dis  che  luntan
la  fatina  scundu
la  suta  murmurà

Antonio Marchiori (1932-2018)

Un angioletto. Come sorridi ai prati / fanciullo che sembri un angioletto / credi che il mondo / sia un gioco / le fate dei castelli / le fate celesti / le fate rompiballe / e Pinocchi con la voglia / di un legno sempreverde. / L’usignolo profondo che sei / che butti via / il salasso andato di grandi parole. / Però si dice che lontano / la fatina nascosta / continua a mormorare.

Pensierino. Chissà cosa mormora la fatina nascosta. E noi Pinocchi non sentiamo nulla con le nostre orecchie di legno.

5 commenti:

  1. Apparentemente semplice, " leggera " la poesia sull'angioletto ( bella l'immagine che hai accostato! ); in realtà profonda e attualissima, con belle metafore ( le fate - che da celesti sono diventate " rompiballe "; Pinocchio con la " voglia di un legno sempreverde"; ma soprattutto " il salasso andato di grandi parole…" )
    E troppe ( aggiungo io).
    Oggi si parla troppo e quasi sempre a sproposito. Forse ( e sarebbe l'unico caso ) in cui mi augurerei di avere - come dici - " orecchie di legno"...……..

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    Risposte
    1. Gli angioletti stanno su un muro vicino a casa...chiamarlo "affresco" non è troppo, ma hanno una loro dignità e rappresentano bene un sentire popolare.
      Le (troppe) parole sono specchio spesso di poco approfondimento. Si perde l'essenziale che non è "semplice", ma la conquista della chiarezza. Le parole poi sono anche il segnale di come sta la società e mi pare che oggi non stiamo bene.

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