martedì 30 gennaio 2018

Nell'ombra


Guido Gozzano e il quadrifoglio


La via del rifugio

Trenta quaranta,
tutto il Mondo canta
canta lo gallo
risponde la gallina...

Socchiusi gli occhi, sto
supino nel trifoglio,
e vedo un quatrifoglio
che non raccoglierò.

Madama Colombina
s'affaccia alla finestra
con tre colombe in testa:
passan tre fanti...

Belle come la bella
vostra mammina, come
il vostro caro nome,
bimbe di mia sorella!

... su tre cavalli bianchi:
bianca la sella
bianca la donzella
bianco il palafreno...

Ne fare il giro a tondo
estraggono le sorti.
(I bei capelli corti
come caschetto biondo

rifulgono nel sole. )
Estraggono a chi tocca
la sorte, in filastrocca
segnado le parole.

Socchiudo gli occhi, estranio
ai casi della vita.
Sento fra le mie dita
la forma del mio cranio...

Ma dunque esisto! O Strano!
Vive tra il Tutto e il Niente
questa cosa vivente
detta guidogozzano!

Resupino sull'erba
(ho detto che non voglio
raccorti, o quatrifoglio)
non penso a che mi serba

la Vita. Oh la carezza
dell'erba! Non agogno
cha la virtù del sogno:
l'inconsapevolezza.

Bimbe di mia sorella,
e voi, senza sapere
cantate al mio piacere
la sua favola bella.

Sognare! Oh quella dolce
Madama Colombina
protesa alla finestra
con tre colombe in testa!

Sognare. Oh quei tre fanti
su tre cavalli bianchi:
bianca la sella,
bianca la donzella!

Chi fu l'anima sazia
che tolse da un affresco
o da un missale il fresco
sogno di tanta grazia?

A quanti bimbi morti
passò di bocca in bocca
la bella filastrocca
signora delle sorti?

Da trecent'anni, forse,
da quattrocento e più
si canta questo canto
al gioco del cucù.

Socchiusi gli occhi, sto
supino nel trifoglio,
e vedo un quatrifoglio
che non raccoglierò.

L'aruspice mi segue
con l'occhio d'una donna...
Ancora si prosegue
il canto che m'assonna.

Colomba colombita
Madama non resiste,
discende giù seguita
da venti cameriste,

fior d'aglio e fior d'aliso,
chi tocca e chi non tocca...
La bella filastrocca
si spezza d'improvviso.

"Una farfalla! " "Dài!
Dài! " - Scendon pel sentiere
le tre bimbe leggere
come paggetti gai.

Una Vanessa Io
nera come il carbone
aleggia in larghe rote
sul prato solatio,

ed ebra par che vada.
Poi - ecco - si risolve
e ratta sulla polvere
si posa della strada.

Sandra, Simona, Pina
silenziose a lato
mettonsile in agguato
lungh'essa la cortina.

Belle come la bella
vostra mammina, come
il vostro caro nome
bimbe di mia sorella!

Or la Vanessa aperta
indugia e abbassa l'ali
volgendo le sue frali
piccole antenne all'erta.

Ma prima la Simona
avanza, ed il cappello
toglie ed il braccio snello
protende e la persona.

Poi con pupille intente
il colpo che non falla
cala sulla farfalla
rapidissimamente.

"Presa! " Ecco lo squillo
della vittoria. "Aiuto!
È tutta di velluto:
Oh datemi uno spillo! "

"Che non ti sfugga, zitta! "
S'adempie la condanna
terribile; s'affanna
la vittima trafitta.

Bellissima. D'inchiostro
l'ali, senza rintocchi,
avvivate dagli occhi
d'un favoloso mostro.

"Non vuol morire! " "Lesta!
Ché soffre ed ho rimorso!
Trapassale la testa!
Ripungila sul dorso! "

Non vuol morire! Oh strazio
d'insetto! Oh mole immensa
di dolore che addensa
il Tempo nello Spazio!

A che destino ignoto
si soffre? Va dispersa
la lacrima che versa
l'Umanità nel vuoto?

