giovedì 13 ottobre 2016

Il mistero buffo di Dario Fo

Dario Fo (Sangiano, 24 marzo 1926 – Milano, 13 ottobre 2016 è stato un drammaturgo, attore, regista, scrittore, autore, illustratore, pittore, scenografo e attivista italiano.


Ho visto per la prima volta Dario Fo a Galliate nel suo indimenticabile "Mistero buffo" al "5" che allora era una sala da ballo. Parliamo del 1969 o '70. In sala in fondo si affacciarono i carabinieri e lui dal palco disse " vedo delle persone in fondo con una strana cravatta trasversale" ed il pubblico si girò tutto verso la porta di accesso e i carabinieri se ne andarono. Erano i tempi in cui i suoi spettacoli erano oggetto di denunce ed i controlli di Digos e Carabinieri erano costanti.


L'ultima volta che l'ho visto di persona è stato al Palazzo Reale quando c'era la sua mostra di bozzetti e quadri (24 marzo al 3 giugno 2012 "DARIO FO A MILANO lazzi sberleffi dipinti"). Lui si prestava a presentare la mostra girando con gruppi di 20-30 persone. In quella occasione gli ho chiesto alla fine della presentazione, timidamente, di autografare una riproduzione di un suo bozzetto e lui gentilmente ha messo un suo scarabocchio sulla stampa.


martedì 4 ottobre 2016

Ognuno per la propria vita


Quando il momento si annunciò con un colpo rovente che dallo stomaco spingeva verso il basso, lacerando i fianchi, i reni, l'intestino, capi che doveva svegliarsi da quell'imbambolimento e lottare. Non era soltanto una fatica, come aveva pensato. Era una lotta a morte che si scatenava dentro come se il corpo, prima integro, si fosse diviso in due, e una parte lottasse per mangiarsi l'altra.
- Grida! Grida che t'aiuta!
- La posizione è giusta. Bene si presenta. Grida e spingi! Così ce la fai!
Chi ce la fa? Quell'onda di dolore trascinante ? Doveva seguire quell'onda? Il suo corpo lottava con l'altro corpo che, come un masso di ferro, batteva al muro della pancia per uscire. Era lì il nemico, in quel masso che batteva per uscire dalla prigione, e vivere a costo di lacerare, distruggere il suo corpo che, anche se preparato, non ce la faceva a espellere quel nemico per non soccombere.

... 

Lo sentiva che era deciso a vivere a costo di uccidere. E con un'ultima spinta, che dalle spalle la percorse fino a tagliare con un colpo secco il bassoventre, le cosce, lo sentì cadere da sé con un tonfo muto, nel vuoto.

...

Perché gridava così? Piangeva per la sua vita conquistata, o perché, nel segreto dell'atto carnale, quell'essere sapeva di aver quasi ucciso per la vita? Solo il mio corpo e il suo sapevano il significato di quella lotta mortale e senza ostilità: ognuno per la propria vita.

Goliarda Sapienza, L'arte della gioia, Einaudi

giovedì 15 settembre 2016

Il fotografo di Spoon River

Spoon River – Edgar Lee Masters

Poesia n°106 – Penniwit, the Artist – traduzione con testo inglese

I LOST my patronage in Spoon River
Persi i miei mecenati a Spoon River

From trying to put my mind in the camera
perché provai a inserire il mio pensiero nella fotocamera

To catch the soul of the person.
per catturare l’animo della persona.

The very best picture I ever took
La miglior foto che feci mai

Was of Judge Somers, attorney at law.
fu quella del giudice Somers, l’avvocato.

He sat upright and had me pause
Sedeva eretto e mi fece aspettare

Till he got his cross-eye straight.
finché non raddrizzò il suo occhio strabico.

Then when he was ready he said “all right.”
Dopo quando fu pronto mi disse “tutto a posto.”

And I yelled “overruled” and his eye turned up.
E io gridai “obiezione respinta” e il suo occhio ritornò sù.

And I caught him just as he used to look
E lo fotografai proprio con la sua solita espressione

When saying “I except.”
quando diceva “Mi oppongo.”


lunedì 12 settembre 2016

Il farmacista di Spoon River

TRAINOR, IL FARMACISTA

Solo il chimico può dire, e non sempre,
cosa verrà fuori dall'unione
di fluidi o solidi.
E chi può dire
come uomini e donne reagiranno
fra loro, o quali figli ne risulteranno?
C'erano Benjamin Pantier e sua moglie,
buoni in sé stessi, ma cattivi l'uno con l'altro:
lui ossigeno, lei idrogeno,
loro figlio, un fuoco devastatore.
Io, Trainor, il farmacista, un mescolatore di sostanze chimiche,
morto mentre facevo un esperimento,
vissi senza sposarmi.

