Un secchio di plastica con dentro una scatola aperta di Dixan, VIM, Sole piatti, VIACAL, una confezione di pagliette per sfregare le pentole. Queste le poche cose raccolte da sotto il lavandino della cucina e che nessuno ha avuto il coraggio di buttare, per rispetto. Erano cose sue, anche quelle. Perché avrebbero dovuto farlo, un inutile spreco. Nessuno ha pensato ad un gesto scaramantico. Andremo avanti noi a finire quel detersivo. Francesca non c'è più per farlo. [Un incipit ?]
giovedì 29 aprile 2010
Le apparenze e un incipit (forse)
Non facciamoci ingannare dalle apparenze: vi sono casi in cui è il linguaggio figurato a parlare in senso letterale ed è il linguaggio astratto a parlare, inconsapevolmente, in senso figurato. (H. Bergson)
mercoledì 28 aprile 2010
Ripartire
Vincenzo Mascolo, Il pensiero che ho commesso, Edizioni Angolo Manzoni
E non viene mai il tempo di gioire
ché giunto ad una riva credendo sia la meta
del mio peregrinare mi assale nostalgia
e desidero immediatamente ripartire.
Poesia-pensierino (mio)
Ripartire è sempre più faticoso
anche la nostalgia lo è
potrei rimanere sulla soglia della gioia
ed aspettare ?
lunedì 26 aprile 2010
Tempismo
Il giorno dell'anniversario del disastro di Cernobyl, Mister B. annuncia l'avvio del piano nucleare che porterà all'inizio dei lavori per la prima centrale nucleare in Italia entro tre anni. Il pudore non esiste più.
Ho cercato la posizione del PD in merito, ma ho trovato una contestazione del "metodo dirigistico e centralistico" di imporre alle comunità locali ed alle regioni un piano di localizzazione di centrali nucleari e la volontà di cercare un "nucleare di nuova generazione" e interventi sul risparmio energetico. Non si smette di appoggiare la grande industria ed il grande monopolista energetico (ENEL) su una scelta come quella del nucleare che segna il passo ovunque.
Risultato: le comunità locali che si vedranno piombare una centrale sulla testa dovranno cavarsela da sole, nessuno le aiuterà.
Ho cercato la posizione del PD in merito, ma ho trovato una contestazione del "metodo dirigistico e centralistico" di imporre alle comunità locali ed alle regioni un piano di localizzazione di centrali nucleari e la volontà di cercare un "nucleare di nuova generazione" e interventi sul risparmio energetico. Non si smette di appoggiare la grande industria ed il grande monopolista energetico (ENEL) su una scelta come quella del nucleare che segna il passo ovunque.
Risultato: le comunità locali che si vedranno piombare una centrale sulla testa dovranno cavarsela da sole, nessuno le aiuterà.
sabato 24 aprile 2010
Copertone nel fiume
Oggi, durante la mia solita passeggiata del Sabato nei boschi del Ticino, mi sono avvicinato alla Lanca di Bernate, uno dei tanti posti incantevoli che ci sono lungo il fiume.
Nel bel mezzo della lanca ho notato (e non ho voluto fotografare per pudore) un copertone da camion buttato che galleggiava arenato nei canneti.
Ora per buttare un copertone di quelle dimensioni nel fiume occorre: caricarlo su un mezzo (un'auto non basta), trasportarlo in un punto dove è possibile gettarlo nel fiume (non è facile trovarlo perché gli accessi attraverso il Parco del Ticino sono vietati e comunque è difficile arrivare fino alla sponda), l'alternativa è buttarlo da uno dei ponti di ferro sul fiume (ma sono ponti assai stretti in cui non è possibile fermarsi ed eseguire questa operazioni, tanto meno farla senza farsi notare). Insomma per fare questa "semplice" operazione di buttare un copertone nel fiume bisogna applicarsi assai.
L'imbecillità ha bisogno di perseveranza.
Nel bel mezzo della lanca ho notato (e non ho voluto fotografare per pudore) un copertone da camion buttato che galleggiava arenato nei canneti.
