lunedì 7 marzo 2011
domenica 6 marzo 2011
Pausa riflessiva silenziosa
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| Rodin, Il pensatore |
Perdonami se spesso al tuo silenzio
non so risponder che col mio silenzio.
Vedo trascorrer come un triste fiume
il tuo dolore, e simile mi faccio
a te, muta corrente, e ti accompagno
lungo il tuo stanco, affaticato andare.
[Da Lalla Romano, Poesie, Einaudi, Torino 2001, p. 132]
Mario
C'è un momento, prima dell'alba, nel quale sembra che tutto si risvegli. Mi raccontava Mario, un amico cacciatore, che quello era il momento più bello, nel buoi del bosco. Lui si appostava lì per quello strano modo di amare la natura sparandogli che non ho mai capito, ma che aveva in lui ancora qualcosa di antico erituale. Mario era un tipo strano, ma dall'apparenza assolutamente anonima: faceva l'impiegato, anzi il Ragiunatt (Ragioniere), in una ditta tessile del bustocco, affaccendato tutto il giorno a far quadrare conti e bilanci, partite di giro e scartoffie delle tasse. La sera tornava a casa, mangiava con moglie e figli, poi verso le 23 usciva e passava la serata a Milano tra balere e night (erano gli anni '60) fino alle 2-3 di notte quando tornava a casa. Dormiva 2 ore e poi alle 4 del mattino si alzava per andare a caccia tornando a casa per le 6; una doccia e via al lavoro.
Mario mi raccontava della bellezza di questo momento prima dell'alba passato nel bosco quando gli animali si scuotevano dal torpore della notte e cominciavano a richiamarsi con cinguettii e fruscii e gli pareva di risvegliarsi anche lui dentro la natura.
Questa mattina alle 5 quando mi sono svegliato ed ho ascoltato il canto degli uccelli in giardino, pensando a Mario con un sorriso.
Mario mi raccontava della bellezza di questo momento prima dell'alba passato nel bosco quando gli animali si scuotevano dal torpore della notte e cominciavano a richiamarsi con cinguettii e fruscii e gli pareva di risvegliarsi anche lui dentro la natura.
Questa mattina alle 5 quando mi sono svegliato ed ho ascoltato il canto degli uccelli in giardino, pensando a Mario con un sorriso.
sabato 5 marzo 2011
Altrove
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| Galleria Subalpina |
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| Chiesa sconsacrata in Via Lagrange |
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| Suonatori in Piazza Carignano |
Pensierino. Ci sono luoghi che non si dimenticano. Anche persone. Quando ritorni dopo molto tempo, scopri che luoghi e persone sono ancora lì. Sei tu che non ci sei più, ma loro hanno continuato la loro vita. E' bello riconoscere la signora di Cuneo che vende verdura al mercato di Corso Palestro, il vucumprà marocchino allampanato e col suo soprabito grigio che insegue passanti con i suoi accendini e spugnette lungo la Via Garibaldi, il suonatore di arpa sull'angolo del Parlamento albertino, per non parlare della vecchia libraia con la sua bancarella sotto i portici di Via Po che mi vende a metà prezzo e spolvera con cura Novelle K 666.
La mia pare una incursione in un mondo che viaggia mentre io sto altrove. Si, mi sento sempre altrove.
mercoledì 2 marzo 2011
Luigi Pirandello nella sceneggiatura di Sei personaggi in cerca d'autore descrive i personaggi che irrompono nel teatro e "recitano" una commedia "vera".
