Sul muro del mio Tinello c'è un pendolo di età incerta ma dell'ottocento. Va caricato due volte alla settimana e quando suona le ore sembra la Torre di Londra. Mia moglie quando le chiedono l'età dice che cambia continuamente, ogni tic-tac del pendolo cambia. Ed è intimamente convinta che se solo riuscisse a cambiare il battito in tac-tic il tempo
si fermerebbe. Il suo. Perchè io continuo perdutamente a invecchiare.
Antonio
lunedì 14 giugno 2010
Il pendolo di Antonio
Il mio amico Antonio scrive pensierini come i miei. Eccone uno...
sabato 12 giugno 2010
Repubblica riporta alcuni giudizi tecnici sul piano C.A.S.E. del Comune de l'Aquila
"Si rendono evidenti segni di deterioramento degli edifici inaccettabili". Il giudizio è in una articolata relazione del marzo scorso di una sessantina di pagine, corredatnza delle fotografie scattate dagli stessi Uffici Tecnici. Sarà un caso che il Capo è già un po' che non si fa vedere a L'Aquila ?
giovedì 10 giugno 2010
Dal comitato familiari delle vittime della Casa dello studente dell'Aquila
Lettera inviata ad un quotidiano
“Bisogna rispondere, ma con le dovute maniere”.
E’ questa la prima cosa che ci siamo detti noi familiari delle giovani vittime della casa dello studente a fronte delle stupefacenti esternazioni di Berlusconi.
Noi, che abbiamo perso tutto, che non avremo più un futuro perché la morte di un figlio azzera ogni prospettiva, siamo stati e siamo capaci di autocontrollo e di rispetto.
Due atteggiamenti che hanno scandito il nostro percorso di dolore, la nostra richiesta di giustizia.
Atteggiamenti di cui il premier dovrebbe fare largo uso in situazioni estremamente delicate, anziché attaccare, come è ormai consuetudine, la magistratura e accusare coloro che sono stati colpiti da lutti immedicabili e che, forse, si sarebbero potuti evitare, di incontrollabile furia omicida.
Non si può che gridare Vergogna dinanzi a tanta insensibilità e ad un linguaggio profondamente offensivo.
E non si può non pensare che, magari, ci troviamo di fronte ad un gioco sporco, che si fa beffe anche dell’etica istituzionale: utilizzare pretesti, calunnie e sospetti per abbandonare L’Aquila al suo destino. Ma sarebbe veramente troppo e drammaticamente triste, poiché significherebbe usare il nostro dolore.
Berlusconi farebbe bene a leggere la lettera che Bertolaso, Capo della Protezione Civile, in data 5 luglio 2009, inviò a Sergio Bianchi, padre di Nicola, che non c’è più, nella quale al disperato grido di dolore di questo padre risponde:”I morti dell’Aquila potevano non esserci e soprattutto essere molto meno tra i giovani.
Confido in coloro che devono, per loro compito, individuare responsabilità personali dirette, omissioni dolose, irresponsabilità colpevoli, perché è giusto che non si chiami disgrazia o fatalità ciò che poteva essere evitato, ma accetto di essere parte di una classe dirigente che, nel suo insieme, non ha saputo fare ciò che era possibile per evitare lutti e dolori a tante, troppe persone”.
Al premier, inoltre, sfugge un piccolo, non trascurabile dettaglio: gran parte degli studenti che hanno perso la vita, in quella tragica notte, erano “fuori sede”, ossia provenivano dalle regioni limitrofe.
Cosa farà allora? Richiamerà la Protezione Civile anche dalla Basilicata, dalla Puglia, dalla Campania, dal Lazio ecc. ecc.?
09/06/2010 11:51
martedì 8 giugno 2010
I pendolari e San Cristoforo
Andare a Milano la mattina presto è per me sempre un'avventura. Il Manuale del pendolare dice che bisogna arrivare alla "barriera" di Milano prima delle 7,30 altrimenti vi sentirete come Ramses nel bel mezzo del Mar Rosso. A nulla vale consolarsi ricordando che in Cina ci sono seicento città che superano il milione di abitanti: se vi inoltraste a vostro rischio e pericolo in questo girone infernale, vorrebbe dire che vi siete votati al martirio automobilistico e capireste (per illuminazione improvvisa) il perché San Cristoforo è il protettore degli automobilisti, infatti vorreste essere sulle sue robuste spalle a guadare un fiume piuttosto che rimanere inchiodato all'asfalto puzzolente all'altezza (le disgrazie vengono sempre a coppie come le ciliegie) del Fiume (?) Olona.
Ma le regole sono fatte per essere infrante, si sa. Così, inspiegabilmente, alle 6.45 di un martedì senza pioggia, potreste trovarvi (come è capitato a me, oggi) in un ingorgo assurdo all'imbocco della "gronda nord" che vi permetterà di raggiungere il comodi 20 minuti l'uscita di Cormano (non più di 3 km) facendovi rimpiangere di non essere stati comodamente a casa a guardare l'orto.
