lunedì 21 marzo 2011

Dedicato a chi vorrebbe che Berlusconi diventasse più berlusconiano

Ho sentito Giuliano Ferrara nello spazio che Berlusconi, con la sua "attenzione" agli aspetti simbolici, gli ha dato per spregio a Enzo Biagi nello spazio prima del TG1. Questo solo fatto non deponeva a nulla di buono.
Ma vengo al merito.
Il Ferrara ce l'aveva su, il 17/3, con le "minoranze etiche" sempre accigliate e pronte a fare la paternale, figlie, a suo dire, della "cultura azionista" che, evidentemente, è sopravvissuta misteriosamente fino ai giorni nostri.
Ora quello che mi fa più paura è il "revisionismo" delle parole, il ribaltamento dei significati, il far passare per vero il falso e viceversa. E in questo Ferrara non è secondo nemmeno al suo Padrone. Si sa poi che i cortigiani sono i più zelanti assertori delle idee del sovrano. Ferrara si è spinto più il là:  ha invitato lo stesso Berlusconi a tornare allo "spirito delle origini" di Forza Italia, cioè tornare berlusconiano...

Dunque l'etica sarebbe da fuggire come la peste e sarebbe il vero cancro della politica. Ma cosa è l'etica? Una definizione dell'etica: "quella branca della filosofia che studia i fondamenti oggettivi e razionali che permettono di assegnare ai comportamenti umani uno status deontico ovvero distinguerli in buoni, giusti, o moralmente leciti, rispetto ai comportamenti ritenuti cattivi o moralmente inappropriati".
Cos'è il contrario di un comportamento etico ? E' un comportamento amorale.
Questo sminuire l'etica nella politica dove va a parare nel Ferrara pensiero? Semplicemente all'uso spregiudicato della politica, svincolata da ogni regola morale, nella quale ogni posizione è identica all'altra perché non c'è una scala di valori. Si valuta solo per la sua "utilità". E' lo stesso giochetto che hanno messo in piedi per il revisionismo storico sul fascismo pretendendo che chi stava dalla parte della Repubblica di Salò e chi sulle montagne dell'Ossola avevano identica e corrispondente dignità. Nessuno poteva dire all'altro che "sbagliava" e che "stava dalla parte sbagliata" perché non c'era nessuna parte "giusta".

sabato 19 marzo 2011

Dal romanzo all'haiku


Scrive Guido Ceronetti nel suo "Insetti senza frontiere", ed. Adelphi, 2009 :
In un foglio appeso ali'edicola, un giornale locale comunicava: «HANNO UCCISO UNA DONNA MA IL CADAVERE NON SI TROVA. RICERCHE NELLA NOTTE». È poco, per ricostruire la storia: la telefonata alla polizia è dell'assassino, che però ha già fatto sparire il cadavere. Se avesse chiamato da un cellulare, sarebbe stato preso subito. Ma il comunicato in cubitali aveva la bellezza dell'indeterminato: «Ricerche nella notte». Con le torce elettriche, nella campagna, i cani... Oppure in appartamenti e luoghi di prostitute.
La ricerca è senza esito, i poliziotti sono stanchi, prendono qualcosa a un bar che ha appena alzato la saracinesca, il ragazzo della cronaca telefona dalla Questura che il corpo dell'uccisa è introvabile. Forse, il fatto non è avvenuto.
Pensierino. La dislessia avanza. Scartati i saggi con frasi più lunghe di  al tutto. ragazzi (molti di più di quello che si possa pensare) si appassionano alla lettura di mattoni davvero ingombranti come Le cronache di Narnia , Il signore degli anelli ecc ecc metre trovano insopportabili la lettura di due pagine di storia.


Diciamo che vedo già il limite estremo di questa mia malattia progressiva: l'haiku. Ve ne lascio un solo esempio moderno di Masaoka Shiki:


Nel mio andarmene
nel tuo restare -
due autunni.

giovedì 17 marzo 2011

martedì 15 marzo 2011

Sopra(tutto)


Nessuno è perso nell'infinito. Terribile è perdersi, sentire di essere persi, nel finito.
Guido Ceronetti, Insetti senza frontiere, Adelphi 2009.


