lunedì 1 dicembre 2008

Continua il viaggio ne L'infinito lunare di Bonaviri

Nell'astronave che ha intrapreso un viaggio tra le galassie sembra siano rimasti vivi solo l'Astronomo ed il Dottore. Dopo un tempo indefinito dove ciascuno è rimasto nella propria cabina il Dottore si affaccia alla cabina dell'Astrologo.



«Sono il solo a continuare i calcoli» affermò. «Vado alla ricerca della strada perduta. Temo che abbiamo lasciato la Via Lattea da poco e stiamo per orbitare in una nuova galassia. Se seguiremo l'espandersi, come macchie d'olio, delle nebulose, potremo arrivare al margine dell'universo. Allora potrà essere la fine.»
«Non vi capisco» gli dissi, e notai che trovavo difficoltà a parlare e a coordinare i pensieri. «Come fate a pensare ancora?»
«So soltanto che al limite del cosmo vi dovrebbe essere un'immensità di antimateria che si controbilancia alla forza delle galassie. Se ci si dovesse penetrare anche per poco, sarebbe una conflagrazione mai vista. Fumerebbe soltanto energia dovunque e poi il freddo nulla. Mi capite?»
«No» gli risposi di malavoglia. «Sento un sonno distruttore. Come mai non lo sentite?»
«Sono vortici di sonno. Vengono e passano. Vorrei tornare alla Terra. Ciò mi assilla e mi fa addizionare e sottrarre numeri. Mi concentro in formule che non capite. Guardo anche fuori, per raccogliere dei dati che possono convalidare o no le mie ipotesi. Guardate, ora.»
E si avvicinò ad una finestra di cui aprì un'imposta metallica.
«Venite. Date un'occhiata in basso, alla mia sinistra.»
«Lasciatemi stare, vi prego» gli risposi. «Ho gli occhi bruciati. Sono sempre gli stessi orridi spettacoli.»
L'astronomo mi trascinò con dolcezza, dicendo: «Siete forse il solo compagno con cui posso dividere certe mie ultime sensazioni.»
Fiumi d'alba ci investirono.
«Sorge dai monti» dissi.
«Quali monti? Sragionate forse?»
«E tutta questa dolcezza? questo sentirsi incenerire in argento?»
«Venite» insistette.
Guardai, anche se di controvoglia. Separate da noi, come da un vallo profondissimo, c'erano delle terrazze di stelle che pareva ondeggiassero in strade biancheggianti, in veri grumi fitti che si dilatavano a perdita d'occhio.
«Vedete?» mi disse Senzanome. «Quella nebbia di lumi, per me, è la Via Lattea. Ne siamo usciti da poco e siamo già attratti in un'altra galassia.»

Commento. Perdersi nello spazio e "sentirsi incenerire in argento". La Via Lattea è ormai lontana, da tempo l'abbiamo superata, ma il ricordo delle passeggiate con la fidanzata Anna nei giardini davanti alla stazione di Casalmonferrato sono vicinissimi. Guai della memoria che ci raggiunge nel più lontano anfratto dell'universo dove pensiamo di esserci messi a riparo di tutto. Una memoria bizzarra che seleziona i ricordi, ci fa perdere un sacco di cose e riaffiorare particolari assolutamente secondari, improbabili connessioni, salti logici, che ci colpiscono come flash e ci lasciano senza parole e con gli "occhi bruciati". Ma capiamo che da queste inezie, da queste scorie della memoria non potremo mai allontanarcene abbastanza...

1 commento:

  1. Frank a scritto. Avanzare più veloci della luce vorrebbe dire raggiungere a ritroso le immagini che la nostra vita ha rilasciato nello spazio, fino al suo inizio che così diventa le fine di tutto.

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