Scusa se ti scrivo. Ci conosciamo appena. Ma la poesia va letta ad alta voce e le mie orecchie non sentono. C'è bisogno che qualcuno mi racconti cosa sente e forse anch'io allora comincerò a sentire.
Leggo da Per un sentiero chiaro di Fabrizia Ramondino:
Puntualizzazioni
Il mio stare
- scusate la puntualizzazione -
non è come usa dire oggi
depressione.
E' interrogare
senza speranza di risposta
né - dio ne scampi -
attesa di precisazioni.
Cosa senti? Io sono confuso. Le domande erano forse sbagliate?
Aspettare precisazioni, poi, che pretesa. Perché qualcuno dovrebbe fornircele?
Dimmi, cosa hai sentito?
sabato 31 gennaio 2009
venerdì 30 gennaio 2009
Lettura de Diceria dell'untore di Gesualdo Bufalino
giovedì 29 gennaio 2009
Andreas Scholl, Che farò senza Euridice dall'Orfeo di Monteverdi
Che farò senza Euridice!
Dove andrò senza il mio ben!
Euridice! Oh dio! rispondi,
io son pure il tuo fedel.
Euridice! Ah! non m'avanza
più soccorso, più speranza
né dal mondo, né dal ciel!
Che farò senza Euridice!
Dove andrò senza il mio ben!
Commento. Si scopre, all'improvviso, la solitudine. Quando si scopre sembra essere troppo tardi: ci si è inoltrati in una terra arida, fatta di ricordi e illusioni. Per tornare bisognerebbe levare un po' di zavorre ed alzare una vela alta e aspettare il vento. Dunque, non si può attendere, alza la randa.
mercoledì 28 gennaio 2009
Una serata, un bel ricordo
Per circostanze assolutamente casuali, sono stato invitato a commemorare il "Giorno della memoria" in un piccolo paese vicino al mio, nella profonda provincia milanese. All'imbarazzo iniziale per questo impegno davvero impegnativo, è subentrato lo stimolo a costruire una serata non celebrativa o falsamente retorica, ma qualcosa che toccasse le corde "giuste". Niente relazione introduttiva, niente commiserazione delle vittime, ma rievocazione emozionante di testimonianze (una raccolta per l'occasione da un vecchio militare deportato a Danzica direttamente dalla Grecia). D'altra parte è la caratteristica di questa giornata quella di riproporre testimoni di quei fatti terribili; gli storici annaspano ancora in un mare di incertezze, di documenti lacunosi, di vere e proprie occultazioni o depistaggi della verità, mentre chi ha vissuto sulla pelle la tragedia sente ancora bruciare il marchio del numero e proprio perché è sopravvissuto non può fare a meno di raccontare e ricordare ogni cosa, anche la più terribile.
Alla fine della serata, a cui non hanno partecipato più di 20 persone, mi sono sentito di ringraziare gli organizzatori dicendomi onorato di questo invito.
In cambio, con un gesto che mi ha emozionato, ho ricevuto in regalo un pacco di libri di quelli che si pubblicano nei paesi e che trovano solo un pubblico di estimatori locali, preziosi reperti di una editoria minore ricchissima. Un piccolo gesto di stima e di ringraziamento degli organizzatori, ma sentivo di dover io ringraziare loro.
Alla fine della serata, a cui non hanno partecipato più di 20 persone, mi sono sentito di ringraziare gli organizzatori dicendomi onorato di questo invito.
In cambio, con un gesto che mi ha emozionato, ho ricevuto in regalo un pacco di libri di quelli che si pubblicano nei paesi e che trovano solo un pubblico di estimatori locali, preziosi reperti di una editoria minore ricchissima. Un piccolo gesto di stima e di ringraziamento degli organizzatori, ma sentivo di dover io ringraziare loro.
Una lettera ai parlamentari del PD che hanno presentato il Disegno di Legge n. 1360

Questa è la lettera che ho spedito il 27/01/09 "Giorno della memoria" ai parlamentari del PD Paolo Corsini, Franco Narducci e Gianpaolo Fogliardi firmatari del Disegno di Legge 1360.
