sabato 15 agosto 2020
venerdì 14 agosto 2020
Muri
sabato 8 agosto 2020
Il vulcano è morto
Non appena le ombre della sera strisciavano lungo i
muri, e il grande soffio nero del mare spegneva le verdi
foglie degli alberi e le rosse facciate delle case, una folla
squallida, lenta, tacita, sbucava dai mille vicoli di Toledo
e invadeva la piazza. Era la mitica, antica, miseranda folla
napoletana: ma qualcosa in lei era spento, la gioia della
fame, perfino la sua miseria era triste, pallida, spenta. La
sera saliva a poco a poco dal mare, e la folla alzava gli oc-
chi rossi di lacrime mirando il Vesuvio sorgere bianco,
freddo, spettrale contro il cielo nero. Non il più lieve ali-
to di fumo si levava dalla bocca del cratere, non il più te-
nue bagliore di fuoco accendeva l'alta fronte del vulca-
no. La folla sostava muta per ore e ore, fin nel cuor della
notte: poi si disperdeva in silenzio.
Rimasti soli nell'immensa piazza, davanti al mare la-
stricato di nero, Jimmy ed io ce ne andavamo voltandoci
ogni tanto a guardare il grande cadavere bianco che si
disfaceva lentamente nella notte, in fondo all'orizzonte.
Nell'aprile del 1944, dopo aver per giorni e giorni
squassato la terra e vomitato torrenti di fuoco, il Vesuvio
si era spento, Non si era spento a poco a poco, ma d'un
ù•atto: avvoltasi la fronte in un sudario di fredde nuvole,
aveva gettato all'improvviso un gran grido, e il gelo della
morte aveva impietrito le sue vene di lava ardente. Il Dio
di Napoli, il totem del popolo napoletano, era morto.
Un immenso velo di crespo nero era sceso sulla città, sul
golfo, sulla collina di Posillipo. La gente camminava per
le strade in punta di piedi, parlando a voce bassa, come
se in ogni casa giacesse un morto.
Un lugubre silenzio gravava sulla città in lutto: la voce
di Napoli, l'antica, nobile voce della fame, della pietà,
del dolore, della gioia, dell'amore, l'alta, rauca, sonora,
allegra, trionfante voce di Napoli, era spenta. E se talvol-
ta il fuoco del sole al tramonto, o l'argenteo riflesso della
luna, o un raggio del sole nascente parevano accendere
il bianco spettro del vulcano, un grido, un grido altissi-
mo, come di donna in doglia, si alzava dalla città.
(Curzio Malaparte, La pelle, Gli Adelphi)
Pensierino. Si conclude il peregrinare di Malaparte al seguito delle truppe americane che da Napoli risalgono al nord. Malaparte ritorna col suo amico Jmmy a Napoli per accompagnarlo all'imbarco verso casa, negli USA. E' l'ultimo amico che gli è rimasto, gli altri sono tutti morti durante i 18 mesi dall'entrata degli Alleati a Napoli il 1 ottobre del 1943.
giovedì 6 agosto 2020
Socrate bevve la cicuta e per lui parlò Santippe
lunedì 3 agosto 2020
Nella terra dei Gattopardi
giovedì 30 luglio 2020
La lingua di Camilleri

Incipit
Uno
Il tilefono sonò che era appena appena arrinisciuto
a pigliari sonno, o almeno accussì gli parsi, doppo ore
e ore passate ad arramazzarisi ammatula dintra al letto.
Le aviva spirimintate tutte, dalla conta delle pecore
alla conta senza pecore, dal tintari d’arricordarisi come
faciva il primo canto dell’Iliade a quello che Cicerone
aviva scrivuto al comincio delle Catilinari. Nenti, non
c’era stato verso. Doppo il Quousque tandem, Catilina,
nebbia fitta. Era ‘na botta d’insonnia senza rimeddio,
pirchì non scascionata da un eccesso di mangiatina o
da un assuglio di mali pinseri.
Addrumò la luci, taliò il ralogio: non erano ancora le
cinco del matino. Di certo l’acchiamavano dal commis-
sariato, doviva essiri capitata qualichicosa di grosso. Si
susì senza nisciuna prescia per annare ad arrispunniri.
Aviva ‘na presa tilefonica macari allato al commodino,
ma da tempo non l’adopirava pirchì si era fatto pirsuaso
che quella piccola caminata da ‘na càmmara all’autra,
in caso di chiamata notturna, gli dava la possibilità di
libbirarisi dalle filinie del sonno che si ostinavano a ri-
starigli ‘mpiccicate nel ciriveddro.
«Pronto?».
venerdì 24 luglio 2020
A Dio non piace che si rida di lui
martedì 14 luglio 2020
Ottobre 1943, il Vesuvio si sveglia al rumore dei bombardamenti
Pensierino. Il Vesuvio ne ha viste tante sotto di sé ed ogni tanto anche lui fa sentire la sua voce potente che sovrasta il rumore di qualsiasi cosa succede là sotto, nei vicoli di Forcella o di Montedidio e fa tremare tutti.
martedì 16 giugno 2020
Chissà se i tarocchi dicono la verità
domenica 7 giugno 2020
Portati per mano verso il caos
Pensierino. Durrenmatt è maestro nel portarci per mano con una logica perfetta come un orologio svizzero (appunto) ad una conclusione che spiazza. La sua logica stringente è in funzione di un immanente irrazionale caos che sovrasta le nostre vite.(bisogna) avere ben chiaro in mente che riusciremo a evitare il naufragio nell'assurdo, che per forza di cose risulta sempre più netto e schiacciante, e a costruirci su questa terra un'esistenza abbastanza confortevole, solo incorporandolo tacitamente nel nostro pensiero. La nostra ragione rischiara il mondo non più dello stretto necessario. Nel bagliore incerto che regna ai suoi confini si insedia tutto ciò che è paradossale. Dobbiamo guardarci dal considerare questi fantasmi come fossero qualcosa "in sé", come se si trovassero fuori dello spirito umano, o, peggio ancora: non commettiamo lo sbaglio di considerarli come un errore evitabile, sbaglio che ci potrebbe indurre a condannare il mondo in una sorta di morale caparbia e dispettosa, qualora tentassimo di imporre una visione perfettamente razionale delle cose, giacché proprio la sua perfezione assoluta costituirebbe la sua menzogna mortale e un segno della peggiore cecità.
Il romanzo è uscito nel 1975 da Einaudi e nel 2005 ripubblicato ne La biblioteca di Repubblica.
domenica 17 maggio 2020
I simboli di una piccola comunità. Il caso del cedro di Buscate

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| Un funerale del 1928. Si vedono oltre la cinta ed il cancello d'ingresso del Cimitero i 4 Cedri. Quello più a destra è quello sopravvissuto fino ad oggi. |
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| L'entrata del Cimitero e al centro la Cappella Motta |
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