lunedì 16 novembre 2009

Qualche motto latino sul tempo


AFFLICTIS LENTÆ
AFFLICTIS LONGÆ, CELERES GAUDENTIBUS HORÆ
CUM UMBRA NIHIL ET SINE UMBRA NIHIL
HÆC FORTASSE TUA  [Questa (che segno) forse è la tua (ultima ora)] 
HORAS NON NUMERO NISI SERENAS [La più ottimista]
SOL OMNIBUS LUCET
STAT SUA CUIQUE DIES
TEMPORA TEMPORE TEMPERA
TEMPUS EDAX RERUM
ULTIMA FORSAN
ULTIMA LATET
ULTIMAM TIME
UMBRA SICUT HOMINIS VITA
UMBRA URGET ET ORNAT
UNA EX IIS ERIT TIBI ULTIMA
UT HORA SIC DIES NOSTRI SUPER TERRAM
UTERE, NON NUMERA [Metti(le) a profitto non le contare]
UTERE, NON REDITURA
VELUT UMBRA PRÆTERIT VITA HOMINIS
VULNERANT OMNES, ULTIMA NECAT


venerdì 13 novembre 2009

Segno l'ora serena








Meridiana di Castano Primo (Via Fiume)









Pensierino. Segno l'ora serena senza tic tac. Tempo disinnescato?

Ballo senza tic
ballo senza tac
ballo senza tic tac

Spiegamento di forze contro i disgraziati

Oltre 60 mezzi blindati e 650 uomini tra poliziotti, carabinieri, finanzieri e perfino la forestale per procedere allo sgombero coatto dell’insediamento di immigrati marocchini a San Nicola Varco, 10 km da Eboli. Quasi millecento braccianti tra i venti e i quarant’anni che faticano dodici ore al giorno per venticinque euro - meno tre che trattiene il caporale. [Manifesto 13-11-09]
Pensierino. Ecco la forza dello Stato che si dispiega inesorabile contro i diseredati. Mentre si garantisce l'impunità eterna dei potenti. Non si colpisce il caporalato [mafioso] e tanto meno le imprese che sfruttano questi "nuovi schiavi" (per non parlare dei grossisti che affamano gli agricoltori imponendo i loro prezzi): le colpe sono tutte degli sfruttati.
Anche Cristo si è fermato a Eboli e non è arrivato a San Nicola di Varco. Il premuroso Cavaliere ha incassato dal Santo Padre un caloroso «Che gioia, rivederla, signor presidente!», quando l'ha accompagnato alla scaletta dell'aereo a Ciampino a Settembre. Così va il mondo: i potenti si sostengono l'un l'altro ed ai diseredati ci pensano i blindati. Lor Signori domani torneranno a parlare di "difesa della vita", ma è la loro che difendono strenuamente.

giovedì 12 novembre 2009

Un paese blindato

Scrive Boualem Sansal nel suo Il Villaggio del tedesco
Il paese è blindato come una cassaforte e il motivo è lo stesso: più la gente è povera, razzista e arrabbiata e più facile è governarla. Rachel ha scritto :" Non è con gente illuminata che si commettono dei massacri, ci vuole odio, accecamento e sensibilità alla demagogia..."

Pensierino. La democrazia non è in pericolo semplicemente perché la democrazia non c'è, è qualcosa di assai lontano da noi. Non mi riferisco (solo) alla democrazia politica, ma soprattutto a quella economica. Non c'è democrazia perché il solco tra poveri e ricchi è incolmabile e quando non c'è eguaglianza difficilmente si può pretendere democrazia. Di quale eguaglianza parlo: eguaglianza di fronte al fisco, eguaglianza di fronte alla salute, di fronte alla giustizia e all'educazione. Se misuriamo questi parametri, siamo diseguali: sul fisco nemmeno a parlarne, sappiamo chi paga e chi non paga le tasse e quindi chi paga i servizi pubblici e chi no; sulla salute sappiamo che ha qualche possibilità in più di cavartela chi può permettersi cure e medici costosi; in galera finiscono i disgraziati gli altri semplicemente non conoscono il carcere; sull'educazione stiamo assistendo al massacro della scuola pubblica (non solo per le scelte governative ma anche per le incapacità di riforma interne al mondo della scuola).
Non è facile gestire questa mancanza di democrazia e di eguaglianza. Ci riescono con la paura che deriva dalla povertà, il razzismo che ingenera odio tra i poveri ed una dose da cavallo di demagogia.

