martedì 14 gennaio 2020
domenica 12 gennaio 2020
Incipit de La pelle di Curzio Malaparte
Erano i giorni della «peste» di Napoli.
Ogni pomeriggio alle cinque, dopo mezz'ora di punching-ball e una doccia calda nella palestra della P.B.S., Peninsular Base Section, il Colonnello Jack Hamilton ed io scendevamo a piedi verso San Ferdinando, aprendoci il varco a gomitate nella folla che, dall'alba all'ora del coprifuoco, si accalcava tumultuando in via Toledo.
Eravamo puliti, lavati, ben nutriti, Jack ed io, in mezzo alla terribile folla napoletana squallida, sporca, affamata, vestita di stracci, che torme di soldati degli eserciti liberatori, composti di tutte le razze della terra, urtavano e ingiuriavano in tutte le lingue e in tutti i dialetti del mondo. L'onore di essere liberato per primo era toccato in sorte, fra tutti i popoli d'Europa, al popolo napoletano: e per festeggiare un così meritato premio, i miei poveri napoletani, dopo tre anni di fame, di epidemie, di feroci bombardamenti, avevano accettato di buona grazia, per carità di patria, l'agognata e invidiata gloria di recitare la parte di un popolo vinto, di cantare, di battere le mani, saltare di gioia tra le rovine delle loro case, sventolare bandiere straniere, fino al giorno innanzi nemiche, e gettar dalle finestre fiori sui vincitori,ma nonostante l'universale e sincero entusiasmo, non v'era un solo napoletano, in tutta Napoli, che si sentisse un vinto. Non saprei dire come questo strano sentimento fosse nato nell'animo del popolo.
Incipit La pelle di Curzio Malaparte
Pensierino. Napoli dal 1940 fino al tremendo agosto del 1943 ha subito 100 bombardamenti aerei. La città era sprovvista di ricoveri pubblici antiaerei e quindi i rifugi erano le cavità naturali che si aprono sotto la città. Arrivati gli americani liberatori, la città allo stremo, affamata e cenciosa, si affanna a sopravvivere con ogni mezzo, con un ulteriore, inesorabile degrado. Nessuno si sentiva un "vinto" perché tutti stavano perdendo.
giovedì 2 gennaio 2020
Tanto ll’aria s’adda cagnà
Propositi di inizio anno: "Tanto ll’aria s’adda cagnà".
Non c'è verso: che sia diventato improvvisamente (e un po' insensatamente) ottimista? Meglio tardi (si avvicinano a mesi i 70) che mai, direbbe qualcuno malignamente. E poi, dove trovare ragioni per questo ottimismo? Guardandosi in giro con occhi smaliziato si vede ben poco di cui rallegrarsi. Per carità! Qualcosa c'è, come c'è sempre stato d'altra parte, per essere ottimisti. Ma è davvero una flebile luce accesa nella notte buia. Eppure in questa notte il solo pensiero che là in fondo c'è quella lucina, da un senso al camminare e anche, persino, all'inciampare.
"Tanto ll’aria s’adda cagnà", il motto che ho scelto (da un verso di Pino Daniele) per quest'anno non è ottimista, ma moderatamente fatalista: può succedere di tutto, ma il cambiamento è inevitabile. Non è detto che di questo cambiamento saremo protagonisti, ma non fa nulla: i tempi dell'uomo sono brevi; faremo anche noi qualche passo in avanti e poi ci penseranno gli altri. Ma il nostro passo dobbiamo farlo, accipicchia se lo dobbiamo fare !!!
Non c'è verso: che sia diventato improvvisamente (e un po' insensatamente) ottimista? Meglio tardi (si avvicinano a mesi i 70) che mai, direbbe qualcuno malignamente. E poi, dove trovare ragioni per questo ottimismo? Guardandosi in giro con occhi smaliziato si vede ben poco di cui rallegrarsi. Per carità! Qualcosa c'è, come c'è sempre stato d'altra parte, per essere ottimisti. Ma è davvero una flebile luce accesa nella notte buia. Eppure in questa notte il solo pensiero che là in fondo c'è quella lucina, da un senso al camminare e anche, persino, all'inciampare.
