domenica 16 dicembre 2018

Elide e Arturo o della tenerezza

L'operaio Arturo Massolari faceva il turno della notte, quello che finisce alle sei. (...) Arrivava a casa tra le sei e tre quarti e le sette, cioè alle volte un po' prima alle volte un po' dopo che suonasse la sveglia della moglie, Elide. (...) Il letto era come l'aveva lasciato Elide alzandosi, ma dalla parte sua, di Arturo, era quasi intatto, come se fosse stato appena rifatto allora. Lui si coricava dalla propria parte, per bene, ma dopo allungava una gamba in là, dov'era rimasto il calore di sua moglie, poi ci allungava anche l'altra gamba, e così a poco a poco si spostava tutto dalla parte di Elide, in quella nicchia di tepore che conservava ancora la forma del corpo di lei, e affondava il viso nel suo guanciale, nel suo profumo, e s'addormentava. (...)
Elide andava a letto, spegneva la luce. Dalla propria parte, coricata, strisciava un piede verso il posto di suo marito, per cercare il calore di lui, ma ogni volta si accorgeva che dove dormiva lei era già caldo, segno che anche Arturo aveva dormito lì, e ne provava una grande tenerezza.
da Italo Calvino, Gli amori difficili, racconto L'avventura degli sposi, Oscar Mondadori.

Pensierino. Ecco, ci vorrebbe solo una piccola, inconsistente tenerezza per riempire il grande vuoto di un'anima. Ma anche questa minuscola consolazione spesso ci è (inspiegabilmente) negata. 


martedì 13 novembre 2018

Urla Innocenzo

Il movimento lirico N° 8 delle “Suite per Francis Bacon” di Giovanni Testori.

Urla,
Innocenzo;
graffia
l’insulsa paternità dei secoli;
batti le nocche,
gli zoccoli di capra
contro la lastra immobile,
il cristallo che t’approssima
e allontana;
ansimando
la larva episcopale
riaffondi per secoli
e millenni;
tarme sataniche
sui lustri dei velluti,
denti di rospo,
avori.
Il dentifricio t’impasta;
ti sdoppia il fotogramma
guance e mani.
Dietro di te
trema il verbo derelitto
-anima dei cristiani,
amore cieco, sanguinante,
chi t’ha deviato,
in quale cisterna
sei crollato?
Il dominio ha stroncato
le palme egiziache di viola;
attorno alla sedia gestatoria
pende la carcassa umana,
ventre divaricato,
vano.
Urla:
trapassa dall’immemore del tempo
all’ardente, irrisolvibile presente;
getta
dal Sigillo, ancora chiuso
l’ancora dell’unica follia
nel viscere lurido,
demente.

domenica 11 novembre 2018

Che c'è da festeggiare l'11 novembre ?

I morti della prima guerra mondiale si stimano tra i 15 e i 17 milioni, se a questi si assommano le vittime mondiali della "influenza spagnola" che ha imperversato per tutto il periodo della guerra si raggiungono i 37 milioni di morti.
Secondo la "Commissione parlamentare d'inchiesta sulle violazioni del diritto delle genti commesse dal nemico", che terminò i lavori nel 1920, i prigionieri italiani furono circa 600.000, di cui 19.500 ufficiali. Ma ancora più impressionante è la cifra dei morti: 100.000 italiani perirono nei campi di concentramento ed il numero è da considerare per difetto, perché, per ammissione degli ex nemici, nel computo sono esclusi i morti nelle compagnie di lavoro, disseminate in ogni angolo dell'Europa centrale. Quali furono le cause della morte? E' questo il dato forse più agghiacciante: solo in minima parte essa dipese dalle ferite contratte in battaglia; la stragrande maggioranza perì per malattia, soprattutto la tubercolosi e l'edema per fame. La fame, il freddo, gli stenti, furono quindi alla base dell'ecatombe dei prigionieri italiani.
Nel 1916 il governo italiano era stato messo al corrente di quali fossero le effettive condizioni dei soldati fatti prigionieri, ed anche di quali fossero le condizioni della stessa popolazione austriaca; risultava così palese come fosse impossibile per quel paese fornire ai prigionieri di ogni nazionalità i mezzi di sostentamento e di vestiario necessari. Veniva anche fugato ogni dubbio sulla corretta applicazione dell'art. 7 del trattato dell'Aja: le truppe austriache ricevevano lo stesso trattamento alimentare dei prigionieri nei campi di concentramento.Ben consapevole di ciò, il Governo italiano, in perfetta sintonia col Comando Supremo dell'esercito, rifiutò sempre ogni tipo di intervento statale, tollerando appena l'invio di aiuti da parte dei privati cittadini. Per coordinare l'invio dei soccorsi, già nel 1915 era stata creata all'interno della Croce Rossa Italiana la Commissione prigionieri di guerra con a capo il senatore Giuseppe Frascara, che si affiancava ad un analogo istituto militare per la gestione del problema dei prigionieri di guerra austro-ungarici presenti sul territorio italiano, al comando della quale era stato messo il generale Paolo Spingardi. (da Storia e memoria di Bologna, Campi di prigionia austriaci e tedeschi)
Questa rimane una "inutile strage".

sabato 27 ottobre 2018

Dimostrare che la pazzia esiste

...infatti è una delle fondamentali leggi che i matti non hanno né passato né futuro, ignorano la storia, sono soltanto momentanei, attori del loro delirio che ogni secondo detta, ogni secondo muore, appunto perché fuori dal mondo, vivi solo per la pazzia, quasi avessero quel compito: di dimostrare che la pazzia esiste.