Ora per buttare un copertone di quelle dimensioni nel fiume occorre: caricarlo su un mezzo (un'auto non basta), trasportarlo in un punto dove è possibile gettarlo nel fiume (non è facile trovarlo perché gli accessi attraverso il Parco del Ticino sono vietati e comunque è difficile arrivare fino alla sponda), l'alternativa è buttarlo da uno dei ponti di ferro sul fiume (ma sono ponti assai stretti in cui non è possibile fermarsi ed eseguire questa operazioni, tanto meno farla senza farsi notare). Insomma per fare questa "semplice" operazione di buttare un copertone nel fiume bisogna applicarsi assai.
L'imbecillità ha bisogno di perseveranza.
venerdì 23 aprile 2010
Cercare Dio nel dizionario
Scrive Romain Gary in L'angoscia del re Salomone:
Pensierino. Amo i dizionari in particolare quelli etimologici. Mi piace sapere quale sia il significato della parola, ma anche la sua origine e il suo modo di evolversi anche nel suo senso con esiti (a volte) molto lontani dal significato originario. La lingua infatti si "muove" impercettibilmente facendo nel suo tragitto, come ha ricordato Marina in numerosi suoi scritti, "vittime" illustri o semplicemente "dimenticando" alcune parole. Quello che non cerco è la tranquillità nei dizionari come se lì trovassimo davvero tutte le risposte. Non è così. Non so se si debba esserne contenti o meno, ma non è così. Quello di Gary è un paradosso, evidentemente, che mette a nudo un modo usuale di affrontare la vita che vorrebbe poter trovare una risposta a tutte le domande.
Sono un fanatico dei dizionari. E' il solo posto al mondo in cui tutto è spiegato e si ha la tranquillità di spirito. Lì dentro si è completamente sicuri di tutto. Uno cerca Dio e lo trova confortato da esempi, per non lasciare troppi dubbi: essere eterno, creatore e sovrano, signore dell'universo (in questo senso prende la maiuscola), essere superiore all'uomo e che attende alla benevola protezione di tutte le cose viventi, è lì a tutte lettere, basta guardare sotto D al punto giusto.
Pensierino. Amo i dizionari in particolare quelli etimologici. Mi piace sapere quale sia il significato della parola, ma anche la sua origine e il suo modo di evolversi anche nel suo senso con esiti (a volte) molto lontani dal significato originario. La lingua infatti si "muove" impercettibilmente facendo nel suo tragitto, come ha ricordato Marina in numerosi suoi scritti, "vittime" illustri o semplicemente "dimenticando" alcune parole. Quello che non cerco è la tranquillità nei dizionari come se lì trovassimo davvero tutte le risposte. Non è così. Non so se si debba esserne contenti o meno, ma non è così. Quello di Gary è un paradosso, evidentemente, che mette a nudo un modo usuale di affrontare la vita che vorrebbe poter trovare una risposta a tutte le domande.
giovedì 22 aprile 2010
Contro la dittatura del calcio, un po' di rugby
Pensierino. Un campo da gioco alla periferia di Novara, tra uno svincolo ed una rotonda autostradale. Un pubblico di non più di 20 persone (meno di quanti giocano in campo). Nemmeno i parenti più stretti (fidanzate o mogli, figli a carico, mamma) si preoccupano di andare a vedere questi gagliardi giovinotti che lottano come gladiatori e se le danno di santa ragione mettendo a rischio setto nasale e caviglie. In realtà è una battaglia contro l'incipiente pancetta a colpi di molto movimento. Si azzuffano dietro una palla dai rimbalzi imprevedibili ed escono quasi sempre con almeno una escoriazione ad un ginocchio o un occhio pesto. Eppure c'è ancora qualcosa di "romantico" in questo battaglia fisica e di squadra, un mondo lontano mille miglia dalla retorica vuota, parolaia, piena di luoghi comuni e incrollabili certezze [alla quale sempre più si attacca come una cozza la politica] che gira intorno al calcio.
P.S. per la cronaca la partita di SERIE C è finita con il seguente risultato: Amatori Novara 7 - Aosta 57
lunedì 19 aprile 2010
Pedissequamente
Il presidente della SEA che gestisce l'aeroporto di Milano ha dichiarato oggi al TG3 che a causa della chiusura di Malpensa sono stati potenziati gli sportelli informativi che hanno proceduto ad informare "pedissequamente" i passeggeri rimasti a terra. Col suo bell'accento lombardo strascicato a bella posta (è una di quelle nomine politiche volute dalla Lega Nord e colleziona da anni una marea di debiti ben lontano da Roma , ma vicino al clientelismo che impera ovunque!) il personaggio deve infilare nel discorso una parola desueta, una di quelle che servono a stupire i villani con cui crede (forse non sbagliando, purtroppo) di avere a che fare...