"Tanto ll’aria s’adda cagnà", il motto che ho scelto (da un verso di Pino Daniele) per quest'anno non è ottimista, ma moderatamente fatalista: può succedere di tutto, ma il cambiamento è inevitabile. Non è detto che di questo cambiamento saremo protagonisti, ma non fa nulla: i tempi dell'uomo sono brevi; faremo anche noi qualche passo in avanti e poi ci penseranno gli altri. Ma il nostro passo dobbiamo farlo, accipicchia se lo dobbiamo fare !!!
mercoledì 1 gennaio 2020
venerdì 27 dicembre 2019
mercoledì 25 dicembre 2019
Il racconto del Natale
Tutti conosciamo il racconto del Natale, non fosse che per antiche reminiscenze catechistiche. Ma quello che vorrei raccontare è il "contorno" di questo racconto che il distillato fatto dai testi canonici (la nuova versione ufficiale della Conferenza Episcopale Italiana) non dice più. Il mio intento non è blasfemo, ma , semplicemente, letterario.
La scarna descrizione della nascita di Gesù del Vangelo secondo Matteo ripercorre dei capisaldi del cattolicesimo: Maria, promessa sposa di Giuseppe, rimane incinta per opera dello Spirito Santo e lui non la ripudia e, a seguito di un sogno rivelatore, prende con sé la sposa. Nato Gesù a Betlemme (l'evangelista non specifica perché si erano recati là), la famiglia riceve la visita dei Magi che però erano già stati "intercettati" da Erode che voleva sapere esattamente dove era nato il Re dei Giudei. I Magi , dopo aver deposto i doni, se ne tornano ad Oriente senza più passare da Erode.
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| Antonio Campi, L'adorazione dei Magi, Chiesa di San Maurizio a Milano |
Erode si accorge dell'inganno dei Magi e infuriato ordina di uccidere tutti i bambini che stavano a Betlemme. Intanto, a seguito di un altro sogno premonitore, Giuseppe con Maria e Gesù fuggono verso l'Egitto. Solo alla morte di Erode la famiglia di Gesù torna in Israele.
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| Renato Guttoso, Fuga in Egitto, Sacro Monte di Varese |
L'Evangelista Marco fa partire la storia dal battesimo di Gesù. Per l'Evangelista Luca la storia si arricchisce di particolari: si parla di Elisabetta moglie di Zaccaria che era sterile e avanti con gli anni, ma che rimane incinta di quello che diventerà Giovanni Battista. Nel frattempo (sono passati sei mesi dal concepimento di Elisabetta) c'è l'Annunciazione dell'Angelo a Maria e l'accettazione da parte della Vergine (Ecco la serva del Signore…). Maria fa visita a Elisabetta (sono parenti) e si confida con lei rimanendo tre mesi in casa sua.
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| Francesco Francia, Annunciazione, Pinacoteca di Brera |
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| Visitazione, Chiesa di Casorezzo (Mi) |
Luca invece ci spiega perché Maria e Giuseppe sono andati a Betlemme: per rispettare il decreto di Augusto che ordinava il censimento di tutta la terra. Maria è incinta e si sgrava in una stalla in quanto non c'era posto negli alberghi e depone il figlio in una mangiatoia (per Matteo Gesù è nato in una casa).
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| Luca Cambiaso, Natività, Brera |
L'Evangelista Giovanni non ci descrive la nascita di Gesù.
Ora inizia la parte delle digressioni che sono state ispirate da due testi: il primo sono i Vangeli Apocrifi (ho usato una versione a cura di Giuseppe Bonaccorsi edita dalla Libreria Editrice Fiorentina), il secondo la Leggenda aurea di Jacopo da Varagine (edito dalla stessa casa editrice).