mercoledì 11 novembre 2009

Bireli Lagrene - North Sea Jazz - Troublant Bolero

Fermare la musica di sottofondo sulla colonna di destra ed avviare questo pezzo. Lasciarsi lentamente massaggiare da questo suadente sax...


lunedì 9 novembre 2009

Crocefisso, laicismo e altro fumo

Dicono che ci sia in Italia un attacco laicista e raccolgono firme davanti alle chiese con ben in vista il simbolo del partito che rappresentano, partito, naturalmente, cattolicissimo che si è mobilitato per questa guerra santa contro gli infedeli. L'infedele di turno è la signora Soile Lautsi, cittadina italiana originaria della Finlandia, che nel 2002 aveva chiesto all'istituto statale "Vittorino da Feltre" di Abano Terme, in provincia di Padova, frequentato dai suoi due figli, di togliere i crocefissi dalle aule. 
La "fedele" Ministro Gelmini dichiara prontamente "Nessuno vuole imporre la religione cattolica ma nessuno, nemmeno qualche corte europea ideologizzata, riuscirà a cancellare la nostra identità". E le fa eco immediatamente Paola Binetti del PD. E poi a cascata è una rincorsa di tutti i politici nostrani a difendere l'identità cattolica messa in discussione da parrucconi giudici di una Corte europea di cui tutti si affrettano a squalificare i pronunciamenti.
La Corte di giustizia europea cos'è invece?



La Corte di giustizia delle Comunità europee (spesso indicata semplicemente come “la Corte”) è stata istituita nel 1952 dal trattato CECA (Comunità europea del carbone e dell’acciaio) e ha sede a Lussemburgo.
La sua funzione è garantire che la legislazione dell’UE sia interpretata e applicata in modo uniforme in tutti i paesi dell’Unione e che la legge sia quindi uguale per tutti. Essa garantisce, per esempio, che i tribunali nazionali non emettano sentenze differenti in merito alle medesime questioni.
La Corte vigila inoltre affinché gli Stati membri e le istituzioni agiscano conformemente alla legge e ha il potere di giudicare le controversie tra Stati membri, istituzioni comunitarie, imprese e privati cittadini.
Quindi ha funzioni molto importanti e questi "campioni dell'europeismo ad intermittenza" screditano una delle istituzioni più importanti della CEE perché si pronuncia contro le loro convinzioni. Chi possiede la verità in tasca guarda con diffidenza qualunque persona la pensi diversamente.

Ma quale è l'identità cattolica di questi "fedeli"? Perché rivendicano una identità cattolica in politica? A rigor di logica dovrebbero propugnare quello che è definito il "pensiero sociale della Chiesa" (definito così dai tempi di Leone XIII con la sua Rerum novarum del 1891) che è tutt'altro che un dogma anche se molti nella Chiesa si affannano a ritenerlo, in maniera assai discutibile,  "parte integrante della fede cattolica".

Ora è sotto gli occhi di tutto  che di cattolici in politica ne troviamo praticamente in tutte le formazioni politiche parlamentari ed extraparlamentari e allora ci si può chiedere: quale è il "vero" pensiero sociale della Chiesa? C'è qualcuno più cattolico di un altro? Qualcuno vuole questa "investitura" ufficiale? Forse non è il caso che su questo terreno la Chiesa faccia un passo indietro e cominci a parlare di responsabilità di singoli o gruppi nel "tradurre" i principi in "pratica" politica? Se ci attenessimo a questo principio, tra l'altro, libereremmo la Chiesa da un grave fardello e le lasceremmo il suo compito fondamentale che è quello dell'annunciazione della salvezza di Cristo (che non mi pare poco). Ma le tentazioni del potere nella Chiesa sono fortissime (anzi irresistibili) e derivano da una posizione teologica (conservatrice) sostanziale diffidente verso l'uomo che va sempre guidato, indirizzato, sostenuto ecc perché non ce la può fare da solo, anche in politica. 

giovedì 5 novembre 2009

Mamma gialla [Carcere in Italia. Una testimonianza]




