lunedì 27 aprile 2009

Federico Garcia Lorca, Meditazione sotto la pioggia

La pioggia ha baciato il giardino provinciale
con profonde cadenze sulle foglie.
L'aroma sereno della terra bagnata
inonda il cuore di tristezza remota.

Si lacerano nubi grigie nel muto orizzonte.
Sull'acqua addormentata della fonte, le gocce
cadono sollevando chiare perle di spuma.
Fuochi fatui che spegne il tremolio delle onde.

La pena della sera raggela la mia pena.
Il giardino si è riempito di monotona tenerezza.
Devo perdere tutta la mia sofferenza. Mio Dio,
come si perde il dolce suono delle fronde?

Tutta l'eco di stelle che c'è nella mia anima
mi aiuterà a lottare con la mia forma?
E l'anima vera si sveglia nella morte?
E ciò che ora pensiamo lo inghiottirà l'ombra?

O com'è tranquillo il giardino sotto la pioggia!
Il mio cuore è trasformato dal casto paesaggio,
in un rumore di idee umili e tristi
che dà nel mio petto un battito di colombe.

Nasce il sole. Il giardino sanguina giallo.
C'è intorno una pena che soffoca,
sento la nostalgia della mia infanzia inquieta,
il desiderio d'essere grande in amore, le ore
passate come questa a contemplare la pioggia
con tristezza.

Capuccetto rosso andava per il sentiero...
Addio mie favole, oggi medito, confuso,
davanti alla fonte torbida che dall'amore mi nasce.

Dovrò perdere tutte le mie sofferenze, mio Dio,
come si perde il dolce rumore delle fronde?
Riprende a piovere. Il vento riporta le ombre.
Pensierino. Dovrò perdere tutte le mie sofferenze? No, lasciane almeno qualcuna, pioggia, mi farà apprezzare di più la felicità (quando arriverà, all'improvviso).

3 commenti:

  1. da me splende il sole (anche se sento che non sarà per molto)...in ogni caso, pioggia o no, tienila qualche sofferenza, sono d'accordo col tuo pensierino :-)

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  2. Anche io penso che qualche sofferenza vada conservata, fertilizza la vita
    ciao, marina

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  3. Sofferenze? No, no, no... Vissute, perchè è inevitabile, ma conservate no:le loro tracce s'imprimono comunque profondamente nel nostro cammino.
    E la felicità è così fuggevole che, quando arriva, la voglio tutta, senza ombre, senza paragoni per apprezzarla di più. Soltanto io e lei, non serve altro.

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