martedì 13 ottobre 2009

Bicchieri vecchi



Foto con bicchiere in primo piano sulla tavola apparecchiata, dietro, una bottiglia di vino bianco, la stessa bottiglia che ora sta sulla tavola. Sfogliare le immagini di ieri e l'altro ieri fa uno strano effetto: migliaia di immagini si sono riversate sopra queste eppure, improvvisa, affiora una emozione o forse, ritraendoci subito dallo sconcerto, pacifichiamo l'animo pensando che sia solo una coincidenza. Non ci sono persone nelle foto eppure le persone c'erano e c'era naturalmente qualcuno dietro la fotocamera. Il piacere, almeno da quando le foto digitali permettono un uso smodato delle foto, di fotografare senza un motivo o una ricorrenza particolare ma semplicemente per ritrarre l'interno della casa, la scrivania dove si lavora, il tavolo dove si mangia, i piccoli accessori della casa, una pianta sulla mensola dell'ingresso. Se si fa caso di foto di questo genere se ne trovano molto difficilmente di 50-60 anni fa.
Le persone non sono essenziali. Le persone hanno messo lì quelle cose, le usano, le hanno raccolte nel tempo, selezionate con cura o se le sono trovate per caso in casa e finiscono, comunque, alla fine per non guardarle più. E così trovandosi di fronte alla fotografia ci stupiamo, scopriamo gli oggetti solo allora chiedendoci come sia possibile che si sia tenuta in casa quell'orribile fioriera di cristallo o perché, con tutti i bicchieri a disposizione nella cristalliera, ci ostiniamo ad usare a tavola quei vetracci opachi recuperati dalla Nutella con l'immagine di Pluto e Topolino sopra.
Il problema è che sono gli oggetti che ci usano, sono loro che impongono la loro presenza. Vabbè noi li abbiamo caricati di tanti ricordi e abitudini, ma sta di fatto che ora non possiamo più vivere senza la loro presenza. Quando non ci saremo più anche la loro sostanza, il cristallo o il vetro di cui sono fatti e le loro trasparenze si offuscheranno perdendo all'improvviso la loro carica finendo in una bancarella di robivecchi o in uno scatolone in cantina con la scritta "bicchieri vecchi".

lunedì 12 ottobre 2009

Scandalo

Incomprensibilmente è stato assegnato il Nobel per la pace a Barack Obama anziché a Silvio Berlusconi. Ne siamo (comprensibilmente) dispiaciuti anzi affranti ed invitiamo tutti a sottoscrivere la petizione del comitato indipendente e (Dio ce ne scampi) apolitico che sostiene la candidatura del Premier italiano al Nobel per il 2010. Maggiore informazioni qui.

Stringiamoci a coorte
Siam pronti alla morte
Siam pronti alla morte
Silvio chiamò

domenica 11 ottobre 2009

Il villaggio tedesco e l'ansia di sapere

Mi ero preparato allo choc fin da Amburgo ma, come verificavo ancora una volta, nella vita più uno si prepara e meno è pronto. Ci si fanno così tante idee che poi la sorpresa è totale. Fuori dalla routine, siamo come ciechi senza bastone.

Boualem Sansal, Il villaggio tedesco, Einaudi

Pensierino. Essere ciechi senza bastone può essere un vantaggio. Dicono che si affinano gli altri sensi: si apprezzano di più i profumi, il tatto è uno strumento per scoprire in modo nuovo le cose e l'udito, poi, diventa finissimo e percepisce ogni più sottile fremito. Se guardiamo alla vita non come un processo inarrestabile di conoscenza, ma l'addentrarci curioso nel mistero che ci circonda, attenti a stupirci di tutto, forse possiamo vivere senza quest'ansia sempre di capire.

sabato 10 ottobre 2009

Maria Ewing , Voi che sapete (Mozart)

(Interrompere la musica del blog sulla destra e poi avviare l'ascolto)





