mercoledì 29 aprile 2015

Non sfidiamo i presagi

Amleto si rivolge all'amico Orazio prima del (fatale) duello con Laerte.


Orazio, no; noi sfidiamo i presagi.
Perfino nel veder cadere un passero
ce n’è uno: se adesso è la mia ora,
vuol dire che non è più da venire;
se non è da venire, sarà adesso;
se non è adesso, dovrà pur venire.
Tutt’è tenersi pronti.
Poiché nessuno sa quello che lascia,
che può importare lasciarlo anzitempo?
Lasciamo andare: vada pur così.





Pensierino. Senza andare a prendere riferimenti biblici (“Ecco, io vengo come un ladro; beato colui che veglia e serba le sue vesti onde non cammini ignudo e non si veggano le sue vergogne”. Apocalisse 16:15), c'è qualcosa di misterioso in Amleto che lo spinge verso quella destinazione (destino). E' come se avesse capito perfettamente quali avversari ha di fronte e le loro macchinazioni, ma la sua volontà è quella di andare dentro, deciso in questa trappola. E ci entra vestito di tutto punto: è (semplicemente) pronto. 

domenica 26 aprile 2015

Ul Signur di puariti al guòrda da chénola porti

Ul Signur di puariti al guòrda da chénola porti

I tempi indrée i magutt indéan lauò a Busti a pée. A paséan in di buschi dadré da a Valoscia e indèan giò tacò d'ul cimiteri da Sinàgu. Liliscì pisé innansi da a gésa ghéa nu ul punti tanmé adàss, a ghéa ul pasogiu a livéll da a Nord. Traversòo chél lì te séa subal a Busti.
Quandu i ciapéan a quindasò a vignéan a còo tul cuntènti. Pagamèntu che lì dadrée dul cimiter da Sinàgu, in chi buschi lì, ghéa sampar in gir un quoi malnotu cal spicéa i pulastar da paò.
I magutt a turnéan strochi tanmé i bésti, ca l'éa giò scur, e a caminéan a svaltu. Arivò liliscì a truéan i lodar che gha déan una méda da boti e gha purtéan via tuci i dané.
Una volta, doo e tree i magutt han pansò una roba: han metù-su su una pionta un crucefiss cun un cartàl con scritu bal in grondi:

Dio ti vede

Un quoi vun l'ha comenciò a ciapai in gir e insci a filastroca di fiò l'é diantòo :

O Signur di puariti
chél di sciur al ghò i curniti
chél di frò l'é tul strasgiòo
chél di munighi l'é tul giustòo
e chél di magutt l'é stòi gratòo 

