venerdì 13 luglio 2018

Tutti i colori dell'oscurità

Avete mai visto, voi che mi leggete, una vera oscurità illuminata da una luce di candela? Non crediate che sia simile ad altre oscurità, per esempio a quella che vi circonda quando camminate su una strada notturna. L'oscurità di cui sto parlando è una sorta di tenue pulviscolo cinerino, e in ogni sua particella sembrano risplendere tutti i colori dell'arcobaleno. Il timore di quell'ombra granulosa mi costrinse a sbattere le palpebre ripetutamente.(Jun'Ichiro Tanizaki, Libro d'ombra, Bompiani)

Pensierino. Penso all'arcobaleno che ha visto Jorge Louis Borges nella sua vecchiaia e mi consolo.


sabato 23 giugno 2018

Vangelo apocrifo con aggiunte apocrife

…assaporando il fresco di questa mattina, riprendo in mano "Elogio dell'ombra"...

Papiro copto chiamato "Il Vangelo della moglie di Gesù"
FRAMMENTI DI UN VANGELO APOCRIFO

3- Sventurato il povero di spirito, perchè sotto terra sarà quello che è ora sulla terra.
4- Sventurato colui che piange, perchè ha ormai l’abitudine miserabile del pianto.
5- Beati quelli che sanno che il patimento non è un serto di gloria.
6- Non basta essere l’ultimo per essere un giorno il primo.
10- Beati coloro che non hanno fame e sete di guistizia, perchè sanno che la nostra sorte, avversa o benigna, è opera del caso, che è inscrutabile.
11- beati i misericordiosi, perchè la loro gioia risiede nell’esercizio della misericordia e non nella speranza di un premio.
14- Nessuno è il sale della terra; nessuno, in qualche momento della sua vita, non lo è.
15- Che la luce di una lampada si accenda, anche se non c’è alcuno a vederla. Dio la vedrà.
17- Chi ucciderà per la causa della giustizia, o per la causa ch’egli ritiene giusta, non avrà colpa.
18- Gli atti degli uomini non meritano nè il fuoco nè i cieli.
34- Cerca per il piacere di cercare, non per quello di trovare…
39- E’ la porta a scegliere, non l’uomo.
40- Non giudicare l’ albero dai frutti nè l’ uomo dalle opere; essi possono essere peggiori o migliori di quelli.
47- Felice il povero senza amarezza o il ricco senza superbia.
48- Felici i coraggiosi, coloro che accettano con animo uguale la sconfitta o la palma.
49- Felici coloro che serbano alla memoria parole di Virgilio o di Cristo, perchè daranno luce ai loro giorni.
50- Felici gli amati e gli amanti e coloro che possono fare a meno dell’amore
51- Felici i felici.

Jorge Luis Borges, Elogio dell'ombra, Adelphi
(sottolineatura apocrifa, quindi apocrifa di apocrifo)

… umilmente aggiungo…
 
52- Infelici gli infelici

mercoledì 13 giugno 2018

Il riposo dello spirito, il gabinetto e la pioggia

Sempre, quando, in visita ai monasteri di Kyôto o di Nata, chiedo a qualcuno di indicarmi i gabinetti - e sono gabinetti all'antica, affogati nella penombra, meticolosamente netti tuttavia - un senso di riconoscenza profonda mi prende per quel che di unico v'è nell'architettura giapponese. Amabile cosa è il “soggiorno” delle nostre case - lo cha no ma -, ma solo il gabinetto giapponese è interamente concepito per il riposo dello spirito. Discosti dall'edifìcio principale, i gabinetti stanno accucciati sotto minuscoli cespi selvosi, da cui viene odore di verde di foglie, e di borraccina. È bello, là, accovacciarsi nel lucore che filtra dallo shöfi, e fantasticare, e guardare il giardino.
Tra i sommi piaceri dell'esistenza Natsume Sôseki annoverava le evacuazioni mattutine: piacere fisiologico, che solo nel gabinetto alla giapponese, fra lisce pareti di legno dalle sottili venature, mirando l'azzurro del cielo e il verde della vegetazione, si può assaporare sino in fondo. Insisto: sono necessari una lieve penombra, nessuna fulgidezza, la pulizia più accurata, e un silenzio così profondo che sia possibile udire lontano un volo di zanzare. Senza tali requisiti non si dà gabinetto ideale.
Quando mi trovo in un simile luogo molto mi piace udire la pioggia che cade con dolcezza uniforme. 

