Non capire un sms. Ecco il punto
Ma non uno di quelli giovanilistici (TVTTB, VCIDC ecc)
No. Quelli piani. Con poche parole
Frasi elementari con soggetto verbo oggetto del tipo "Simone mangia la mela"
Senza derivate, coordinate o complicazioni simili
Ma nemmeno aggettivi che fanno un po' perdere di vista l'obiettivo
Eppure mi sfugge il senso anche di questo balbettio comunicativo
Leggo quel che non c'è scritto
Mi arrovello in una frase derivata immaginaria
E naturalmente la risposta non può essere che all'altezza della comprensione della domanda
E' una comunicazione questa degli sms che non fa per me
Troppo veloce
Il mio cervello è lento
Arrivo sempre dopo e spesso tardi
domenica 18 maggio 2008
Pronto sabré quién soy, J.J. Borges
Pronto sabré quién soy (presto saprò chi sono) recita una delle ultime poesie di J.J.Borges (Elogio dell'ombra). Fino ad ora non l'ho saputo chi sono, ho corso qua e là, arrabattandomi nella vita, ho cercato di capire leggendo molti libri, viaggiando molto, lavorando molto, ma la conoscenza di me non c'è. Sembrava la cosa più semplice (e forse lo era, veramente) ma ho preso strade tortuose che mi hanno portato lontano. Ora però che sono spogliato di tutto (è morto l'animale ed è rimasto l'uomo e l'anima) posso sperare, anzi ho la certezza che saprò chi sono, presto.
sabato 17 maggio 2008
Intervista a Licia Pinelli, Repubblica, 18 Maggio 2002
Domanda. Signora, ci deve essere da qualche parte una strada per chiudere questa stagione di odio e di morte. Non crede che ognuno, per la sua parte, dovrebbe cercarla?
Risposta. "Io credo che quella strada possa essere soltanto la verità, non la menzogna o la disattenzione o l'oblio. Soltanto la verità potrà fermare il tremore delle mie mani, restituirmi una quiete capace di tenere lontani i ricordi. Voglio conoscere la verità. Non mi interessa la punizione dei colpevoli. Non mi piacciono le prigioni, non è in prigione che i colpevoli comprendono la natura dei propri errori. Voglio sapere chi ha fatto che cosa. Chiedo che siano attribuite delle responsabilità. Mio marito è entrato vivo in una questura, ne è uscito morto. Perché? E chi ne è responsabile? Uno Stato forte e credibile sa afferrare e sopportare la verità. Se è spaventato dalla verità, quello Stato rinuncia a se stesso, si indebolisce, perde, si dichiara sconfitto. Per ritornare alla sua domanda, la strada per chiudere questa maledetta stagione di odio può essere soltanto la giustizia".
Domanda. Parola alquanto sbiadita, non le pare?
Risposta. "Non parlo della giustizia dei tribunali, ormai. Per me, giustizia è la consapevolezza degli uomini di che cosa è accaduto. Che si sappia chi ha ucciso Pino. Chi ha ucciso Pino ne sia riconosciuto responsabile. Chi sa, trovi il coraggio di dire la verità: è la sola strada verso una pacificazione che sappia liberarci del passato".
Risposta. "Io credo che quella strada possa essere soltanto la verità, non la menzogna o la disattenzione o l'oblio. Soltanto la verità potrà fermare il tremore delle mie mani, restituirmi una quiete capace di tenere lontani i ricordi. Voglio conoscere la verità. Non mi interessa la punizione dei colpevoli. Non mi piacciono le prigioni, non è in prigione che i colpevoli comprendono la natura dei propri errori. Voglio sapere chi ha fatto che cosa. Chiedo che siano attribuite delle responsabilità. Mio marito è entrato vivo in una questura, ne è uscito morto. Perché? E chi ne è responsabile? Uno Stato forte e credibile sa afferrare e sopportare la verità. Se è spaventato dalla verità, quello Stato rinuncia a se stesso, si indebolisce, perde, si dichiara sconfitto. Per ritornare alla sua domanda, la strada per chiudere questa maledetta stagione di odio può essere soltanto la giustizia".
Domanda. Parola alquanto sbiadita, non le pare?
Risposta. "Non parlo della giustizia dei tribunali, ormai. Per me, giustizia è la consapevolezza degli uomini di che cosa è accaduto. Che si sappia chi ha ucciso Pino. Chi ha ucciso Pino ne sia riconosciuto responsabile. Chi sa, trovi il coraggio di dire la verità: è la sola strada verso una pacificazione che sappia liberarci del passato".
venerdì 16 maggio 2008
J.L. Borges, Il sogno
Se il sonno fosse (c'è chi dice) una
tregua, un puro riposo della mente,
perché, se ti si desta bruscamente,
senti che t'han rubato una fortuna?
Perché è triste levarsi presto? L'ora
ci deruba d'un dono inconcepibile,
intimo al punto da esser traducibile
solo in sopore, che la veglia dora
di sogni, forse pallidi riflessi
interrotti dei tesori dell'ombra,
d'un mondo intemporale, senza nome,
che il giorno deforma nei suoi specchi.
Chi sarai questa notte nell'oscuro
sonno, dall'altra parte del tuo muro?
tregua, un puro riposo della mente,
perché, se ti si desta bruscamente,
senti che t'han rubato una fortuna?
Perché è triste levarsi presto? L'ora
ci deruba d'un dono inconcepibile,
intimo al punto da esser traducibile
solo in sopore, che la veglia dora
di sogni, forse pallidi riflessi
interrotti dei tesori dell'ombra,
d'un mondo intemporale, senza nome,
che il giorno deforma nei suoi specchi.