Spett. Parlamentare,
in merito alla presentazione il 23/06/08 del Disegno di legge 1360 anche a Sua firma , mi permetto di farle presente che sono fermamente contrario al conferimento dell'onorificienza ai "combattenti nelle formazioni dell'esercito nazionale repubblicano durante il biennio 1943-1945" cone stabilito dall'art.2 della proposta.
Non si possono confondere coloro che hanno lottato per la libertà e chi questa libertà l'ha contrastata e offesa macchiandosi di crimini contro l'umanità (il genocidio di ebrei e altre minoranze "indesiderabili").
Distinti saluti.
Guglielmo Gaviani
Ho ricevuto questa risposta (quasi in tempo reale)
Gentile Sig.
sono del tutto in accordo con Lei. Il testo che ci é stato sottoposto era assolutamente diverso da quello poi pubblicato. Per questo abbiamo con i colleghi Narducci e Fogliardi immediatamente ritirato la firma.
Cordialità
Paolo Corsini
martedì 27 gennaio 2009
Giorno della memoria 2009

Se questo è un uomo
di Primo Levi
Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
II cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un si o per un no.
Considerate se questa è una donna.
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.
domenica 25 gennaio 2009
da Animali in versi di Franco Marcoaldi
sabato 24 gennaio 2009
Sorry i am di Ani di Franco
Ho inserito nella musica di questo blog la canzone di Ani di Franco Sorry i am, struggente ed intonata a molti dei miei sentimenti. Di seguito la traduzione.
Mi dispiace non essere sembrata più emozionata al telefono
Mi dispiace che dopo tutti questi anni
ti ho lasciato facendoti sentire rifiutato e solo, ti ho fatto piangere
Credo di non averti amato tanto quanto tu hai amato me
Credo che non sarò mai in grado di dirti quanto mi dispiace
E non so cosa c’è che non va con te
So solo che non è come era
E non so perché il rosso sparisce prima del blu, è così e basta
E non so cosa non va in me,
che non riesco mai a rimanere tranquilla
Continuo a pensare che un giorno appianerò ogni cosa con te
E forse un giorno lo farò davvero
Credo di non averti mai amato
nel modo in cui tu hai amato me
Credo che non sarò mai in grado di dirti quanto mi dispiace
Mi dispiace
Mi dispiace
Mi dispiace
Mi dispiace non essere sembrata più emozionata al telefono
Mi dispiace che dopo tutti questi anni
ti ho lasciato facendoti sentire rifiutato e solo, ti ho fatto piangere
Credo di non averti amato tanto quanto tu hai amato me
Credo che non sarò mai in grado di dirti quanto mi dispiace
E non so cosa c’è che non va con te
So solo che non è come era
E non so perché il rosso sparisce prima del blu, è così e basta
E non so cosa non va in me,
che non riesco mai a rimanere tranquilla
Continuo a pensare che un giorno appianerò ogni cosa con te
E forse un giorno lo farò davvero
Credo di non averti mai amato
nel modo in cui tu hai amato me
Credo che non sarò mai in grado di dirti quanto mi dispiace
Mi dispiace
Mi dispiace
Mi dispiace
giovedì 22 gennaio 2009
da Poesie di Milo de Angelis - L'immunità avara (frammento)
....si fallisce sempre
a un soffio dalla sintesi, perché
conta solo chi è vivo ma non lo dice
chi comincia, incoerente, un miracolo
e poi lo offre, senza nome, svestito e penetrato.
Commento. La sintesi è tiranna, cerca di rimpicciolire la realtà per poterla mettere in tasca, per dominarla, per capirla (forse), per eliminare il superfluo/fastidioso. Forse è meglio fallire e non raggiungere mai la sintesi, meglio vivere le proprie incoerenze senza pensare ad un inutile peccato, offrire (a chi le vuole) cose senza nome, nude nella loro semplicità e per questo (meglio di ogni altra cosa) comprese.
a un soffio dalla sintesi, perché
conta solo chi è vivo ma non lo dice
chi comincia, incoerente, un miracolo
e poi lo offre, senza nome, svestito e penetrato.
