mercoledì 4 novembre 2009

Recensione teatrale: La menzogna di Pippo Delbono visto al Piccolo Teatro Studio di Milano



Un lavoro teatrale sulla tragedia operaia della TyssenKrupp può cadere facilmente nella retorica di genere. Pippo Delbuono è riuscito a fare uno spettacolo che ricostruisce non i fatti, né la loro drammatizzazione, ma in modo visionario la (normale) condizione operaia di vita nella fabbrica dei tedeschi. Non è un caso che lo spettacolo inizi con un intervento del comboniano Alex Zanotelli che parla della scomparsa dell'uomo nei processi economici gestiti dal capitale finanziario. Da qui inizia una sequenza di immagini e musiche che rimandano alla Germania degli anni '30 ed allo sforzo bellico sostenuto dalle grandi acciaierie del paese tra cui la Tyssen e la Krupp, aziende portanti della economia tedesca nate nell'800.
Lo spettacolo procede per immagini e suoni con la sovrapposizione di alcune liriche dell'autore e la tensione della tragedia è stemperata da due intermezzi comici: il venditore di strada di quadri e l'uomo in frac che saluta il pubblico (personaggi, come altri dello spettacolo provenienti dalla marginalità sociale (clochard, ricoverati in manicomio e portatori di handicap).

Mi è sembrato un modo molto coinvolgente (perché poetico) di affrontare il tema più assente dal dibattito politico attuale.

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