giovedì 20 febbraio 2020

Passeggiate d'inverno




Pensierino. Con un gruppo di amici "erranti e perseveranti" coetanei abbiamo preso l'abitudine di fare due passeggiate settimanali nella nostra Valle del Ticino. Con qualsiasi tempo, incuranti degli acciacchi ci inoltriamo in percorsi tra boschi e acque (Ticino, Naviglio Grande, Villoresi ecc) coprendo una distanza dagli 8 ai 10 km. Un modo per fare movimento e parlare.  

venerdì 14 febbraio 2020

Teatro Franco Parenti: I Promessi Sposi alla prova

E' la prima volta che entro al Teatro Franco Parenti di Milano e quindi l'emozione è forte. Questo è uno dei luoghi "sacri" del teatro milanese. L'occasione di vedere rappresentata qui una riedizione di una classico testo di Giovanni Testori non può essere che un ulteriore motivo di curiosità.

Nel 1984 Andrée Ruth Shammah metteva in scena per la prima volta "I Promessi Sposi alla Prova" di Giovanni Testori.
La rilettura di Testori dei Promessi sposi di Alessandro Manzoni è basata su un artificio drammaturgico: sotto la direzione di un regista/maestro, i sei attori interpretano tutti i personaggi del libro e ripercorrono la vicenda di Renzo e Lucia, di Don Abbondio e  Don Rodrigo, di Agnese  Perpetua e Gertrude, dell'Innominato e della Monaca di Monza.
Una rilettura che, naturalmente, ha fatto sobbalzare sulle sedie i soliti "custodi puristi della tradizione" del teatro e dell'opera del Manzoni. Ma Testori di queste provocazioni ne ha fatte per tutta la sua carriera. Non è un caso che parteggi spudoratamente per la Monaca di Monza.
La compagnia che ha rappresentato "I Promessi Sposi alla prova" è formata da navigati attori e da giovani allievi della scuola di teatro Franco Parenti e quindi anche in scena si ripropone il rapporto tra allievi e maestri che offre spunti interessanti di teatro nel teatro. Testori poi ci mette del suo decostruendo la storia e sottolineando passaggi dell'opera manzoniana. 
Una lezione di teatro, insomma e per fortuna che la platea era piena di giovani, forse trascinati dalle scuole, ma andare a teatro non ha mai fatto male a nessuno, anzi, forse qualcuno si appassionerà anche.


Teatro Franco Parenti
I Promessi Sposi alla prova
di Giovanni Testori
con Luca Lazzareschi, Laura Marinonie con Filippo Lai, Laura Pasetti, Nina Pons, Sebastiano Spada
e la partecipazione di Carlina Tortaregia Andrée Ruth Shammah 


mercoledì 12 febbraio 2020

Il Tango di Jorge Louis Borges




E' sempre divertente leggere Jorge Louis Borges, soprattutto perché ci trascina nelle sue infinite divagazioni. Anzi a volte viene il sospetto che interi libri siano divagazioni. Il suo libro Tango pare proprio una di queste divagazioni.

Purtroppo noi (in Europa) riusciamo a tradire lo spirito del tango facendone (negli anni 10 del '900) una danza un po' edulcorata e raffinata, mentre alle sue origini era ballo audace e indecente, di «rettile da lupanare» ballato da guappi dal coltello facile e, quindi, dalla vita corta. Un ballo coraggioso e sensuale pieno di felicità velata da un "pensiero triste".

J.L. Borges scava nella sua immensa memoria e ne trae ricordi dell'infanzia nei quali rivivono quartieri popolari di Buenos Aires, i balli popolari negli squallidi barrios di immigrati (soprattutto italiani), le antiche milonghe e habanere
e tutto prende un altro colore ed un altro ritmo.




Jorge Luis Borges
Il tango


A cura di Martín Hadis
Edizione italiana a cura di Tommaso Scarano
Piccola Biblioteca Adelphi, 2019, 3ª ediz., pp. 170

lunedì 10 febbraio 2020

Una Marchesa ad Assisi

Ippolita Baldini è forse più famosa per le sue uscite a Zelig e Colorado e la partecipazione ai film Quando la notte regia di Cristina Comencini e Ti presento un amico regia di Carlo Vanzina , ma ha un curriculum artistico notevole con partecipazione a spettacoli teatrali e cinematografici.
In questo lavoro che si intitola "Una Marchesa ad Assisi" riprende uno dei suoi personaggi di successo e fa passare un'ora in allegria. Nel 2012 ha aperto una sua attività che si chiama TEATROCASATUA che organizza eventi teatrali in case private. 


