giovedì 22 maggio 2008

Avanti col nucleare !

L'UNIONE SARDA - Ambiente e territorio : Nella guerra energetica tra eolico e nucleare il vento resta il preferito
04.05.2008
Partendo dalla constatazione che la maggioranza delle fonti energetiche sfruttate oggi (principalmente quelle fossili e nucleari) per la produzione di elettricità, forza motrice e calore, sono esauribili, è utile passare in rassegna il pro e il contro del loro utilizzo razionale fino a quando e come sostituirle con altre fonti rinnovabili. Il bilancio attuale dello sfruttamento delle fonti energetiche nel mondo è, in sintesi, il seguente: carbone, petrolio e gas naturale 85 per cento, idroelettrica 6, nucleare 3, eolica e solare 3, varie, tra cui maree e geotermica, 3. La stima dell’esaurimento delle scorte sfruttabili di petrolio e di gas del pianeta è a medio termine (30-50 anni), carbone a lungo termine (oltre cento anni), uranio anch’esso a medio termine (30-50 anni, con un inizio di caduta già dal 2012). L’accelerazione della diminuzione delle scorte fossili e nucleari sfruttabili è dovuta anche alla crescita sostenuta dagli ultimi anni dei Paesi emergenti (Cina, India,Argentina, Brasile, Sud Africa), oltre, naturalmente, al continuo elevato consumo da parte dei Paesi industrializzati (Usa, Unione europea, Giappone). Ne consegue che il consumo massiccio di carbone, petrolio e gas naturale continuerà per 30-50 anni, facendo altresì aumentare l’emissione dei gas serra e incrementando, di conseguenza, il surriscaldamento globale, già oggi divenuto problematico. La scelta di sostituire i combustibili fossili con quelli nucleari per produrre un simile quantitativo di elettricità solo perché l’energia nucleare non emette gas serra, anche se in teoria allettante, è, in pratica, illusoria perché col raddoppio dell’elettricità nucleare prodotta oggi nel mondo (3 per cento), i gas serra emessi continueranno a essere marginali rispetto al totale prodotto. Si è qui esplicitamente menzionato il "solo raddoppio" della produzione di elettricità di origine nucleare perché secondo gli esperti questo è oggi il limite massimo di produzione prevedibile sulla base delle scorte di uranio e di plutonio stimate.

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