sabato 26 febbraio 2011

Campanellino della Primavera

Tenere , bianchissime Betulle


Ontano nero (o l'Immarcescibile)

Penna di non so quale uccello

Campanellino (della Primavera?)

Sulla destra la raffineria di San Martino di Trecate (NO) , in mezzo il Ticino e a destra la riserva de La Fagiana dove ho scattato le foto lungo il percorso tondo in basso. 


venerdì 25 febbraio 2011

Non indegnamente mi addentro

Non indegnamente mi addentro nelle tenebre, scriveva Giordano Bruno. Di fronte a noi ci sono solo tenebre: difficile vedere, anche solo in lontananza, un flebile luce. Eppure, anche di fronte a tale Nulla che ci circonda, avvolge e sovrasta, a molti viene di muoversi mantenendo una propria integrità, una caparbia dignità.
Altri per le stesse ragioni si lasceranno andare alle più inique bassezze proprio perché valuteranno quel Nulla come assenza di senso e quindi giustificazione per tutto.

Il Nulla ti assale

Misteriosa origine di astri
e di lombrichi
il settimo giorno
pure per te
è un sogno.

Il Nulla da ogni parte ti assale,
tu sai di essere la fonte
anche dei virus
e di tarli
e di tignole:

e noi
coscienza di pensarti
senza sapere mai
chi tu sia.

David Maria Turoldo, Canti ultimi, Garzanti
      

martedì 22 febbraio 2011

Attesa di qualcosa che (forse) non verrà


Orta
Mariangela Gualtieri, Senza polvere senza peso, Einaudi, 2006
da Acqua rotta

Quel tuo nome che non sappiamo
cantare per intero
tu che spingi le cose fino alla fessura
di questo mondo e le corredi
d'ombra e di mistero.
Niente tu sei. Il più bel
niente in attesa che il respiro
si faccia orma terrestre,
segno, piega, spigolo e lato
e forma. Attesa e segno.

Pensierino. Siamo sempre in attesa. Forse è una predisposizione del nostro animo. Anche quando "abbiamo" qualcosa (così ci pare, almeno), subito ci sentiamo "in attesa". Sentirsi "appagato" dura un attimo, l'amore perfetto che scopriamo una mattina è già tramontato la sera. Sembra che non "reggiamo" la perfezione, ma allo stesso tempo la aneliamo, instancabilmente.
Anche "quel" nome non lo sappiamo o meglio, sapendolo, non osiamo pronunciarlo o lo pronunciamo a sproposito. Siamo in equilibrio tra il silenzio e lo sproloquio-bestemmia. Vorremmo che parlasse per rivelarsi e temiamo di sentire, improvvisamente, la sua voce.
Siamo in attesa di un segno che (forse) non verrà mai o che mai vorremmo ci fosse per continuare a sperare di scoprirlo...

domenica 20 febbraio 2011

Mariangela Gualtieri, Senza polvere senza peso, Einaudi, 2006


da Acqua rotta

Cambio le belle lenzuola di bianco
tiro per bene, nessun increspo né piega
nessun millimetro pendente fuori dalla
armonica stesura del bene. Qui dorme
lei, qui lui. Si vede non so da cosa.
Qui lei e lui si scambiano segni evoluti
della specie, accostano forma a forma
mettono tutti i respiri in un posto, insieme,
setacciano il mondo nella camera buia
e l'ultimo che s'addormenta sente l'altro
andare lontano, nel suo respiro di lottatore
che ha mollato la presa.

Pensierino. Mi sono fermato di fronte a quel "si scambiano segni evoluti della specie" e mi sono chiesto che cosa potessero essere questi "segni". Non sono parole, questo è certo. Dunque il linguaggio di questi segni è il corpo. Ma il linguaggio del corpo è un codice che può essere ambiguo ed approssimativo come tutti i linguaggi. Questo fatto, contrariamente a quanto si possa semplicemente pensare, è la sua bellezza e la sua forza. Posso immaginare che qualcuno ambisca alla perfezione ed univocità del linguaggio binario dello "0" e dell' "1". Ma quale perdita sarebbe di sfumature, di inganni, di ambiguità, di fraintendimenti e di grandi , sublimi, comprensioni.   

