domenica 4 luglio 2021
mercoledì 23 giugno 2021
letture estive
Massimo Recalcati, Il grido di Giobbe, Einaudi, 2021
Che dire di questo libro ?
Ci pone di fronte a quelle domande "ultime" che spesso non hanno una risposta. Si intravede nelle tenebre in cui viviamo un piccolo spiraglio di luce, ma non è certo che sia solo un abbaglio, una (ennesima) illusioni, il tentativo di dare senso alla propria finitezza.
Ben altri "uomini di fede" hanno tremato di fronte al Nulla che ci assale, tutti. Mi viene sempre alla mente quella raccolta poetica straziante di David Maria Turoldo intitolata Canti ultimi...
Misteriosa origine di astri
e di lombrichi
il settimo giorno
pure per te
è un sogno.
Il Nulla da ogni parte ti assale,
tu sai di essere la fonte
anche dei virus
e di tarli
e di tignole:
e noi
coscienza di pensarti
senza sapere mai
chi tu sia.
Con Giobbe saltano le certezze di una fede "retributiva" che ricompensa il giusto e castiga il malvagio e si rimane di fronte al mistero inspiegabile del male e al silenzio dell'Inconoscibile.
mercoledì 9 giugno 2021
Processione
giovedì 29 aprile 2021
Andata e (forse) ritorno nella nebbia
L'Appennino. Come la nebbia. Ti trovi davanti a un sentiero qualunque e vai dritto dove puoi senza pensare. Poi il sentiero lo perdi. Un passo prima era lì. Un passo dopo è finito. E allora ti ritrovi in un luogo qualunque dove non fare un bel niente è tutto ciò che puoi fare. E torni indietro. E vai via. l'Appennino quello vero comincia proprio lì. Fatto di silenzi. Di distacchi.
Libera, la bambina senza una mano (e forse senza anche un vero corpo) protagonista del libro l'ora del mondo di matteo meschiari (tutto minuscolo), cammina per trovare il Mezzo Patriarca perduto. Si inoltra sulla Via Vandelli, un'antica strada commerciale e militare, realizzata a metà del XVIII secolo per collegare Modena (capitale dell'omonimo ducato) e Massa. Era l'ambito sbocco al mare del Ducato di Modena e Reggio voluto da Francesco III d'Este e progettato e realizzato dall'abate ingegnere, geografo e matematico di corte Domenico Vandelli.
L'attraversata fantastica dell'Appennino piena di insidie vere o immaginarie conduce alle Porte che collegano in mondo dei vivi con quello del morti e Libera entra in una di queste Porte per avere informazioni sul Mezzo Patriarca scomparso e le viene detto che si trova a Modena. Così Libera si incammina verso la città...
Questo libro è sorprendente per le metafore che propone e le bellissime descrizioni dei paesaggi allo stesso tempo fantastici e reali. Sembra appunto che ti faccia inoltrare in un sentiero conosciuto e poi, per la nebbia che ti avvolge, smarrisci la strada e torni indietro.
lunedì 19 aprile 2021
La Mennulara
E' morta la serva di casa Alfallipe che tutti chiamavano la Mennulara. Ma era una serva, una "criata" come la chiamavano spregiativamente, che nascondeva tanti segreti di famiglia, della sua e di quella dei suoi padroni. Gli Alfallipe si erano arricchiti acquisendo le terre dei feudatari latifondisti a poco prezzo, ma erano stati incapaci di gestire il loro patrimonio che andava via via assottigliandosi. Così, a poco a poco, si dovettero affidare alla Mennulara che da semi-analfabeta, quanto era considerata, diventava di fatto l'amministratrice del patrimonio familiare.
Alla sua morte e alla conseguente apertura del testamento, si scatena di tutto: gli Alfattipe (4 figli e la madre) si dimostrano incapaci di gestire una situazione che da anni non governano e si sentono "manipolati" dall'abile amministratrice che ha garantito loro una inspiegabile e comoda rendita frutto di una gestione oculata delle proprietà e da misteriosi misteriosi investimenti all'estero.