Il protovangelo di Matteo ci racconta che Giuseppe, alla notizia del censimento di Augusto, vuol recarsi a Betlemme dicendo "Io farò iscrivere i miei figliuoli; ma di questa fanciulla che farò? Come l'iscriverò? Come mia moglie? mi vergogno. Come figlia? ma tutti i figli d'Israele sanno che non è mia figlia. Il giorno del Signore farà esso come il Signore vuole!" Nel viaggio, presumibilmente da Gerusalemme a Betlemme (6 km), Giuseppe si fa accompagnare da un figlio che guida la mula che trasporta Maria e in alcuni testi anche da un altro figlio che segue la mula. Giunti a metà strada, Maria dice "Calami giù dalla ciuca, perché quel ch'è in me pressa per venire alla luce". Giuseppe smarrito si guarda intorno, c'è il deserto. Trova riparo in una grotta per "mettere a riparo" il pudore di Maria. Poi , lasciata Maria con i suoi figliuoli, Giuseppe uscì a cercare una levatrice. Nel tragitto per raggiungere la vicina Betlemme ha una visione: l'aria sembra "colpita da stupore", tutto il mondo gli animali e le persone si sono come fermati in attesa dell'evento. Incontra una donna che scende dal monte e le spiega che cerca una levatrice. La donna gli chiede chi sia che partorisce e Giuseppe le diceche si tratta della sua promessa sposa. La donna è dubbiosa e allora Giuseppe spiega che Maria è stata allevata nel tempio del Signore e che lui l'ha avuto in sorte per moglie, ma non è sua moglie (dalla promessa di matrimonio al matrimonio vero e proprio passava un anno). Ma si affretta a dire che Maria "ha concepito per opera dello Spirito Santo. La levatrice è sempre più dubbiosa, ma Giuseppe la convince ad andare a vedere. La levatrice quando vede Maria e l'aiuta a partorire ai convince "perché i miei occhi han visto meraviglie perché la salvezza è nata per Israele". Il bambino "prende la poppa" da sua madre e la levatrice si allontana. S'imbatte in Salome che lo Pseudo Matteo (altro testo apocrifo) definisce come levatrice e racconta cosa ha visto. In tutta risposta Salome risponde "Com'è vero che vive il Signore mio Dio, se non ci metto il mio dito e non scruterò la sua natura, non crederò mai che una vergine ha partorito". L'atteggiamento di Salome ricorda quello di Tommaso (Giovanni 20,25). Salome entra nella grotta e fa la sua prova e la mano rimane bruciata e lei si pente amaramente di questo gesto. Giunge un angelo che la rincuora dicendole di toccare il bambino e in questo modo guarisce riconoscendo che è nato un gran re ad Israele.
Poi il racconto del protovangelo di Matteo continua con la visita dei Magi, la rabbia di Erode e la fuga in Egitto della sacra famiglia.
Passiamo ora alla Leggenda aurea. La Leggenda aurea è stata la guida per buona parte della iconografia cattolica: ad essa infatti si rifacevano i pittori e affrescatori che traducevano in immagini i Vangeli e le vite dei Santi. Siamo nel pieno XIII secolo (il secolo dove parte una grande lotta contro le eresie a mezzo dell'inquisizione e di nuove crociate) e il popolo contadino andava in chiesa e ascoltava una messa in latino che non capiva ed allora lo sguardo si muoveva sulle pareti delle chiese e lì trovava raccontate le storie e tra queste quella della natività. L'altro veicolo di diffusione delle storie raccontate dalla Leggenda aurea era la predicazione popolare con la legittimazione degli ordini mendicanti fatta dallo stesso Papa.
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| Giotto, Innocenzo III approva la Regola dei francescani, Assisi Basilica Superiore |
Gli elementi della storia raccontata dagli Apocrifi ci sono in parte nei Vangeli canonici.
Troviamo certamente l'insistenza sulla verginità della Madonna in tutte le versioni. E' riferita la storia delle due levatrici di cui una incredula. Viene aggiunta la storia tramandata da Papa Innocenzo III che riferisce che durante i dodici anni di pace durante il governo romano era stato eretto un tempio alla pace con la statua di Romolo; poi venne consultato un oracolo per sapere quanto sarebbe durato questo monumento e la risposta fu "Finché una vergine genererà un figlio", Inutile dire che il tempio crola dalle fondamenta proprio il giorno della nascita di Cristo. Sulle macerie verrà edificata Santa Maria Nuova. Papa Innocenzo III poi è stato il propagatore di altri racconti miracolosi attinenti alla nascita di Gesù (una fonte d'acqua dalla quale sgorga improvvisamente olio che si getta nel Tevere, l'interrogazione della Sibilla da parte di Ottaviano che voleva sapere se sarebbe nato un uomo più potente di lui ecc).
San Girolamo si spinge oltre e dice che nella notte in cui nacque Gesù morirono tutti i sodomiti (sic)e San Agostino riferisce che Dio aveva avuto qualche dubbio ad incarnarsi per la presenza di un "vizio contro natura" (sic sic)
Inutile dire che anche il diavolo dopo la nascita di Gesù se l'è vista brutta e se prima spadroneggiava sul mondo, ora "sparisce coperto di confusione".
Concludo questo excursus anche fin troppo lungo con una poesia di Fabrizia Ramondino tratta dalla raccolta "Per un sentiero chiaro" edita da Einaudi.