Colombina colombita
Madama non resiste:
discende giù seguita
da venti cameriste...

Sognare! Il sogno allenta
la mente che prosegue:
s'adagia nelle tregue
l'anima sonnolenta,

siccome quell'antico
brahamino del Pattarsy
che per racconsolarsi
si fissa l'umbilico.

Socchiudo gli occhi, estranio
ai casi della vita;
sento fra le mie dita
la forma del mio cranio.

Verrà da sé la cosa
vera chiamata Morte:
che giova ansimar forte
per l'erta faticosa?

Trenta quaranta
tutto il Mondo canta
canta lo gallo
canta la gallina...

La Vita? Un gioco affatto
degno di vituperio,
se si mantenga intatto
un qualche desiderio.

Un desiderio? Sto
supino nel trifoglio
e vedo un quatrifoglio
che non raccoglierò.

Guido Gozzano

Pensierino. Il quadrifoglio e lì a portata di mano davanti al naso, ma so già che non lo coglierò. La fortuna ti tocca per caso, ma quasi mai l'acchiappi.


sabato 27 gennaio 2018

Piccoli gesti

Manifesto autoprodotte affisso fuori dalla Scuola materna del mio paese.
C'è un urgente bisogno di piccoli gesti così.

sabato 20 gennaio 2018

Prendimi

Voci tempestate 
E tu prendimi, portami con te
come un incendio nelle tue abitudini.

(da Mariangela Gualtieri, Senza polvere senza peso, Einaudi, 2006)

Pensierino. Ho deciso di regalare questo libro che da anni staziona nella piccola libreria dedicata alla poesia e che ogni tanto rileggo la sera prima di addormentarmi (il momento migliore per la poesia). Non lo faccio per abitudine (quello di regalare miei libri), ma penso che sia una cosa che rifarò se ne avrò l'occasione giusta. Regalare un proprio libro, un libro che si è amato, è cosa molto intima. Il beneficiario di questo dono deve essere una persona speciale, perché è come se gli si affidasse una parte dei nostri piccoli e più segreti pensieri.
Buona fortuna, piccolo libro di poesia, per te inizia una nuova avventura.






venerdì 12 gennaio 2018

Come si può essere d'aiuto non dicendo nulla ?

Le parole secondo Eugenio Borgna da L'ascolto gentile - Racconti clinici , Einaudi, 2017

Le parole, si sa, queste creature viventi, queste prigioni sigillate dal mistero, questi pozzi artesiani, sono labili ed effimere, impalpabili e fugaci, ma, sia pure spegnendosi nel momento in cui sono dette, con le loro imprevedibili risonanze possono sfidare l'oblio, il drago dell'oblio, che talora sarebbe un salvagente fragile, e nondimeno salvifico. Non è forse, questo, il senso delle parole di Emily Dickinson? 
Una parola muore
appena è detta
dice qualcuno -Io dico che comincia
appena a vivere
quel giorno. 
Quali parole dire se non quelle che nascano dal cuore, se non quelle fragili e delicate, così le definiva Nietzsche, che svaniscano come stelle cadenti°ma lasciando qualche striscia di luce e di speranza. Ma le parole, anche le più belle e le più ispirate, non sempre aiutano a far rinascere una scintilla, o una goccia di speranza, e allora meglio, molto meglio, le parole dell°ascolto e del silenzio: le parole che sono solo immaginate nel loro mistero. 
...
Come si può essere d'aiuto non dicendo nulla, o quasi nulla, limitandosi ad ascoltare per ore e ore...?


