domenica 16 dicembre 2018

Elide e Arturo o della tenerezza

L'operaio Arturo Massolari faceva il turno della notte, quello che finisce alle sei. (...) Arrivava a casa tra le sei e tre quarti e le sette, cioè alle volte un po' prima alle volte un po' dopo che suonasse la sveglia della moglie, Elide. (...) Il letto era come l'aveva lasciato Elide alzandosi, ma dalla parte sua, di Arturo, era quasi intatto, come se fosse stato appena rifatto allora. Lui si coricava dalla propria parte, per bene, ma dopo allungava una gamba in là, dov'era rimasto il calore di sua moglie, poi ci allungava anche l'altra gamba, e così a poco a poco si spostava tutto dalla parte di Elide, in quella nicchia di tepore che conservava ancora la forma del corpo di lei, e affondava il viso nel suo guanciale, nel suo profumo, e s'addormentava. (...)
Elide andava a letto, spegneva la luce. Dalla propria parte, coricata, strisciava un piede verso il posto di suo marito, per cercare il calore di lui, ma ogni volta si accorgeva che dove dormiva lei era già caldo, segno che anche Arturo aveva dormito lì, e ne provava una grande tenerezza.
da Italo Calvino, Gli amori difficili, racconto L'avventura degli sposi, Oscar Mondadori.

Pensierino. Ecco, ci vorrebbe solo una piccola, inconsistente tenerezza per riempire il grande vuoto di un'anima. Ma anche questa minuscola consolazione spesso ci è (inspiegabilmente) negata. 


5 commenti:

  1. non è che ci è negata, non la sappiamo cercare, inventare, vedere.
    massimolegnani

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  2. Risposte
    1. Si forse non è inspiegabile, ma rimane spesso in quella zona d'ombra del "non detto"...

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  3. perché nel profondo, siamo cattivi.
    e hai ragione, basterebbe quella piccola inconsistente tenerezza per liberare qualcuno da un macigno, ma no. non arriva. mai.

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  4. Molto spesso - sì- ci è negata e, ancor più dolorosamente nel momento del bisogno. Altre volte siamo noi ad essere distratti, presi da altri o da altro.

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