Avvertimento
Intorbidi, se tocchi
l'acqua chiara.
Appena esci nel sole
tracci un'ombra.
Perciò se invochi dio
ti viene male.
lunedì 23 dicembre 2019
La nostra emigrazione lombarda
E’ uscito oggi il libro La Mérica di frascuni di Guglielmo Gaviani edito da ilmiolibro.it.
La Mérica di frascuni è un modo ironico con cui i nostri emigranti chiamavano l’America del sud ed in particolare l’Argentina. Per altri era l’america “matta” cioè senza valore, al contrario dell’altra America del nord considerata più ricca. Con il termine frascuni si intendono le foglie del granturco e rimanda alle grandi piantagioni di questo cereale delle immense campagne argentine.
Dopo Mi a vò via sull'emigrazione dal mio paese (Buscate in provincia di Milano) a St. Louis ed Herryn, questo dell'emigrazione in Argentina è il secondo capitolo.
Una storia, quella dell'emigrazione lombarda che è stata dimenticata e dimostra a dispetto della vulgata corrente che siamo un popolo di migranti. In quaranta anni a cavallo tra '800 e '900 dal mio piccolo Comune (nel 1901 aveva 2375 abitanti) sono emigrate almeno 650 persone (questo è il numero di quelle identificate, ma è un dato in difetto). A queste vanno aggiunti poi i lavoratori stagionali che partivano in primavera e tornavano in autunno dalle miniere dell'Alsazia Lorena, dai grandi lavori di ingegneria civile (lavori nei trafori, porti, canali), dai lavori da scariolante in Francia per la costruzione di grandi quartieri.
Quella di Buscate è solo una storia emblematica di una intera zona (l'Altomilanese) che viveva di una agricoltura di sussistenza con contadini vessati da contratti capestro e terreni con scarse rese agrarie.
Il libro si può acquistare direttamente sul sito de https://ilmiolibro.kataweb.it o seguendo questo link.
Divagazioni teatrali
7 Dicembre 2019. Prima della Scala della Tosca di Giacomo Puccini (vista in TV, naturalmente). Pulp Fiction di Tarantino gli fa un baffo a Puccini. La storia si ripete dai tempi andati (quelli ad es. della canzone popolare della Cecilia) fino ai giorni nostri (My too).
7 Dicembre 2019 RAI 5 "Nati in casa” di Giuliana Musso e Massimo Somaglino. E’ uno spettacolo frutto di una ricerca sul campo intervistando Levatrici del Nord-Est e che gira dal 2011 e che ho visto al Teatro Elfo Puccini due anni fa. Racconta le tecniche del parto di oggi confrontandolo con quello delle Levatrici degli anni ’40 fino agli anni ’70. Da un lato la fredda tecnica con le sue efficienti semplificazioni (l’abuso del cesareo) e dall’altra l’umanità delle Levatrici che non una formazione di base semplice ed efficace riuscivano ad aiutare tante donne a partorire in casa. Della stessa attrice “La fabbrica dei preti”, una ricerca sui seminari e la cultura cattolica dei seminaristi.
8 Dicembre 2019 Teatri i di Milano “L’indifferenza" di Pablo Solari con Luca Mammoli, Woody Neri e Valeria Perdonò. Un reduce da una delle tante guerre nel deserto ( che sia Iraq o Afganistan non importa) riceve una visita inaspettata e misteriosa che lo costringe a fare i conti col passato ed in particolare su un episodio della sua carriera militare: lo stupro e uccisione di una bambina. Il visitatore sostiene che quella era sua figlia, ma non vuole vendetta e venuto lì per ricordare quei fatti. La sedazione con farmaci non è bastata all’ex militare per rimuovere il tragico ricordo di quell’azione di guerra e svela una natura violenta che forse è patrimonio genetico di tutta l’umanità. L’inutilità della guerra è un particolare insignificante, qui conta sopravvivere: alla violenza si risponde solo con la violenza. Succedono altre cose inaspettate: la moglie che si credeva sterile scopre di essere incinta e nello stesso tempo confessa una sua relazione extra-coniugale con il misterioso visitatore. Il marito allora sospetta che il figlio non sia suo, malgrado la moglie lo rassicuri che non è così. In un impeto d’ira il marito capisce che allora il visitatore vuole la sua sottile vendetta chiedendo che ora uccida la moglie e il bambino che ha nel grembo. Ma l’ex militare si ferma in tempo e rivolge la sua violenza omicida verso il visitatore e con la moglie lo uccide.
