domenica 8 luglio 2012

Percorsi

Roma, 13 giugno 1914 - Rapallo, 9 marzo 1998
Anna Maia Ortese entra nella letteratura parlando del silenzio. La sua poesia Emanuele "è stato il modo di rendere con la parola scritta, e un sentimento caldo - rendere in modo estatico -, qualcosa di atroce e soprattutto insondabile". La morte tragica del fratello è il contesto in cui nasce la sua poesia.

Poi venne il racconto Pellerossa e poi ancora le traduzioni  dei racconti di Katherine Mansfield Preludio e Alla baia. Subito dopo queste letture e traduzioni, Anna Maria Ortese scrive Solitario lume.



Incipit Pellerossa da Angelici dolori, Adelphi, p. 21
Non più di tre anni fa, esistendo ancora mio fratello Manuele, poiché la pin bella stanza della casa, quella d’angolo sul porto, era priva di mobili e solo arredata di cassoni e brande, io potevo sognare quello che dico, ora assurdo e lamentevole sogno. Un veliero dunque, una "Maria Rosaria" di quelle che attraccavano un tempo sotto le finestre caricando barili, con spettacolose rande e fasciame, vecchio ma buono. A bordo di questa obbediente casa andavamo il fratello rnaggiore e io dolcemente navigando, prima sotto la costa sorrentina, poi giù verso la Sicilia e quindi, fatti esperti da alcuni mesi di navigazione, sopra i mari aperti del mondo, quali l’Atlantico e 1’iridato (nella mente) Pacifico. Lui avrebbe capitanato la nave, io, provvista di colori tedeschi portati da casa, avrei dipinto i paesaggi e la gente colorata di quei posti, grande mia passione.

Incipit Preludio da Tutti i racconti di Katherine Mansfield, Adelphi, p. 3
Nel carrozzino non c’era un centimetro di spazio per Lottie e Kezia. Pat le issò in cima ai bagagli, ma lassù vacillavano; il grembo della nonna era occupato e Linda Burnell non avrebbe certo potuto reggere per molto il peso di un bambino. Isabel, dandosi un sacco d'arie, era appollaiata a cassetta, accanto al nuovo uomo di fatica. Borse, valigie e scatole erano ammucchiate per terra. "Queste sono cose di assoluta necessità e non voglio perderle di vista neanche un minuto" disse Linda Burnell, con la voce tremante per la fatica e l’agitazione. Lottie e Kezia rimasero sul prato appena dentro il cancello, tutte pronte per la mischia, nei loro cappotti guarniti di bottoni d’ottone con le ancore e i berrettini tondi coi nastri da marinaio. Mano nella mano, osservavano’con occhi sgranati e solenni prima le cose di assoluta necessità poi la loro madre.

Poi vennero i suoi racconti prima , durante e dopo la guerra raccolti in Angelici dolori e poi, negli anni '50, Infanta sepolta. 


Così la Ortese commenta questi racconti in Corpo celeste, ed. Adelphi, p.73.

Questi racconti, una trentina comprendendo anche quelli che non pub
blicai, furono tutti tentativi, dapprima felici,
poi via via nevrotici e travagliati, di rendere il primo impatto col mondo (estasi, meraviglia) 
e poi lo sconforto vedendo questo mondo 
sempre più mutarsi in un deserto, dove nessuna cosa sembrava avere senso, destinazione: un mondo di mostri e fantasmi. E il primo di tutti era quella ragazzetta delle osser
vazioni sulla nave e la zona di ieri dove la na
ve è passata. Per questa ragazzetta, votata i
stintivamente a contemplare, meditare, ap
prendere emozioni sempre più rare e isola
te -in questo mondo già spazzato dalla guer
ra e dove la prima civiltà Sette-Ottocento non era più, e una nuova civiltà molto sinistra ve
niva avanti -, non era davvero più posto. 