Commento. La sintesi è tiranna, cerca di rimpicciolire la realtà per poterla mettere in tasca, per dominarla, per capirla (forse), per eliminare il superfluo/fastidioso. Forse è meglio fallire e non raggiungere mai la sintesi, meglio vivere le proprie incoerenze senza pensare ad un inutile peccato, offrire (a chi le vuole) cose senza nome, nude nella loro semplicità e per questo (meglio di ogni altra cosa) comprese.
Il Cardinale Poletto e la TAV
Il cardinale Severino Poletto, arcivescovo di Torino ha dichiarato che "la Nuova Linea Torino Lione è indispensabile. L'opera deve essere costruita e deve essere fatta bene. La Chiesa ha il dovere di educare e quindi deve spiegare e far capire ai fedeli l'utilità di questa grande opera pubblica". Il tema è stato accennato in un incontro tra il cardinale e gli amministratori pubblici torinesi, a Pianezza (Torino), incentrato soprattutto sulla crisi economica.
Devo dire che il Cardinale Poletto è una figura che mi ha sempre favorevolmente ispirato: sarà quest'aria un po' ascetica e dimessa, quella faccia un po' scavata e con una espressione sofferente, sarà perché ogni tanto parla anche con gli operai e visita le carceri della città di Torino. Insomma è una figura che aveva una sua dignità.
Ma (si sa il diavolo mette sempre le sue corna ovunque) questo intervento è un bello scivolone e dimostra un dato che è diventato costante nella storia della chiesa degli ultimi secoli in Italia: la chiesa se ne sta sempre dalla parte dei "forti", del "potere", dei "vincitori". Naturalmente lo fa per il bene del suo popolo, anche quando questo popolo è recalcitrante, è massacrato e deve subire ogni abuso e saccheggio del proprio territorio.
Devo dire che il Cardinale Poletto è una figura che mi ha sempre favorevolmente ispirato: sarà quest'aria un po' ascetica e dimessa, quella faccia un po' scavata e con una espressione sofferente, sarà perché ogni tanto parla anche con gli operai e visita le carceri della città di Torino. Insomma è una figura che aveva una sua dignità.
Ma (si sa il diavolo mette sempre le sue corna ovunque) questo intervento è un bello scivolone e dimostra un dato che è diventato costante nella storia della chiesa degli ultimi secoli in Italia: la chiesa se ne sta sempre dalla parte dei "forti", del "potere", dei "vincitori". Naturalmente lo fa per il bene del suo popolo, anche quando questo popolo è recalcitrante, è massacrato e deve subire ogni abuso e saccheggio del proprio territorio.
mercoledì 21 gennaio 2009
La cena di Emmaus esplorata da francesca2
Mi è difficile parlare di un quadro come quello, ma provo a raccontare un paio di considerazioni che ho fatto
per prima mi sento di consigliarvi di andare a vederlo da soli, con una seggiolina pieghevole sull'ora di pranzo, sedetevi davanti e guardate senza pensare.Lentamente questo quadro vi, scusate devo dire in un altro modo....lentamente questo quadro ha preso i miei pensieri e i miei sensi, ho cominciato a guardarlo dall'alto, dalla cameriera anziana,il viso segnato, porta in tavola un piatto con della carne (sembra), le pennellate sono quasi trasparenti, come qualcosa da rifinire, poi l'oste, il suo sguardo, la sua posizione, non è un uomo che venera gesù, lo ascolta con il grosso braccio appoggiato su un fianco come qualsiasi oste ascolta un cliente un po' particolare,in basso a destra un uomo sembra sul punto di cominciare a discutere animatamente su qualcosa, si tiene al tavolo e spinge il viso in avanti, in lui c'è tutta la disposizione all'ascolto o forse alla critica, di un altro a sinistra si vede il mantello e si distinguono nel buio i capelli e poi c'è gesu, un viso dolorosamente triste, parla ma è come se fosse solo, forse a guardare bene le labbra si potrebbe leggere un sorriso ma il viso nell'ombra è malinconico, sul tavolo spoglio del pane, un bicchiere che si intravvede appena, tutto in questa tela è dolorosamente vivo, non c'è nessun cedimento alla rappresentazione cristiana, all'abbellimento, spariti anche il cesto di frutta del primo, le immagini ridotte a tracce