Una Marchesa ad Assisi
con Ippolita Baldini
monologo scritto e interpretato da Ippolita Baldini
collaborazione alla drammaturgia Emanuele Aldrovandi
regia Camilla Brison
produzione Teatro della Cooperativa





martedì 4 febbraio 2020

Teatro: "Misericondia" al Piccolo Teatro Grassi di Milano

Anna, Nuzza e Bettina crescono come se fosse figlio loro Arturo, figlio di Lucia morta di parto e di percosse. Tutte fanno il mestiere più vecchio del mondo di notte, mentre di giorno sferruzzano a maglia nel basso fetido, sporco, buio e accudiscono Arturo che è come un burattino cresciuto, un pezzo di legno animato dalla follia. Naturalmente le tre madri di Arturo si contendono Arturo e si rinfacciano di non aver fatto nulla quando vedevano Lucia maltrattata da quella bestia di uomo che l'aveva ingravidata. Ma c'era come un fato che governava le loro vite nei bassi di Palermo, al quale nessuno poteva ribellarsi, come una maledizione. Ma le tre madri vogliono che Arturo viva meglio, gli hanno trovato una sistemazione in un istituto dove sarà accudito e avrà una sua stanza luminosa e riscaldata. Arriva il giorno: Arturo si veste di tutto punto, gli viene preparata una valigia con dentro tutto ciò che ha, un cambio di vestiti e la scatola con i ricordi di mamma Lucia (una foto e una collanina). Arturo deve solo aspettare che arrivi la banda e poi andrà con loro.

Misericordia di Emma Dante, in scena al Teatro Grassi dal 16 gennaio al 14 febbraio 2020, ha per protagonisti gli attori Italia Carroccio, Manuela Lo Sicco, Leonarda Saffi e Simone Zambelli.

Foto di scena di Masiar Pasquali


Pensierino. Entrare nella sala di velluto rosso del Piccolo Teatro Grassi di Milano è sempre una emozione. Turisti da tutta Europa arrivano qui davanti ed entrano nel cortile nel Chiostro Nina Vinchi come se entrassero in chiesa. Fuori lo struscio di Via Dante.

giovedì 30 gennaio 2020

Esercitare la memoria

Scrive Fabrizia Ramondino in una nota a piè pagina di Althénopolis: "Le visioni, che sono verità rivelate, come le ossessioni, che sono verità non ancora rivelate, non si possono dimenticare, né però spiegare".
Il ricordo che abbiamo dell'infanzia è, man mano che procede l'età, sempre un po' "mitico" e comunque brutalmente selettivo. Certi episodi o immagini o profumi o particolari si stampano nella memoria anche senza un motivo "forte"; altri ci sfuggono tra le dita come sabbia e non ricordiamo nulla di episodi che hanno segnato una tappa importante della nostra vita. 
Certo è che la scrittura di questi ricordi, come in questo caso ha fatto la Ramondino, stimola la mitizzazione, ingigantisce particolari e sfumature, apre visioni e descrive ossessioni. Come tutti i miti non possiamo "spiegare", ma solo raccontare. 
E' un "esercizio" che farebbe bene a tutti.



lunedì 20 gennaio 2020

Teatro. La cena delle belve

Roma, 1943, interno di casa borghese, il compleanno della padrona di casa, invitati alcuni amici.
Fuori si sente uno sparo. Si affacciano alla finestra dall'appartamento e vedono a terra due ufficiali delle SS uccisi a pistolettate. Immediata la reazione. Arrivano nella zona militari tedeschi che setacciano il quartiere. L'ufficiale delle SS che dirige l'operazione entra anche nell'appartamento dove si svolge la festa e comunica che come rappresaglia ogni famiglia della casa deve scegliere due persone destinate alla fucilazione. Anche i convenuti a quella festa devono scegliere tra di loro due persone, mente gli altri avranno salva la vita.
Iniziano una serie di tentativi uno più goffo dell'altro di togliersi da questa situazione: prima un tentativo di corruzione dell'ufficiale, poi il tentativo di coinvolgere un altro comandante tedesco che interceda per la liberazione, poi una maldestra fuga attraverso i tetti, infine un tentativo della padrona di casa di circuire lo stesso comandante.
Intanto tra gli amici cominciano a nascere diffidenze, tentativi di ricatto, di svelamento di segreti inconfessati (tradimenti, debiti di gioco non pagati, di avere particolari tendenze sessuali) ed il clima si deteriora sempre più, con palesi tentativi di indurre qualcuno a offrirsi "volontario" per la rappresaglia.
Tutto finisce quando l'ufficiale delle SS entra nella stanza e comunica che un uomo (che era un altro amico che loro aspettavano alla festa) si è consegnato accusandosi dell'omicidio e che quindi loro tutti sono liberi.
Tutti se ne vanno, ma nulla è più come prima.



