lunedì 19 dicembre 2011

Girovagando per strada (Napoli esiste ? Terza parte)

Girare a piedi per Napoli è la cosa migliore, anche se non manca la metropolitana e un buon servizio di pullman (il biglietto UNICO giornaliero costa 3.20 € per tutti i mezzi, comprese le funicolari).
Scopri che Napoli è come New York. Cosa ti capita quando svolti dietro a Manhattan ? Ti trovi direttamente nel Bronx senza rendertene conto. Quando sulla centralissima Via Toledo ti allontani dalla Galleria Umberto I, dal San Carlo, dal Castel Nuovo e da Piazza Plebiscito e ti muovi verso Piazza Carità e svolti in un qualsiasi stradina sulla sinistra, ti trovi direttamente nei Quartieri spagnoli: le sfavillanti vetrine del centro si perdono in pochi metri nei tetri vicoli sovrastati da panni stesi a tutte le ore del giorno e della notte.
Quartieri spagnoli

Al n. 182 della stessa via trovi il Palazzo Zevallos con dentro (se non sei sfortunato come me) gli estremi autoritratti di Caravaggio (Davide con la testa di Golia e il Martirio di sant'Orsola), ma poco oltre, scendendo a destra per la Via Benedetto Croce, entri prima nella Piazza del Gesù, passi davanti al Monastero di Santa Chiara e poi ti tuffi di nuovo nel centro storico percorrendo la Via San Biagio dei librai che incrocia Via Duomo (San Gennaro) e prosegue con la Via Vicaria Vecchia che ti porta fin quasi dentro il Corso Umberto I ed alla Piazza Garibaldi.

Piazza del Gesù
[Per inciso è imbarazzante dover ammettere che la Galleria Umberto I è meglio tenuta della Galleria di Milano. Ma non è l'unico esempio: la Stazione Centrale di Napoli è curata e pulita al pari di tutte le fermate delle linee metropolitane, delle stazioni delle funicolari e dei mezzi pubblici ed ad un livello molto superiore a quello della capitale meneghina.]

Certo è che quando ci si infila nella Via San Biagio dei librai nelle ore di punta, non si deve soffrire di antropofobia e, vi assicuro, che percorrere queste vie è una esperienza divertente e rilassante a qualsiasi ora del giorno e della notte.
Ballo in Piazza San Bartolomeo



sabato 17 dicembre 2011

A Napoli il maglioncino non va di moda...

Questo e altri manifesti dello stesso tono sono appesi ovunque a Forcella, nei Quartieri Spagnoli, a Chiaiano e Fuorigrotta ecc. Il signore col maglioncino non è molto amato e ci si stupisce (ma non più di tanto) che a sinistra trovi tanti convinti estimatori. Ma "la sinistra" è una categoria superata per chi sta smantellando tutte le conquiste sociali , dei diritti e salariali dei lavoratori e per molti che pensano di essere moderni perché guardano alla "sinistra" si Blair o semplicemente ai democratici americani come un modello.

Non ci rimane che magnarce o padrone
Pomigliano d'arco è diventato l'esempio su cui costruire le "nuove relazioni sindacali" di Sergio Marchionne e sappiamo questo eufemismo che cosa vuol dire. Si sa che questi manager moderni usano un linguaggio da Bocconi o da Harward.
Ieri una interessante conferenza nella mia profonda provincia milanese sulla presentazione di un libro fatto da 4 operai di Pomigliano su come si è arrivati all'accordo in FIAT.



AA.VV., Pomigliano non si piega
Ed. A.C. Editoriale, febbraio 2011
pp. 205, Euro 8,00

Il referendum del 22 giugno 2010 sull’accordo imposto da Marchionne ai lavoratori FIAT di Pomigliano ha segnato una pagina fondamentale della storia delle lotte operaie in Italia: la prima di un nuovo capitolo, che ha trovato nel referendum di Mirafiori dello scorso gennaio la sua immediata continuazione. Malgrado la propaganda incessante FIAT (fuori e dentro la fabbrica), le minacce, i reparti confino per i sindacalisti ecc ecc più del 40% degli operai ha detto no all'accordo.