(Jun' ichirō Tanizaki, Libro d'ombra, Bompiani, 2018)


Pensierino. Provo ad ascoltare questa incessante e fastidiosa pioggia da un altro punto di vista. 

mercoledì 2 maggio 2018

tic, tac poesia di diaolin

tic, tac, tic, tac, tic, tac
(per sentire l'interpretazione dell'autore, clicca qui)

l’èi vöida sta sera de stéle spavènte
la splìnderna ‘nsòni de umori da bèn
che i rùdola come lumàte ‘mbriàghe
pogiàde su ‘l stròf senza pànder susùri
de niènt, de negùni, ‘n le fìzze de ‘n tàser
soléo come arnai a la pàissa, a zirondoi,
sul ciel de ‘n mezdì co na ràgia robàda

tic, tac, tic, tac, tic, tac

el sbrèga la not, ciavàdo, ‘l orlòi
mesùre de passi e  batòci smorzàdi
i seména de sbolfri, desidèri che cròda,
la pàlida ombrìa de na luna che möre
‘mpizàndo lumìni su i óri de ‘l bosch
sentà live arènt a ‘ngoràrse stebiàde
lassàde a i mistéri de uno che passa

tic, tac, tic, tac, tic, tac

no ‘l zéde, matìna
no se sfanta la nòt

Giuliano (diaolin)

tic, tac, tic, tac, tic, tac

tic, tac, tic, tac, tic, tac | è vuota la sera di timide stelle | trasloca i miei sogni di umori soavi | che passeggiano come lucciole ubriache | appoggiate sull’oscurità senza un canto | di niente, di nessuno, nelle pieghe del silenzio | leggero come il falco in agguato, in un vortice | nel cielo di un mezzogiorno di un orologio ferito | tic, tac, tic, tac, tic, tac |  e strappa la notte, imbroglione, il rintocco | misure di passi e batacchi smorzati | seminano di vampate, desideri cadenti, | la pallida ombra di una luna che muore | attizzando lumini sui confini tra il bosco ed il cielo | seduto lì accanto ad attendere un refolo caldo | lasciato all’impegno di uno che passa | tic, tac, tic, tac, tic, tac | non smette, è mattina | non dirada la notte

sabato 21 aprile 2018

La guerra delle lumache

In un angolo ombroso del mio giardino, al riparo del muro di cinta, crescono da anni delle grandi foglie verdi che producono un profumatissimo fiore bianco. Il nome di questa pianta mi è sconosciuto anche se qualcuno azzarda il nome di Hosta, ma nondimeno rappresenta un appuntamento annuale sempre gradito. Tanto più che questa pianta a fine stagione viene rasata a livello del suolo ed inspiegabilmente i suoi bulbi sotterranei a primavera si risvegliano più rigogliosi che mai ed in poche settimane creano una bella bordura al prato coprendo un angolo che altre piante più schizzinose disdegnano.
Tutto bene? Purtroppo no! Da alcuni anni queste foglie sono attaccate da una colonia di lumache che evidentemente gradiscono molto queste foglie carnose e tenere a tal punto da creare grossi problemi di sopravvivenza della pianta stessa.  Per carità non mi si fraintenda, non ho nulla contro le lumache, ma la loro voracità mette in serio pericolo la sopravvivenza di una specie vegetale che mi sta a cuore. L'ipotesi di utilizzare sistemi (assai crudeli) di eliminazione delle lumache mi sono stati consigliati: a parte i veleni chimici, quelli più infingardi sono quelli di utilizzare contenitori con birra (nei quali le lumache, golose, annegano) o il sale grosso che per questi piccoli molluschi è una grande attrattiva mortale.
Scartata anche l'ipotesi di utilizzare le lumache per uso culinario per una mia atavica repulsione a questa pietanza che per molti risulta una vera leccornia.
E così ho dovuto pensare a soluzioni alternative. Una breve perlustrazione nei paraggi mi ha fatto individuare nell'adiacente giardino della scuola materna un terreno ideale per "l'esportazione" delle lumache: il giardino suddetto è dall'altra parte della strada ed altrettanto protetto da un alto muro, è ben fornito di piante e forse anche di un piccolo orto, è per di più ben curato ed abbondantemente innaffiato e quindi rappresenta una valida alternativa al mio giardino. 
Così a me non rimane che il compito di scovare le lumache prima che facciano troppi danni alle mie foglie di Hosta e trasferirle con un lancio calibrato nel giardino vicino dove sicuramente troveranno un ambiente accogliente ed adatto alla loro riproduzione.
Se poi i bambini della scuola materna saranno così fortunati da trovare nel piccolo orto qualche lumaca che mangiucchia la lattuga, saranno felicissimi e trascorreranno delle ore liete in compagnia di questi simpatici e silenziosi molluschi. 

