martedì 28 luglio 2009

Sui muri, all'improvviso

E' apparsa all'improvviso, inaspettata, col suo carattere rosso fiammeggiante, nel posto più anonimo e insensato (davanti al Pio Albergo Trivulzio di Milano), in un pomeriggio qualsiasi immerso nella calura, torrida della città, con i suoi implacabili 34 gradi che arroventano asfalto e pietre dei marciapiedi.

Il carattere non è di quelli sfrontatamente cubitali o leziosamente arzigogolati, non ci sono inutili abbellimenti, improbabili cuori o patetici fiori di contorno. La scritta è semplice e termina con un imperativo punto esclamativo, come a voler esprimere un sentimento forte, solido, tosto.

Ah quanta vernice sciupata in questi anni, me ne accorgo solo ora, di fronte alla scritta: Amore

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mercoledì 22 luglio 2009

Cinque libri per l'estate


Ho appena finito l'amaro libro di Francesco Permunian, Dalla stiva di una nave blasfema, ed Diabasis che è un diario fatto di piccoli quadretti acidi ambientati tra il Polesine (un passato scomparso, castigato dalla natura), Venezia (il presente che non piace) e la Dalmazia (il futuro che spaventa). Struggenti le foto del Polesine di Gianni Fucile.
Sono sul finire anche del libro di W.H. Auden, Shorts, Adelphi che è una raccolta di composizioni della lunghezza di poche righe, folgoranti. Mi sono divertito per alcune di queste a fare una specie di controcanto con mie "risposte" o "pensierini" come li ho chiamati sul blog. Ho avuto la fortuna di seguire in un paese tutto incentrato su Maria di Nazareth e sulla iconografia e letteratura che si è costruita nei secoli intorno alle vicende raccontate dai Vangeli (anche quelli apocrifi).
Antonio Moresco, Scritti di viaggio, di combattimento e di sogno, Fanucci editore è un autore che ho scoperto da poco (grazie ad alcune segnalazioni di amici di blog) e che voglio approfondire.
Julio Cortazar, Bestiario, Einaudi è un libro surrealista dove gli animali irrompono nella vita quotidiana in modo inaspettato.

martedì 21 luglio 2009

Re, Regine, Pedoni, Alfieri e Cavalli


Il grande giocatore di scacchi Bobby Fischer (Chicago, 9 marzo 1943Reykjavík, 17 gennaio 2008) ha detto una volta:
La vita è una partita che non si può giocare: non tutti i pezzi sono sulla scacchiera.
Pensierino. Seguiamo il suo ragionamento. Forse ci sono troppi pezzi sulla scacchiera e non riusciamo mai ad identificarci con quello giusto per noi: vorremmo essere Re o Regina, ma siamo Pedoni; vorremmo essere zompanti Cavalli e siamo striscianti Alfieri portatori di vessilli sconosciuti. Chi gioca, davvero, è un "altro". Non siamo giocatori, ma siamo giocati.

sabato 18 luglio 2009

Tempi politici


Chi ha avuto la fortuna di lavorare per la prevenzione nei luoghi di lavoro come me, ha misurato i tempi della politica ed ha capito che sono ben diversi a secondo degli argomenti trattati.
Nel 1978 la Legge di Riforma sanitaria ha aperto atti del Governo Prodi, nella legislatura passata). Ci sono voluti 30 anni ! Questo decreto del 2008 prevede, come purtroppo molta della legislazione in materia di sicurezza, numerosi decreti attuativi (più di 50) che, è inutile dire, non sono arrivati ancora oggi in Parlamento e molti non ci arriveranno mai (l'esperienza passata è ahinoi disperante!). Anzi il Governo Berlusconi sta studiando delle radicali modifiche peggiorative del Decreto 81 appena varatao che entreranno in vigore (come molta legislazione in materia) nel mese di Agosto (chissà perché!). Le leggi sulla sicurezza sul lavoro si fanno a fabbriche chiuse.

Leggo dal giornale che l'On. Maroni (Ministro della Repubblica italiana) ha già pronto il decreto attuativo della Legge sulle Ronde licenziata pochi giorni fa dal Parlamento. Tempi record per permettere un' applicazione immediata. Le ronde scalpitano (si sa!) e la sicurezza non può attendere !