Su questi “accordi” si è letto e sentito di tutto e di più: televisioni e carta stampata si sono sostanzialmente divise tra chi sosteneva la tesi del “sacrificio duro ma necessario” e chi invece appoggiava in pieno il progetto Marchionne, accusando in sostanza gli operai fannulloni di Pomigliano e Mirafiori di essere i colpevoli della crisi economica. Tra tante voci, per lo più provenienti da giornalisti e politici che non hanno messo piede in fabbrica neppure un giorno in vita loro, nessuno o quasi si è premurato di chiedere direttamente agli operai della FIAT come gli accordi avrebbero cambiato, materialmente, le loro condizioni di lavoro e di vita.


mercoledì 14 dicembre 2011

Concerto musicale speranza, Processione d'ammore. (Napoli esiste ? Seconda parte)



Concerto sentito nella Chiesa sconsacrata di San Francesco delle monache (di fianco al Munastero Santa Chiara) il 7/12/2011.

Un momento del concerto di Pino Ciccarelli e la sua banda
Non è sorprendente ascoltare musica a Napoli. Si ascolta ovunque ed in qualsiasi momento della giornata. Sorprendente trovare artisti come Pino Ciccarelli che riescono a mettere insieme una band ed una banda ricavandone un mix perfetto tra tradizione ed innovazione. Non solo: le scuole di banda (e Pino è innanzitutto un didatta) sono una grande realtà a Napoli e rappresentano una alternativa alla deriva di tanti giovani dovuta alla cronica mancanza di lavoro che facilita il diffondersi della camorra. 




lunedì 12 dicembre 2011

Napoli esiste ? (Prima parte)

Ho iniziato da qualche anno questo mio giro per l'Italia attraverso le città più importanti e dopo Torino, Milano, Palermo, Roma e Cagliari, è arrivata la volta di Napoli. Ecco il mio racconto di viaggio.

Non credete a nulla di quello che vi hanno raccontato di Napoli. Napoli è un'altra cosa.

Il panorama. Dove vedere Napoli dall'alto se non da Castel Sant'Elmo? E qui la prima sorpresa: il Vesuvio non esiste. E' uno scherzo dei napoletani, un foto-montaggio per collezionisti di cartoline. In quattro giorni mai si è visto questo fantomatico vulcano. I napoletani hanno il senso dell'humour : intorno a questa montagna che non c'è ci hanno costruito anche una ferrovia (la Circunvesuviana); come dire che intorno ad un sogno si possa viaggiare tranquillamente in treno godendosi il paesaggio. Mi pare un'idea fantastica !
A dir la verità, su questa montagna che non c'è, molti hanno costruito solide case di pietra ed il Piano casa del governo Berlusconi ha aperto la strada nel 2010 a nuove speculazioni edilizie. Dal 2003 si era cercato di mettere un freno alle costruzioni su questo vulcano perfettamente attivo, ma si sa che in Italia le ragioni dei costruttori valgono più di ogni buon senso. E poi, dai, costruire su un vulcano che non c'è è proprio un abuso?
Da Castel Sant'Elmo si vede la Certosa di San Martino e questa era una méta obbligata del mio viaggio.
     
La Certosa di San Martino vista da Castel Sant'Elmo

Stato di servizio di Giuseppe Aimone nato il 10 Maggio 1914 a Roma e residente a Torino. 
Soldato della leva 1914 del Distretto di Torino. Lasciato in congedo illimitato il 10 Ottobre 1934. Ammesso quale Aspirante Allievo Ufficiale il 1 Giugno 1936 e nominato A.U.C. il 1 Settembre 1936. Giunto al 91 Reggimento Fanteria per prestarvi il servizio di prima nomina il 25 Aprile 1937. Ha prestato giuramento di fedeltà in Rivoli il 24 Maggio 1937.
Partito per la Sicilia perché destinato al 116 Reggimento Fanteria imbarcandosi a Napoli il 3 Ottobre 1937.
Sbarcato a Derna il 5 Ottobre 1937. Partito per l'Italia per l'invio in congedo imbarcatosi a Derna il 2 Gennaio 1938 e sbarcato a Siracusa il 5 Gennaio 1938.
Richiamato alle armi per mobilitazione generale presso il 91 Reggimento Fanteria e giunto il 20 Dicembre 1940. Partito per la Tunisia con il 91 Reggimento Fanteria ed imbarcato a Sciacca il 25 Dicembre 1942.
Prigioniero di guerra nel fatto d'arme di Laghouat il 12 Maggio 1943. E' internato nel campo di concentramento di Saida.
Rientrato dalla prigionia imbarcandosi ad Orano il 25 Novembre 1945. Tale sbarcato a Napoli il 1 Dicembre 1945. Presentatosi al Centro alloggio S. Martino di Napoli il 1 Dicembre 1945. Congedato il 24 Dicembre 1945.
 
