mercoledì 25 giugno 2008

"Voi Che Sapete" - Le Nozze di Figaro - Mozart

Voi che sapete
che cosa è amor,
donne vedete
s'io l'ho nel cor.
Quello ch'io provo
vi ridirò;
è per me nuovo,
capir nol so.
Sento un affetto
pien di desir,
ch'ora è diletto,
ch'ora è martir.
Gelo, e poi sento
l'alma avvampar,
e in un momento
torno a gelar.
Ricero un bene
fuori di me.
Non so ch'il tiene,
non so cos'è.
Sospiro e gemo
senza voler,
palpito e tremo
senza saper.
Non trovo pace
notte, nè dì,
ma pur mi piace
languir così.
Voi che sapete
che cosa è amor,
donne, vedete
s'io l'ho nel cor.

martedì 24 giugno 2008

G. Lorca, L'ombra dell'anima mia, 1919

L’ombra dell’anima mia
fugge in un tramonto di alfabeti,
nebbia di libri
e di parole.

L’ombra dell’anima mia!

Sono giunto alla linea dove cessa
la nostalgia
e la goccia di pianto si trasforma
alabastro di spirito.

(L’ombra dell’anima mia!)

Il fiocco del dolore
finisce,
ma resta la ragione e la sostanza
del mio vecchio mezzogiorno di labbra
del mio vecchio mezzogiorno
di sguardi.

Un torbido labirinto
di stelle affumicate
imprigiona le mie illusioni
quasi appassite.

L’ombra dell’anima mia!

E un’allucinazione
munge gli sguardi.
Vedo la parola amore
sgretolarsi.

Mio usignolo!
Usignolo!
Canti ancora?


Madrid, dicembre 1919.

lunedì 23 giugno 2008

Centrali eoliche (ferme)



Le famose centrali eoliche della Calabria… Sono proprio ferme le pale, non è la foto: non sono mai partite… Prima costruite e poi fermate da una inchiesta della magistratura che indaga sulle infiltrazioni mafiose negli appalti per la loro installazione. Storie italiane senza fine in cui si intrecciano responsabilità di politici arraffoni ed incapaci, imprese che pensano di andare a lavorare all’estero perché qui non riescono a muovere un dito senza l’assenso del politico di turno e del mafioso di zona (con i relativi balzelli economici per l’uno e per l’altro). E tutto quando l’interesse generale (per i cittadini) sarebbe non vedere le bollette dell’energia aumentate un mese si e uno pure.
E’ un sistema che è al collasso senza vie di uscita e che va allegramente verso il collasso. Si perché (forse ce lo siamo scordato, ma , evidentemente, la storia non ha insegnato nulla!) anche le civiltà più evolute sono piombate in pochi decenni nella decadenza.
Non c’è uomo della provvidenza che tenga. Anzi, diciamolo francamente, di questi uomini ne abbiamo già assaggiati alcuni con risultati disastrosi.

La Sig.ra Elianora e l'ICI

La Sig.ra Elianora Valgimigli, pensionata di Bologna, ha scritto al suo Sindaco chiedendogli di indicarle il numero di conto corrente al quale versare la sua tassa ICI di € 169. La Sig.ra Elianora è a conoscenza dell’abolizione della tassa sulla casa decisa nel primo Consiglio dei Ministri de governo Berlusconi, ma ritiene sia un “giusto contributo alla collettività”.

L’ICI è una tassa comunale, i cui parametri sono decisi dal Comune che decide quanto e a chi farla pagare in relazione alla tipologia dell’abitazione ed al reddito dei cittadini. E’ quindi una tassa che dovrebbe essere sostenuta da chi si dichiara federalista in quanto gestita dalla istituzione più decentrata dello Stato, cioè il Comune. Ma il federalismo della Lega e del governo Berlusconi è un’altra cosa. Nessuno sa cosa. Nessuno spiega con parole semplici cosa veramente sia. Sicuramente è lontano mille miglia dal “contributo alla collettività” della Sig.ra Elianora che presuppone il concetto (questo certamente semplice!) che un cittadino si senta in debito con la collettività per tutto quello che riceve in termini di servizi. Mi rendo ben conto che non sempre lo Stato, in tutte le sue articolazioni amministrative, è vicino al cittadino ed ai suoi reali bisogni. Basta vedere cosa succede a Napoli per i rifiuti.