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| Xavier Bueno "Alla Metafisica" |
Chi voglia tentare una traduzione scenica di questa commedia bisogna che s'adoperi con ogni mezzo a ottenere tutto l'effetto che questi "Sei Personaggi" non si confondano con gli Attori della Compagnia. La disposizione degli uni e degli altri, indicata nelle didascalie, allorché quelli saliranno sul palcoscenico, gioverà senza dubbio; come una diversa colorazione luminosa per mezzo di appositi riflettori. Ma il mezzo più efficace e idoneo, che qui si suggerisce, sarà l'uso di speciali maschere per i personaggi: maschere espressamente costruite d'una materia che per il sudore non s'afflosci e non pertanto sia lieve agli Attori che dovranno portarle: lavorate e tagliate in modo che lascino liberi gli occhi, le narici e la bocca. S'interpreterà così anche il senso profondo della commedia. I "Personaggi" non dovranno infatti apparire come "fantasmi", ma come "realtà create", costruzioni della fantasia immutabili: e dunque più reali e consistenti della volubile naturalità degli Attori. Le maschere ajuteranno a dare l'impressione della figura costruita per arte e fissata ciascuna immutabilmente nell'espressione del proprio sentimento fondamentale, che è il "rimorso" per il Padre, la "vendetta" per la Figliastra, lo "sdegno" per il Figlio, il "dolore" per la Madre con fisse lagrime di cera nel livido delle occhiaje e lungo le gote, come si vedono nelle immagini scolpite e dipinte della "Mater dolorosa" nelle chiese. E sia anche il vestiario di stoffa e foggia speciale, senza stravaganze, con pieghe rigide e volume quasi statuario, e insomma di maniera che non dia l'idea che sia fatto d'una stoffa che si possa comperare in una qualsiasi bottega della città e tagliato e cucito in una qualsiasi sartoria.
Il Padre sarà sulla cinquantina: stempiato, ma non calvo, fulvo di pelo, con baffetti folti quasi acchiocciolati attorno alla bocca ancor fresca, aperta spesso a un sorriso incerto e vano. Pallido, segnatamente nell'ampia fronte; occhi azzurri ovati, lucidissimi e arguti; vestirà calzoni chiari e giacca scura: a volte sarà mellifluo, a volte avrà scatti aspri e duri.
La Madre sarà come atterrita e schiacciata da un peso intollerabile di vergogna e d'avvilimento. Velata da un fitto crespo vedovile, vestirà umilmente di nero, e quando solleverà il velo, mostrerà un viso non patito, ma come di cera, e terrà sempre gli occhi bassi.
La Figliastra, di diciotto anni, sarà spavalda, quasi impudente. Bellissima, vestirà a lutto anche lei, ma con vistosa eleganza. Mostrerà dispetto per l'aria timida, afflitta e quasi smarrita del fratellino, squallido Giovinetto di quattordici anni, vestito anch'egli di nero; e una vivace tenerezza, invece, per la sorellina, Bambina di circa quattro anni, vestita di bianco con una fascia di seta nera alla vita.
Il Figlio, di ventidue anni, alto, quasi irrigidito in un contenuto sdegno per il Padre e in un'accigliata indifferenza per la Madre, porterà un soprabito viola e una lunga fascia verde girata attorno al collo.
Pensierino. Mi ha scritto un "severo" richiamo Rom dicendomi a proposito del Nulla che "vagheggiavo" (come potrei, altrimenti, se "mi punge":
Diamo vita mentale a inesistenze. Basta dire una parola, o una successione di parole, ed ecco che subito la nostra fantasia si mette al lavoro, crea una qualche immagine a partire da quei suoni, o a partire da immagini che abbiamo imparato ad associare a quei suoni.
Si, creiamo i nostri fantasmi, gli diamo forma e nome. Ma è come se "rappresentassimo" le nostre paure, le facessimo diventare personaggi di una commedia, "realtà create" e per questo "raggiungibili" dalle nostre poche risorse mentali.
lunedì 28 febbraio 2011
La polvere (I bambini-arcobaleno di Kolkata) un film di Giuseppe Carrieri
(Prima di guardare il film, spegni la musica del blog sulla destra)
sabato 26 febbraio 2011
venerdì 25 febbraio 2011
Non indegnamente mi addentro
Non indegnamente mi addentro nelle tenebre, scriveva Giordano Bruno. Di fronte a noi ci sono solo tenebre: difficile vedere, anche solo in lontananza, un flebile luce. Eppure, anche di fronte a tale Nulla che ci circonda, avvolge e sovrasta, a molti viene di muoversi mantenendo una propria integrità, una caparbia dignità.
