sabato 5 giugno 2010

Partita a scacchi

Pre-pensierino. C'è tra i vecchi una propensione a parlare di morte. Chiedono, si informano, curiosano negli ultimi istanti di vita di conoscenti, amici, parenti per scoprire ogni particolare della "triste dipartita" con un accanimento a volte sadico.
"Ha sofferto".
"Ha capito che stava morendo".
"Quando, esattamente, è morto".
"Era ancora vivo all'arrivo dell'ambulanza".
Commiserare il morto è un modo per "prepararsi" alla propria morte ed al mistero che la circonda, ma è anche un tentativo per esorcizzarla, allontanarla raccontandola.

Dialogo tra la Morte ed il Cavaliere Block dal film di Ingmar Bergman Settimo sigillo


Cavaliere Block: Vorrei confessarmi ma non ne sono capace, perché il mio cuore è vuoto. Ed è vuoto come uno specchio che sono costretto a fissare, mi ci vedo riflesso e provo soltanto disgusto e paura. Vi vedo indifferenza verso il prossimo, verso tutti i miei irriconoscibili simili; vi scorgo immagini d’incubo, nate dai miei sogni, dalle mie fantasie.

Morte: Non credi che sarebbe meglio morire?

Cavaliere Block: E’ vero.

Morte: Perché non smetti di lottare?

Cavaliere Block: E’ l’ignoto che m’atterrisce.

Morte: Il terrore è figlio del buio.

Cavaliere Block: Sì, è impossibile sapere…ma perché, perché non è possibile cogliere Dio coi propri sensi? Per quale ragione si nasconde dietro mille e mille promesse e preghiere sussurrate ed incomprensibili miracoli? Perché io dovrei avere fede nella fede degli altri? E cosa sarà di coloro i quali non sono capaci né vogliono avere fede? Perché non posso uccidere Dio in me stesso? Perché continua a vivere in me e sia pure in modo vergognoso e umiliante, anche se io Lo maledico e voglio strapparLo dal mio cuore? E perché nonostante tutto Egli continua ad essere uno struggente richiamo di cui non riesco a liberarmi? Mi ascolti?

Morte: Certo.

Cavaliere Block: Io vorrei sapere, senza fede, senza ipotesi, voglio la certezza, voglio che Iddio mi tenda la mano e scopra il Suo volto nascosto, e voglio che mi parli.

Morte: Il Suo silenzio non ti parla?

Cavaliere Block: Lo chiamo e Lo invoco e se Egli non risponde io penso che non esiste.

Morte: Forse è così, forse non esiste.

Cavaliere Block: Ma allora la vita non è che un vuoto senza fine? Nessuno può vivere sapendo di dover morire un giorno, come cadendo nel nulla, senza speranza!

Morte: Molta gente non pensa né alla morte né alla vanità delle cose.

Cavaliere Block: Ma verrà il giorno in cui si troveranno all’estremo limite della vita.

Morte: Sì, sull’orlo dell’abisso…

Cavaliere Block: Lo so, lo so ciò che dovrebbero fare. Dovrebbero intagliare nella loro paura un’immagine, alla quale poi dare il nome di Dio.

6 commenti:

  1. bellissimo, grandioso!
    quello umano è un destino terribile, avere la consapevolezza di dover morire...e ognuno di noi la risolve come può....
    in certi momenti penso che chi crede è fotunato e mi chiedo, quando si è vicini alla morte e si è stati felici atei durante la vita,ci si potrebbe accontentare anche di una bugia?
    ciao simona

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  2. Uno dei luoghi comuni più abusati è che l'unica certezza della vita è la morte, ed è vero. Ciò che conta è quello che si è seminato in vita, quello, insomma, che si riesce a lasciare a chi ci sopravvive.
    E non penso che "credere" serva a dare forza nell'affrontare la morte, penso che essa ci terrorizza perché non sappiamo, ovvero lo sappiamo benissimo, ciò che ci attende.

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  3. uno dei miei film preferiti di Bergman...
    il rapporto con la morte, da questa parte del mondo, è bruttissimo. Mi ha sempre affascinata la storia che tra i Nativi Americani quando un vecchio sente che sta per morire se ne va a stare da solo, a prepararsi per il viaggio e ad accogliere la morte in solitudine. In questa parte del mondo, io di fronte ad una notizia così, mi schianto dal dolore.

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  4. Inutile dire che io sono un "credente" , non chiedetemi in cosa, non saprei rispondere...
    Si muore soli, ma il rito della morte del nonno era una volta un momento collettivo della famiglia, ora è allontanato in luoghi destinati alla morte (hospice, ospedali, cliniche) per chi se li può permettere altrimenti dentro una stanza chiusa rigorosamnte vietata ai bambini come se loro non dovessero sapere nulla...

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  5. Guglielmo, questo tuo ultimo scritto mi trova molto d'accordo.
    ciao simona

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