venerdì 6 luglio 2012

Diaz, condannati i vertici della polizia. I funzionari saranno sospesi


La Cassazione conferma la sentenza d'Appello per i pestaggi. Prescritti i reati dei celerini. Cancellieri: attueremo disposizioni. I legali delle vittime: giustizia è fatta, ma resta una pagina nera della storia italiana.
Condanne confermate dalla cassazione per i vertici della polizia nel processo per il pestaggio di 60 ragazzi e gli arresti illegali di altri 93 manifestanti alla scuola Diaz di Genova durante il G8 del 2001.
Le condanne confermate riguardano le accuse di falso nei confronti dei vertici della polizia coinvolti nel pestaggio e negli arresti illegali. La Suprema corte, invece, ha dichiarato prescritte le condanne per le lesioni inflitte dai celerini. 
Vincenzo Canterini, ex dirigente del reparto mobile di Roma, condannato a cinque anni di reclusione ha avuto una riduzione di pena per la prescrizione del reato di lesioni. Per gli altri dirigenti, rimangono inalterate le pene del verdetto d'appello. Convalidate in particolare le condanne a 4 anni per Francesco Gratteri, attuale capo del dipartimento centrale anticrimine della Polizia; a 4 anni per Giovanni Luperi, vicedirettore Ucigos ai tempi del G8, oggi capo del reparto analisi dell'Aisi. Tre anni e 8 mesi sono stati invece inflitti a Gilberto Caldarozzi, attuale capo servizio centrale operativo. 
I Funzionari condannati sono l'ultimo anello della catena di comando e sono stati tutti promossi nella Polizia. Ora attendiamo che vengano allontanati come prevede la condanna. 
I vertici della Polizia e della Digos sono stati esclusi dal processo e ricoprono oggi cariche rilevanti grazie alle promozioni ottenute con governo di Giuliano Amato.

Secondo Amnesty International, la sentenza è «importante» perché «finalmente e definitivamente, anche se molto tardi, riconosce che agenti e funzionari dello stato si resero colpevoli di gravi violazioni dei diritti umani di persone che avrebbero dovuto proteggere». «Tuttavia - prosegue l'organizzazione di difesa dei diritti umani in una nota - i fallimenti e le omissioni dello stato, nel rendere pienamente giustizia alle vittime delle violenze del G8 di Genova, sono di tale entità, che queste condanne lasciano comunque l'amaro in bocca: arrivano tardi, con pene che non riflettono la gravità dei crimini accertati e che in buona parte non verranno eseguite a causa della prescrizione». 

Ma come fai a conservare lo stesso buonumore

martedì 3 luglio 2012

Familismo amorale

 
Il familismo amorale (Amoral familism, in lingua originale) è un concetto sociologico introdotto da Edward C. Banfield nel suo libro The Moral Basis of a Backward Society del 1958 (trad. it.: Le basi morali di una società arretrata, 1976), scritto in collaborazione con la moglie Laura Fasano. Le tesi di Banfield sono state e sono oggetto di controversia, e hanno stimolato un notevole dibattito sulla natura del familismo e sul ruolo della cultura nello sviluppo o nell'arretramento sociale ed economico.
Non sono nessuno per dire se questa teoria sociologica abbia un fondamento o meno, ma vedendo come si comportano molte famiglie, mi pare una definizione che calza a pennello descrivendo un atteggiamento, un modo di pensare e una filosofia di vita molto diffusa.
Per queste "famiglie amorali" la competizione col mondo è aperta, sanguinosa, senza esclusione di colpi. Ed il mondo più prossimo è lo stato nelle sue declinazioni territoriali, con le sue "invadenti" leggi e disposizioni e regolamenti e gabelle e... Così il familismo amorale "inventa" forme di resistenza che vanno dall'evasione fiscale alla programmata e sistematica eversione verso ogni forma di regola.  Gli strumenti sono collaudati: clientelismo, nepotismo e la pratica del "tu fai un favore ammè ed io...".  L'obiettivo ? Il mantenimento del "tenore di vita" per noi e per i nostri figli...
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: una perfetta ingovernabilità di tutti i processi sociali ed una sostanziale "immobilità" sociale.