Al funerale partecipa in modo discreto (ma visto da tutti) un padrino mafioso e le voci di collusione si moltiplicano, come le maledizioni all'indirizzo della serva-amministratrice che aveva fama di carattere forte e un po' brusco. Il fatto che chi pubblicamente parla male della Mennulara venga fatto oggetto di "avvertimenti" (orti arati nella notte, auto riempite di cemento), è un segnale che qualcosa dietro si nasconde e i protettori sono potenti.Si intrecciano voci, ma nessuno sa realmente che ruolo ha avuto nella famiglia Alfallipe questa Mennulara: serva e amministratrice, amante del padrone e confidente della moglie di lui, analfabeta e fine conoscitrice delle ceramiche della Magna Grecia, vittima di uno stupro e collusa con la famiglia dello stupratore.
Il Medico, l'Avvocato, il Curato, l'addetto alle Poste comunista, i portinai dei palazzi, i parenti, gli avventori del Circolo della conversazione, tutti a chiedersi chi era veramente la Mennulara e piano piano a capire che progetto quella "creata" avesse in mente...
Trama avvincente scritta in modo chiaro.
La Mennulara è il primo romanzo di Simonetta Agnello Hornby. Pubblicato da Feltrinelli nel 2002.
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giovedì 15 aprile 2021
sabato 10 aprile 2021
Donna da mangiare
Ho finito di leggere "La donna da mangiare", il primo romanzo di Margaret Atwood scritto nel 1965. La Atwood è diventata famosa per il grande pubblico dopo che da un suo -inquietante- romanzo (L'ancella) è stata tratta una serie televisiva.
La donna da mangiare è la storia di una triangolo amoroso in cui tutti i protagonisti giocano un ruolo che percepiscono essere conforme agli stereotipi correnti (di genere in particolare) e che piccoli e continui segnali alla fine fanno deragliare. Penso che il romando descriva molto bene una situazione dei rapporti tra uomini e donne che è cominciata ad andare in crisi in quegli anni, ma che ancora oggi è tutt'altro che "risolta". Il romanzo si conclude con un "liberi tutti" che non è una soluzione, ma la semplice constatazione che quei modelli erano (e sono) insostenibili e occorre provare strade nuove e per lo più ancora inesplorate.
giovedì 25 marzo 2021
Dantedì
Ripropongo un vecchio post Dante incontra Beatrice nel XXX Canto del Paradiso
Io vidi già nel cominciar del giornola parte oriental tutta rosata,
e l'altro ciel di bel sereno addorno;
e la faccia del sol nascere ombrata,
sì che per temperanza di vapori
l'occhio la sostenea lunga fiata:
così dentro una nuvola di fiori
che da le mani angeliche saliva
e ricadeva in giù dentro e di fori,
sovra candido vel cinta d'uliva
donna m'apparve, sotto verde manto
vestita di color di fiamma viva.
E lo spirito mio, che già cotanto
tempo era stato ch'a la sua presenza
non era di stupor, tremando, affranto,
sanza de li occhi aver più conoscenza,
per occulta virtù che da lei mosse,
d'antico amor sentì la gran potenza.
Tosto che ne la vista mi percosse
l'alta virtù che già m'avea trafitto
prima ch'io fuor di puerizia fosse,
volsimi a la sinistra col respitto
col quale il fantolin corre a la mamma
quando ha paura o quando elli è afflitto,
per dicere a Virgilio: 'Men che dramma
di sangue m'è rimaso che non tremi:
conosco i segni de l'antica fiamma'.
Ma Virgilio n'avea lasciati scemi
di sé, Virgilio dolcissimo patre,
Virgilio a cui per mia salute die'mi;
né quantunque perdeo l'antica matre,
valse a le guance nette di rugiada,
che, lagrimando, non tornasser atre.
Vittorio Sermonti commenta e recita: QUI .
domenica 21 marzo 2021
21 marzo giornata della poesia
La mia personale scelta.