Pensierino. Trovo una grande assonanza con questo psichiatra che impudentemente chiamo "collega" in quanto per un certo periodo sono stato anch'io dipendente del suo stesso ospedale. Dolorosi racconti familiari mi hanno poi fatto conoscere cos'era l'Ospedale psichiatrico di Novara, i suoi reparti, i grandi cameroni con le inferiate alle finestre che raccoglievano malati da tutta la provincia di Novara fin su su nelle valli più lontane dell'Ossola e Vigezzo (allora non era ancora nata la provincia di Verbania). Oggi quell'ospedale è chiuso per quel "miracolo" fatto da Franco Basaglia alla fine degli anni '70 e che rimane ancora oggi una "rivoluzione gentile" impareggiabile. 


sabato 30 dicembre 2017

La moviola della memoria e le api bisbetiche da Cere perse di Gesualdo Bufalino

Quando una vita diventa lunga, e piace cedere al vizio di ripassarsela nella moviola, i vecchi ritratti di gioventù sembrano figli morti, uno se li vede venire incontro col passo nebbioso e zoppo di un esercito di fantasmi. Colpa dell'energia abrasiva degli anni e della loro natura carnivora; ma colpa un poco anche nostra, di noi che con le ombre del tempo insistiamo a intrattenere rapporti di arrogante intimità; e non ci contentiamo dei loro sfoghi spontanei, ma le aizziamo col dito, le provochiamo artificialmente a risorgere.
E' quel che succede con gli anniversari: macchine di scongiuro coatto, crudelmente ripetitive, fatte apposta per stanare dalla loro pace i ricordi, e metterli per forza in riga, sonnacchiosi e di malumore, come coscritti svegliati da una trombetta importuna. C'è bisogno di dire quanto sarebbe meglio distruggere i calendari e affidarsi ai capricci del caso o a sua misteriosa malizia ? Il passato si sa è un alveare di api bisbetici, guai a chiedergli miele a scadenze fisse, guai a non saper aspettare.

Pensierino. Tutti i miei esercizi di memoria è finito in un alveare di api bisbetiche.


giovedì 21 dicembre 2017

L'isola dove è vietato nascere e morire

Non voglio approdare a Delo
Dove è vietato nascere e morire
Per volere di un dio dispettoso e vendicativo.
Rimpiango la Delo vagante nell'azzurro mare
Senza ancora che la trattenga.
Lasciatemi il destino di tutti
Navigare a vista senza meta
Le vele gonfiate dal solo destino
Con l'ansia di nuovi orizzonti.



domenica 17 dicembre 2017

I Sonetti di William Shakespeare un confronto

Cimentarsi almeno una volta nella vita con i Sonetti di William Shakespeare è inevitabile o forse no. Comunque, con le dovute precauzioni e una buona dose di imprudenza ecco cosa ne ho ricavato. Non parlo del contenuto che vola altissimo su tutta la gamma dei sentimenti e delle passioni umane, ma sulla forma. Mi spiego. Leggo che i Sonetti sono scritti in "14 pentametri giambici disposti in tre quartine in rima alternata più un distico conclusivo in rima baciata". Ok. Si tratta dunque di poesia in rima con una struttura rigida. Subito mi sono chiesto come avessero fatto i traduttori a rendere non solo il senso, ma anche la struttura poetica di quest'opera. Le traduzioni dei Sonetti (iniziate con la prima versione in prosa di Angelo Olivieri del 1890 e dalla prima traduzione in versi del 1897 di Ettore Sanfelice)  sono state molteplici e tantissimi autori si sono cimentati come Mario Praz, Gabriele Baldini (con Lucifero Darchini), Pietro Rebora, Eugenio Montale,  Giuseppe Ungaretti e più recentemente da Roberto Piumini.

Mi sono divertito a confrontare gli esiti di queste traduzione prendendo due testi considerati tra i più "blasonati": la versione in prosa a cura di Gabriele Baldini con il traduttore Lucifero Darchini e la traduzione poetica di Roberto Piumini.

Devo dichiarare che questo confronto ha avuto un esito categorico: la versione poetica di Roberto Piumini ne esce nettamente vincitrice.

Cerco di dare una spiegazione a questo verdetto.
La versione di Piumini è asciutta, affilata come una lama, si destreggia per mantenere una sonorità del verso e della rima, forse è meno aderente alla testo, ma non ne perde lo spirito. Insomma , non c'è niente da fare, i poeti di capiscono tra loro e, quel che più importa, ci fanno capire meglio.