sabato 30 giugno 2012

Le guerre (perse) di Ada


Laura Pariani, Di corno o d'oro, Sellerio, 1993


Le guerre di Ada
13 novembre 1887
Illustre signor Sindaco,
io, Marchini Ada, maestra elementare nella scuola del vostro paese, stanotte oso indirizzarvi una lettera molto particolare.
Sono qui seduta nella mia stanzetta, al mio tavolo, di fronte al letto. È tutto in ordine, ma io... io non sono niente affatto in chiaro con me stessa e provo dolore, nostalgia, qualcosa di simile a una nuova fatica di nascere.
Ho messo i miei libri in una cassa, che spero voi avrete la compiacenza di spedire a mia sorella, Marchini Virginia, a Cremona (l’indirizzo lo troverete tra le mie carte). Ho bruciato i miei diari. Ormai libri, diari, opuscoli, non mi servono più, imperfetti e incompleti come sono. I fatti mi hanno sopraffatta, vinta.
Il potere dei fatti, in cui ho sempre creduto... Ma cos’è il potere? Che cosa sono i fatti? E pensare, riflettere, non genera anche questo dei fatti? O no?
Scusatemi se perdo tempo, signor Sindaco, se non arrivo subito alla questione, cioè al perché di questa lettera, che io spero avrete la cortesia di leggere fino in fondo. Ma è una notte strana, in cui mi affiorano ricordi singolari e il mio cuore ci si perde. Mi tornano alla mente soprattutto quelle mie interminabili discussioni notturne con me stessa, davvero combattute e dolorose, sulla qualità della vita che bisogna costruite a questo mondo, perché tutti vivano meglio. Pensiero fisso di questa Marchini Ada, sveglia di notte e affamata, che cammina su e giù per la sua stanza, con lo scialletto sulle spalle, quando dal canale sale la nebbia sul far del mattino, a piedi nudi, senza zoccoli, per non disturbare i vicini.
L’idea di un mondo giusto e buono mi è nata dentro quand’ero ancora ragazza; si è impossessata di me; dai libri che leggevo mi è penetrata dentro e si è aggiunta alla mia naturale impazienza: “ In verità, io ti dico, oggi sarai con me in Paradiso ” .. Ah, il paradiso in terra! Io avevo il sogno di questo mondo nuovo e bello, che io avrei aiutato a costruire..,
Lo vedete? Per lo spazio di qualche riga sono tornata a essere nuovamente quella ragazza di allora, mossa da quella fiducia. Mio padre, salumaio, voleva che io studiassi qualcosa di pratico e che io prendessi in mano la bottega; ma io volevo cambiare il mondo. Vi faccio ridere, signor Sindaco? Vedete: il paradiso si lascia scorgere di rado: questa è la sua prerogativa. E, chi vuole, storca pure la bocca. Ma in un momento della nostra esistenza, almeno per un momento, bisogna aver potuto credere all’impossibile.


Pensierino. La Pariani impasta lingue: quella colta del Dutur del Regio Manicomio di Villa Pasterla - Crivelli di Mombello e quella di Eurosia Scampini ricoverata ed affetta fa demonomania, il linguaggio burocratico e poliziesco della sottoprefettura del Circondatario di Busto Arsizio e quella perdutamente nostangica del bracciante Carlen emigrato sull'altopiano tra Argentina e Bolivia... Chi vive nelle nebbie intorno al Ticino si trova a casa sua in queste pagine, apprezzera' o storcera' leggermente il naso su qualche vocabolo dei dialetti locali . Apprezzera' i tentativi di dare forma ad una nuova lingua che nasca da queste basi e non dal linguaggio dei manuali per computer.

martedì 26 giugno 2012

Prima che se ne vada

 Dal Lamento del vecchio puparo in Gesualdo Bufalino, Il Guerrin Meschino, Bompiani, 1993.

