mercoledì 22 ottobre 2008

Scuola e spesa, una polemica (non solo contro la Gelmini)...

Vabbè ... proverò a dire due cose sulla "riforma Gelmini"... e purtroppo saranno cose un po' fuori dal coro...
Non ci sono dubbi che la riforma Gelmini tagli la spesa nella scuola (8 miliardi o quanti sono). I tentativi governativi di far passare questi tagli come una "razionalizzazione" della spesa sono patetici. Nessuno, ma proprio nessuno, dice che questi tagli sono funzionali ad un ulteriore rilancio della scuola privata che, non dimentichiamo, è una scuola ampiamente finanziata con soldi (occulti) pubblici (anche contro un disposto della Costituzione).
Ma (e qui si apre la mia querelle) che ci sia bisogno di razionalizzare la spesa e di spendere di meno è una necessità non solo della scuola, ma anche di molti altri settori pubblici a partire dalla sanità. Purtroppo non si dice che il settore pubblico è incapace, con gli strumenti di governo di cui dispone, di contenere tale spesa: dirigenti, manager, sindacati e amministratori locali corrono esclusivamente ed allegramente verso un continuo aumento della spesa, perché spesa vuol dire consenso. Politiche virtuose della spesa sono rarisssime e guardate con diffidenza.
Se gli strumenti per tagliare la spesa pubblica nascono dall'alto e cadono indiscriminatamente su tutti è dovuto in gran parte a questa grave anomalia della gestione della cosa pubblica.
Mi permetto di fare un solo esempio di risparmio: l'eliminazione delle province. Da anni si sostiene che le province sono svuotate di funzioni e che si sovrappongono competenze vuoi regionali vuoi comunali; ma appena si è cominciato a parlare di eliminarle, ne sono state istituite altre 5 o 6 e, forse, non si riuscirà a togliere nemmeno quelle che coincidono con le "città metropolitane" che saranno istituite con la nuova riforma federalista...

1 commento:

  1. le province aumentano, come tanti piccoli feudi, ognuno si fa il suo...
    marina

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