Devo dire che quando uno va in macchina che fa? Se gli è rimasto un po' di rispetto per il codice della strada e quindi non telefona a chissacchi, ascolta la radio. Purtroppo le trasmissioni a quest'ora del mattino danno voce, incautamente o sadicamente, ai pendolari che si lamentano di questo o di quello affliggendo vieppiù chi è all'ascolto, predisponendolo alla rassegnazione. I pendolari, che sono una razza affinata da una selezione naturale durissima, hanno raggiunto anche in questo campo la perfetta sintesi: ascoltare la radio e telefonare insieme, oltre che guidare s'intende.
Insomma non c'è scampo e, quel che è peggio, nessuno lo cerca.
Ma le regole sono fatte per essere infrante, si sa. Così, inspiegabilmente, alle 6.45 di un martedì senza pioggia, potreste trovarvi (come è capitato a me, oggi) in un ingorgo assurdo all'imbocco della "gronda nord" che vi permetterà di raggiungere il comodi 20 minuti l'uscita di Cormano (non più di 3 km) facendovi rimpiangere di non essere stati comodamente a casa a guardare l'orto.
Devo dire che quando uno va in macchina che fa? Se gli è rimasto un po' di rispetto per il codice della strada e quindi non telefona a chissacchi, ascolta la radio. Purtroppo le trasmissioni a quest'ora del mattino danno voce, incautamente o sadicamente, ai pendolari che si lamentano di questo o di quello affliggendo vieppiù chi è all'ascolto, predisponendolo alla rassegnazione. I pendolari, che sono una razza affinata da una selezione naturale durissima, hanno raggiunto anche in questo campo la perfetta sintesi: ascoltare la radio e telefonare insieme, oltre che guidare s'intende.
Insomma non c'è scampo e, quel che è peggio, nessuno lo cerca.
lunedì 7 giugno 2010
sabato 5 giugno 2010
Partita a scacchi
Pre-pensierino. C'è tra i vecchi una propensione a parlare di morte. Chiedono, si informano, curiosano negli ultimi istanti di vita di conoscenti, amici, parenti per scoprire ogni particolare della "triste dipartita" con un accanimento a volte sadico.
"Ha sofferto".
"Ha capito che stava morendo".
"Quando, esattamente, è morto".
"Era ancora vivo all'arrivo dell'ambulanza".
Commiserare il morto è un modo per "prepararsi" alla propria morte ed al mistero che la circonda, ma è anche un tentativo per esorcizzarla, allontanarla raccontandola.
Dialogo tra la Morte ed il Cavaliere Block dal film di Ingmar Bergman Settimo sigillo
Cavaliere Block: Vorrei confessarmi ma non ne sono capace, perché il mio cuore è vuoto. Ed è vuoto come uno specchio che sono costretto a fissare, mi ci vedo riflesso e provo soltanto disgusto e paura. Vi vedo indifferenza verso il prossimo, verso tutti i miei irriconoscibili simili; vi scorgo immagini d’incubo, nate dai miei sogni, dalle mie fantasie.
Morte: Non credi che sarebbe meglio morire?
Cavaliere Block: E’ vero.
Morte: Perché non smetti di lottare?
Cavaliere Block: E’ l’ignoto che m’atterrisce.
Morte: Il terrore è figlio del buio.
Cavaliere Block: Sì, è impossibile sapere…ma perché, perché non è possibile cogliere Dio coi propri sensi? Per quale ragione si nasconde dietro mille e mille promesse e preghiere sussurrate ed incomprensibili miracoli? Perché io dovrei avere fede nella fede degli altri? E cosa sarà di coloro i quali non sono capaci né vogliono avere fede? Perché non posso uccidere Dio in me stesso? Perché continua a vivere in me e sia pure in modo vergognoso e umiliante, anche se io Lo maledico e voglio strapparLo dal mio cuore? E perché nonostante tutto Egli continua ad essere uno struggente richiamo di cui non riesco a liberarmi? Mi ascolti?
Morte: Certo.
Cavaliere Block: Io vorrei sapere, senza fede, senza ipotesi, voglio la certezza, voglio che Iddio mi tenda la mano e scopra il Suo volto nascosto, e voglio che mi parli.
Morte: Il Suo silenzio non ti parla?
Cavaliere Block: Lo chiamo e Lo invoco e se Egli non risponde io penso che non esiste.
Morte: Forse è così, forse non esiste.
Cavaliere Block: Ma allora la vita non è che un vuoto senza fine? Nessuno può vivere sapendo di dover morire un giorno, come cadendo nel nulla, senza speranza!
Morte: Molta gente non pensa né alla morte né alla vanità delle cose.
Cavaliere Block: Ma verrà il giorno in cui si troveranno all’estremo limite della vita.
Morte: Sì, sull’orlo dell’abisso…
Cavaliere Block: Lo so, lo so ciò che dovrebbero fare. Dovrebbero intagliare nella loro paura un’immagine, alla quale poi dare il nome di Dio.
"Ha sofferto".
"Ha capito che stava morendo".
"Quando, esattamente, è morto".