Sonetto XII (Baldini-Darchini)

Quando conto le ore che segnano il tempo e vedo il valoroso giorno sprofondare nell'orrida notte; quando miro la violetta sfiorita e i riccioli neri inargentati di fili bianchi;
Quando vedo spogli di foglie gli alberi superbi che già furono baldacchino alla greggia durante la calura, e le verdi piante dell'estate, legate in covoni, portate su barelle con barba ispida e bianca,
Allora medito sulla tua bellezza e penso che dovrai andar tra le rovine del tempo, poiché le dolci cose e belle trapassano e muoiono man mano che vedon crescere le altre.
E nulla può difendere dalla falce del tempo, tranne la procreazione di una prole con cui tu ne sfidi il potere pur mentre essa ti toglie di quaggiù.

Sonetto XII (Piumini)

Quando il conto i battiti dell'ora
e vedo il giorno in notte sprofondare,
e la violetta andarsene in malora
e vedo i neri ricci inagentare,
e grandi piante perdere foglie
che furono freschezza per gli armenti,
e il verde che in mazzi si raccoglie
sui carri, in barbe pallide e pungenti,
allora penso alla tua bellezza,
a te che alla rovina devi andare,
giacché si sciupa ogni cara dolcezza,
morendo quando una nuova appare,
e solo avere figli ti difende
dalla falce del Tempo, quando scende.




giovedì 7 dicembre 2017

Piccolo sfogo letterario

Dopo un tentativo di leggere il libro di Paola Mostracola "L'esercito delle cose inutili", mi sono dovuto trovare un antidoto.  "Cere perse" di Gesualdo Bufalino mi sembrava adatto, ma mi è sembrato ancora troppo aggrovigliato e faticoso nelle sue pesanti citazioni, nelle involuzioni della sua lingua barocca. E così sono approdato ai "Racconti" di Anton Cechov e finalmente ho trovato la pace in questa scrittura piana e distesa, in queste trame semplici e precise, una vera delizia.
Al diavolo tutta questa scrittura moderna nervosa, arrogante e sincopata frutto di tecnica piuttosto che di inventiva.


martedì 28 novembre 2017

Oltre la siepe

Il piccolo spazio dietro alla siepe in fondo al giardino è un luogo mitico della mia infanzia. Lì si produceva uno degli strumenti più importanti del gioco di noi ragazzi: la forcella della fionda. La scelta della forcella era operazione delicata e di fondamentale importanza per la buona riuscita della fionda: non doveva essere troppo sottile e nemmeno troppo grossa, i due capi della Y della fionda devono essere dello stesso diametro ecc ecc. La forcella , una volta tagliata e spelata, veniva passata sulla fiamma del fornello per togliere la peluria e per temprare un po' il legno. Poi si passava agli elastici che erano quelli di una camera d'aria per biciclette recuperati dal ciclista: una parte della camera d'aria si apriva e si ricavavano strisce di 1-2 cm di larghezza e 30-40 di lunghezza, mentre l'altra parte della camera d'aria veniva tagliata a rondelle sempre alte 1-2 cm che sarebbero servite per fissare gli elastici alla forcella da un lato e dall'altro una toppa nella quale inserire il sasso per il lancio. La toppa dalle nostre parti era facile da trovare: si usata un rettangolo di pelle di 5-6 cm x 3-4 e si praticavano due fori sui lati corti per permettere il fissaggio (sempre con le solite rondelle) agli elastici.
Ecco dunque la nostra "arma" preferita era pronta per l'uso. In realtà, in tutta la mia infanzia non ricordo di aver mai preso un solo uccellino con la fionda, ma c'era il mio amico Mario che invece diceva di averne presi, eccome. Il nostro terreno di caccia erano i due oratori (quello maschiele e quello femminile) e il mio giardino dove allora c'erano due grandi alberi di albicocche.
Quella siepe ora non c'è più rimpiazzata da un filare di uva e neanche la cascina è più così. Ma niente di male: non sono forse anch'io altro da quel bambino selvatico e un po' scontroso che girava con una fionda in tasca?




Per una amica

 Ti avevo inviato i miei auguri di buon compleanno il 24 agosto. Erano tre anni che non rispondevi, ma continuavo ad inviarti un mio messagg...