Non si dovrebbe diventar vecchi.
Ormai confondo le gesta, dimentico le casate,
m'impennacchio di parole morte;
durlindane e olifanti, non ci credo più.
La gente che viene è sempre di meno.
Ieri erano tre, stamani un solo bambino,
con un cartoccio di semi accanto.
S'è seduto sulla panca e aspetta,
ma forse ha solo male ai piedi,
fra un minuto se ne andrà.
Prima che me ne vada,
incominciamo.


Pensierino. A volte mi faccio prendere dall'ansia del vecchio puparo,
comincio a scordare le storie
e allora, mi affretto ad incominciare,
prima di rimanere solo.


domenica 24 giugno 2012

Ricettine di nonna Giuse

Polpelline con ricotta

Ingredienti
Carne cruda
Ricotta
1 uovo
Parmigiano
Sale e pepe pb

Preparazione
Si unisce alla carne l'uovo, la ricotta ed il grana. Si fanno delle polpettine usando un chiucchiaio e si mettono a friggere per pochi minuti dentro una pentola con poco olio (senza infarinarle). Serve solo per indorare le polpelline. Poi si mettono al forno coperte con stagnola.

Come contorno.

Zucchine con l'acqua minerale 


Ingredienti
Zucchine tagliate a fiammifero
Cipolla o scalogno
2 bicchieri di acqua minerale
1 foglia di alloro

Preparazione
Si prepara il soffritto, si aggiungono le zucchine e si fanno insaporire poi si mettono due bicchieri di acqua minerale (non abbiate paura se le zucchine galleggiano) e si aggiunge la foglia di alloro spezzata con le mani. Si cuoce per circa 20 minuti fino ad assorbimento del tutto.

giovedì 21 giugno 2012

In un vecchio palco della Scala (ma non era il '93)

A volte mi capita di poter andare a La Scala di Milano a gratis. Non posso scegliere lo spettacolo, né il giorno. Diciamo che è un pacchetto dono che rispetta il motto "a caval donato..."
E quindi eccomi in un vecchio palco della Scala (come diceva la vecchia canzoncina del Quartetto Cetra) tutto di broccati rossi trapuntato ad ascoltare, su scomodissime poltroncine e sgabelli, l'opera di Giuseppe Verdi Luisa Miller diretta da Gianandrea Noseda ed interpretata , tra gli altri, da Daniela Barcellona nella parte della perfida Federica.
Il libretto è tratto dalla tragedia Kabale und Liebe (Intrigo e amore) di Schiller. Quindi la serata non si presenta con i migliori auspici in fatto di leggerezza e felicità. Ma persino l'altra volta che il "pacchetto dono" era una opera in polacco che parlava di campi di concentramento, inspiegabilmente mi era piaciuta molto (c'è qualcosa di perverso, lo riconosco, nel mio rapporto con la musica). E Luisa Miller non è stata da meno: un'opera che non conoscevo e considerata, inspiegabilmente, "minore" di Giuseppe Verdi ed invece piena di belle sorprese come il quartetto del secondo atto, anche grazie agli interpreti davvero bravi (in particolare oltre a Daniela Barcellona - una specie di vichinga-teutonica che sovrastava in maniera imbarazzante tutti - e alla Elena Mosuc (bravissima) nella parte di Luisa, c'era l'eccellente basso Leo Nucci, applaudito più volte a scena aperta. Anche l'arruffianata di mettere due interpreti orientali (visto che nel pubblico erano presenti in modo consistente Giapponesi e Cinesi) non stonava affatto e Kwangchul Youn ha saputo interpretare in modo convincente il cortigiano Wurm, che finisce ammazzato nell'ultima scena dell'opera.