Ecco i tempi della politica della destra: due pesi , due misure ! Il problema è che la sinistra (?) non ha capito ancora quali siano le sue priorità...

sabato 11 luglio 2009

No grazie, davvero


Da una intervista a Carlo Rubbia (premio Nobel per la fisica) a PloGalileo (ovvero "il parere degli scienziati conta un cazzo!".
Nel corso di una recente trasmissione televisiva, il premio Nobel per la fisica Carlo Rubbia ha spiegato la sua visione sul delicato tema dell’energia nucleare. A chi propone la tecnologia delle centrali nucleari come unica risposta al problema di approvvigionamento energetico per l’Italia, Rubbia ha risposto con queste parole.

«Dobbiamo tener conto che il nucleare è un’attività che si può fare soltanto in termini di tempo molto lunghi. Noi sappiamo che per costruire una centrale nucleare sono necessari da cinque o sei anni, in Italia anche dieci. Il banchiere che mette 4 - 5 miliardi di Euro per crearla riesce, se tutto va bene, a ripagare il proprio investimento in circa 40 - 50 anni.

«C’è un secondo problema: un errore che spesso la gente compie. Si pensa che il nucleare possa ridurre il costo dell’energia. Questo non è vero: un recente studio ha dimostrato, per esempio, che i costi per il nucleare in Svizzera continueranno ad aumentare.
I costi per il nucleare variano notevolmente da paese a paese: in Germania ha un prezzo di circa due volte e mezzo in più rispetto a quello francese. Ciò è dovuto al fatto che il nucleare in Francia è stato finanziato per anni dallo Stato, quindi dai cittadini. Ancora oggi, le 30.000 persone che lavorano per il nucleare francese sono pagate grazie agli investimenti massivi dello Stato. L’aumento del numero di centrali atomiche nel mondo in questi ultimi anni ha causato, inoltre, un considerevole aumento del costo dell’Uranio, che difficilmente tornerà a scendere. Il nucleare è dunque molto costoso, anche nel lungo periodo.
«Io penso che se davvero noi volessimo adottare il nucleare in Italia lo potremmo fare, ma dovremmo organizzare procedure di contorno per supportare questa iniziativa. La quantità di energia richiesta dall’Italia è paragonabile a quella francese. Se dunque volessimo produrre il 30% dell’energia elettrica con il nucleare, come succede anche in Spagna, Germania e Inghilterra, ci servirebbero 15 - 20 centrali nucleari. In pratica una per regione.
Ciascuna di queste centrali produrrà una certa quantità di scorie, un problema estremamente serio. In America la questione è di stretta attualità.

lunedì 6 luglio 2009

L'associazione "innocenza/narciso" è nata così senza un meditato ragionamento e ha creato sconcerto in alcuni. E' stata come una intuizione e, come capita spetto alle intuizioni, probabilmente fuorviante. Ma il mito cos'è se non un depistaggio? Anche facendo un passo indietro e tornando alle fonti del racconto di Narciso, si rimane impressionati dalle cose tramandate e da quelle sottaciute o dimenticate, dai particolari che si aggiungono che sembrano dare compiutezza al mito, ma cortano altrove ecc ecc.

Dunque il mito di Narciso è tramandato dalle Metamorfosi di Ovidio e sinteticamente si potrebbe raccontare così. La ninfa Liriope viene violentata dal torrente Cefiso e dopo nove mesi nasce Narciso. La ninfa chiede all'indovino Tiresia se il figlio diventerà vecchio ed il responso è (come al solito) misterioso: "Se non conoscerà sé stesso".
Narciso ha sedici anni quando, durante una caccia solitaria nei boschi viene seguito da Eco. Eco è una ninfa che è stata condannata da Giunone a disporre della sua lingua solo in parte: infatti può ripetere solo l'ultima parola che ascolta. Eco si innamora di Narciso, ma il dialogo tra i due è alquanto difficoltoso viste le premesse. Narciso rifiuta Eco come ha fatto con altri spasimanti (sia uomini che donne).
I molti spasimanti di Narciso si lamentano con gli Dei di questo atteggiamento scontroso fino a quando Nemesi (che rappresenta la "giustizia compensativa" lo condanna ad innamorarsi della sua immagine riflessa nell'acqua.
Narciso si consuma d'amore per questa immagine fino a lasciarsi morire. Il suo corpo non viene trovato ed al suo posto è nato un fiore che porta il suo nome.
Altre fonti narrano che Narciso, quando attraversa lo Stige, il fiume dei morti, per entrare nell'Oltretomba, si affaccia sulle acque del fiume, sempre sperando di vedersi riflesso. Ma non riesce a scorgere nulla a causa dell'acqua torbida e limacciosa. Narciso però è contento di non vedere la sua immagine riflessa perché questo vuol dire che il fanciullo-sè stesso che amava, non è morto ancora.
Applico il mio depistaggio.
Narciso è contento di non vedere la sua immagine nel fiume Stige perché pensa che il demone muto che lo possedeva non potrà seguirlo lì, nel regno della pace.


