domenica 17 gennaio 2010

Racconti della Domenica (2): La cartolina


Frugando nelle tasche e nella valigia aveva accumulato un discreto numero di biglietti di ingresso a musei, palazzi e ville, quelli dei parcheggi, dei mezzi pubblici utilizzati, di pedaggi autostradali e persino dei bar, supermercati, trattorie dove era entrato a far spesa o per mangiare. Ora si era messo ad ordinarli per data. Queste piccole tracce gli avevano fatto ricostruite le tappe di un viaggio dell’estate passata. Poi sarebbe passato alle fotografie, alle guide che gli erano servite per orientarsi nelle visite e alle cartoline. Si perché quando andava in un posto aveva sempre l'abitudine di acquistare delle cartoline, ma non da spedire, se le teneva gelosamente, le usava come segnalibro o infilate in qualche guida, riposte in quelle buste di carta velina che danno i vecchi cartolai. Aveva avuto sempre l'idea che chi è di passaggio in un posto, da turista o, ancora di più, per lavoro, non capisca affatto un paese, un paesaggio (lasciando perdere le persone che sono incomprensibili comunque). Gli sembrava che il forestiero che passa veloce sorvoli le cose, ne percepisca particolari insignificanti, ascolti voci casuali, assapori odori nuovi e talmente diversi che finisca per confonderli. E così gli sembrava che acquistare cartoline servisse a capire qualcosa di più: chi aveva scattato la foto conosceva i luoghi, aveva atteso le stagioni migliori, le luci del giorno che meglio valorizzassero un paesaggio, un monumento. Erano le condizioni ideali per scattare quella foto, in quel posto, condizioni uniche ed irripetibili. Le sue foto potevano solo essere casualmente efficaci.  
Certamente alcuni luoghi erano sfuggiti al visitatore che nella sua frenesia di visitare i monumenti più importanti, si era fatto sfuggire quel angolo di panorama, un vicolo nascosto, la piccola chiesa di campagna ed allora la cartolina colmava il vuoto, completava il paesaggio riempiendo di nuovi particolari, avrebbe fatto capire qualcosa di più di quel luogo che altrimenti gli sarebbe apparso casualmente affascinante o insignificante.
A dire il vero anche le foto che scattava lui gli aprivano nuovi orizzonti, ma in modo del tutto involontario: le foto di panorami ampi o di piazze, di strade affollate facevano scoprire sempre qualche particolare che non era stato messo a fuoco. Aveva fotografato una cosa ed ecco che, inaspettatamente, qualcosa d'altro faceva capolino, spuntava all'improvviso chiedendo attenzione, imponendosi come il vero centro della fotografia. Far scorrere le foto, per lui, voleva dire scoprire anche queste cose minute, nascoste, in secondo e terzo piano, particolari involontariamente inclusi nel quadro. Gli piaceva alla fine scartare il resto della foto e ritagliare quel particolare, rivisitarlo con nuovo occhio, metterlo in luce, in primo piano, riabilitarlo e dargli la giusta cornice.  L’insignificante, involontario ed inatteso diventava protagonista.
Forse era questa la sua filosofia di vita.
(segue altrove)


(c) Guglielmo Gaviani 2010

2 commenti:

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