Voi che sapete che cosa è amor,
donne, vedete s'io l'ho nel cor.
Quello ch'io provo vi ridirò,
è per me nuovo, capir nol so.
Sento un affetto pien di desir,
ch'ora è diletto, ch'ora è martir.
Gelo e poi sento l'alma avvampar,
e in un momento torno a gelar.
Ricerco un bene fuori di me,
non so chi'l tiene, non so cos'è.
Sospiro e gemo senza voler,
palpito e tremo senza saper.
Non trovo pace notte né dì,
ma pur mi piace languir così.
Voi che sapete che cosa è amor,
donne, vedete s'io l'ho nel cor.

lunedì 5 ottobre 2009

Racconto flash. Altrove

Aveva pensato, tra sé, “è proprio necessario?” e subito si era risposto che poteva rinviare. Il rinvio era diventata la sua arte preferita. Di fronte a qualsiasi ostacolo, metteva in campo tutta la sua arte del rinvio. All'inizio l'aveva fatto con le piccole cose, incombenze fastidiose, visite a vecchi amici o petulanti parenti. Poi era passato agli impegni più seri sia di lavoro che sentimentali. Ci si era applicato con meticolosità ed i risultati erano stati immediatamente incoraggianti. Si ricordava di quel piccolo innocuo stratagemma del padre che il sabato lo festeggiava andando a spasso al Valentino dicendo in Conservatorio che doveva onorare il Sabato fascista con il raduno delle camicie nere e alla Casa Littoria che non poteva mancare ad un importante lezione al Conservatorio. Ecco la tecnica era quella: era sempre altrove per tutti.


Eppure c'era stato un tempo che aveva sentito il profumo della rosa sott'acqua: aveva percepito la fragranza dolciastra dei suoi petali, poteva sentire sotto la sua pelle la vellutata superficie che lasciava sulle dita un profumo sottile ed evanescente.
Il profumo della rosa sommersa. Già! Che assurdità. Erano gli scherzi dei sentimenti. Lo prendevano in giro, lo facevano girare come una trottola e poi alla fine, quando perdeva l'equilibrio dal gran girare, i sensi erano come accelerati, sentiva e vedeva tutto, ogni odore o barluccichio era amplificato, bastava un tocco di mano e sentiva svelarsi una poesia, un sentimento, un pensiero, un umore. Peccato che non potesse fare un passo in nessuno direzione, perché barcollava, cadeva a terra; inutilmente ci riprovava e allora aspettava e, quando la testa non gli girava più, era svanita anche quella iper-attività dei sensi. Anzi, come se si fossero spossati dal gran lavoro, sembravano assopiti, esausti. Il mondo dei sentimenti allora si allontanava e lui lo guardava con diffidenza, rassegnato a non capirci nulla se non in rari, particolari momenti di grazia. All'esaltazione seguiva la malinconia.


In un attimo trovarsi davanti allo specchio e scoprire di non riconoscersi e guardando il bagno riflesso anche quello gli pareva un altrove sconosciuto. Così si era fatta una sua difesa, testarda: trovava soddisfazione solo nell'altrove e con l'altro. Rifiutava il qui e il tu.
E fantasticava, sognava. Sperava che ci fosse uno stato di grazia assoluto che un giorno l'avrebbe preso e condotto in quell'altrove senza ritorno con qualcun altro che l'avrebbe accolto.


Si sbagliava? Non lo sapremo mai.

(copyright 2009 Guglielmo Gaviani)

Avvocati in politica, azzeccagarbugli sempre




Pesierino contromano. Non mi entusiasmano gli magistrati in politica (ogni riferimento a personaggi precisi è voluta). In Italia i poteri dello Stato sono divisi (come dovremmo sapere) in Legislativo, Amministrativo e Giudiziario e assegnati a tre organi distinti. Il mio ragionamento è semplice: non ci può essere frammistione (contaminazione) e nemmeno passaggio tra questi poteri. Questo naturalmente senza ledere i diritti di ogni cittadino (compresi i magistrati) di esprimere le proprie idee politiche, ma nella salvaguardia del principio costituzionale massimo che è appunto quella divisione.
Per fare un esempio: mi pare assurdo e pericoloso che un Magistrato il giorno prima si tolga la toga ed il giorno dopo si possa candidare alle elezioni politiche.

sabato 3 ottobre 2009

Mi sono fermato


Mi sono fermato in cima alla collina. Non mi sentivo la forza di proseguire, avevo la nausea, mi pizzicavano gli occhi, il sudore mi bruciava la schiena. La morte era nell'aria, ne sentivo l'odore. Nello stesso tempo, avvertivo una persistenza che segnalava la vita e il bisogno di eternità che l'accompagna.


