Non chiedetemi perché, in un cd dimenticato, è venuta fuori questa vecchia foto che, ancora una volta, ha attirato la mia attenzione. Forse qualche motivo ci sarà e nemmeno tanto inconscio. Le immagini hanno questo potere di evocare qualcosa che sta dietro, qualcosa che non riusciamo ad esprimere compiutamente. Questa foto nasconde un giardino ed è stata l'ispirazione (a proposito di ispirazione) di un racconto che ho scritto qualche anno fa. Un giardino tutt'altro che misterioso di giorno che la notte si popola di presenze sconosciute. In quel giardino c'è un bambino e suo nonno ed il mondo sembra essere stato lasciato fuori. Ma non è così.
A questa immagine che comunque apre ad un micro-mondo di erbe e piante, di uccelli canterini e fiori colorati, ne accosto un'altra che ricorre nella mio inconscio (diciamo così) ed è quella di una porta o finestra di vecchio legno intaccato dal tempo e perentoriamente sbarrata. Dovrò un giorno scrivere di questa porta o finestra che sia e di ciò che non si vede dietro. Non è detto che queste immagini possano ispirare altri e sarei curioso di sapere se hanno la stessa identica forza evocativa sui lettori (incauti) di questo blog.
Io conosco un Pinocchio parente di quell'altro, ma ben più bugiardo e molto più scaltro. Di bugie ne racconta ogni giorno un milione, il naso gli si allunga... cosa fa quel furbone? Si arma di sega, di martello e d'accetta, via via che il naso cresce lo taglia in fretta in fretta, ammucchia il legname in un bel magazzino, lo vende all'ingrosso e guadagna benino. Insomma, capitemi: commercia in bugie, più grosse delle vostre e forse anche delle mie. Ogni sera fa i conti e mai non si contenta: «Ci vogliono più bugie, la produzione rallenta!». La domenica soltanto dite la verità per far riposare il naso dopo tanta attività. (Gianni Rodari, Il secondo libro delle filastrocche, Einaudi)
Un aiutino. Il Nostro Pinocchio dice le bugie anche di Domenica.
Riders on the storm Riders on the storm Into this house we're born Into this world we're thrown Like a dog without a bone An actor out alone
Cavalieri nella tempesta Cavalieri nella tempesta nati in questa casa buttati in questo mondo come cani senza un osso come attori senza la parte
Riders on the storm There's a killer on the road His brain is squirmin' like a toad Take a long holiday Let your children play
Cavalieri nella tempesta c'è un assassino sulla strada il suo cervello si dimena come un rospo prenditi una lunga vacanza lascia che i tuoi figli possano giocare
If ya give this man a ride Sweet memory will die Killer on the road, yeah Se tu dai un passaggio a quest'uomo i dolci ricordi spariranno un assassino sulla strada, sì
Girl ya gotta love your man Girl ya gotta love your man Take him by the hand Make him understand The world on you depends Our life will never end Ragazza tu hai bisogno di amare il tuo uomo Ragazza tu hai bisogno di amare il tuo uomo prendilo per mano fagli capire che il mondo dipende da te (e) la nostra vita non finirà mai
Gotta love your man, yeah Wow! Riders on the storm Riders on the storm Into this house we're born Into this world we're thrown
Commento (che ci azzecca?). Sono tornati agguerriti feroci conoscono le stanze del potere conoscono le debolezze degli uomini hanno la verità in tasca mentono manipolano colpiscono spadroneggiano su tutto sono i nuovi inquisitori
Il Vaticano esulta mentre le istituzioni della Repubblica sono fatte a pezzi. Quando introdurremo la teocrazia come forma di governo? Sembra proprio che gli integralismi abbiano il sopravvento ovunque e che diventino tremendo strumento di governo oltre che spadroneggiare sulle coscienze. Rendono le società, gli uomini e le donne meno liberi.
Chi se ne fotte se la crisi sta mettendo sul lastrico milioni di persone. Chi se ne fotte se l'ostentazione della ricchezza e l'occultamente della miseria è diventata l'ideologia dominante. Chi se ne fotte se in razzismo è diventato legge dello stato.
Pensierino. La memoria sembra una cosa salda che ci àncora al passato. Non è così: scopriamo la sua labilità, la sua fragilità, anzi a volte scopriamo che deforma i fatti, sovverte le prospettive, cambia senso ai ricordi. Già , ma cosa è "la realtà"? Due persone "leggono" il passato, i luoghi, i sentimenti e scoprono due "realtà" diverse, scoprono che particolari apparentemente insignificanti sono esaltati dalla memoria dell'uno o si sono persi nell'oblio nell'altro. E allora viene il dubbio che siano veramente successi.
Commento. Melanconia, quattro artisti a confronto, quattro stati d'animo diversi. La malinconia romantica della Charpentier diventa la sensuale tristezza della Venere diafana della pittrice statunitense Romaine Brooks. La cerva di Frida Kahlo (col volto dell'autrice) trafitta, ma tuttavia indomita, fiera nella sua corsa e il ripiegamento interiore del maliconico Edvard Munch. Anche la malincona ha tante sfumature e le abbiamo "assaporate" (forse) tutte. (Commento ispirato dalla lettura di Eugenio Borgna, Come in uno specchio oscuramente, Feltrinelli).
«Nella vita gli uomini fanno dei programmi perché sanno che, una volta scomparso l’autore, essi possono essere continuati da altri. In poesia è impossibile, non ci sono eredi. Così è toccato a me con questo libro: dodici anni fa giurai a me stesso, preso dalla mano della poesia, di scrivere tanti racconti sui sentimenti umani, così labili, partendo dalla A e arrivando alla Z. Sono poesie in prosa. Ma alla lettera S, nonostante i programmi, la poesia mi ha abbandonato. E a questa lettera ho dovuto fermarmi. La poesia va e viene, vive e muore quando vuole lei, non quando vogliamo noi e non ha discendenti. Mi dispiace ma è così. Un poco come la vita, soprattutto come l’amore.» (Goffredo Parise, SILLABARI, Avvertenza, Gennaio 1982).
Commento. La poesia va e viene. A volte scompare. A volte la facciamo scomparire. A volte non l'ascoltiamo. E' un percorso, quello della poesia, carsico: sappiamo che c'è un flusso potente sotto terra, ma spesso non lo vediamo. Appoggiamo l'orecchio alla terra e sentiamo qualcosa, come un ribollire d'acqua, ma rimane misterioso il suo percorso. Poi, come è capitato a me , facendo il bagno sotto il Castello di Duino, senti una corrente fredda che s'insinua come una lingua nel mare e scopri che l'acqua di quel fiume sconosciuto finisce sempre lì e tu ci sei dentro. Ti pare di averla ritrovata d'un colpo, ne senti la potenza addosso, è un attimo, due bracciate e tutto è scomparso. Però che bella sensazione in quell'attimo !
P.S. Devo assolutamente andare a vedere cosa combina quel mattacchione di Paolo Poli con i Sillabari di Parise.