lunedì 16 aprile 2018

lo detesto gli accumuli di parole


Venerdi sera, le sette e mezzo. Oggi pomeriggio ho guardato alcune stampe giapponesi con Glassner. Mi sono resa conto che è così che voglio scrivere: con altrettanto spazio intorno a poche parole. Troppe parole mi danno fastidio. Vorrei scrivere parole che siano organicamente inserite in un gran silenzio, e non parole che esistono solo per coprirlo e disperderlo: dovrebbero accentuarlo, piuttosto. Come in quell'illustrazione con un ramo fiorito nell'angolo in basso: poche, tenere pennellate - ma che resa dei minimi dettagli - e il grande spazio tutt'intorno, non un vuoto, ma uno spazio che si potrebbe piuttosto definire ricco d'anima. lo detesto gli accumuli di parole. In fondo, ce ne vogliono così poche per dir quelle quattro cose che veramente contano nella vita. Se mai scriverò - e chissà poi che cosa? -, mi piacerebbe dipinger poche parole su uno sfondo muto.
E sarà più difficile rappresentare e dare un'anima a quella quiete e a quel silenzio che trovare le parole stesse, e la cosa più importante sarà stabilire il giusto rapporto tra parole e silenzio - il silenzio in cui succedono più cose che in tutte le parole affastellate insieme. 

(da Etty Hillesum, Diario 1941-1943, Gli Adelphi).


Pensierino. "mi piacerebbe dipinger poche parole su uno sfondo muto", ecco, si.

sabato 14 aprile 2018

La guerra del gatto (2)

Il gatto è relegato nella sua "splendida" prigione, dove non gli fanno mancare nulla tranne la libertà.  Me lo immagino il povero felino costretto a stare immobile accanto al calorifero e che alza solo la testa quando qualcosa si muove nella stanza: basta un alito di vento dalla finestra socchiusa e le tende si muovono attirando la sua attenzione. Ma non può durare. L'alternativa è una noia dorata o l'avventura oltre la ringhiera del ballatoio. Ma lì sul ballatoio i perfidi padroni hanno installato un fitto reticolato che non permette il passaggio nemmeno di un topolino. E così l'accesso al tetto che confina col mio giardino è precluso e il gatto, sempre che gli permettano di uscire sul balcone, non potrà fuggire.
Gli unici che sono contenti di questa cosa sono i merli che scorrazzano in giardino e fanno fare prove di volo ai loro piccoli che infatti, goffamente fanno i primi tentativi con atterraggio morbido sull'erba.
C'è grande movimento sul pino dove i merli hanno fatto il nido e dentro il cespuglio di fiordarancio dove sicuramente ce n'è un altro, forse di passeri. La mamma Merlo cinguetta continuamente e pare istruire il piccolo con il suo manto grigino che si appresta a lasciare il nido. Il piccolo sa che una volta che si butterà giù non riuscirà a risalire e allora temporeggia, sbatte le ali, chiede consiglio alla mamma... poi arriva il gran momento e allora la mamma Merlo lo seguirà nei suoi spostamenti nel giardino, invitandolo e tenendo d'occhio possibili pericoli. Almeno oggi il fatto che il gatto è recluso permetterà di fare le prove di volo in pace.

Ps l'unico problema è ora lo smaltimento di una scatola di crocchini che avevo (ottimisticamente) acquistato per il gatto.


venerdì 6 aprile 2018

La guerra del gatto

Antefatto.  Da giorni un gatto misterioso si aggira sui tetti intorno a casa mia. Ogni giorno si fa più intraprendente ed esplora il territorio del giardino che sta intorno a casa. Altri gatti girano per tetti, ma solo questo pare veramente interessato alla conquista di un nuovo spazio. 



Ieri ore 18. Mentre per la casa si diffonde il profumo del minestrone di verdure fresche e sono intento a fare un inventario delle derrate alimentari disponibili per la cena, con la coda dell’occhio vedo il gatto che si era infilato in casa a mia insaputa approfittando della porta aperta e che ora sgattaiola fuori. Quindi ormai sta esplorando il territorio in cerca di un posto tranquillo e sicuro dove rifugiarsi in fuga da tre speci di orchi (proprietari dell'animale) che lo cercano famelici per infliggergli chissà quali pene corporali per le sue continue fughe da casa. 

Li ho visti (due dei tre "orchi") che occhieggiavano dentro il mio cancello quando sono rientrato dalla spesa o sporgendosi  dal balcone di casa per scrutare il mio giardino dove ormai è di casa il loro gatto. Ignari, i famelici orchi, che il vicino (il sottoscritto) ha in serbo una potente arma che chiamasi "crocchini al pollo e fegato con verdure" che si è procurata appositamente alla mia e di lui (il gatto) bisogna.