Pedissequamente significa ciecamente, pedestremente, alla lettera. Ma cosa vuol dire che un ufficio informazioni segua i clienti "ciecamente, pedestremente, alla lettera" ? Un ufficio informazioni dovrebbe (lo dice la parola stessa) informare, non prendere per il culo i già alterati utenti dell'aeroporto, non deve seguirli ciecamente e neppure pedestremente o alla lettera chissà dove, ma deve dire loro che non voleranno per tutta la giornata, forse anche domani e che, nella migliore delle ipotesi, potranno dormire su una brandina fornita dalla onnipresente protezione civile. Non è una bella notizia da dare. Non saranno belle le parole che le gentili informatrici (si scelgono solo ragazze di bella presenza e sempre sorridenti) dello sportello sentiranno. Ma questo è il messaggio informativo che devono dare, il resto è inutile sproloquio.
Pedissequamente significa ciecamente, pedestremente, alla lettera. Ma cosa vuol dire che un ufficio informazioni segua i clienti "ciecamente, pedestremente, alla lettera" ? Un ufficio informazioni dovrebbe (lo dice la parola stessa) informare, non prendere per il culo i già alterati utenti dell'aeroporto, non deve seguirli ciecamente e neppure pedestremente o alla lettera chissà dove, ma deve dire loro che non voleranno per tutta la giornata, forse anche domani e che, nella migliore delle ipotesi, potranno dormire su una brandina fornita dalla onnipresente protezione civile. Non è una bella notizia da dare. Non saranno belle le parole che le gentili informatrici (si scelgono solo ragazze di bella presenza e sempre sorridenti) dello sportello sentiranno. Ma questo è il messaggio informativo che devono dare, il resto è inutile sproloquio.
domenica 18 aprile 2010
Avvicinamento senza fuga
Una torre nel bel mezzo della pianura che ci faceva? Si poteva scrutare l'orizzonte, scoprire che malintenzionati si avvicinavano e ... non si poteva scappare da nessuna parte, al massimo si potevano chiudere le porte della cascina fortezza, ma la resistenza sarebbe stata minima, i bastioni erano così bassi, non c'erano fossati né impervi dirupi dove bloccare nemici veri o presunti. Non c'era scampo.
E allora cosa serviva quell'alta torre? Forse era solo una torre di un sistema più vasto, di una rete di torri che si "davano la voce" con segnali di fuoco, spargevano velocemente la notizia dell'arrivo di una armata, di un manipolo di malintenzionati armati, non lavoravano per la sicurezza della piccola corte agricola, ma per quella altrui, quella di un più solido e potente castello fortificato. Quello doveva essere inespugnabile, questa piccola corte agricola raccolta intorno alla sua torre di avvistamento poteva essere sacrificata, era una pedina nelle mani di un giocatore scaltro e spietato che sapeva come muovere i suoi pezzi e quale valore dare a ciascuno di essi.
Questa torre era un luogo solitario, dove anonimi armigeri passavano intere giornate in solitudine: la notte attenti a notare ogni piccolo bagliore di accampamento sconosciuto o, di giorno, la polvere alzata da una colonna in movimento sulle strade bianche che fendevano i campi. Il loro era un compito delicato ed essenziale, ma misconosciuto: potevano, nella peggiore delle ipotesi, non accorgersi di nulla e cadere sotto un agguato micidiale: sarebbero stati loro stessi segnale evidente per altri più lontani avamposti che avrebbero interpretato meglio movimenti e mosse del nemico. Ma forse anche peggio sarebbe stato l'avvistamento da parte loro: avrebbero visto inesorabilmente avvicinarsi i nemici con la consapevolezza che nulla avrebbero potuto fare per contrastarli. Di loro, comunque, nessuno si sarebbe preoccupato, nessuno sarebbe andato in soccorso...
Una torre nel bel mezzo della pianura era tremendamente sola.
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