domenica 5 luglio 2009

Mi prendo qualche giorno


Le riflessioni di Rom sull'ultimo post aprono una serie di questioni che mi sembrano interessanti e vorrei approfondire. Mi prendo un po' di tempo per farlo. Pubblicherò per qualche giorno solo musica o altro scelto dalla rete. A presto.

guglielmo

martedì 30 giugno 2009

Bene e male


Scrive Rom in commento al post su Jung.
Quella della copresenza di bene e male è una delle idee più confuse che esistano. Ha anche una sua pericolosità, quando si tratta di far fronte a realtà in cui devi essere deciso e salvare il bene contro il male - per le quali, per esempio, il massimo che puoi fare è tener conto della possibilità di non uccidere la vita biologica, visto che quella psichica non c'è più. Provo a farmi capire ma tanto so che non ci riesco, figuriamoci a convincerti, se tu non sei già d'accordo con me...

Hai presente il simbolo del tao? Quello con le due onde, una bianca e una nera, in cui la bianca ha un pallino nero e la nera un pallino bianco? Sembra semplice: il bene è la copresenza delle due entità, dimensioni, qualità, componenti; il male è l'assenza delle due, cioè un tondo tutto bianco o tutto nero - sparisce pure il pallino.
Se le due sono copresenti, man mano che una va in minoranza accresce il suo potere e frena, dà misura, provoca un movimento di correzione dello squilibrio - come nei meccanismi a retroazione, per intenderci.
Non c'è copresenza di bene e di male: c'è copresenza di altre robe, e finché c'è copresenza è bene. Il male, ripeto, è l'assenza dell'altra componente, l'assolutizzazione di una delle due, una qualsiasi delle due.

La stessa cosa vale nella teorizzazione psicoanalitica - la fusione tra sessualità e aggressività è bene; la defusione, la scissione, la dissociazione tra le due componenti è male. Tutto amore-sessualità-avvicinamento-fusione? Male. Tutta aggressività-guerra-allontanamento-sparizione? Male. Entrambi - entrambi, sottolineo per la componente "amore" - assolutizzati sono distruttivi, male, morte.
Non c'è copresenza di bene e male.

E' difficile?

Provo a farti una domanda ancora più difficile, allora, così l'incomprensione cresce e forse si attiva la comprensione...

Se tu potessi far morire in questo stesso istante gli psicopatici criminali che stanno per violentare un bambino e poi ucciderlo - in giro per il mondo in questo stesso momento sta sicuramente avvenendo - e se con la morte del violentatore assassino il bambino non corresse nessun pericolo: lo faresti?
Io sì, lo farei.
Me lo dici dove sta la copresenza di bene e male in un ex umano ora inumano che fa certe cose?
Tu dirai: hai dimenticato le donne? No, le includo subito, nella formula - se vuoi la estendo a tutti i deboli della terra che stanno per essere violentati e uccisi da uno psicopatico criminale: che muoia, ora!, e la vittima si salvi.
Tu dirai, forse, ancora: ma non si può evitare di uccidere? non gli potrebbe venire un colpo, al violentatore, per cui diventa innocuo senza morire, e il bambino, la donna, il debole, scappano in salvo? Certo, era tanto per capirci.

Una non-risposta. Avevo premesso la mia assoluta incapacità a "maneggiare" argomenti così vasti ed importanti. E nemmeno mi sogno di sintetizzare un brano dell'opera di Jung. Mi permetto di fare una sola osservazione alla domande fatte da Rom partendo da una frase di Publio Terenzio Afro : Sono uomo; e di quello che è umano nulla io trovo che mi sia estraneo. Aggiungo: anche le più efferate bestialità? Si anche quelle.
Non riesco a fare di meglio che presentare una lunga citazione del libro di Jung.