(Dall' "Antologia di Spoon River" di Edgar Lee Masters - Traduzione a cura di Fernanda Pivano)

Pensierino. Come capisco il farmacista Trainor! Ho applicato la chimica alla tintura tessile (più modestamente) e non agli uomini. La chimica tra uomini e donne è materia assai astrusa.

domenica 11 settembre 2016

Che fanno gli eremiti? Niente...

Quest'anno il contadino Gian Gavino Alivesu seminava il suo grano intorno alle rovine d'una chiesa, vicino al mare. Era un terreno aspro, duro da lavorare, e sebbene l'avesse avuto quasi per niente Gian Gavino si pentiva d'averlo preso. Ogni tanto, in quei pomeriggi ancora caldi d'autunno, dopo aver sudato a estirpare qualche grossa radice di lentischio o a buttare lontano dei sassi, si sollevava con la mano sulla schiena e guardava la linea verde del mare pensando che, dopo tutto, la miglior vita è quella degli eremiti. La leggenda ne faceva morire uno lì, fra le rovine della chiesa, uno che era campato centosette anni e nessuno, del resto, lo aveva veduto morire; tanto che Gian Gavino, ancora adolescente e di cuore semplice, a volte zappava piano per timore di ritrovarne e disturbarne le ossa. Sì, pensava curvandosi di nuovo sulla sua zappa, la vita degli eremiti è la migliore. Che fanno gli eremiti? Niente: mangiano quello che trovano, come uccelli, dormono e non cadono in peccato; pace in terra e pace nell'altro mondo.

(Grazia Deledda, Racconti, Sole 24 ore, 2016)

Pensierino. Da tempo penso che la vita degli eremiti sia la migliore... non mi decido a praticarla, ancora, ma ci manca poco.






mercoledì 7 settembre 2016

L'arte della gioia e l'attesa del ritorno

Entrai in una piccola stanza nitida, con pochi mobili, ma piena di giocattoli, treni, vapori. Su un tavolo una grande casa quasi costruita coi dadi. Mi guardai in giro, ma vidi solo una sedia da paralitico. Volevo tacere, ma non potei non chiedere:
- E fuori?
- No, è morto. Solo che secondo il testamento del principe, mio padre, tutte le stanze devono restare intatte, affinché, volendo, chi se n'è andato possa ritornare. Anche la sua, lassú, è intatta. Certe volte ho l'impressione di sentire l'odore del suo tabacco. Fumava la pipa. Qui invece non c'è nessun odore, forse perché non 1'ho conosciuto, chissà! Era il fratello piú grande di mamma, ed è morto prima che nascessi, a dieci, dodici anni. A quello che mi hanno detto si ammalò di artrite deformante e... poi la tisi, che so, il cuore - credo - e se n'è andato... Se vuoi conoscerlo meglio la c'è la fotografia. Vedi, il viso è bello, sembra una donna, vero?
Goliarda Sapienza, L'arte della gioia, Einaudi




martedì 30 agosto 2016

Notte sulla torre

Incombe la notte sulla torre. Il grande braciere sul colmo del promontorio è spento. Notte di calma cupa e di attesa. Il mare sotto, incurante di tutto, continua il suo instancabile movimento. Forse anche la sentinella della torre si è fatta prendere da questa apparente calma e si è assopita. Ha capito che la sua era una inutile attesa?



domenica 17 luglio 2016

E la terra ? Quando se ne parla ?