La Sig.ra Elianora si rende conto che forse qualcuno la prenderà per pazza e nel paese in cui ogni anno si scoprono 3000 (tremila) evasori totali, non è molto lontana dalla verità.

domenica 22 giugno 2008

a Dio, Vottorio Gassman

Sempre Te chiamo quando tocco il fondo,
so il numero a memoria e ti disturbo
come un maniaco abbarbicato al telefono;
lascio un messaggio se sei fuori. Perdona.
Perdonami di tutto. So che a volte
cancelli a qualche fortunato il debito
che tutti con te abbiamo. La bolletta
falla pagare a me, ma dimmi almeno
che non farai tagliare la mia linea:
ti prego, quando echeggerà quest’ultimo
e dolorante squillo, Dio – per Dio! –
non staccare: rispondimi!

(da la Repubblica, Gassman segreto, oggi)

PS Insisto col proporre la lettura di David Maria Turoldo, Canti ultimi che è un dialogo-scontro tra l'autore con il Nulla.

PPSS Ma anche F.Dostoevskij, Il sogno di un uomo ridicolo

sabato 21 giugno 2008

KOS SAKA…? , Luigi Meneghello, Pomo pero, BUR

Si distinguono i grandi mali-base, le quattro forme del Male, sulla cui rispettiva forza si disputava per chiarirsi le idee, dedènte, deréce, detèsta e depànsa, variabili rispetto ai parametri del voltaggio e dell’amperaggio. C’era una quinta forma, dedòne, categoria a parte che non colpiva gli uomini; e altre minori, come il mal-caduto. E il male oscuro.

venerdì 20 giugno 2008

Vacanza



Non temere piccolo ospite dagli occhi gialli, vieni, entra
Questa è una casa ospitale con le creature come te...



Dentro un vaso di vetro

Non ti ho raccolto
umile conchiglia
lasciandoti al tuo destino
di onde e sabbia.
Ti avrei rubato il futuro
per chiuderti
come inutile trofeo
dentro un vaso di vetro.
(Capopiccolo, 21/06/08)

mercoledì 18 giugno 2008

Terre di mezzo

Terre di mezzo, sconosciute
(Andante)

Pare non vi abiti nessuno nelle terre di mezzo. Assolate, d’estate. Verdi di sterminate risaie. Rare piante a delimitare fossati e argini. Orizzonti sempre indecifrabili. Gelide, d’inverno. Terra rappresa. Orizzonti preclusi da impalpabili nebbie.
Cumuli di nuvole là in fondo come cortina di montagne. Dense di vapori nati da enormi paioli fumanti.
Monotonia di campi e colori: tutto sembra perdersi e sfumare nel grigio del cielo argenteo. La notte sembra lontana e raggiunge tardi questi campi. La luce indugia a lungo là dove le montagne (queste sì vere) si percepiscono vagamente.
Ecco l’airone cinerino, solitario, sull’argine della risaia. Un sussulto per un niente. Un leggero piegarsi delle ginocchia come per spiccare un tuffo ed eccolo che dispiega le ali e subito le lunghe zampe si distendono nel volo.
Altre garzette bianche a quel movimento rispondono con un volo disordinato, come a cercare riparo. Ma non c’è riparo nelle terre delle risaie.
Non c’è riparo nelle terre di mezzo.
Solo la notte nasconde tutto: prima le montagne, poi i campanili lontani, gli argini, i filari di pioppi, i rari gelsi e i salici sul ciglio dei fossi. Tutto rimane avvolto nell’ombra. Si alza il gracidare delle rane e fari a tagliare le risaie a fette lucenti.
Aironi e garzette si sono ritirati al tramonto, verso le rive del Sesia, nelle anse dove il fiume rallenta e viene giù con la corrente, nella notte, un’aria fresca che odora di montagne.
Le terre di mezzo attendono l’alba, immobili, ancora più vuote e solitarie e lontane da tutto e da tutti.
Passo la terra di mezzo ed ora sono oltre, nella terra del sogno. In balìa dei sogni…
I confini sono alle spalle.
Una sensazione di libertà e nello stesso tempo di attesa: non si può prevedere cosa succederà in un sogno. Così faccio un sospiro grande che si apre ad un sorriso, ma lo sguardo scruta l’orizzonte sparito alle spalle e quello ignoto che si apre davanti.
Lo sguardo s’immalinconisce, si vela, come luce abbagliante è rimasta sulla retina un’impronta, persistente, che si attenua a fatica.