© Guglielmo 


mercoledì 22 aprile 2015

Aveva provato, per attenuare gli insuccessi, ad attenuare le ambizioni

-TRATTO DA AFORISTICAMENTE-
Giuseppe Pontiggia, La Grande sera, 1989 e poi edizione riveduta 1995, 2001  (capitoli 1, 2, 3, 4: “Appuntamenti”, “Domani ordine”, “Una serata di poesia erotica”, “Bellissimo, ma”)
Il problema non è sedurre una donna, ma lasciarla. P. 10
Io alludevo solo alle sfumature. Che sono l’essenziale, come sai. P. 13
Aveva provato, per attenuare gli insuccessi, ad attenuare le ambizioni. P. 15
Così aveva sostituito al progetto di un ordine parziale quello, rassicurante e inattuabile, dell’ordine totale P. 16
Accumulo le delusioni come un capitale. P. 17
“Io non ti riconosco più, non so chi sei”. Lui annuì: “E’ il destino delle coppie che durano”. P. 17
La maturità non è l’età delle svolte? Non fare più quello in cui non si crede. P. 18
Se si tratta di mettere i “non” tu sei un maestro. Non lavorare, non muoversi, non vivere. P. 18
Fidarsi sempre di chi parla male di sé. P. 18
“Parliamo sempre di cose marginali”.
“E quelle importanti?”.
“Ci vengono sempre in mente quando stiamo per lasciarci”. P. 21
L’età, cara. Il tempo ci inquieta. Si passa dall’eternità ai pochi anni che ci restano. P. 22
“E se invece una persona ti dice che sei la sua vita?”
“Dice solo una frase, suppongo”. P. 22
Io credo sia sbagliato contare su un’altra persona. Ti tradisce sempre. P. 23
Dice di non capire la poesia di oggi. Tu non sai quante angosce risparmia l’ignoranza. P. 23
Che cosa è l’eros? Migliaia di definizioni, quindi nessuna. P. 24
Desidero. Dunque sono. P. 24
A volte il nostro desiderio si concentra su una parte sola del corpo e la trasforma in una totalità visionaria. Circoscrivere significa dilatare. P. 26
Noi amiamo le catene. Guai se non ci fossero. Saremmo liberi. Ma gli uomini vogliono una sola libertà, quella di non scegliere. P. 26
Anche il desiderio ci inganna. Quello che noi vogliamo non è mai un corpo né un’anima, ma qualcos’altro. Un tempio da profanare. O una madre da uccidere. Oppure Dio. P. 26
Non dire la propria data di nascita. E’ uno degli ultimi privilegi che gli uomini hanno strappato alle donne. P. 27
Buona sera. Sarò breve. Anche se queste sono già due parole di troppo. P. 28
Non si può rinunciare a Platone solo perché viene divulgato. P. 29
C’è un solo genere letterario che non si può accettare. Il genere noioso. P. 29
Spesso si dà il meglio quando non ci si crede, solo che non si deve credere neanche a questo, altrimenti non funziona. P. 32
Aveva letto una frase di Napoleone: in amore per passare dalla tragedia alla commedia basta chiedere all’antagonista di sedersi. P. 35
Non facciamo che passare da una età decisiva a un’altra, finché un attimo decide, questa volta definitivamente, di tutto. P. 36
Giulia fu incoraggiata , da unanimi quanto deludenti consensi, a dedicarsi al fine che veniva attribuito alla donna, l’uomo.  Non c’è donna che, con il tempo, non ne rimanga costernata. L’unica variabile è il periodo necessario al risveglio: tre mesi, due anni, venticinque, subito, mai. P. 37
La mente succube di quello che accade in un’altra mente, in pochi centimetri quadrati di circonvoluzioni cerebrali. P. 38
Il matrimonio era stato forse un alibi sufficiente a farla assolvere con formula piena nel processo meno attendibile che si conosca, quello che celebriamo dentro di noi: giudice e imputato coincidono e collaborano, con solidarietà toccante, a incolpare un terzo, gravandolo di responsabilità di cui è all’oscuro. P. 39
Spesso quando si cerca di convincere gli altri, si tenta solo di placare i propri dubbi; e non c’è da stupirsi se si fallisce in entrambi gli intenti. P. 41
La sensazione che lo scrivere, come gli scacchi, fosse un gioco di cui si potesse apprendere la teoria, non sufficiente a vincere la partita, ma almeno a cominciarla. P. 41
Il coniuge, colui che vive, dice l’etimologia, sotto lo stesso giogo. P. 42
Convinta che il problema primo fosse credere in sé, aveva scoperto che ce n’era un secondo, ossia che ci credessero gli altri. P. 42

lunedì 6 aprile 2015

Anniversari. L'Aquila 6 aprile 2009 ore 3.32

Migliaia di fiaccole nel centro della città ancora spento. A sei anni dal sisma, che ha devastato il capoluogo abruzzese, la città ricorda le 309 vittime. In testa al corteo striscioni contro la sentenza del processo ai Grandi rischi.


sabato 14 marzo 2015

La malinconia della signora Alfonsa

E' successo il fatto commovente: la "Signora Alfonsa" una delle due malate che aiutano alle faccende del reparto medici, è di nuovo ritornata malinconica
Da dieci anni la signora Alfonsa mi arriva col caffè, mi prepara la camera, risponde pacatamente e con quella continua distinzione per la quale, senza altro patrimonio che sé stessa, da tutti spontaneamente era chiamata: signora Alfonsa. E' alta di fisico, magra, di maniere sempre sottilmente garbate, e perfino lo era di mente, nelle attenzioni e giudizi, col suo bel parlare preciso e leggero e come distratto.
Quindici anni fa venne al manicomio con sua madre perché tutte e due si erano incantate e, rinserrate in casa, si lasciavano morire d'inedia, i vicini, accorsi, avvertirono, e le trasportarono al manicomio.
Dopo poco che fu ricoverata la signora Alfonsa "si sciolse" e poiché subito apparve talmente garbata (e non aveva più famiglia né mezzi) fu messa al reparto medici.
Ieri è successo dopo quindici anni di animo sereno, che è ritornata malinconica. Se ne è accorta la Lella, l'altra malata che ci assiste. Un medico ha visto piangere la Lella e domandandogliene il perché essa ha spiegato, consapevole psichiatra, che la signora è diventata "depressa".
Appena l'ho saputo sono andato a visitare la signora Alfonsa, che stava sciacquando i piatti. Essa, pieghettando le labbra per la febbre dei deliri, mi ha rapidamente risposto, anche nella disgrazia giudiziosa, uguale a quello che pur cadendo nel precipizio mantiene la forza di ragionare, mi ha in fretta risposto, in quell'orlo tra ragione e pazzia:"si, mi è presa la malinconia".
E così abbiamo dovuto mettere, cioè pregare la signora Alfonsa di andare "dentro", cioè in prigione, cioè in "vigilanza"; dove infermiere vigilano che le malate non facciano male a loro stesse.
...
E così la Pazzia è ritornata ad avvertire che in ogni grano di manicomio essa è la padrona, la Pazzia che tutto vola ridendo in inconcepibile anarchia.