"Era ancora vivo all'arrivo dell'ambulanza".
Commiserare il morto è un modo per "prepararsi" alla propria morte ed al mistero che la circonda, ma è anche un tentativo per esorcizzarla, allontanarla raccontandola.
Dialogo tra la Morte ed il Cavaliere Block dal film di Ingmar Bergman Settimo sigillo
Cavaliere Block: Vorrei confessarmi ma non ne sono capace, perché il mio cuore è vuoto. Ed è vuoto come uno specchio che sono costretto a fissare, mi ci vedo riflesso e provo soltanto disgusto e paura. Vi vedo indifferenza verso il prossimo, verso tutti i miei irriconoscibili simili; vi scorgo immagini d’incubo, nate dai miei sogni, dalle mie fantasie.
Morte: Non credi che sarebbe meglio morire?
Cavaliere Block: E’ vero.
Morte: Perché non smetti di lottare?
Cavaliere Block: E’ l’ignoto che m’atterrisce.
Morte: Il terrore è figlio del buio.
Cavaliere Block: Sì, è impossibile sapere…ma perché, perché non è possibile cogliere Dio coi propri sensi? Per quale ragione si nasconde dietro mille e mille promesse e preghiere sussurrate ed incomprensibili miracoli? Perché io dovrei avere fede nella fede degli altri? E cosa sarà di coloro i quali non sono capaci né vogliono avere fede? Perché non posso uccidere Dio in me stesso? Perché continua a vivere in me e sia pure in modo vergognoso e umiliante, anche se io Lo maledico e voglio strapparLo dal mio cuore? E perché nonostante tutto Egli continua ad essere uno struggente richiamo di cui non riesco a liberarmi? Mi ascolti?
Morte: Certo.
Cavaliere Block: Io vorrei sapere, senza fede, senza ipotesi, voglio la certezza, voglio che Iddio mi tenda la mano e scopra il Suo volto nascosto, e voglio che mi parli.
Morte: Il Suo silenzio non ti parla?
Cavaliere Block: Lo chiamo e Lo invoco e se Egli non risponde io penso che non esiste.
Morte: Forse è così, forse non esiste.
Cavaliere Block: Ma allora la vita non è che un vuoto senza fine? Nessuno può vivere sapendo di dover morire un giorno, come cadendo nel nulla, senza speranza!
Morte: Molta gente non pensa né alla morte né alla vanità delle cose.
Cavaliere Block: Ma verrà il giorno in cui si troveranno all’estremo limite della vita.
Morte: Sì, sull’orlo dell’abisso…
Cavaliere Block: Lo so, lo so ciò che dovrebbero fare. Dovrebbero intagliare nella loro paura un’immagine, alla quale poi dare il nome di Dio.
venerdì 4 giugno 2010
Ci sono luoghi
Ci sono luoghi lontani che ci paiono irraggiungibili
eppure
lo sguardo li può accarezzare e perdersi...
giovedì 3 giugno 2010
Mistificatori
E' evidente che la "mistificazione" ha preso saldamente il potere in Italia. Parlano di lotta all'evasione ed inneggiano ai "poveri" evasori milionari, inneggiano alla libertà di impresa e contemporaneamente a quella di lavoro precario (che non è affatto libero!), parlano di ricostruzione e non ci mettono un euro all'Aquila (ridono i costruttori alla notizia del terremoto pensando agli affari che faranno). Clicca sul titolo per leggere i commenti di MisKappa.
mercoledì 2 giugno 2010
Gita al Sacro Monte di Varese. Per i milanesi la salita al Sacro Monte era un "classico" domenicale. E così...
martedì 1 giugno 2010
Una volta
Si mangiavano questi fiori di acacia. Gusto un po' allapposo, ma dolciastro che dava un senso di freschezza in bocca. Oggi , appena un bambino si avventasse su un fiore così con propositi culinari avrebbe uno strillo della mamma che lo placcherebbe subito non solo non facendolo gustare, ma pulendo con un profumatissimo fazzolettino "igienizzante" la mano impertinente e temeraria che aveva tentato di coglierlo. Senza contare l'immancabile "amante della natura" che guarderebbe con malcelata irritazione un oltraggio alla natura di un pericoloso cucciolo di uomo.
Mangiare fiori non è mai stata la mia passione, ma non capisco come possa venire appetito di fronte a molte cose che vedo proposte in molti supermercati. E' che ci siamo disabituati a quasi tutti i gusti ed ora mandiamo giù a caso le cose più incredibili.
Quando mio figlio era piccolo lo portavo in giardino e gli facevo toccare e annusare tutti i fiori e si divertiva moltissimo: il tatto morbido della vellutata rosa, le foglie rugose di vite, le tenere margherite e la profumata camomilla che crescevano nel prato davanti a casa, passare la mano nel rosmarino e sentirne il profumo, masticare una foglia di menta o di melissa...
Chissà forse oggi ci manca un po' questo "contatto" vero con la natura (e non parlo di foresta primaria, ma di un giardino all'estrema periferia di Milano.
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