Ricevo da un caro amico questa testimonianza sul carcere che lascia l'amaro in bocca.
Adesso è diventato attualità, uno dei buchi neri è nelle carceri. Ne avevo prova già cinque anni fa. Un mio parente, per un piccolo reato ma piccolo (perché era veramente piccolo, se era un'altra condizione sociale neanche veniva indagato), che è purtroppo deceduto che oltre al dispiacere non può di fatto confermare, era venuto a contatto con una tristissima realtà: la cella liscia.
Trovandosi a San Vittore, strapieno come al solito (in una cella per quattro stavano in sei, due dormivano sul pavimento) ed essendo un tipo un pochino vivace, dopo tre mesi era stato trasferito nel carcere di Viterbo, chiamato "MAMMA GIALLA".
Era in una cella da due, l'altro era un tipo tranquillo di Viterbo, sua mamma veniva a trovarlo in bici perché abitava vicino e gli portava delle buone cose che mangiava da bambino.
Sentì parlare della cella liscia, dove andavi quando facevi il cattivo, ma non si preoccupò, tanto lui avrebbe fatto il buono e non il cattivo. Alla seconda settimana gli fecero assaggiare la cella liscia che era semplicemente una cella vuota con dentro niente: né letto né water né lavandino, vuota, completamente vuota, e ti facevano entrare completamente nudo. La prima volta gli fecero un trattamento leggero: qualche sberla, cinquanta piegamenti e dentro. Lo lasciarono venti ore. Poi lavò la cella con la canna dell'acqua, gli ridiedero i vestiti e tornò in Sezione.
La seconda volta fu per una grossa mancanza: trasferirono il suo compagno di cella, a due mesi dalla fine pena, nel carcere di Frosinone e lui litigò con le guardie per questo motivo e in preda all'ira scagliò il fornellino contro una guardia. Quella volta fu il Record di cella liscia: sette giorni. Sette giorni con la luce accesa, facendosi addosso tutto, dormendo (?) per terra (era inverno) mangiando e bevendo una volta al giorno e, per fare un pochino di ginnastica ogni tanto (avendo sempre la luce accesa non aveva più la concezione del tempo) entravano in due e alternavano una serie di schiaffi a una di piegamenti.
Queste sono cose che succedono in Italia. Uno dei buchi neri.
Uno. Perché ce ne sono altri nel nostro civilissimo paese.
Vittorio

mercoledì 4 novembre 2009

Boualem Sansal, Il villaggio tedesco, Einaudi


Questo libro dell'autore algerino Boualem Sansal narra una storia appassionante e con un ritmo coinvolgente. Da tempo non trovavo in letteratura tanta passione e acume nell'affrontare in un colpo solo questioni molto calde come l'Olocausto e l'integralismo islamico. Ciò è stato possibile attraverso una trama efficace: due fratelli di origine algerina, che vivono nelle banlieue parigine in un enclave a forte connotato islamico, scoprono (prima l'uno, poi, al tragico suo suicido, l'altro) che il padre non è altro che un SS specializzato nelle camere a gas dei deportati nei campi di concentramento. E' riuscito a farla franca, alla fine della guerra, rifugiandosi in Algeria, dopo aver attraversato l'Africa in modo avventuroso. Lì diventa un "consulente" della guerriglia e sposa una algerina rifacendosi una credibilità e trovando, molti anni dopo, la morte in una incursione di bande islamiche nel villaggio dell'interno dove abita. I figli vengono inviati, ancora adolescenti da uno zio, in Francia ed il primo diventerà un rappresentante di pompe idrauliche di una multinazionale, mentre l'altro farà una vita più marginale arrangiandosi come può per tirare a campare in bilico tra integrazione (impossibile) e devianza (anche dalla cultura imperante della propria gente.

Il libro non è di quelli che può lasciare indifferenti e mentre sulla descrizione degli orrori del nazismo può trovare immediata sintonia da parte del lettore, quando affronta la questione dell'integralismo islamico in occidente,  spiazza in particolare perché le voci narranti sono provenienti da quella cultura e si esprimono con una durezza di paragoni (col nazismo appunto) che fa riflettere. Non ha nulla questo atteggiamento del becero anti-islamismo di tanti nostrani politici (di destra in maggioranza -Lega Nord in testa-, ma con qualche bel rappresentante anche del PD). Il quadro che ne esce è a dir poco allarmante e costringe a rivedere luoghi comuni imperanti.
Da leggere.