Pensierino. Finito di perdersi ci si comincia a trovare

lunedì 14 marzo 2011

sabato 12 marzo 2011

Un nodo che non lega


Le stelle inquiete, film di Emanuela Piovani con  Lara Guirao, Fabrizio Rizzolo, Isabella Tabarini, Marc Perrone, Renato Liprandi.


Nelle campagne del sud della Francia nel 1941, Simone Weil, in fuga da Parigi, viene ospitata dal “philosophe-paysan” Gustave Thibon. Da questo incontro nasce una amicizia che per Thibon diventa una ossessione amorosa alla quale Simon Weil si sottrae.
Emanuela Piovano, la regista torinese di Le rose blu (documentario musicale con Laura Betti e Ninetto Davoli), dirige il suo primo film, tratto da un episodio vero, su una figura potentissima della filosofia che ha messo insieme nelle sue riflessioni il cristianesimo e il comunismo, il pensiero sulla fede e la militanza politica, il tutto praticato con una vita esemplare.
Quando Simon Weil abbandona la fattoria, lascia a Gustave Thibon il manoscritto del suo libro La pesanteur et la grace che lo scrittore pubblica nel 1947, facendo conoscere al mondo la giovane filosofa morta quattro anni prima di tubercolosi.
Nel film sono citati due libri di Gustave Thibon: Ritorno al Reale. Prime e seconde Diagnosi in tema di filosofia sociale (Effedieffe Edizioni, 1998) ; Diagnosi. Saggio di fisiologia sociale (Morcelliana, Brescia 1947) ispirati al pensiero di Jacques Maritain.




domenica 6 marzo 2011

Pausa riflessiva silenziosa

Rodin, Il pensatore

Perdonami se spesso al tuo silenzio
non so risponder che col mio silenzio.
Vedo trascorrer come un triste fiume
il tuo dolore, e simile mi faccio
a te, muta corrente, e ti accompagno
lungo il tuo stanco, affaticato andare.

[Da Lalla Romano, Poesie, Einaudi, Torino 2001, p. 132]

Mario

C'è un momento, prima dell'alba, nel quale sembra che tutto si risvegli. Mi raccontava Mario, un amico cacciatore, che quello era il momento più bello, nel buoi del bosco. Lui si appostava lì per quello strano modo di amare la natura sparandogli che non ho mai capito, ma che aveva in lui ancora qualcosa di antico erituale. Mario era un tipo strano, ma dall'apparenza assolutamente anonima: faceva l'impiegato, anzi il Ragiunatt (Ragioniere), in una ditta tessile del bustocco, affaccendato tutto il giorno a far quadrare conti e bilanci, partite di giro e scartoffie delle tasse. La sera tornava a casa, mangiava con moglie e figli, poi verso le 23 usciva e passava la serata a Milano tra balere e night (erano gli anni '60) fino alle 2-3 di notte quando tornava a casa. Dormiva 2 ore e poi alle 4 del mattino si alzava per andare a caccia tornando a casa per le 6; una doccia e via al lavoro.
Mario mi raccontava della bellezza di questo momento prima dell'alba passato nel bosco quando gli animali si scuotevano dal torpore della notte e cominciavano a richiamarsi con cinguettii e fruscii e gli pareva di risvegliarsi anche lui dentro la natura.
Questa mattina alle 5 quando mi sono svegliato ed ho ascoltato il canto degli uccelli in giardino,  pensando a Mario con un sorriso.  

sabato 5 marzo 2011

Altrove

Galleria Subalpina

Chiesa sconsacrata in Via Lagrange

Suonatori in Piazza Carignano
Pensierino. Ci sono luoghi che non si dimenticano. Anche persone. Quando ritorni dopo molto tempo, scopri che luoghi e persone sono ancora lì. Sei tu che non ci sei più, ma loro hanno continuato la loro vita. E' bello riconoscere la signora di Cuneo che vende verdura al mercato di Corso Palestro, il vucumprà marocchino allampanato e col suo soprabito grigio che insegue passanti con i suoi accendini e spugnette lungo la Via Garibaldi, il suonatore di arpa sull'angolo del Parlamento albertino, per non parlare della vecchia libraia con la sua bancarella sotto i portici di Via Po che mi vende a metà prezzo e spolvera con cura Novelle K 666.
La mia pare una incursione in un mondo che viaggia mentre io sto altrove. Si, mi sento sempre altrove.



mercoledì 2 marzo 2011

Luigi Pirandello nella sceneggiatura di Sei personaggi in cerca d'autore descrive i personaggi che irrompono nel teatro e "recitano" una commedia "vera".