Il suono cupo e prolungato della sirena annunciava l'arrivo nel porto. Si era svegliato da un sonno profondo senza sogni: da quando era partito da Sciacca tre anni prima alla volta della Tunisia, non aveva più sognato, le notti del deserto erano state così terse da cancellare anche quell'innocuo rifugio. Nella testa di Giuseppe l'Africa era passata come una di quelle folate di sabbia delle notti del Sahara: prima l'impercettibile fruscio degli sterpi, poi arrivava il vento caldo, poi la sabbia più fine, sempre più fitta fino a farti mancare il respiro e all'improvviso calava il vento lasciandosi dietro un silenzio di piombo. Ed ora, quasi istintivamente, aveva guardato nel sacco militare i quattro stracci gualciti che odoravano del campo di prigionia e si era chiesto:"Perché me li sono portati dietro?". Poi, finalmente, si era scosso di dosso il torpore umido della notte ed aveva trovato la voglia di affacciarsi al ponte. La banchina del molo si avvicinava. Napoli 1 Dicembre 1945.
Lo infastidiva la gente sulla banchina, quell'entusiasmo gli sembrava spropositato: l'agitarsi di fazzoletti, il via vai di mezzi da carico e di jeep delle ronde americane, venditori di ogni genere di povera mercanzia che gridavano l'uno contro l'altro prima ancora che all'indirizzo dei passanti... Tornava dopo due anni e mezzo di prigionia con uno dei primi contingenti rilasciati. Nelle orecchie ancora aveva i comandi cui erano abituati dai secondini algerini: con loro non c'era da parlare, pascolavano i prigionieri come avrebbero fatto con le loro capre. Non c'era neanche la speranza di una fuga: da una parte il deserto dall'altra il mare, inutile pensarci... Chi ci aveva provato, contro ogni buonsenso, era finito con la bocca nella sabbia. Chi si era fatta una ragione si era rassegnato a tirare avanti con sette saracche e sette fave a settimana. In bocca Giuseppe ogni tanto sentiva ancora il gusto rancido dell'olio di palma.
Non aveva tentato nemmeno di aggiustarsi addosso la divisa lacera da ufficiale ed era sceso di malavoglia sulla banchina nella folla rumorosa.
Quello stato d'animo era una premonizione: l'orrore non era finito, uno strascico di morte si aggirava nei Quartieri, nei vicoli di Forcella e di Toledo fin su al colle Sant'Elmo. 
Un tuffo al cuore quando si era visto arrivare un soldato inglese con la divisa di un colore indefinito, ma con il segno malamente rattoppato di una pallottola sul petto: avevano recuperato tutto il ricuperabile a Halamein, anche le divise dei morti. E quella pallottola poteva essere uscita dal suo moschetto.
Si era fatto strada fino al Centro San Martino, un vecchio convento diroccato già prima dei bombardamenti e trasformato ora in dormitorio per i reduci laceri che attendevano le tradotte per il nord. Nelle camerate, puzzolenti di fumo e varechina, si era buttato vinto da una grande fatica sulla branda e per la prima volta aveva sognato. 
(tratto da Traversagnetta)
José de Ribera detto lo Spagnoletto per la sua bassa statura (Xàtiva, 17 febbraio 1591 – Napoli, 2 settembre 1652)
San Sebastiano (1651) 