Mario Tobino, Le libere donne di Magliano, i Meridiani, 2007   

domenica 8 marzo 2015

Uri Caine - Paolo Fresu vs Claudio Monteverdi

Ho avuto la fortuna di assistere al secondo concerto di Caine-Fresu (lo scorso sabato sera) al Teatro Elfo Puccini di Milano. Una grande emozione.
Musica di Bach, Monteverdi, Hendel, Puccini, Mozart, Berbara Strozzi e Malher.
Forse diventerà un dvd o cd insieme alle altre due serate.
Speriamo.

lunedì 2 marzo 2015

Film da dimenticare 2. 50 sfumature di grigio

Il film 50 sfumature di grigio è tratto dal romanzo della scrittrice inglese E. L. James (pseudonimo di Erika Leonard) ed è caratterizzato dalla descrizione di scene di esplicito erotismo e da elementi di pratiche sessuali basate sulla dominazione e la sottomissione. Libro e film sono diventati in pochi mesi un cult in Russia, negli Stati Uniti e in Gran Bretagna. Ed ora pare che anche in Italia la cosa abbia un certo seguito. Si tratta di una trilogia e quindi aspettiamoci un seguito anche del film che è , volutamente, tronco.  L'intera serie ha venduto oltre 100 milioni di copie in tutto il mondo e i diritti sono stati venduti in 37 paesi.


Pensierino di commento. Tanto impegno per nulla. Basare una intera trilogia su una pratica sessuale è quanto di più noioso si possa fare. I risvolti psicologici sono talmente scontati che si sbadiglia ad ogni scena. Il finale tronco fa dire immediatamente, senza pensarci :"Andiamo a prenderci una birra". 
Le sfumature di grigio , comunque, non arrivano a 5.

lunedì 23 febbraio 2015

Film da dimenticare: Un piccione seduto su un ramo riflette sull’esistenza

"Un piccione seduto su un ramo riflette sull’esistenza" di Roy Andersson arriva nelle sale e anche nelle Multisale. E' film blasonato  (Leone d’Oro a Venezia 2014) e conclude la trilogia “sull’essere un essere umano” inaugurata con Songs from the Second Floor (2000) e proseguita con You, The Living (2007).
Questa volta si parte con tre incontri con la morte – infarto del marito che stappa la bottiglia con moglie canterina; vecchia in agonia che non molla i gioielli ai tre figli; passeggero esanime su un traghetto con consumazione già pagata – e si procede per una riflessione esistenzialista che salta da Hopper a Bruegel passando per l’Ikea...
Pubblico (poco) e sbigottito si chiede come sia possibile essere andati a vedere un film del genere.
Osannato il regista dalla critica per il suo stile asciutto fino alla disidratazione. 
In sala si strappa qualche risata a denti stretti, ma non ci si lamenta che il film sia corto.


L'insegnate di flamenco che insidia il giovane allievo che non ne vuole sapere

Il piccione impagliato sul ramo del museo, mentre gli altri piccioni
non si vedono e si sentono solo stare il loro tuu tuu


sabato 21 febbraio 2015

L'incoronazione di Poppea

Ieri sera al Teatro alla Scala di Milano
L'incoronazione di Poppea
Claudio Monteverdi

Nuova produzione
in coproduzione con Opéra National de Paris

Direttore Rinaldo Alessandrini
Regia, scene e luci Robert Wilson
Orchestra del Teatro alla Scala



CAST
Nerone Leonardo Cortellazzi
Poppea / La Fortuna Miah Persson
La Virtù / Ottavia Monica Bacelli
Amore Silvia Frigato
Ottone Sara Mingardo Lucano
Nutrice Giuseppe De Vittorio
Seneca Andrea Concetti

Una versione spagnola...


Pur ti miro, 
Pur ti godo,
Pur ti stringo, 
Pur t'annodo,
Più non peno, 
Più non moro,
O mia vita, o mi tesoro.
Io son tua... 
Tuo son io...
Speme mia, dillo, dì,
Tu sei pur, speme mia
L'idol mio, dillo, dì,
Tu sei pur,
Sì, mio ben, 
Sì, mio cor, mia vita, sì.
Pur ti miro, 
Pur ti godo,
Pur ti stringo, 
Pur t'annodo,
Più non peno, 
Più non moro,
O mia vita, o mi tesoro.

I venti di Mario Vargas Llosa

 Il protagonista di questo libretto di Vargas Llosa si reca una mattina con l'amico Osorio ad una manifestazione contro la chiusura di u...