Mario Tobino, Le libere donne di Magliano, Meridiani Mondadori, 2007



Pensierino. Non ci sarebbe bisogno di dimostrare che la pazzia esiste se riconoscessimo quella che sta in tutti noi.

martedì 18 settembre 2018

Ho trovato Dio, o forse no...

In compagnia di Waldo sono entrato
nel bosco e ho trovato Dio.

Forse perché non c'erano
prediche funzioni preghiere
spargimento d'incenso confessioni.

(Franco Marcoaldi, Tutto qui, Einaudi, p. 64)

Pensierino. Non ho un cane e mi aggiro nei boschi (forse) inutilmente.


giovedì 13 settembre 2018

Morire di qoheletite

Guido Ceronetti
Morire di qoheletite (o ecclesiale) inveterata, cronica, farei voto, non so, è possibile?. Questo vitale linguaggio di frantumi era una ben acre tentazione per un disintegrato scriba contemporaneo, vittima non rassegnata vittima scontenta di un linguaggio parlato scritto che senza aver vita uccide come un vivo, di un linguaggio che fa tutto , che è "tutto quel che si fa sotto il sole", che è domoniacamente il motore di tutto il male possibile. Se devo pensare un innanzitutto, io credo di aver sentito il richiamo della Scrittura (queste cose sono sempre piuttosto oscure), della Scrittura del canone ebraico, essenzialmente come linguaggio, e proprio perché linguaggio a pezzi e bocconi, tanto più tale quanto più contenga di Presenza di Dio.
...
Se tirassi una memoria accademica, da quel che sto per dire, sarei alla porta, tra i sorrisi dei cattedratici, ma alle porte della scienza non vado a scampanellare, io batto marciapiedi straccioni delle profonde, dimenticate città dell'anima.

(Dalla pre e post fazione di Qohélet o l'Ecclesiaste , Versione e note di Guido Ceronetti, 1988, Einaudi)

giovedì 6 settembre 2018

Evaso


Ce l'ha fatta, è evaso. Ha approfittato dell'apertura delle finestre dopo una estate reclusa in ambienti condizionati ed ermeticamente chiusi, ha superato barriere e cavalli di frisia, è salito in equilibrio sulla ringhiera, ha misurato la distanza dal tetto e calibrato le sue forze per un balzo ed infine è saltato sul tetto e raggiunto il mio giardino. Era la méta che sognava da tempo stando mollemente sdraiato sul pavimento della sua cella ed è bastata una breve distrazione dei secondini per mettere in atto la sua fuga. Ora può liberamente inseguire grilli e lucertole, appiattirsi nella fresca erba del prato, fare agguati ad imprudenti uccellini, strusciare tra le foglie della vite, addentrarsi nell'orto delle aromatiche lasciandosi imbambolare da mille profumi.
Eccolo riacquistare il suo occhio felino, attento, veloce e sembra dimenticato il tempo in cui le sue palpebre sembravano chiudersi pesantemente per la noia nella cella dove l'avevano relegato.
Certo ogni rumore lo scuote come una scarica elettrica e schizza via in un lampo non appena qualcosa di inconsueto si muova fragorosamente nel suo nuovo spazio riconquistato e lo disturbi nelle sue esplorazioni, nei suoi infiniti giochi, nelle sue continue scoperte.
Uno spazio ritrovato e una libertà riconquistata, finalmente !



mercoledì 5 settembre 2018

Val d'Otro

Una scappata in montagna a Settembre è stata sempre una "tradizione".
La pigrizia non mi permette di andare su in Val l'Otro.
Ma ce la faccio ancora ad immaginarla.

sabato 1 settembre 2018

Strachesa contenta (stanchezza contenta)

Strachesa cuntenta

quìi sir da fioeu
da strachesa cuntenta
mangiandu la bona minestra
sitàa in curti pugiàa al mur
casciandu via 'l Gatu cun l'altra man
i me tempi bei luntan
ma visin 'n dul ricordu

(In ricordo dell' amico Antonio e della sua poesia)

Traduzione. Stanchezza contenta. Quelle sere da bambini/ di stanchezza contenta / mangiando la buona minestra / seduti nella corte appoggiati al muro / cacciando via il gattone con l'altra mano / i miei tempi belli lontani / ma vicini nel ricordo.



Marina


Il debito

Quello con te è un debito
che mai potrò saldare: mi hai
offerto casa nella vita e vita
nella casa. Esiste forse modo,
per me, di ricambiare?

Franco Marcoaldi

Pensierino. No, non vuoi che ricambio nulla e così mi devo arrendere al fatto che quel tuo gesto era gratuito e la cosa mi pesa ancora di più. 

Per una amica

 Ti avevo inviato i miei auguri di buon compleanno il 24 agosto. Erano tre anni che non rispondevi, ma continuavo ad inviarti un mio messagg...