domenica 28 giugno 2009

Carl Gustav Jung, "Ricordi, sogni, riflessioni", BUR, p. 385 e segg.

Non possiamo e non dobbiamo rinunciare a far uso della ragione; e neppure dobbiamo abbandonare la speranza che ci soccorra l'istinto - nel qual caso un Dio ci sostiene contro Dio, così come già comprese Giobbe. Tutto ciò attraverso cui si esprime l'"altra volontà" è materia formata dall'uomo, il suo pensiero, le sue parole, le sue immagini, e tutte le sue limitazioni. Di conseguenza egli ha la tendenza a riferire ogni cosa a se stesso, quando comincia a pensare in termini rozzamente psicologici, e crede che tutto derivi dalle sue intenzioni e da "lui stesso".

Pensierino. Gli Ultimi pensieri della autobiografia di Carl Gustav Jung pubblicata con il titolo "Ricordi, sogni, riflessioni" sono stati una grande scoperta per me. Il mio interesse per la psicologia è di lunga data, intrapreso passando per le fiabe ed il loro simbolismo. L'approdo quasi inevitabile era arrivare a Jung ed i suoi allievi che hanno ampiamente studiato il simbolismo nelle sue più varie accezioni, compreso quello delle fiabe.
Questo ultimo capitolo (che naturalmente consiglio vivamente a chi non l'avesse già letto) sintetizza gli ultimi studi (ultimi anche della sua vita) portati avanti da Jung sulla religione e le simbologie ad essa legate.
Non sono in grado nemmeno sinteticamente di presentare i concetti e le osservazioni fatte da Jung in questo capitolo.
Spero solo di avervi incuriosito.

Pensierino aggiunto. Mi piace questa immagine del Dio razionale contro il Dio dell'istinto. Una battaglia senza esclusione di colpi, sicuramente (Dio ne sa una più del Diavolo!) . Illuminanti sono le riflessioni sul male quale componente "permanente" del bene e quindi com-presente "anche" nella divinità. Mi ricorda un altro libro che ho letto le scorse settimane di Sergio Quinzio, La sconfitta di Dio, anche questo tutto imperniato sulle promesse non mantenute di Dio e sulla incompresibilità del male.

3 commenti:

  1. io trovo che jung abbia espresso in modo molto complicato i concetti semplici che aveva già spiegato freud, niente di nuovo insomma, ma detto in un modo talmente complesso da permettere di proiettarci dentro molto d'altro, un po' come la lettura dei ching, mi sono chiesta spesso perchè non abbia potuto alleggerire le spiegazioni, non ho potuto fare a meno di pensare che sia la tecnica di chi le cose le impara di riflesso, come mi diceva cesare musatti...."si, l'analisi, ma se uno non ci arriva da solo..."francesca2 forse una cosa come quel detto popolare, parla come mangi, (sorrido)

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  2. Queste pagine dell'autobiografia, malgrado qualche digressione, mi sembrano asciutte e cercano di dare una sintesi del lavoro. Certo è che quello che impressiona è la dimensione culturale di Jung: spazia nella cultura occidentale come in quella orientale con una facilità impressionante cogliendo similitudi e contatti impensabili.

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  3. Quella della copresenza di bene e male è una delle idee più confuse che esistano. Ha anche una sua pericolosità, quando si tratta di far fronte a realtà in cui devi essere deciso e salvare il bene contro il male - per le quali, per esempio, il massimo che puoi fare è tener conto della possibilità di non uccidere la vita biologica, visto che quella psichica non c'è più. Provo a farmi capire ma tanto so che non ci riesco, figuriamoci a convincerti, se tu non sei già d'accordo con me...

    Hai presente il simbolo del tao? Quello con le due onde, una bianca e una nera, in cui la bianca ha un pallino nero e la nera un pallino bianco? Sembra semplice: il bene è la copresenza delle due entità, dimensioni, qualità, componenti; il male è l'assenza delle due, cioè un tondo tutto bianco o tutto nero - sparisce pure il pallino.
    Se le due sono copresenti, man mano che una va in minoranza accresce il suo potere e frena, dà misura, provoca un movimento di correzione dello squilibrio - come nei meccanismi a retroazione, per intenderci.
    Non c'è copresenza di bene e di male: c'è copresenza di altre robe, e finché c'è copresenza è bene. Il male, ripeto, è l'assenza dell'altra componente, l'assolutizzazione di una delle due, una qualsiasi delle due.

    La stessa cosa vale nella teorizzazione psicoanalitica - la fusione tra sessualità e aggressività è bene; la defusione, la scissione, la dissociazione tra le due componenti è male. Tutto amore-sessualità-avvicinamento-fusione? Male. Tutta aggressività-guerra-allontanamento-sparizione? Male. Entrambi - entrambi, sottolineo per la componente "amore" - assolutizzati sono distruttivi, male, morte.
    Non c'è copresenza di bene e male.

    E' difficile?

    Provo a farti una domanda ancora più difficile, allora, così l'incomprensione cresce e forse si attiva la comprensione...

    Se tu potessi far morire in questo stesso istante gli psicopatici criminali che stanno per violentare un bambino e poi ucciderlo - in giro per il mondo in questo stesso momento sta sicuramente avvenendo - e se con la morte del violentatore assassino il bambino non corresse nessun pericolo: lo faresti?
    Io sì, lo farei.
    Me lo dici dove sta la copresenza di bene e male in un ex umano ora inumano che fa certe cose?
    Tu dirai: hai dimenticato le donne? No, le includo subito, nella formula - se vuoi la estendo a tutti i deboli della terra che stanno per essere violentati e uccisi da uno psicopatico criminale: che muoia, ora!, e la vittima si salvi.
    Tu dirai, forse, ancora: ma non si può evitare di uccidere? non gli potrebbe venire un colpo, al violentatore, per cui diventa innocuo senza morire, e il bambino, la donna, il debole, scappano in salvo? Certo, era tanto per capirci.

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