*Saudade* in portoghese è un termine che deriva dalla cultura lusitana, prima portoghese e poi brasiliana, che indica una forma di melanconia, un sentimento affine alla nostalgia. Etimologicamente, deriva dal latino /solitáte/, solitudine, isolamento.
In alcune accezioni la /saudade/ è una specie di ricordo nostalgico, affettivo di un bene speciale che è assente, accompagnato da un desiderio di riviverlo o di possederlo. In molti casi una dimensione quasi mistica, come accettazione del passato e fede nel futuro.
In lingua portoghese, a differenza di altre lingue romanze, la parola è l'unica utilizzata per designare tutte le varianti di questo sentimento. In tal senso è spesso considerata intraducibile in altre lingue. /Saudade/ può essere comunque tradotta, approssimativamente, anche come struggimento, tristezza di un ricordo felice.
Si può avere /saudade/ di molte cose :
* di qualcuno che non c'è più,
* di qualcuno che amiamo e che è lontano o è assente,
* di un caro amico,
* di qualcuno o qualcosa che non si vede da tantissimo tempo,
* di qualcuno con cui non parliamo da molto tempo,
* di un luogo caro (la patria, il proprio paese, la propria casa),
* di un cibo,
* di situazioni,
* di un amore.
L'espressione /matar a saudade/ (o /matar saudades/) è utilizzata per esprimere la scomparsa di questo sentimento, ad esempio, ricordando, parlando di un fatto passato, reincontrando una persona, rivedendo un luogo o rivivendo una situazione. Nel sud del Portogallo, /mandar saudades/ significa mandare saluti, felicitazioni.
(da Wikipedia)
lunedì 16 giugno 2008
Luoghi dell'anima, la mia valle
domenica 15 giugno 2008
Teneri passerotti al Giardino della Guastalla nel centro di Milano
Giovanni Raboni, "L'opera poetica", Mondadori, pag. 577
Un giorno o l'altro ti lascio, un giorno
dopo l'altro ti lascio, anima mia.
Per gelosia di vecchio, per paura
di perderti - o perché
avrò smesso di vivere, soltanto.
Però sto fermo, intanto,
come sta fermo un ramo
su cui sta fermo un passero, m'incanto...
(poesia inviata tanto tempo fa da una personale speciale che non vedo più)
venerdì 13 giugno 2008
Raymond Depardon, Ospedale psichiatrico di Collegno, 1980

Hai bisogno di difenderti da tutto
neanche lo spazio limitato e familiare del refettorio
ti tranquillizza
troppa luce
troppo rumore di persone e stoviglie
troppi fiori sulla tovaglia
non ti rimane che rifugiarti
nella tua giacca
e lì dentro
chiudere
occhi
e orecchie
a ritrovare
il respiro lento
e farti abbracciare
dal silenzio
Un bacio, un sogno
Svegliarsi per un bacio sulle labbra
era un sogno
tenero
pensarlo poi con nostalgia
lontano
inafferrabile
Voglio tornare in quel sogno
era un sogno
tenero
pensarlo poi con nostalgia
lontano
inafferrabile
Voglio tornare in quel sogno
giovedì 12 giugno 2008
martedì 10 giugno 2008
Paolo Messina, Ura ca passa
Ura ca passa
Si chian-tu è st'ura
ca passa e mi punci
iu m'acquazzinu di tempu.
Si junci
vuci pi st'àspiri
praj senza ciuri
mi ridi la luna
e mi vesti di biancu.
E zichi zachi d'umbri
ariu di notti
cu passu d'erva
arrassu
pprtu li giumma
d'un abitu dimisu
'n contraluci.
1947
da: Poesie siciliane, 1985
Passerà quest'ora. Se pianto è quest'ora / che scorre e mi punge / io m'imbrino di tempo. / Se giunge / voce per queste aspre / plaghe senza fiori / mi ride la luna / e mi veste di bianco. / E zig zag d'ombre / aria di notte / con passo d'erba / lontano / porto i fiocchi / d'un abito dismesso / in controluce. (Traduzione di Lucio Zinna).
Si chian-tu è st'ura
ca passa e mi punci
iu m'acquazzinu di tempu.
Si junci
vuci pi st'àspiri
praj senza ciuri
mi ridi la luna
e mi vesti di biancu.
E zichi zachi d'umbri
ariu di notti
cu passu d'erva
arrassu
pprtu li giumma
d'un abitu dimisu
'n contraluci.
1947
da: Poesie siciliane, 1985
Passerà quest'ora. Se pianto è quest'ora / che scorre e mi punge / io m'imbrino di tempo. / Se giunge / voce per queste aspre / plaghe senza fiori / mi ride la luna / e mi veste di bianco. / E zig zag d'ombre / aria di notte / con passo d'erba / lontano / porto i fiocchi / d'un abito dismesso / in controluce. (Traduzione di Lucio Zinna).
Adelaide Petters Lessa, Siddharta
Siddharta
( da H. Hesse )
Respiru
lu ciumi
chi scinni
eternu
e ascutu
sirenu
li soi
milli
vuci.
Sgriciu
la pirfizioni.
( da H. Hesse )
Respiru
lu ciumi
chi scinni
eternu
e ascutu
sirenu
li soi
milli
vuci.
Sgriciu
la pirfizioni.
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