Xavier Bueno "Alla Metafisica"

Chi voglia tentare una traduzione scenica di questa commedia bisogna che s'adoperi con ogni mezzo a ottenere tutto l'effetto che questi "Sei Personaggi" non si confondano con gli Attori della Compagnia. La disposizione degli uni e degli altri, indicata nelle didascalie, allorché quelli saliranno sul palcoscenico, gioverà senza dubbio; come una diversa colorazione luminosa per mezzo di appositi riflettori. Ma il mezzo più efficace e idoneo, che qui si suggerisce, sarà l'uso di speciali maschere per i personaggi: maschere espressamente costruite d'una materia che per il sudore non s'afflosci e non pertanto sia lieve agli Attori che dovranno portarle: lavorate e tagliate in modo che lascino liberi gli occhi, le narici e la bocca. S'interpreterà così anche il senso profondo della commedia. I "Personaggi" non dovranno infatti apparire come "fantasmi", ma come "realtà create", costruzioni della fantasia immutabili: e dunque più reali e consistenti della volubile naturalità degli Attori. Le maschere ajuteranno a dare l'impressione della figura costruita per arte e fissata ciascuna immutabilmente nell'espressione del proprio sentimento fondamentale, che è il "rimorso" per il Padre, la "vendetta" per la Figliastra, lo "sdegno" per il Figlio, il "dolore" per la Madre con fisse lagrime di cera nel livido delle occhiaje e lungo le gote, come si vedono nelle immagini scolpite e dipinte della "Mater dolorosa" nelle chiese. E sia anche il vestiario di stoffa e foggia speciale, senza stravaganze, con pieghe rigide e volume quasi statuario, e insomma di maniera che non dia l'idea che sia fatto d'una stoffa che si possa comperare in una qualsiasi bottega della città e tagliato e cucito in una qualsiasi sartoria.  
Il Padre sarà sulla cinquantina: stempiato, ma non calvo, fulvo di pelo, con baffetti folti quasi acchiocciolati attorno alla bocca ancor fresca, aperta spesso a un sorriso incerto e vano. Pallido, segnatamente nell'ampia fronte; occhi azzurri ovati, lucidissimi e arguti; vestirà calzoni chiari e giacca scura: a volte sarà mellifluo, a volte avrà scatti aspri e duri.  
La Madre sarà come atterrita e schiacciata da un peso intollerabile di vergogna e d'avvilimento. Velata da un fitto crespo vedovile, vestirà umilmente di nero, e quando solleverà il velo, mostrerà un viso non patito, ma come di cera, e terrà sempre gli occhi bassi.  
La Figliastra, di diciotto anni, sarà spavalda, quasi impudente. Bellissima, vestirà a lutto anche lei, ma con vistosa eleganza. Mostrerà dispetto per l'aria timida, afflitta e quasi smarrita del fratellino, squallido Giovinetto di quattordici anni, vestito anch'egli di nero; e una vivace tenerezza, invece, per la sorellina, Bambina di circa quattro anni, vestita di bianco con una fascia di seta nera alla vita.  
Il Figlio, di ventidue anni, alto, quasi irrigidito in un contenuto sdegno per il Padre e in un'accigliata indifferenza per la Madre, porterà un soprabito viola e una lunga fascia verde girata attorno al collo. 


Pensierino. Mi ha scritto un "severo" richiamo Rom dicendomi a proposito del Nulla che "vagheggiavo" (come potrei, altrimenti, se "mi punge":
Diamo vita mentale a inesistenze. Basta dire una parola, o una successione di parole, ed ecco che subito la nostra fantasia si mette al lavoro, crea una qualche immagine a partire da quei suoni, o a partire da immagini che abbiamo imparato ad associare a quei suoni. 
Si, creiamo i nostri fantasmi, gli diamo forma e nome. Ma è come se "rappresentassimo" le nostre paure, le facessimo diventare personaggi di una commedia, "realtà create" e per questo "raggiungibili" dalle nostre poche risorse mentali.   

I venti di Mario Vargas Llosa

 Il protagonista di questo libretto di Vargas Llosa si reca una mattina con l'amico Osorio ad una manifestazione contro la chiusura di u...