ma incredibilmente vive, vere, quelle persone sono vere, quello che provano non passa attraverso i filtri della religione o di un credente, forse passa attraverso la vita che stava facendo caravaggio, e se provo a immaginare come venivano accolti i suoi quadri immagino la rabbia, il senso di solitudine,di incomprensione e assieme di fierezza, guardatevi attorno, tutti i quadri nella stessa sala sono morti, sono decorazioni, sono persone pallide con le guancine con il belletto rosa e i vestiti puliti, sono zombie, il suo quadro rappresenta persone vive, la cameriera con la sua stanchezza e il viso segnato, troppo vecchia per quel lavoro...io sentivo un nodo di pianto che saliva, ho sempre pensato che un artista non puo dipingere cose lontane da se, dalla sua vita, ci si rappresenta e lui lo fa in un modo violento, rabbioso, fiero, solitario
ho sempre detestato chi mi descrive i quadri, so vedere da sola, guglielmo tu mi chiedi un commento e io che dipingo posso fare solo questo, raccontare i miei pensieri nella mezzora che ho trascorso seduta davanti a quella tela, non ho voluto vedere nientaltro, sono uscita felice e appagata
e ci torno in febbraio con la mia seggiolina a guardare il precedente
francesca2( la parola da scrivere per pubblicare è inesper, come si fa a non ridere???)
per prima mi sento di consigliarvi di andare a vederlo da soli, con una seggiolina pieghevole sull'ora di pranzo, sedetevi davanti e guardate senza pensare.Lentamente questo quadro vi, scusate devo dire in un altro modo....lentamente questo quadro ha preso i miei pensieri e i miei sensi, ho cominciato a guardarlo dall'alto, dalla cameriera anziana,il viso segnato, porta in tavola un piatto con della carne (sembra), le pennellate sono quasi trasparenti, come qualcosa da rifinire, poi l'oste, il suo sguardo, la sua posizione, non è un uomo che venera gesù, lo ascolta con il grosso braccio appoggiato su un fianco come qualsiasi oste ascolta un cliente un po' particolare,in basso a destra un uomo sembra sul punto di cominciare a discutere animatamente su qualcosa, si tiene al tavolo e spinge il viso in avanti, in lui c'è tutta la disposizione all'ascolto o forse alla critica, di un altro a sinistra si vede il mantello e si distinguono nel buio i capelli e poi c'è gesu, un viso dolorosamente triste, parla ma è come se fosse solo, forse a guardare bene le labbra si potrebbe leggere un sorriso ma il viso nell'ombra è malinconico, sul tavolo spoglio del pane, un bicchiere che si intravvede appena, tutto in questa tela è dolorosamente vivo, non c'è nessun cedimento alla rappresentazione cristiana, all'abbellimento, spariti anche il cesto di frutta del primo, le immagini ridotte a tracce ma incredibilmente vive, vere, quelle persone sono vere, quello che provano non passa attraverso i filtri della religione o di un credente, forse passa attraverso la vita che stava facendo caravaggio, e se provo a immaginare come venivano accolti i suoi quadri immagino la rabbia, il senso di solitudine,di incomprensione e assieme di fierezza, guardatevi attorno, tutti i quadri nella stessa sala sono morti, sono decorazioni, sono persone pallide con le guancine con il belletto rosa e i vestiti puliti, sono zombie, il suo quadro rappresenta persone vive, la cameriera con la sua stanchezza e il viso segnato, troppo vecchia per quel lavoro...io sentivo un nodo di pianto che saliva, ho sempre pensato che un artista non puo dipingere cose lontane da se, dalla sua vita, ci si rappresenta e lui lo fa in un modo violento, rabbioso, fiero, solitario
ho sempre detestato chi mi descrive i quadri, so vedere da sola, guglielmo tu mi chiedi un commento e io che dipingo posso fare solo questo, raccontare i miei pensieri nella mezzora che ho trascorso seduta davanti a quella tela, non ho voluto vedere nientaltro, sono uscita felice e appagata
e ci torno in febbraio con la mia seggiolina a guardare il precedente
francesca2( la parola da scrivere per pubblicare è inesper, come si fa a non ridere???)
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