LA CENA DELLE BELVE
(Le repas des fauves)
di Vahè Katchà
Elaborazione drammaturgica Julien Sibre
Versione italiana Vincenzo Cerami

Regia associata Julien Sibre e Virginia Acqua

Con (in o. a.) Marianella Bargilli, Emanuele Cerman, Alessandro D’Ambrosi, Maurizio Donadoni, Ralph Palka, Gianluca Ramazzotti, Ruben Rigillo, Silvia Siravo

Scene Carlo De Marino
Costumi Francesca Brunori
Disegno luci Giuseppe Filipponio
Foto Luigi Cerati, Benedetta Folena

Produzione Gianluca Ramazzotti per Ginevra Media Production Srl
Centro d’Arte Contemporanea Teatro Carcano

venerdì 17 gennaio 2020

L'emigrazione da un piccolo paese lombardo verso l'Argentina


Teatro. Il sogno di un uomo ridicolo


14/12/19 Teatro Out Off. IL SOGNO DI UN UOMO RIDICOLO di Fëdor Dostoevskij. Traduzione e drammaturgia di Fausto Malcovati e Mario Sala con Mario Sala. Regia Lorenzo Loris.

Tutti lo considerano un “uomo ridicolo” e lui stesso si considera tale. Questa poca considerazione è frutto di una pochezza esistenziale: non c’è più passato ne futuro, non c’è salvezza , rimane solo la colpa.
L’uomo vive in una soffitta e l’arredo è formato da una poltrona sfondata, un tavolo, una candela e una pistola. Da tempo ha deciso di suicidarsi e la visione di una stella lo convince che è arrivato il momento giusto. Mentre rincasa, viene avvicinato da una bambina che piange e si dispera e che gli chiede aiuto, ma lui la caccia in malo modo: come potrebbe aiutare lui una persona se non ha futuro?
Rientra in casa e si siede sulla sua poltrona accanto alla candela, con la pistola davanti e si addormenta. Sogna di spararsi al cuore (non alla testa, il cuore è il suo problema) e di morire e di essere seppellito. Ma all’improvviso si apre uno squarcio nella bara ed ecco che viene sostenuto in volo da un essere di cui ignora la natura. Viene trasportato dalla terra verso un’altra terra, lontana , molto lontana. Quando arriva si rende conto di essere arrivato in un luogo che non conosce la colpa, in cui tutti si amano e si tengono per mano in pace (la guerra non esiste), si aiutano, vivono in sintonia con la natura, non hanno bisogno di chiese e la morte non fa loro paura, l’affrontano serenamente circondati dai loro affetti.
Improvvisamente l’uomo scopre che è lui il virus che farà ammalare questo mondo ideale e infatti, a poco a poco, arriva l’invidia e il rancore, poi l’odio e la guerra: quel mondo lontano comincia ad assomigliare sinistramente al mondo che ha lasciato.
Di colpo l’uomo si sveglia e si trova nella condizione di prima, nella sua stanza, sulla sua poltrona, con la pistola carica davanti a se sul tavolo. Con uno scatto allontana la pistola. Pensa che forse quel terribile rifiuto della bambina e il sogno gli hanno fatto capire che il mondo è terribile, ma lui ha conosciuto un altro mondo che è possibile, un mondo fatto di amore, di speranza, di condivisione, di sintonia con la natura ed ora anche lui può trovare una sua ragione di vivere. Si cambia gli abiti un po’ clouneschi che ha indossato fino ad ora, si veste in modo dignitoso e guarda al suo futuro con speranza. Anche l'uomo ridicolo può riscattarsi.

(Foto di Erica Falcinelli)


giovedì 16 gennaio 2020

Teatro. Il mio nome è Caino

La parabola sanguinosa di un mafioso parte con l'assassinio crudele del suo miglior amico, da qui il soprannome di Caino che spaventa e sottomette. Dal nonno latifondista che ammazza con il suo bastone il contadino che accenna una muta sfida di sguardi, al nipote (Caino) che ammazza con con kalasnikof e P38. Omicidi che hanno una loro logica spietata, non c'è spazio per rimorsi o tentennamenti: sono le regole di un mondo che giustifica se stesso e così si perpetua.
Un testo durissimo di Claudio Fava che vuole farci leggere la mafia dalla parte dei mafiosi.
Sul palco un grande Ninni Bruschetta e al pianoforte Cettina Donato.


Scheda dello spettacolo al Teatro Menotti 14 gennaio 2020

Produzione Maurizio PuglisiDi Claudio FavaRegia Laura GiacobbeCon Ninni BruschettaAl Pianoforte Cettina DonatoAllestimento Mariella BellantoneCostumi Cinzia PreitanoLuci Renzo Di ChioSuono Patrick FischellaProgetto Grafico Riccardo BonaventuraIllustrazione Antonella Arrigo

I venti di Mario Vargas Llosa

 Il protagonista di questo libretto di Vargas Llosa si reca una mattina con l'amico Osorio ad una manifestazione contro la chiusura di u...