Pensierino. Il posto più a buon mercato in platea costa 110 € e questo è solo il prezzo della poltroncina, poi occorre un abito adeguato (per il decoro proprio e della sala) e lì la spesa può essere davvero essere impegnativa. I puaritt  (poveri in canna) come me ed i miei amici che "usufruivano" a gratis di un palchetto, si presentano in abiti davvero imbarazzanti: io ad es. avevo uno spezzato "invernale" in lana e la temperatura viaggiava oltre i 25 gradi a Milano quella sera... Mi sono fatta una ragione che d'estate non posso andare a La Scala.

mercoledì 20 giugno 2012

Seconda parte della stagione teatrale

La scelta in questa seconda parte della stagione teatrale è caduta sula rassegna le Nuove storie sempre all'Elfo-Puccini di Milano.

IANCU, UN PAESE VUOL DIRE

uno spettacolo di Koreja
testo Francesco Niccolini e Fabrizio Saccomanno
regia Salvatore Tramacere
scene Lucio Diana

con Fabrizio Saccomanno
progetto Fabrizio Saccomanno
produzione Cantieri Teatrali Koreja



Trama. Una domenica d'agosto del 1976 il bandito Mesina fugge dal carcere di Lecce ed inizia una furibonda caccia all'uomo nei paesini del Salento. La storia è raccontata da un ragazzino di otto anni ed è un affresco di quella regione con tutto il suo mondo mitico ed arcaico ancora vivo ma irrimediabilmente segnato da una "modernità" che si affaccia aggressiva.
Commento. Inutile dire che l'impasto di lingue (salentino, italiano) mi affascina sempre e da qualcosa in più alla rappresentazione.


THE ITALIAN FACTORY

di Chiara Boscaro
regia Riccardo Pippa
scene Roberta Monopoli, Erica Sessa
con Alejandro Bruni Ocaña (Playboy), Andrea Panigatti (Robin Hood), Carlo Bassetti (Gregario), Enrico Pittaluga (Stakanovista)
luci e suono Nicolò Leoni
Teatro in-folio - Scuola d'Arte Drammatica "Paolo Grassi"



Trama. Tre metalmeccanici e un camionista dell'est che vuole caricare una macchina, a due giorni dal Ferragosto, combattono per non essere ridotti ad esuberi. Sei mesi di presidio all'interno dello stabilimento di Viale Zara 341 a Milano. Loro hanno il knowhow, dicono, ma gli è rimasta solo quella macchina. Loro vogliono lavorare. Dicono che è un diritto. Discussioni, trattative, speranza e disillusione.
Commento. Convincente. 


TU (NON) SEI IL TUO LAVORO

di Rosella Postorino
uno spettacolo di Sandro Mabellini
con Silvia Giuliano, Umberto Petranca
produzione Litta_produzioni in collaborazione con Napoli Teatro Festival Italia - Produzione esecutiva Teatro Litta



Trama. Lei che è il suo lavoro, un lavoro che (crede) importante per la sua realizzazione e lui che è senza lavoro rischiando per questo di essere niente. Vite obbligate alla marginalità, nonostante curriculum infiniti ed inutili (università, master, specializzazioni ecc ecc). Vicenda maledettamente contemporanea con una critica serrata e feroce a chi vive sulla precarietà sfruttandola (agenzie collocamento, centri di formazione, consulenti del lavoro, selezionatori di personale ecc ecc).
Commento. Forse lo spettacolo più riuscito della rassegna. Dialogo fitto e che scava nelle due psicologie dei personaggi.