Recensione teatrale: La menzogna di Pippo Delbono visto al Piccolo Teatro Studio di Milano



Un lavoro teatrale sulla tragedia operaia della TyssenKrupp può cadere facilmente nella retorica di genere. Pippo Delbuono è riuscito a fare uno spettacolo che ricostruisce non i fatti, né la loro drammatizzazione, ma in modo visionario la (normale) condizione operaia di vita nella fabbrica dei tedeschi. Non è un caso che lo spettacolo inizi con un intervento del comboniano Alex Zanotelli che parla della scomparsa dell'uomo nei processi economici gestiti dal capitale finanziario. Da qui inizia una sequenza di immagini e musiche che rimandano alla Germania degli anni '30 ed allo sforzo bellico sostenuto dalle grandi acciaierie del paese tra cui la Tyssen e la Krupp, aziende portanti della economia tedesca nate nell'800.
Lo spettacolo procede per immagini e suoni con la sovrapposizione di alcune liriche dell'autore e la tensione della tragedia è stemperata da due intermezzi comici: il venditore di strada di quadri e l'uomo in frac che saluta il pubblico (personaggi, come altri dello spettacolo provenienti dalla marginalità sociale (clochard, ricoverati in manicomio e portatori di handicap).

Mi è sembrato un modo molto coinvolgente (perché poetico) di affrontare il tema più assente dal dibattito politico attuale.

lunedì 2 novembre 2009

Primo racconto. Maschere


Ogni statua del parco dell'antica villa aveva una maschera in mano, ma nessuna la indossava mostrando il suo volto a volte sereno altre come travolto da un sentimento fosse di rabbia, o di passione o di rassegnazione. Giovanna passava e si fermava a guardare senza fissare lo sguardo sulle statue, quasi avesse pudore a scoprire quei sentimenti rappresentati. Guardava le maschere che le sembravano più rassicuranti nella loro espressione fissa di sorriso o di tragica smorfia.

Si era chiesta il perché di quelle maschere non indossate e non riusciva a darsi una risposta convincente. Forse le persone rappresentate erano stufe della commedia e (finalmente) volevano mostrare ciò che erano veramente o almeno i sentimenti che provavano, senza veli. Forse era un invito a mostrarsi almeno in quel luogo inaccessibile e segreto se non volevano farlo altrove per pudicizia, per terrore, per orrore. Ma ecco che l’invito (accolto) produceva l’inaspettato: dietro le maschere fissate nella loro espressione stereotipata c’erano tanti modi d’essere e di sentire. Naturalmente non tutte quelle espressioni erano affascinanti o interessanti o suadenti, anzi alcune di loro erano strazianti, paurose nella loro vivida realtà, ma, almeno lì in quel luogo nascosto, potevano mostrarsi.




Più andava avanti più le si confondevano le idee, non riusciva che a porsi altre domande senza aver risposto ad alcuna di quelle precedenti.
Alla fine Giovanna si era seduta su una panchina all'ombra di un grande acero e si era addormentata.




- Vieni, vieni, corri…
- Dove mi vuoi portare?
- Vieni, non temere! Inoltriamoci nel parco…
- E’ calata la notte…
- Vieni, sono accese le torce…
- Le torce lanciano strane ombre sugli alberi, ho paura
- Ci sono io, vieni. Ti voglio mostrare una cosa…
- Cosa mi vuoi mostrare? Sarà uno dei tuoi soliti scherzi
- Non temere, vieni. Devi aver paura solo di te stessa, semmai…
- E perché mai dovrei avere paura di me stessa? Mi fai inquietare…
- Ecco qui, guarda (mostrando la statua)
- Mi hai portato a vedere una statua?
- Guarda, non parlare…
- Vedo una donna
- Si, una donna, ma cosa sta facendo? Guarda!
- Ha il volto all’indietro, i capelli sciolti sulle spalle…
- Si ma cosa vedi, ancora?
- E’ come in attesa, il volto è come travolto da una passione
- Si, si
- Attende l’amato, le labbra socchiuse, attende un bacio
- Ecco si , si , si, attende un bacio.


domenica 1 novembre 2009

Bozza di racconto

Il sogno è un viaggio, ma un viaggio nell’ignoto che sfugge alla volontà ed alla responsabilità del soggetto per questo il soggetto guarda il sogno come un film, è fuori di lui, non lo può gestire.
Il soggetto che sogna perde la sua identità non sa più se è lui che sogna o è lui ad essere sognato (Chuang-tzu).
Il racconto avrà tre personaggi (numero perfetto...), di tre insiemi diversi. Tutti e tre sogneranno la stessa cosa e ciascuno di loro penserà di aver fatto il "suo" sogno e lo racconterà alla sua maniera scoprendo che la sua identità è svanita.

I venti di Mario Vargas Llosa

 Il protagonista di questo libretto di Vargas Llosa si reca una mattina con l'amico Osorio ad una manifestazione contro la chiusura di u...