lunedì 15 febbraio 2010

Dipanando l'innocenza

Marina e Willico hanno parlato di innocenza e quindi...

Dice un vecchio proverbio lombardo “Da fiö sa nòs e da fiö sa mor” (si nasce e si muore bambini) e rivela la fragilità di queste due stagioni della vita che corrispondono anche a due età dell'innocenza. E' una innocenza “diversa”: la prima è una innocenza, come dire, per “mancanza di colpa”, l'altra per “eccesso di colpa”.

Sulla mancanza di colpa dei bambini di fronte al mondo non mi dilungo, basta solo pensare al fatto, non raro, che si trovino coinvolti “innocentemente” dal male che li circonda e colpisce.

Sull'eccesso di colpa dei vecchi invece direi che è il “frutto” della loro vita, temo tranne qualche rarissimo caso, che ciascuno avrà da rimproverarsi un rosario infinito di colpe che non potrà che snocciolare ogni qual volta tenti di fare un bilancio. E allora perché l'eccesso di colpa dei vecchi li porterebbe all'innocenza? Esattamente perché, come dire, è il fatto di riconoscere la colpevolezza che ci riporta verso l'innocenza. Non potrebbe essere altrimenti. Non potremmo riconoscere l'innocenza senza aver provato il contrario.

C'è equidistanza dell'uomo dall'innocenza e dal suo contrario la colpevolezza? Qui si scontrano due idee dell'uomo vecchie come il mondo: c'è chi dice che l'uomo sia per natura innocente e possa diventare colpevole se lo vuole (più o meno), altri che dicono l'opposto, che cioè è nato colpevole e possa (spesso con interventi estranei alla sua natura) diventare innocente. Se crediamo a Sant'Agostino che sostiene che la verità sta dentro l'uomo (In interiore homine habitat veritas. Nisi invenias noli exire sed rede in te ipsum), non possiamo che pensare che l'uomo è la casa della verità e quindi dell'innocenza.

Ma allora come si spiega il male? Se l'uomo è la casa della verità perché cerca la menzogna? Forse perché (tento una risposta) non sa cercare dentro di sé abbastanza e si ferma prima. Uso una metafora: se ci guardiamo allo specchio vediamo il nostro aspetto, la nostra immagine riflessa. Ma dal nostro aspetto cosa potrebbe comprendere un'altra persona? Poco. Se ci guardiamo allo specchio però noi “vediamo” qualcos'altro, leggiamo piccoli segnali, impercettibili particolari, vediamo qualcosa di più, di più profondo.

Ora ci deve spaventare se siamo talmente “disseccati” da aver perso la capacità di guardarci e scoprire la verità che c'è in noi.

Ma come facciamo a sapere se siamo "disseccati"? Meglio che non sia io a rispondere a tutte le domande, ho già sparato troppe risposte !

4 commenti:

  1. hai sparato molto bene direi.
    L'idea che il riconoscimento delle colpe accumulate ci riporti verso una nuova innocenza è lenitiva per i miei tremori di colpevole. Mi sembra una visione molto "umanistica" che mi piace e che vorrei riuscire a fare mia. Non sul piano intellettuale ma su quello della mia psicologia
    ti ringrazio per aver partecipato
    marina

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  2. Mi spiace essere passata di qua solo ora, per tanti motivi: per quello che scrivi e per l'aria che ti accoglie qui, un misto di zen e di natura d'alberi, in foto stilizzate anche nelle tinte. Bello.
    E la musica è in linea con il resto.
    Bello.
    E due.
    Ma ora vengo al dipanamento.
    Mi piace la tua versione "domandosa", tu apri tante finestre e io trovo che chi si fa tante domande in qualche modo cerca anche per gli altri.
    Ieri ho innocentato anch'io sul mio blog.
    A presto.

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