Alla luce segue l'ombra, l'altro lato del Creatore. Questa evoluzione giunge al suo culmine nel secolo XX. Il mondo cristiano è ora veramente messo a confronto col principio del Male, con l'ingiustizia palese, la tirannia, la menzogna, la schiavitù, la coercizione della coscienza. Tale manifestazione del Male senza maschera ha assunto apparentemente una forma stabile nella nazione russa [ndr la definizione di
Ronald Reagan "Impero del Male" nasce qui?], ma la sua prima violenta eruzione si ebbe in Germania, e rivelò fino a qual punto il cristianesimo del secolo XX fosse stato svuotato del suo contenuto. Di fronte a ciò, il Male non può essere più oltre minimizzato con l'eufemismo della privatio boni. Il Male è diventato una realtà determinante. Non può essere più eliminato dal mondo con una semplice circonlocuzione; dobbiamo imparare a trattare con esso, perché esso vuole la sua parte nella vita. Come questo sia possibile senza terribili conseguenze, per il momento non è prevedibile.
In ogni caso ci occorre un nuovo orientamento, una metanoia. Avendo a che fare col Male si corre il grave rischio di soggiacergli. Non dobbiamo perciò più soggiacere a nulla, nemmeno al bene. Un cosiddetto bene, al quale si soccombe, perde il carattere etico. Non che diventi cattivo in sé, ma è il fatto di esserne succubi che può avere cattive conseguenze. Ogni forma di intossicazione è un male, non importa se si tratti di alcool o morfina o idealismo. Dobbiamo guardarci dal considerare il male e il bene come due opposti.
Il criterio dell'azione morale non può consistere più nella semplice concezione che il bene ha la forza di un imperativo categorico, e che il cosiddetto male può essere assolutamente evitato. Il riconoscimento della realtà del male necessariamente relativizza sia il bene che il male, tramutandoli entrambi nelle metà di un contrasto, i cui termini formano un tutto paradossale.
Praticamente, ciò significa che il bene e il male perdono il loro carattere assoluto, e noi siamo costretti a riconoscere che ciascuno di essi rappresenta un giudizio.
Tenendo conto della fallibilità di ogni giudizio umano, non possiamo credere di giudicare sempre rettamente: possiamo facilmente essere vittime di un errore di giudizio. Questo concerne il problema etico solo in quanto ci sentiamo incerti nella valutazione morale. Ciononostante siamo obbligati a prendere delle decisioni morali. La relatività di bene e di male, o «cattivo» non significa in nessun modo che queste categorie siano prive di valore, o non esistano. Esiste sempre un giudizio morale con le sue caratteristiche conseguenze psicologiche. Ho sottolineato varie volte che il male che abbiamo fatto, pensato, o voluto, si vendicherà sulle nostre anime anche nel futuro, così come ha fatto finora, indipendentemente dal fatto che il mondo sia cambiato o no per noi. Soltanto i contenuti del giudizio sono sottoposti alle differenti condizioni di spazio e di tempo, e, pertanto, variano in rapporto ad esse. La valutazione morale si fonda sempre sulla apparente certezza di un codice morale, che pretende di stabilire con precisione che cosa è il bene e che cosa è il male; ma una volta che sappiamo quanto ne è incerto il fondamento, la decisione morale diventa un atto soggettivo, creativo. Possiamo convincerci della sua validità solo Deo concedente, deve cioè esserci un impulso spontaneo e decisivo da parte dell'inconscio. La morale in sé, cioè la decisione tra il bene e il male, non è influenzata da questo fatto, solo che per noi diventa più difficile. Nulla può risparmiarci il tormento di una decisione morale. In certe circostanze dobbiamo avere la libertà, per quanto possa esserci duro, di astenerci dal bene morale conosciuto come tale e di fare ciò che è considerato male, se la nostra decisione morale lo richiede. In altre parole, non dobbiamo soccombere a nessuno dei due opposti. Al riguardo un esempio ci è dato dal neti-neti della filosofia indiana in forma morale: in certi casi il codice morale è senz'altro abrogato e la scelta morale è lasciata all'individuo. Questo fatto in sé non è nuovo: prima che esistesse la psicologia tali difficili scelte erano indicate col nome di «conflitto di doveri».

I venti di Mario Vargas Llosa

 Il protagonista di questo libretto di Vargas Llosa si reca una mattina con l'amico Osorio ad una manifestazione contro la chiusura di u...