Marito e moglie forse si sono liberati dal senso di colpa rappresentato dal misterioso visitatore.
lunedì 4 novembre 2019
A madonna d' 'e mandarine
"A madonna d' 'e mandarine" di Ferdinando Russo recitata da Gianni Caputo.
Quanno ncielo n'angiulilloPoesie vernacolari - da PensieriParole.it
nun fa chello c'ha da fà,
'o Signore int'a na cella
scura scura 'o fa nzerrà.
Po' se vota a n'ato e dice:
-Fa venì San Pietro ccà!
E San Pietro cumparisce:
-Neh, Signò, che nuvità?
-Dint' 'a cella scura scura
n'angiulillo sta nzerrato:
miettammillo a pane e acqua
pecche ha fatto nu peccato!
E San Pietro acala 'a capa
e risponne: -Sissignore!
Dice Dio: -Ma statt'attiento
ch'ha da stà vintiquatt'ore!
L 'angiulillo, da llà dinto,
fa sentì tanta lamiente....
-Meh, Signò, dice San Pietro,
pè sta vota... nun fa niente.
-Nonzignore! Accussì voglio!
Statte zitto! Dice Dio;
si no ognuno se ne piglia!
'N Paraviso cumann 'io!
E San Pietro avota 'e spalle.
Da la cella scura scura
l'angiulillo chiagne e sbatte,
dice 'e metterse paura!
Ma 'a Madonna, quanno ognuno
sta durmenno a suonne chine,
annascuso 'e tuttequante
va e lle porta 'e mandarinè.
martedì 29 ottobre 2019
La parola scritta può reggere la velocità dello spirito ?
Scrivere? Non aveva mai imparato bene. A nove anni le lettere , a dodici il dettato. Ma s'era convinto fin da piccolo che ogni parola scritta mai avrebbe potuto reggere la velocità dello spirito, che la parola scritta cavillava, non si faceva possedere né comprendere del tutto, e quasi sempre finiva in una futura correzione.
(Wanda Marasco, Il genio dell'abbandono, Neri Pozzi, 2015, p.39)
Pensierino. Penso che chiunque scriva lo faccia per dire qualcosa ad altri da sé. Quindi è inevitabile porsi il problema della "leggibilità" del testo che si propone, sia che si scriva un post o un romanzo. Semplifico sicuramente se dico che ci si trova di fronte a tre problemi: il "vocabolario di base" (che rappresenta i materiale da costruzione), la "leggibilità" (come quel materiale è utilizzato) e la "comprensibilità" (se questo materiale ha un senso comprensibile anche per altri da noi).
Tullio de Mauro ha dimostrato che il vocabolario di base della lingua italiana è formato da circa 7000 parole e che di queste solo 2000 sono fondamentali e poco più di 2700 sono quelle utilizzate più frequentemente.
Se però, come pare stia avvenendo, il vocabolario di base si impoverisce brutalmente raggiungendo le "famose" 500 parole dei ragazzi di Barbiana, anche le costruzioni saranno misere e non c'è Indice di Gulpease che tenga.
Passata questa soglia minima, allora ci si può porre il problema di Wanda Marasco : se e come la parola scritta può reggere la velocità dello spirito.
sabato 19 ottobre 2019
La moglie di Molière
Guerin aveva sinceramente amato Guyot; ma, siccome non c'è niente che il tempo non consumi, venne il momento in cui egli cominciò a non avere per lei che una forma di amicizia piena di bontà e di tepore, che è d'ordinario la conclusione delle lunghe abitudini.
(Anonimo del XVII secolo, La famosa attrice, Adehphi, 1997. Tradizione di Cesare Garboli )
Pensierino. A volte dietro un grande uomo (nientepopodimeno in questo caso Molière) c'è una donna spregiudicata (Armande-Grésinde-Claire-Élisabeth Béjart (1640/1642 – Parigi, 30 novembre 1700) è stata un'attrice teatrale francese, moglie di Molière).
(Anonimo del XVII secolo, La famosa attrice, Adehphi, 1997. Tradizione di Cesare Garboli )
Pensierino. A volte dietro un grande uomo (nientepopodimeno in questo caso Molière) c'è una donna spregiudicata (Armande-Grésinde-Claire-Élisabeth Béjart (1640/1642 – Parigi, 30 novembre 1700) è stata un'attrice teatrale francese, moglie di Molière).
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