venerdì 9 dicembre 2011

In principio era il Verbo poi leggere divenne un vizio



Caravaggio, San Gerolamo
In principio fu il Verbo, dicono. La parola correva docile dal labbro all’orecchio senza tramiti e sensalie. ll
parlante - prete, sibilla, aedo, fool, favoleggiatore - s’imponeva all’uditorio con l’esuberanza dei suoni e dei gesti, con l’odore carnale della presenza. Dovunque il rito si celebrasse, in una radura o in una spelonca, durante una veglia di pastori erranti o attorno a un fuoco di bivacco guerriero, sempre fra l’uno e i molti, fra la voce e l’attenzione, si stringeva urfamicizia ch’era anche una connivenza e faceva le veci della felicita.
Vennero poi la Scrittura e la Lettura, speculari sorelle. Forse fu un male: la volta che, sotto forma di mela, fu introdotto nell’Eden l’abbecedario, una garanzia d’innocenza s’interruppe, la parola fu imprigionata in un segno l’esorcismo in presa diretta cessb. Quella notte Shahrazad fu decapitata...
Da allora il banditore non passò più fragoroso per le vie del villaggio, ma si ridusse a nascondere le sue notizie dietro la maschera d’un frontespizio. Fra le due solitudini - dell’autore che rumina e incide con stilo, penna d’oca, macchina da scrivere, nel segreto della sua stanza; e del san Girolamo lettore, curvo sulla polvere degli incunaboli, mentre alle sue ciabatte si strofina un vecchio leone - fra questi due silenzi una festa nefasta cominciò a celebrarsi, un velenoso ludibrio dell’immaginario.

Vogliamo dirla tutta? Nell’istante in cui l’appassionato di novità smise di ascoltarle in cordiale assernblea e si segregò a dilettarsene privatamente nel cerchio avaro di una lucerna, in quell’istante egli si condannò a patire le stesse equivoche estasi di chi ama non una donna di carne ma un pensiero di donna nella sua mente.
A questo punto leggere divenne un vizio.

Gesualdo Bufalino, da Cere perse, Leggere, vizio punito


mercoledì 7 dicembre 2011

Le ragioni dello scrivere


La finestra é aperta sull’orto, la lampada fa chiaro da sinistra, come consigliano gli oculisti. E sul foglio immacolato la penna va su e giil facile, senza rimorsi; il polso che la incalza, la mente che la governa, paiono alacri, ben disposti. Quand’ecco nel silenzio della mezzanotte una domanda rintocca di colpo nelle orecchie, un’interrogazione povera e febbrile: “Perché?”.
Perché si scrive, mi chiedo. Perché ci si affanna a tessere sogni e raggiri, si da corpo a fantocci e fantasmi, si fabbricano babilonie di carta, s’inventano esistenze vicarie, universi paralleli e bugiardi, rnentre fuori così plausibile piove la luce della luna nell’erba, e i nostri moti naturali, le più immediate insurrezioni dei nostri sensi c’invitano al gioco affettuosamente, divinamente semplice della vita. La vita ch’è innamoramento impulsivo di se stessi, o abbandono alle quattro dorate, virginee, felici stagioni.
Scrivere, insinua la voce, non significa solo adulare i minuti con la cosmesi dell'imrnaginario, ma nutrirli dei nostri escreti mentali, addobbarli viziosamente delle nostre maschere nere. Rappresenta dunque in qualche modo una colpa: forse macchiarsi le mani d’inchiostro é come macchiarsele un poco di sangue, uno scrittore non é mai innocente.
...

Gesualdo Bufalino, da Cere perse, Capitoli I - La parola ansiosa, Le ragioni dello scrivere


Pensierino. Bufalino ci accompagna nelle tante ragioni dello scrivere che sono altrettanto nobili quanto infami. Forse tutti noi abbiamo avuto diverse e contraddittorie ragione per scrivere. C'è un faro in questa oscurità, le parole di Eduardo de Filippo "Ho sempre detto la verità al pubblico".

P.S. E con questo mi assento per qualche giorno. Mi attende un viaggio. Au revoir.

PPSS Ultima puntata della trilogia il 7/12. Assente, posto lo stesso (è malattia grave !).

sabato 3 dicembre 2011

Firme per il silenzio (inizio trilogia di testi tratti da Cere perse di Gesualdo Bufalino)



Abbazia delle tre fontane (Roma)
Scrittori della penisola, confréres (non so come chiamarvi, sono nuovo del sodalizio), e se provassirno per
un poco, un anno, sei mesi, a tacere? Un silenzio totale, soffice, color del miele... Senza più né un romanzo, né un saggio, né un elzeviro, né una poesia, né un panfletto, un’intervista (né un post su un blog, ndr)...
Bensì, da un capo all’altro d’Italia, telefoni staccati, contratti disdetti, lettere inevase; strette di mano eluse, diti sul labbro, come in certe statue del Settecento lungo i viali d’un giardino granducale. E le giornate allora sarebbero improvvisamente vacanti, una panoplia di graziose e rosee domeniche, un grappolo di ore lietamente infeconde, da piluccare adagio, in pantofole, con la moglie o chi per lei, bricoleggiando con rnartello e chiodi o bruciando nella stufa, un sedicesimo dopo l’altro, i volumi omaggio accatastati sul pavimento...
Che ne dite? Se opzione zero ha da essere, perché non estenderla alle rotative? E allora su, facciamolo questo gesto: incappucciamo le stilografiche, disarmiamo Olivetti e Remington, dopo tanti corpo a corpo cruenti. E prendiamoci una stagione sabbatica, sperimentiamo per la prima volta nei secoli la Cassa Integrazione dell’Alfabeto.