Altri per le stesse ragioni si lasceranno andare alle più inique bassezze proprio perché valuteranno quel Nulla come assenza di senso e quindi giustificazione per tutto.
Il Nulla ti assale
Misteriosa origine di astri
e di lombrichi
il settimo giorno
pure per te
è un sogno.
Il Nulla da ogni parte ti assale,
tu sai di essere la fonte
anche dei virus
e di tarli
e di tignole:
e noi
coscienza di pensarti
senza sapere mai
chi tu sia.
David Maria Turoldo, Canti ultimi, Garzanti
Altri per le stesse ragioni si lasceranno andare alle più inique bassezze proprio perché valuteranno quel Nulla come assenza di senso e quindi giustificazione per tutto.
Il Nulla ti assale
Misteriosa origine di astri
e di lombrichi
il settimo giorno
pure per te
è un sogno.
Il Nulla da ogni parte ti assale,
tu sai di essere la fonte
anche dei virus
e di tarli
e di tignole:
e noi
coscienza di pensarti
senza sapere mai
chi tu sia.
David Maria Turoldo, Canti ultimi, Garzanti
martedì 22 febbraio 2011
Attesa di qualcosa che (forse) non verrà
da Acqua rotta
cantare per intero
tu che spingi le cose fino alla fessura
di questo mondo e le corredi
d'ombra e di mistero.
Niente tu sei. Il più bel
niente in attesa che il respiro
si faccia orma terrestre,
segno, piega, spigolo e lato
e forma. Attesa e segno.
Pensierino. Siamo sempre in attesa. Forse è una predisposizione del nostro animo. Anche quando "abbiamo" qualcosa (così ci pare, almeno), subito ci sentiamo "in attesa". Sentirsi "appagato" dura un attimo, l'amore perfetto che scopriamo una mattina è già tramontato la sera. Sembra che non "reggiamo" la perfezione, ma allo stesso tempo la aneliamo, instancabilmente.
Anche "quel" nome non lo sappiamo o meglio, sapendolo, non osiamo pronunciarlo o lo pronunciamo a sproposito. Siamo in equilibrio tra il silenzio e lo sproloquio-bestemmia. Vorremmo che parlasse per rivelarsi e temiamo di sentire, improvvisamente, la sua voce.
Siamo in attesa di un segno che (forse) non verrà mai o che mai vorremmo ci fosse per continuare a sperare di scoprirlo...
domenica 20 febbraio 2011
Mariangela Gualtieri, Senza polvere senza peso, Einaudi, 2006
da Acqua rotta
Cambio le belle lenzuola di bianco
tiro per bene, nessun increspo né piega
nessun millimetro pendente fuori dalla
armonica stesura del bene. Qui dorme
lei, qui lui. Si vede non so da cosa.
Qui lei e lui si scambiano segni evoluti
della specie, accostano forma a forma
mettono tutti i respiri in un posto, insieme,
setacciano il mondo nella camera buia
e l'ultimo che s'addormenta sente l'altro
andare lontano, nel suo respiro di lottatore
che ha mollato la presa.
Pensierino. Mi sono fermato di fronte a quel "si scambiano segni evoluti della specie" e mi sono chiesto che cosa potessero essere questi "segni". Non sono parole, questo è certo. Dunque il linguaggio di questi segni è il corpo. Ma il linguaggio del corpo è un codice che può essere ambiguo ed approssimativo come tutti i linguaggi. Questo fatto, contrariamente a quanto si possa semplicemente pensare, è la sua bellezza e la sua forza. Posso immaginare che qualcuno ambisca alla perfezione ed univocità del linguaggio binario dello "0" e dell' "1". Ma quale perdita sarebbe di sfumature, di inganni, di ambiguità, di fraintendimenti e di grandi , sublimi, comprensioni.
venerdì 18 febbraio 2011
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