sabato 4 aprile 2009

Equivoci. Gli effetti collaterali

C'è un effetto collaterale alla scoperta della nostra personalità prismatica(*). Già perché quando si fa questa scoperta ci si trova all'improvviso di fronte ad un sé assai sfuggente dai contorni indefinibili . E questo può create disagio, paura o farci giungere, addirittura, al panico. Diciamo che si salvano gli attori che abbiamo definito "specializzati" in un ruolo: loro sono tranquilli, aspettano che si faccia un film che preveda la loro parte e chiedono la parte. L'unico loro problema è che il "genere" nel quale si sono specializzati cada in disuso passi di moda (tipo il western all'italiana) e allora sono tagliati fuori per sempre.
Ma gli altri, quelli che recitano più parti, che si ritengono duttili o sono semplicemente più curiosi, questi si trovano, arrivati ad una certa età, a scoprire quell'inghippo e allora possono essere dolori.
A dire la verità non è detto che questa scoperta sia vissuta sempre come un guaio, a patto che si abbia una visione un po' più duttile del proprio sé o di quello che si crede esso sia.
Difficile contrastare lo sbalordimento della scoperta della nostra "personalità prismatica" quando si ha in mente un qualcosa di definito ("io sono fatto così"), tutto si irrigidisce e si diventa fragili. Il guaio diventa che non si riesce a capacitarsi di essere fatti anche in un altro modo ed in un'altro ancora. Si è colpiti da improvvisa vertigine e si rischia di cadere a terra perdendo i(l) sensi(o).


(*) Non sono uno psicologo ne uno psicanalista e quindi mi si perdonerà un certo eclettismo nella terminologia. Devo l'uso di questo termine a Lorena anche se la usava in altro contesto.

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