venerdì 23 maggio 2008

François Villon, Ballata degli impiccati

Il più conosciuto tra i poeti francesi del Medio Evo, François Villon (pseudonimo de François de Moncorbier), ha lasciato innumerevoli opere, tra le quali La ballade des pendus del 1463 è una delle più belle e intense.
La ballade des pendus è una splendida quanto macabra poesia, è l'urlo disperato del condannato a morte che attende un'esecuzione atroce.
Non dimentichiamo che Villon stesso, condannato a morte ma graziato in seguito, poté sentire in prima persona tutto il peso di questa terrible condizione.

BALLATA DEGLI IMPICCATI (Traduzione italiana di Emma Stojkovic Mazzariol
Da: François Villon, Poesia, Milano, Mondadori, 1985)


Fratelli umani, che ancor vivi siete
Non abbiate per noi gelido il cuore,
Ché, se pietà di noi miseri avete
Dio vi darà più largo il suo favore.
Appesi cinque, sei, qui ci vedete:
La nostra carne, già troppo ingrassata,
E' ormai da tempo divorata e guasta;
Noi ossa, andiamo in cenere e polvere.
Nessun rida del male che ci devasta,
Ma Dio pregate che ci voglia assolvere!

Se vi diciam Fratelli, non dovete
Averci a sdegno, pur se fummo uccisi
Da giustizia. Ma tuttavia, sapete
Che di buon senso molti sono privi.
Poiché siam morti, per noi ottenete
Dal figlio della Vergine Celeste
Che inaridita la grazia non resti,
E che ci salvi dall'orrenda folgore.
Morti siamo: nessuno ci molesti,
Ma Dio pregate che ci voglia assolvere!

La pioggia ci ha lavati e risciacquati,
E il sole ormai ridotti neri e secchi;
Piche e corvi gli occhi ci hanno scavati,
E barba e ciglia strappate coi becchi.
Noi pace non abbiamo un sol momento:
Di qua, di Là, come si muta, il vento,
Senza posa a piacer suo ci fa volgere,
Più forati da uccelli che ditali.
A noi dunque non siate mai uguali;
Ma Dio pregate che ci voglia assolvere!

O Gesù, che su tutti hai signoria,
Fa' che d'Inferno non siamo in balia,
Che debito non sia con lui da solvere.
Uomini, qui non v'ha scherno o ironia,
Ma Dio pregate che ci voglia assolvere!

(inviata da Riccardo Venturi)

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