Intermezzo notturno
(Adagio)

Terre di mezzo
Tra notte e alba
Silenziose
Campane ammutolite. Per non turbare sonni inquieti
Come se il silenzio potesse tener lontano i pensieri
Terre d’ombre
Di luci promesse
Di luci che faticano a farsi avanti, quasi la notte fosse denso catrame
Eppure
Miagolii di gatti nottambuli
Cinguettii d’uccelli nascosti
Piccoli segnali che qualcosa vive, là in fondo, oltre
Nelle terre di là, già abbandonate dalla notte



Ultime terre di mezzo
(Rondò)

Solo il cuore dovrebbe scandire il ritmo della vita. Da quando inizia a battere e la vita comincia a quando smette e la vita se n’è andata.
Non è così. Tra quei due momenti c’è una terra di mezzo abitata da infinite cose: sì, ci paiono davvero i n f i n i t e . Sono cose che stanno dentro la pausa tra un battito e l’altro. Quelle che ci sembra non finiscano mai, senza saziare la nostra sete infinita, all’improvviso svaniscono senza lasciare traccia. Non paiono neppure mai esistite. Ci stupiamo che lo siano state e che possano durare più del battito di ciglio.
Il ritmo del cuore che scandisce la vita non è sempre identico.
Ci sono momenti che il ritmo si fa sincopato, ci pare che tutto funzioni come un giro di danza. L’incoscienza del movimento ci vela anche la musica. Sembra che, addirittura, si possa andare oltre quel ritmo e si è presi da un delirio di potenza, quasi a sentirci autonomi da qualsiasi costrizione della natura, padroni del nostro destino.
Ci sono momenti invece che non stiamo più al passo, fatichiamo a muoverci, la musica ci precede, non riusciamo a starle dietro. Annaspiamo. Corriamo senza raggiungerla. Ci manca l’aria. Il ritmo ci sembra vorticoso e lontano dalle nostre possibilità e finiamo col guardare, invidiandoli, altri che danzano, che sembrano presi da quella incoscienza del movimento che anche noi avevamo assaggiato.
Ci sono momenti alla fine che ci riconciliamo col ritmo del cuore. Riprendiamo a sentirlo. Scopriamo di non averlo, per tanti anni, ascoltato. Ci stupisce che sia rimasto quel battito di sempre. Quel battito che, inconsapevolmente, avevamo assorbito nella pancia della mamma. Era lì. Non si era mai mosso. Continuava come un basso continuo a fare il suo lavoro. Misterioso.
Solo il cuore dovrebbe scandire il ritmo della vita. Da quando inizia a battere e la vita comincia a quando smette e la vita se n’è andata.
Alla fine di questa terra di mezzo solo il cuore rimarrà.

1 febbraio 2007

martedì 17 giugno 2008

Ci sono

Ci sono donne diffidenti, troppo diffidenti
ci sono donne dure, troppo dure
ci sono donne permalose, troppo permalose
ci sono donne scostanti, troppo scostanti
ci sono donne lontane , troppo lontane
e pure gli uomini sono diffidenti duri permalosi scostanti lontani.

Un futuro di solitudini?

I venti di Mario Vargas Llosa

 Il protagonista di questo libretto di Vargas Llosa si reca una mattina con l'amico Osorio ad una manifestazione contro la chiusura di u...