lunedì 2 novembre 2009

Primo racconto. Maschere


Ogni statua del parco dell'antica villa aveva una maschera in mano, ma nessuna la indossava mostrando il suo volto a volte sereno altre come travolto da un sentimento fosse di rabbia, o di passione o di rassegnazione. Giovanna passava e si fermava a guardare senza fissare lo sguardo sulle statue, quasi avesse pudore a scoprire quei sentimenti rappresentati. Guardava le maschere che le sembravano più rassicuranti nella loro espressione fissa di sorriso o di tragica smorfia.

Si era chiesta il perché di quelle maschere non indossate e non riusciva a darsi una risposta convincente. Forse le persone rappresentate erano stufe della commedia e (finalmente) volevano mostrare ciò che erano veramente o almeno i sentimenti che provavano, senza veli. Forse era un invito a mostrarsi almeno in quel luogo inaccessibile e segreto se non volevano farlo altrove per pudicizia, per terrore, per orrore. Ma ecco che l’invito (accolto) produceva l’inaspettato: dietro le maschere fissate nella loro espressione stereotipata c’erano tanti modi d’essere e di sentire. Naturalmente non tutte quelle espressioni erano affascinanti o interessanti o suadenti, anzi alcune di loro erano strazianti, paurose nella loro vivida realtà, ma, almeno lì in quel luogo nascosto, potevano mostrarsi.




Più andava avanti più le si confondevano le idee, non riusciva che a porsi altre domande senza aver risposto ad alcuna di quelle precedenti.
Alla fine Giovanna si era seduta su una panchina all'ombra di un grande acero e si era addormentata.




- Vieni, vieni, corri…
- Dove mi vuoi portare?
- Vieni, non temere! Inoltriamoci nel parco…
- E’ calata la notte…
- Vieni, sono accese le torce…
- Le torce lanciano strane ombre sugli alberi, ho paura
- Ci sono io, vieni. Ti voglio mostrare una cosa…
- Cosa mi vuoi mostrare? Sarà uno dei tuoi soliti scherzi
- Non temere, vieni. Devi aver paura solo di te stessa, semmai…
- E perché mai dovrei avere paura di me stessa? Mi fai inquietare…
- Ecco qui, guarda (mostrando la statua)
- Mi hai portato a vedere una statua?
- Guarda, non parlare…
- Vedo una donna
- Si, una donna, ma cosa sta facendo? Guarda!
- Ha il volto all’indietro, i capelli sciolti sulle spalle…
- Si ma cosa vedi, ancora?
- E’ come in attesa, il volto è come travolto da una passione
- Si, si
- Attende l’amato, le labbra socchiuse, attende un bacio
- Ecco si , si , si, attende un bacio.


2 commenti:

  1. Mi inquietano i sogni, mentre li vivo, quando mi sveglio e quasi sfumano in un batter di ciglia, resta solo la sensazione, l'incanto, l'angoscia. Non mi pongo il quesito della verità, ma il tuo racconto lo attendo.

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  2. @Luz. Ma questo era il primo racconto -:)))
    (devo cambiar registro, evidentemente; ho solo altre due possibilità -:))) )

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