...Arrivano le Autorità...
Da  una  pattuglia  si  staccò un carabiniere che comunicò l'ordine ai cafoni. Diceva l'ordine:
    «E' permesso di sedersi per terra.»
Noi ci sedemmo per terra. Eravamo ubbidienti come scolari.  Seduti per terra  rimanemmo  circa un'ora.  Dopo  un'ora  di  attesa,  una nuova staffetta provocò una viva agitazione. All'angolo della piazza apparve un gruppo di autorità. I carabinieri ci ordinarono:
    «In  piedi,  in  piedi.  Gridate  forte:  Viva  i  podestà.  Viva  gli
    amministratori onesti. Viva gli amministratori che non rubano.»
Noi balzammo in piedi e gridammo come loro volevano:
    «Viva   i   podestà,   viva   gli  amministratori  onesti,   viva  gli
    amministratori che non rubano».
Tra gli amministratori-che-non-rubano il solo che  noi  riconoscessimo fu l'Impresario.  Dopo che gli amministratori-che-non-rubano si furono allontanati, col consenso dei carabinieri,  potemmo nuovamente sederci per terra. Berardo cominciò a trovare la cerimonia troppo lenta.
    «E la terra?» egli chiese ad alta voce ad alcuni carabinieri.  «Quando se ne parla?»
Il fontanile di Fontamara a Pescina che avrebbe ispirato l'autore

Ignazio Silone, Fontamara, Prima pubblicazione in Svizzera in lingua tedesca (tradotto da Nettie Sutro-Katzenstein) nel 1932. La prima edizione in italiano apparve nel 1934, pubblicata a spese dell'autore a Parigi, sotto la sigla fittizia di N.E.I. (Nuove edizioni italiane, Zurigo-Parigi). Nel 1945 il romanzo fu pubblicato dapprima a puntate, con parecchi errori e refusi, su una rivista italiana, dove Silone operò ingenti modifiche e correzioni. Nel 1947 uscì, con altre importanti modifiche, la prima edizione in volume, dall'Editore Faro di Roma.

La vicenda parte da...
Dal 1º giugno 1929 nel paese di Fontamara (nella Marsica, vicino ad Avezzano) non arriva più l'elettricità. Sperando di rimediare a questa “fatalità” ogni contadino analfabeta firma una misteriosa "carta bianca", portata da un graduato della milizia (il cav. Pelino), la quale si scoprirà essere in realtà l'autorizzazione a togliere l'acqua per l'irrigazione per indirizzarla verso i possedimenti dell'Impresario, un imprenditore legato al regime che ha ottenuto la carica di podestà.

[cfr Wikipedia voce Fontamara]

Commento. Pare che non sia cambiato nulla da allora: i prepotenti continuano imperterriti a farla da padroni e i cafoni (con l'i phone in mano, però) sono sempre manovrati.

martedì 12 luglio 2016

vAlEnTiNo ZeicHeN, poeta

UNA MENTALITA'

A "MONTE" RISIEDE IL VIZIO
DELLA MENTALITÀ MAFIOSA.
LA MAFIA NON STA SOLO
NEGLI ODIOSI CRIMINI
MAFIA È ANCHE SOTTINTESO
SOTTERFUGIO CHE SI INSINUA
NELLE ABITUDINI LINGUISTICHE
DI INCONSAPEVOLI ONESTI.
MAFIA È INTERDIZIONE
A COMUNICARE, CENSURA
È INCENTIVO AFFINCHÉ
SOSPETTO E DIFFIDENZA
CANCELLINO OGNI VERITÀ.
MAFIA È TRASCURARE I MURI
PRIVANDOLI DELL'INTONACO
LASCIARE
CHE LE CARTACCE VOLINO
E CHE LA LORO OMBRA
IMBRATTI LA TERRA
ABBANDONARE I "VUOTI A PERDERE"
E LE DEFORMI PLASTICHE
QUALE RITRATTO DEL DEGRADO.
UOMO DAI DOPPI FINI,
RICERCA LO SCAMBIO
DI PENSIERI "FRANCHI"
IN ZONA "FRANCA" DEL PENSIERO
PURTROPPO, QUESTO È IL SOLO
DEBOLE, ANTIDOTO AL MALE.
RACCOGLI LE CARTACCE
E OGNI ALTRA VARIETÀ DI RIFIUTI
DI TUA INIZIATIVA
SPAZZA LA STRADA PUBBLICA
INTONACA
E NON SARÀ DEL TUTTO VANO.

vAlEnTiNo ZeicHeN

giovedì 16 giugno 2016

Terminata la parentesi "politica"

Sono entrato anch'io nel tritacarne della politica amministrativa. Un'avventura difficile e dura, ma alla quale non potevo sottrarmi. Spero ci siano ancora tanti Cittadini che vogliono partecipare alla vita del proprio paese e portare il loro contributo. Non è un impegno "militante", ma un semplice dovere civico. 

I venti di Mario Vargas Llosa

 Il protagonista di questo libretto di Vargas Llosa si reca una mattina con l'amico Osorio ad una manifestazione contro la chiusura di u...