LE MATTINE DIECI ALLE QUATTRO

testo e regia Luca De Bei
scene Francesco Ghisu
costumi Sandra Cardini
con Federica Bern, Riccardo Bocci, Alessandro Casula
luci Alessandro Carletti
suono Marco Schiavoni


Trama. Tre ragazzi di una borgata romana ogni mattina all’alba aspettano l’autobus che li porterà al lavoro. La ragazza, italiana, fa le pulizie, i due ragazzi, uno italiano e uno romeno, lavorano in un cantiere edile. Nella nebbiosa e buia strada che li accoglie alle quattro del mattino o poco meno c’è spazio per un fulmineo quanto struggente innamoramento.  Ma il destino tragico li aspetta anche alle dieci alle quattro.
Commento. Convincente. 


NEVER NEVER NEVERLAND

dramaturg Renato Gabrielli
concept e regia Alessandra De Santis, Attilio Nicoli Cristiani
creazione e interpretazione Alessandra De Santis, Giorgia Maretta, Attilio Nicoli Cristiani, Emanuele Sonzini
assistenza al progetto Beatrice Sarosiek
luci Antonio Zappalà
produzione Teatro delle Moire con il contributo di Progetto Être/Fondazione Cariplo, Comune di Milano – Cultura, NEXT Laboratorio delle idee per Oltre il palcoscenico.



Trama. 
L'isola che non c'è delle Moire è fatta di abiti saltati fuori da cantine, solai e vecchi bauli, teatro di un rituale di vestizioni e svestizioni, travestimenti giocosi e ossessivi. Infinite metamorfosi come segno di un ambiguo desiderio di ritorno all'infanzia, di un'affannosa ricerca d'identità. Una raffinata performance che mescola l'ironia e alla ferocia dolente, il rigore formale al piacere della creazione a ruota libera, non sottoposta ai vincoli di un rigido confine tra i linguaggi, tra gesto immagine, suono e parola. Qua e là affiorano brevi frammenti dal Peter Pan di J. M. Barrie, che rimandano a visioni oniriche di lagune incantate e sirene. Ma i suoi significati passano soprattutto attraverso le movenze dei quattro, le loro diverse fisicità, i panni in cui si avvolgono rapidamente e di cui si liberano un istante dopo. (Dal sito del Teatro dell'Elfo)
Commento. Personalmente non mi ha convinto, perché mi piace il teatro della parola e non del movimento e qui c'è solo questo incessante movimento di vestirsi e denudarsi e la parola (soprattutto cantata) è creata altrove: l'attore o l'attrice mima come se cantasse o recitasse in playback. Evidentemente si ispira molto agli spettacoli di travestiti o drag queen.





pater_familias



di Fiammetta Carena
regia Maurizio Sguotti
scene e costumi Francesca Marsella
movimenti Davide Frangioni
musiche e luci Enzo Monteverde
con Tommaso Bianco, Alberto Costa, Vittorio Gerosa, Alex Nesti, Nicolò Puppo, Maurizio Sguotti
produzione Kronoteatro








Trama.
Scontro generazionale tra il figlio "che non sa fare niente con le mani" ed il padre che fa l'autista dei pulman con l'hobby del modellismo. Il padre ha costruito un labirinto ed è ossessionato dalla leggenda del Minotauro. Il figlio esce con una compagnia di skinheads, vuoti, violenti. ferocemente razzisti e di cui lui stesso subisce la violenta perché è considerato "un perdente". La compagnia induce il figlio alla violenza verso una ragazza che vedono in discoteca ballare con un negro . Poi non basta più ed allora la violenza viene rivolta verso il padre.
Drammatico e violento , fin dalla musica tecno sparata a palla e con un movimento in scena di sei tavoli che creano e disfano spazi.
Commento. Convincente. Mi chiedo a chi serve questo teatro, ma forse è una domanda sbagliata. Chi vive dentro quella realtà violenta e deviata non va certo a vedere queste cose e non può essere "convinto" di nulla. Chi invece ci va a vederlo è già convinto. E' un teatro "confermativo", allora ?

I venti di Mario Vargas Llosa

 Il protagonista di questo libretto di Vargas Llosa si reca una mattina con l'amico Osorio ad una manifestazione contro la chiusura di u...