da Gesualdo Bufalino, Cere perse, Firme per un silenzio


Pensierino. Si, il silenzio è soffice e color del miele...

P.S. Prossimo brano di Gesualdo Bufalino il 7/12

Accettando una sfida fotografica di Laura (blog Se Fotografando)

Sozzago, un palazzo nel centro del paese

venerdì 2 dicembre 2011

Acc, arrivo sempre un po' tardi, ma arrivo...


Il Corriere della Sera,in prima pagina, riferisce di un’email “con priorità alta” mandata dalla tv di Stato a conduttori e giornalisti di Radio 1:
“Il ministero [della Salute!!!!] ha ribadito che in nessun intervento deve essere nominato esplicitamente il profilattico; bisogna limitarsi al concetto generico di prevenzione nei rapporti sessuali…”
Da notare che Radio 1 aveva per l’appunto in programma (guarda caso) un lungo speciale sull’argomento. Sarebbe un po’ come vietare ai radiocronisti di “Tutto il calcio” di pronunciare la parola “palla”: ne saranno usciti pazzi, quei poveracci…



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dal blog Zioscriba 

mercoledì 30 novembre 2011

Scoperte

Varie vicissitudini mi hanno costretto a ripristinare un vecchio locale nel seminterrato che usavo da ragazzo come studio, poi divenuto garage e poi ancora discarica di ogni cianfrusaglia ritenuta indegna di stare in casa, ma non abbastanza per una discarica. Così prima di ripristinare questo locale si è dovuto fare una decina di viaggi all'ecocentro per smaltire ogni tipo di inutilume: vi risparmio l'elenco che farebbe invidia a molti improvvisati rigattieri dei mercatini rionali.
Beh finalmente ecco il locale ripristinato: silenzioso ancora più di tutta la casa, ma allo stesso tempo ancora più appartato del mio studio méta, purtroppo, di ogni viandante che passa.
Inutile dire che il primo arredo di questo locale è stato un impianto stereo per ascoltare in santa pace musica ad ogni ora del giorno e della notte senza disturbare nessuno. Poi un vecchio divano di seconda o terza mano (le fodere dimostrano con una evidenza raccapricciante ogni passaggio), una scrivania con un tavolo da giardino ed una poltroncina con le molle, un vecchio televisore attaccato ad un lettore DVD (l'antenna per la TV per fortuna non arriva in questo locale lontano da dio e dagli uomini) ed infine qualche quadro di quelli che "non si sa mai dove mettere perché non c'è posto in casa" (vecchi quadri di una zia ricevuti in eredità e che mi sembrano fantastici).
Ma il colpo più riuscito è stato l'aver scovato un vecchio giradischi funzionante ed un pacco di gracchianti dischi 33 giri dei tempi che fu: su quei dischi ho passato tante ore della mia infanzia ed adolescenza ed ora eccoli qui, inspiegabilmente sfuggiti a diluvi di tecnologia.
C'è tra i dischi un fantastico cofanetto con tutto Bach per violoncello suonato dal mitico Casals, c'è una raccolta di musica classica (come si usava un tempo) che spazia su tutto lo scibile classico ed operistico e che è segnata dall'usura dell'ascolto in modo indelebile. Il primo disco che metto è però il concerto n. 1 di Wieniawski suonato niente popò di meno che da Itzhak Perlman accompagnato dalla London Philharmonic Orchestra diretta da Seiji Ozawa (EMI edizioni 1973).
Le "ore qui volano serene" (come direbbe una meridiana "ottimista") e nella musica chissà perché mi trovo sempre bene...




     

I venti di Mario Vargas Llosa

 Il protagonista di questo libretto di Vargas Llosa si reca una mattina con l'amico Osorio ad una manifestazione contro la chiusura di u...