Il sogno
Quando gli orologi della mezzanotte elargiranno
un tempo generoso,
andrò più lontano dei rematori di Ulisse
nella regione del sogno, inaccessibile
alla memoria umana.
Da quella regione sommersa recupero residui
che ancora non comprendo;
erbe di botanica elementare,
animali un po’ diversi,
dialoghi coi morti,
volti che in realtà sono maschere,
parole di lingue molto antiche
e talora un orrore non comparabile
a quello che può darci il giorno.
Sarò tutti o nessuno. Sarò l’altro
che ignoro d’essere, colui che ha contemplato
quell’altro sogno, la mia veglia. La giudica,
rassegnato e sorridente.
El sueño
Cuando los relojes de la media noche prodiguen
un tiempo generoso,
iré más lejos que los bogavantes de Ulises
a la región del sueño, inaccesible
a la memoria humana.
De esa región inmersa rescato restos
que no acabo de comprender;
hierbas de sencilla botánica,
animales algo diversos,
diálogos con los muertos,
rostros que realmente son máscaras,
palabras de lenguajes muy antiguos
y a veces un horror incomparable
al que nos puede dar el día.
Seré todos o nadie. Seré el otro
que sin saberlo soy, el que ha mirado
ese otro sueño, mi vigilia. La jurga,
resignado y sonriente.
(Jorge Francisco Isidoro Luis Borges)
Bambino
Bambino, se trovi l’aquilone della tua fantasia
legalo con l’intelligenza del cuore.
Vedrai sorgere giardini incantati
e tua madre diventerà una pianta
che ti coprirà con le sue foglie.
Fa delle tue mani due bianche colombe
che portino la pace ovunque
e l’ordine delle cose.
Ma prima di imparare a scrivere
guardati nell’acqua del sentimento.
(Alda Merini)
Sul ciglio di due abissi
Sempre sul ciglio di due abissi
tu devi camminare e non sapere
quale seduzione,
se del Nulla o del Tutto,
ci abbatterà …
(David Maria Turoldo)
I sass dul Tisin
Sculta i sass dul Tisin quanti storìi
han girà ul mundu
sann di stori ca nanca imaginum
inn stàa den da la tera 'n du l'infernu da foeugu
sul fundu dul mar in mesu ai pess
su i muntagn incantàa da nee
rutulandu pian pian
ul tempu l'é nien
'n da la vita d'un sass ghé nò postu par noeun.
I sassi del Ticino. Ascoltare i sassi del Ticino quante storie / hanno girato il mondo / sanno storie che neanche immaginiamo / sono stati dentro la terra nell’inferno di fuoco / sul fondo del mare in mezzo ai pesci / sulle montagne incantate di neve / rotolando pian piano / il tempo non è niente / nella vita di un sasso non c’è posto per noi.
(Antonio Marchiori)
Sonetto 54
Quanto più bella appare una bellezza
quando s’adorna d’una vita piena:
bella la rosa, e più bella s’apprezza
per quel dolce profumo che l’invena.
Rosa canina ha fiamma d’ugual fuoco
quant’è nel fior di serra, più odoroso:
pari le spine, pari il lieto gioco
d’alito estivo al bocciolo ritroso.
Rosa di campo è bella né pregiata,
vien disamata in boccio, umile in fiore,
sfiorisce a sé. La rosa coltivata
muore soave in suo soave odore:
così di te, giovane bell’amica,
sfiorito il boccio, la poesia ridica.
(William Shakespeare)
Voci tempestate
E tu prendimi, portami con te
come un incendio nelle tue abitudini.
(Mariangela Gualtieri)
Aprile il mese più crudele
Aprile è il mese più crudele, genera
Lillà da terra morta, confondendo
Memoria e desidero, risvegliando
Le radici sopite con la pioggia della primavera.
L'inverno ci mantenne al caldo, ottuse
Con immemore neve la terra, nutrì
Con secchi tuberi una vita misera
....