Boualem Sansal, Il villaggio del tedesco, Einaudi, p.23 


Pensierino. L'odore della morte, bisogno di eternità e in mezzo la vita caparbia, continua, durevole, insistente, intensa, ostinata, perseverante e tenace. O forse remissiva, discontinua, aleatoria, vacua, fuggevole, remissiva, incostante e debole. 

venerdì 2 ottobre 2009

La poesia che non c'è (per me)

Devo dire che non ho mai avuto dubbi: non capisco la poesia. L'amica Francesca dice che la mia è una ostinazione sbagliata: la poesia non deve essere "capita", ma "sentita". Allora riformulo l'incipit di questo post: non sento la poesia. L'ultima riprova l'ho avuta con la poesia di Amelia Rosselli. Ho letto e riletto molte sue poesia, ma non ho sentito nulla: a tratti mi sembrava di aver percepito un sussurro, ma poi sono ripiombato nel silenzio più assoluto. Troppo rudimentali i miei attrezzi d'ascolto (troppo ripida la mia coclea) ? Troppo fine il suono, fuori dalla portata dei miei 20-20000 Hz ?
Forse non mi accontento (ecco l'estrema consolazione al mio intelletto ferito!) di quel poco che sento.



Fosse stato più facile spartirti,
sulla quiete impazzita o pomeridiana...

ed ora costruisco ponti inavvertiti
le mie pantofole trattenute nell'armadio
gli altri che m'inflatano
quella luna così cara
scansarsi inequivocabilmente!

La luna-boom, il mio danaro...

Amelia Rosselli, Le poesie, Garzanti, p. 558


P.S. Non chiedetemi cosa significa "inflatare" perché non lo so !

giovedì 1 ottobre 2009

Francesco Rutelli e la svolta


Leggo la notizia, apparsa con grande risalto sulla stampa, della uscita del libro di Francesco Rutelli "La svolta" che sembra preannunciare la sua uscita dal PD che, secondo lui, andrebbe troppo a sinistra. Naturalmente ciò avverrà all'indomani della elezione (ormai certa) di Bersani alla segreteria (l'area PCI ha sopportato la leadership di Prodi solo perché la staffetta prevedeva un uomo del PCI al comando dopo!).

Tutta la storia mi pare farsesca e frutto di un ceto politico che vuole saldamente stare a galla e si muove indipendentemente da qualsiasi rapporto con la realtà sociale che vorrebbe rappresentare. Anzi, si ha ormai la certezza che non vuole rappresentare altro che la propria sopravvivenza politica. E' un problema di difesa del posto di lavoro (loro), in fin dei conti e allora ogni scelta è fatta in funzione di questo obiettivo.

mercoledì 30 settembre 2009

Propaganda anti-regime


Lavoro di ieri e d'oggi



Naviglio e Lavandaie



Pensierino. Una pietra di serizzo inclinata è un antico posto di lavoro. Le lavandaie se ne stavano in ginocchio e lavavano sbattendo i panni sulla pietra e risciacquando nell'acqua corrente della roggia. Rivecevano i panni sporchi la mattina e li restituivano la sera lavati. Alla consegna venivano pagate.
Che differenza c'è con un lavoratore precario di oggi ? La qualità del lavoro? La fatica? La dipendenza assoluta? Il salario?

I venti di Mario Vargas Llosa

 Il protagonista di questo libretto di Vargas Llosa si reca una mattina con l'amico Osorio ad una manifestazione contro la chiusura di u...