Chi sarai questa notte nell'oscuro
sonno, dall'altra parte del tuo muro?
giovedì 15 maggio 2008
Gian Enrico Rusconi, La battaglia di Novara, La stampa, oggi
È grottesco pensare che oggi proprio a Novara il sindaco leghista conduca un’altra battaglia, simbolica ma non meno significativa, per rinnegare l’idea dell’unità nazionale, parlando di «disunità d’Italia» e mettendosi in contrasto con il comitato che prepara le celebrazioni del 2011.
Dietro questo atteggiamento non c’è alcuna seria rivisitazione o revisione storica ma una pura manipolazione politica. È la storia usata come mazza politica senza alcuna giustificazione. È singolare poi che questo avvenga nel momento in cui - almeno apparentemente - a livello nazionale si stanno facendo sforzi per far convivere in modo civile due memorie antagoniste dell’ultima lacerante esperienza collettiva (Resistenza e guerra civile 1943-‘45).
Dietro questo atteggiamento non c’è alcuna seria rivisitazione o revisione storica ma una pura manipolazione politica. È la storia usata come mazza politica senza alcuna giustificazione. È singolare poi che questo avvenga nel momento in cui - almeno apparentemente - a livello nazionale si stanno facendo sforzi per far convivere in modo civile due memorie antagoniste dell’ultima lacerante esperienza collettiva (Resistenza e guerra civile 1943-‘45).
mercoledì 14 maggio 2008
Shakespeare , Amleto
(Foto d'archivio del Manicomio di Novara)POLONIO : Questa faccenda si è risolta bene. Mio re e mia signora, domandarsi che cosa sia la maestà, o il dovere, perché il giorno è giorno, la notte notte, il tempo tempo, non sarebbe che perdere la notte, il giorno e il tempo. Dacché la brevità è l'anima del'ingegno, la lunghezza le membra e gli ammennicoli, sarò breve. Il vostro nobile figlio è pazzo. Dico pazzo, perché, per definire la pazzia, che cos'è? Solo esser pazzi. Ma passiamo.
REGINA : Più succo e meno arte.
POLONIO : Signora, giuro, nessuna arte. Che egli sia pazzo è vero, e vero è che è un peccato, ed è peccato che sia vero: che figura strampalata! Ma basta, non ci voglio mettere arte. Diciamo pure: è pazzo. E ora resta da scoprire la causa dell'effetto. O,piuttosto, la causa del difetto, dacché dev'esserci pure una causa di quest'effetto difettivo.
...
AMLETO : Sono pazzo solo fra tramontana e maestrale. Quando soffia da scirocco distinguo un falco da un falcetto.
martedì 13 maggio 2008
Il quadrifoglio, Borges ed il caso
Nel libro, preso a prestito alla Biblioteca comunale, Elogio dell'ombra di J.L. Borges ho trovato a pagina 143 un quadrifoglio. Solo dopo averlo sfogliato, mi sono accorto di averne una copia in edizione economica anche a casa (questa è la differenza tra geni e uomini comuni: la memoria. Borges ricordava intere biblioteche , io non ricordo i 150 libri rimasti nella mia piccola libreria! ). Non volendo togliere a nessuno la possibilità di leggere questa delizia, ho riportato il libro in biblioteca il più presto possibile. Ma mi sono tenuto il quadrifoglio che ho riposto nel mio libro nella stessa pagina. Che c'entra il quadrifoglio con Borges? La Fortuna è figlia del Caso e per Borges (non solo per lui) il Caso è un elemento fondamentale...
lunedì 12 maggio 2008
10 foto inedite sulle bombe di Hiroshima e Nacasaki


Dieci foto in un rullino trovato da un soldato americano, Samuel Capp, frugando tra i morti di Hiroshima.
Il Comune di Hiroschima ha indicato il 6/8/2005 in 242.437 le vittime dirette ed indirette delle bomba atomica caduta sulla città il 6/8/1945. L'altra bomba atomica su Nagasaki ha fatto circa 80.000 vittime. La scelta delle città da borbandare fu fatta nel corso di una riunione tenutasi a Los Alamos tra il 10 e l'11 maggio 1945, dove vennero suggeriti, come obiettivi, le città di Kyōto, Hiroshima, Yokohama, oppure gli arsenali militari siti a Kokura. Nel corso della riunione si decise di non utilizzare la bomba atomica esclusivamente su un obiettivo militare, per evitare di mancare l'obiettivo, e quindi "sprecare" la bomba. Nella decisione finale, difatti, dovevano essere tenuti in maggior conto gli effetti psicologici che l'utilizzo della bomba atomica doveva avere sul governo giapponese, piuttosto che i vantaggi militari.
Il Segretario alla Guerra Henry L. Stimson decise di eliminare Kyōto dalla lista, data la sua notevole importanza culturale, nonostante le obiezioni del generale Leslie Groves (che considerava la città migliore come obiettivo strategico), titolare del Progetto Manhattan. Secondo il professore Edwin O. Reischauer, Stimson «era rimasto ammirato dalla bellezza e vivacità di Kyoto diversi anni prima». Il 25 luglio 1945 il generale Carl Spaatz ricevette l'ordine di impiegare la bomba su una delle seguenti città: Hiroshima, Kokura, Niigata o Nagasaki, dato che le condizioni meteorologiche consigliavano di impiegare la bomba dopo il 3 agosto.
Le bombe ebbero soprattutto vittime civili.
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