giovedì 17 febbraio 2011

Musica d'altri tempi

Un concerto di una orchestra di 18 elementi che suona Mendelsshon e Mozart in provincia è difficile da vedere quanto un capello sulla testa di Mister B.. Così, malgrado una serata di pioggia, il Festival di San Remo e mi dicono una partita di calcio in contemporanea, un centinaio di persone non ha trovato di meglio da fare che uscire, imbarcarsi su un'auto per qualche chilometro di strada (le distanze in provincia sono incolmabili senza mezzi privati !), infradiciarsi nel scendere e gustarsi al modico prezzo di 10 € un concerto di un'ora e mezzo di un'orchestra di giovani elementi provenienti dal Conservatorio di Milano. Miracoli della natura !
La musica dal vivo è un'altra cosa, tanto più quella da camera classica. Non sono un musicista, ma apprezzo la musica e capisco il suo linguaggio tanto che è forse una delle poche cose che mi fa venire ancora oggi i brividi e qualche volta anche le lacrime.
Figlio di un musicista (riconvertito da maestro di banda ad altra professione più prosaica) ho sempre ascoltato musica in casa: mio padre suonava il pianoforte e quando tornava dal lavoro spesso si metteva al suo Bluthner e intonava arie d'opera o Notturni di Chopin, spingendosi fino agli spartiti di San Remo di quegli anni là ('60-'70) e quando vedo un violoncello oggi mi ricordo di quello che lui ha tenuto per tanti anni in un angolo del salotto e che poi un giorno (a malincuore, credo) ha deciso di vendere per inutilizzo. Il violoncello è uno strumento molto esigente e richiede un esercizio costante ed assiduo e mio padre l'aveva abbandonato quasi subito dopo il conservatorio prima per la guerra e poi per il poco tempo che gli lasciava il lavoro.
Il violoncello è uno strumento bellissimo come voce e con la viola sono gli strumenti che più amo. I violinisti sono sempre un po' nervosi con quello strumento striminzito in mano che pare che gli scappi da sotto le dita da un momento all'altro. Quelli che suonano la viola ed il violoncello sono invece più paciosi, meno tesi, inclini alla pancetta e al sorriso. Poi che suono esce da lì: caldo, avvolgente, senza punte e strilli e squilli, ti prende per mano e ti sembra di allontanarti in un prato verde pieno di margherite.
Da ragazzo mio padre mi aveva fatto apprezzare un grande violoncellista che si chiamava Pablo Casals, famoso soprattutto per la sua versione delle Suites per violoncello solo di Johann Sebastian Bach e poi il suo allievo Mstislav Rostropovič che riusciva a tirar fuori dallo strumento delle sonorità allo stesso tempo potenti e vibranti. Ancora oggi è una grande emozione ascoltarli.






martedì 15 febbraio 2011

Roma, come l'ho vista

Lo studio di Caravaggio (ricostruzione in base all'inventario)

Giardino di Villa Borghese

Trastevere

Sovrapposizioni

Portare la croce nella carne

Il riposo del gladiatore

Se hai fretta non ti fermare qui

Caravaggio moderno

Giordano Bruno impassibile

Pantheon con doppio buco

Un cortile semplice semplice

L'abbondanza della Natura

Dietro

Sopra

Una delle tante fontane

Pasquino mutilato (metafora dell'informazione oggi) 

Non bisogna mai aver paura dell'ignoto

Mi ci vorrebbe un angelo

Città reclusa ?




sabato 12 febbraio 2011

All'ombra di Roma


Ho già parlato su questo blog del mio amore per Trilussa, farcito di tanti ricordi d'infanzia legati a mio padre e quindi ecco il mio omaggio dalla piazza Trilussa in Trastevere...



Mentre me leggo er solito giornale
spaparacchiato all'ombra d'un pajar
o vedo un porco e je dico: - Addio, majale! -
vedo un ciuccio e je dico: - Addio, somaro! -

Forse 'ste bestie nun me capiranno,
ma provo armeno la soddisfazzione
de potè di' le cose come stanno
senza paura de finì in priggione.

P.S. Prova oggi a chiamare majale un porco
e somaro un ciuccio...
potresti finire in tribunale... 

Sorpresa: trovare la "michetta" della mia infanzia in una trattoria di Trastevere. Ricordi infiniti di domeniche sera davanti al televisore a mangiare affettati e patate fritte guardando un tempo della partita.  
Ecco spesso la religione "ufficiale" mi sembra così: un angelo con le ali di ferro... Assai più calzante mi pare l'immagine del cardinale di Francis Bacon (quadreria moderna dei Musei vaticani)...

Arrivederci Roma da Ponte San Sisto



venerdì 11 febbraio 2011

I venti di Mario Vargas Llosa

 Il protagonista di questo libretto di Vargas Llosa si reca una mattina con l'amico Osorio ad una manifestazione contro la chiusura di u...