Gli orchi temono la fuga del gatto non per altro, ma perché, ormai è assodato, che il felino è di nobili origini (quindi il loro è amore venale!), qualcuno azzarda una discendenza dal mitico Amòn (Ah-Munh o il "nascosto) il dio gatto degli egizi. E sicuramente l’appellativo di “nascosto” attaglia perfettamente al caso…

Dunque la guerra del gatto è iniziata e sarà senza esclusione di colpi. 

Miao

sabato 31 marzo 2018

Contenere tutte le contraddizioni

Etty Hillesum, Diario 1941-1943, Adelphi

Molte persone sono troppo ristrette, troppo chiuse nelle loro idee e così, educando i figli, li legano a loro volta. Da noi era proprio il contrario. Mi sembra che i miei genitori siano stati sempre più sopraffatti dall'infinita complicazione di questa vita, e che non siano mai stati in grado di fare una scelta. Hanno lasciato troppa libertà di movimento ai loro figli, non potevano offrirci nessun punto d'appoggio, dato che non ne avevano mai trovato uno per sé; e non potevano contribuire alla nostra formazione perché non si erano mai trovati una forma.
Capisco sempre meglio il nostro compito: è quello di permettere ai loro poveri talenti, dispersi senza forma e riposo, di crescere, di maturare, e di trovare la loro forma in noi.
Per reazione alla loro mancanza di forma. assenza di vera generosità, disordine e insicurezza - cattiva
amministrazione, per cosi dire, e forse talvolta, anche se non ultimamente, aspirazione spasmodica   verso unità, inquadramento, sistema. Ma l'unica vera unità è quella che contiene tutte le contraddizioni e i momenti irrazionali: altrimenti finisce per essere di nuovo un legame spasmodico che fa violenza alla vita.


Pensierino. Il mondo di Etty è complesso, contraddittorio, razionale e irrazionale, insomma un mondo molto diverso da come lo concepisce la stragrande maggioranza del mondo d'oggi, schiavo dell'omologazione.

venerdì 30 marzo 2018

Il risveglio dell'anima

J. J. VAN DER LEEUW, DEI IN ESILIO

Il risveglio dell'anima
Noi siamo simili a Prometeo, incatenati alla roccia della materia, ma finchè ondiveniamo coscienti di quello che siamo veramente, non ci accorgiamo affatto diessere prigionieri, di essere esuli. Così potrebbe vivere uno che nei giorni dellagiovinezza fosse stato bandito dalla terra natia, e per molti anni avesse abitatofra genti straniere, a mala pena ricordando, nelle privazioni e nella miseriadell'esilio, di aver conosciuto luoghi diversi.Ma un giorno gli avviene di udire una canzone che conosceva nella suagiovinezza; allora, in un subito spasimo, egli ricorda tutto quel che ha perduto,rendendosi con dolore conto di essere in esilio, lontano da tutto quanto gli eracaro. Da questa rimembranza rinasce la nostalgia per la terra natia, e si fa piùforte di quanto non sia mai stata. Allora soltanto cominciano la sofferenza e lalotta: sofferenza per la coscienza di quello che ha perduto, lotta per tentare diriconquistarlo.

Pensierino. Mi affascina il fatto che sia una canzone ad evocare ricordi e quindi nostalgie. Anche se per me rimane la fotografia l'oggetto principe del ricordo.




giovedì 1 marzo 2018

Parchi di parole


"Bisogna essere sempre più parchi di parole insignificanti per trovare quelle parole di cui si ha bisogno. Il silenzio deve alimentare nuove possibilità di espressione.“

Etty Hillesum (Middelburg, 15 gennaio 1914 – Auschwitz, 30 novembre 1943), è stata una scrittrice olandese di origine ebraica, vittima dell' Olocausto.



Pensierino. Avevo sempre pensato che il racconto fosse la mia misura, In qualche modo potevo ricomprenderlo nella mia testa e quindi capirlo. Invidiavo chi riusciva a racchiudere in poche pagine personaggi, situazioni, paesaggi e sentimenti. Diffidavo della prolissità, del menar il can per l'aia, delle digressioni infinite come delle note a piè pagina e i rimandi continui. L'asciuttezza del pensiero mi piaceva. Ma dove approda tutto questo se non nella poesia ? 

Per una amica

 Ti avevo inviato i miei auguri di buon compleanno il 24 agosto. Erano tre anni che non rispondevi, ma continuavo ad inviarti un mio messagg...