(Thomas Stearns Eliot)
Compagnia
Stamattina mi sono svegliato con la pioggia
che batteva sui vetri. E ho capito
che da molto tempo ormai,
posto davanti a un bivio,
ho scelto la via peggiore. Oppure,
semplicemente, la più facile.
Rispetto a quella virtuosa. O alla più ardua.
Questi pensieri mi vengono
quando sono giorni che sto da solo.
Come adesso. Ore passate
in compagnia del fesso che non sono altro.
Ore e ore
che somigliano tanto a una stanza angusta.
Con appena una striscia di moquette su cui camminare.
(Raymond Carver)
Dolore
Dolore, cane dell'anima.
Mansueto ovunque ci segue, e si nutre
ingordo, della nostra vita.
Nel buio e nel silenzio delle notti
latra.
Brani gli buttiamo per chetarlo
di carne nostra.
Non conosce pietà: mugola e addenta.
(Lalla Romano)
Puntualizzazioni
Il mio stare
- scusate la puntualizzazione -
non è come usa dire oggi
depressione.
E' interrogare
senza speranza di risposta
né - dio ne scampi -
attesa di precisazioni.
(Fabrizia Ramondino)
tic, tac
tic, tac, tic, tac, tic, tac
l’èi vöida sta sera de stéle spavènte
la splìnderna ‘nsòni de umori da bèn
che i rùdola come lumàte ‘mbriàghe
pogiàde su ‘l stròf senza pànder susùri
de niènt, de negùni, ‘n le fìzze de ‘n tàser
soléo come arnai a la pàissa, a zirondoi,
sul ciel de ‘n mezdì co na ràgia robàda
tic, tac, tic, tac, tic, tac
el sbrèga la not, ciavàdo, ‘l orlòi
mesùre de passi e batòci smorzàdi
i seména de sbolfri, desidèri che cròda,
la pàlida ombrìa de na luna che möre
‘mpizàndo lumìni su i óri de ‘l bosch
sentà live arènt a ‘ngoràrse stebiàde
lassàde a i mistéri de uno che passa
tic, tac, tic, tac, tic, tac
no ‘l zéde, matìna
no se sfanta la nòt
tic, tac, tic, tac, tic, tac
tic, tac, tic, tac, tic, tac | è vuota la sera di timide stelle | trasloca i miei sogni di umori soavi | che passeggiano come lucciole ubriache | appoggiate sull’oscurità senza un canto | di niente, di nessuno, nelle pieghe del silenzio | leggero come il falco in agguato, in un vortice | nel cielo di un mezzogiorno di un orologio ferito | tic, tac, tic, tac, tic, tac | e strappa la notte, imbroglione, il rintocco | misure di passi e batacchi smorzati | seminano di vampate, desideri cadenti, | la pallida ombra di una luna che muore | attizzando lumini sui confini tra il bosco ed il cielo | seduto lì accanto ad attendere un refolo caldo | lasciato all’impegno di uno che passa | tic, tac, tic, tac, tic, tac | non smette, è mattina | non dirada la notte.
(Giuliano detto diaolin)
venerdì 19 marzo 2021
Fuga di primavera
Un fiore così precario, che dura un attimo, che basta un filo di vento per farlo tornare scheletrico ramo tra mille altri. Inspiegabile la tua fioritura in una primavera che stenta a venire avanti, col vento gelido che ancora scende giù da quelle montagne che vedi così lontane e che invece fanno sentire la loro presenza.
Eppure mi piace questa tua fuga in avanti, verso la primavera. Vorrei avere questa tua incomprimibile fiducia.
domenica 7 marzo 2021
Gli animali domestici e noi
Per una amica
Ti avevo inviato i miei auguri di buon compleanno il 24 agosto. Erano tre anni che non rispondevi, ma continuavo ad inviarti un mio messagg...
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Si te veco: me veco. Si mme vire: te vire. Si tu parle, c’è l’eco e chist’eco song’i. Si te muove: me movo. Si te sento: me sento. Si ...
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Il miracolo segreto è uno dei racconti che compone il libro Finzioni di Jorge Luis Borges che in Italia è noto per la traduzione di Franco L...