martedì 27 settembre 2011

Dov'è finito Icaro ?


Bruegel ci offre questa lettura della tragedia di Icaro. Lo sfortunato volo è già concluso in acqua e si scorge solo una gamba dello sventurato. Ma nel contesto del quadro non è che un trascurabile dettaglio. C'è in primo piano il contadino che ara con il suo animale da tiro. C'è il pastore con il suo gregge. C'è un veliero alla fonda che cerca di prendere il largo con la sua gonfia vela ed un altro che attende in rada. C'è persino, se guardiamo bene sulla destra in basso, un pescatore che ha buttato la sua lenza e attende fiducioso la sua preda. Di Icaro e della sua tragedia che si è ormai consumata non se ne accorge nessuno, se non per quella leggera increspatura del mare e quello sbuffo di spuma.

6 commenti:

  1. Così termina il volo di chi
    per andare troppo in alto
    ha dimenticato di radicarsi bene in terra ...

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  2. Si forse è così, Serpente Piumato... e forse no... Icaro è giovane e una certa sfrontata spavalderia si potrebbe capire, ma Dedalo, il padre, cosa lo spinge a quest'impresa tanto ardita ?
    Il fatto è che ci sono persone (non tutti, per fortuna o sfortuna) che non smettono di "osare" e vorrebbero riconquista la libertà da questo labirinto che è la vita -:)

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  3. Il volo dovrebbe essere ragion sufficiente, indipendentemente dagli spettatori o dalla sua durata,non pensi?

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  4. Gombrich ha suggerito questa chiave di lettura, che mi pare interessante:

    "Il disastro, l’irreparabile, è sempre marginale. E’ lontano, piccolo. La fine, la chiusura, è sempre minima, irrisoria. E’ il contrario dell’utile, grottescamente inservibile. Il disastro, l’irreparabile è il niente. Il fuoco della vicenda è sempre da un’altra parte. Il disastro è sempre fuori scena, secondario. L’enorme peso del mondo è sempre spostato dall’altra parte della bilancia e la disastrosa solitudine del disastro è illuminata in pieno dalla luce più forte. La caduta e tutta la storia che la precede, tutta la disobbedienza di Icaro e l’amore di suo padre, tutte le raccomandazioni, finiscono per diventare microscopiche. La storia del disastro è ininfluente è il disastro è tale proprio perché totalmente inutile".

    E. Gombrich, Bruegel, La caduta di Icaro, Ombre, Einaudi, 1999

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  5. Horror , mi hai messo una bella pulce nell'orecchio... peccato che dal mio fornitore il libro che citi non è disponibile (sembra esaurito). Dovrò andare in biblioteca a cercarlo...
    grazie e ciao

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  6. Al di là delle riflessioni di Gombrich, io penso che nel dipinto di Bruegel, ognuno dei personaggi presenti ignora con assoluta indifferenza il dramma di Icaro, ne rimane estraneo, ne è cieco. Ogni cosa volge le spalle, ciascuno si occupa dei propri affari. Il vedere cieco. Nessuno degna di uno sguardo il giovanetto, caduto dal cielo, che sta annegando... penso ad oggi, a tutte le morti dei migranti sui barconi, alla nostra totale indifferenza, ancora al nostro vedere cieco...
    Scriveva Josè Saramago in Cecità: "Secondo me non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo, Ciechi che vedono, Ciechi che, pur vedendo, non vedono".

    Buona Notte Guglielmo :))

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