venerdì 6 marzo 2009

Alice, Peter Pan e Tremonti

Devo confessarlo: da molto tempo non compro più i quotidiani. La bulimia degli anni passati ha lasciato il posto all'anoressia. D'altra parte i piatti serviti erano indigesti: troppa panna montata o troppo aceto. Non ne potevo più.
Compro oggi la Repubblica e mi riconcilio con un bell'articolo di Pietro Citati intitolato "Peter Pan il bambino figlio di Alice". L'annuncio a titoli cubitali su 5 colonne "Tremonti: il 2009 sarà terribile" mi pare facilmente superabile, senza lasciare alcuna traccia di rimpianto.

Che dire di Citati? Parte da un paradosso che immediatamente mi spiazza:

"Alice appartiene saldamente al mondo che noi abitiamo. Nessuna creatura è più terrestre di lei, e possiede come lei lo "spirito della realtà": ragionevolezza, buon senso, buona educazione, cortesia, diplomazia innata, capacità di giudizio, istinto pratico, tutte le qualità che ci aiutano a vivere sulla terra si combinano nella figura di questa deliziosa bambina vittoriana."

Per proseguire l'articolo mi tocca andare a pag. 48 e sfogliare buona parte del giornale. Non trovo lo "spirito della realtà" con tutte le buone qualità in tutta quella accozzaglia di notizie. Forse pretendo troppo e non colgo "il positivo" che avanza.

D'altra parte anche Citati contrappone alla concretezza di Alice l'alterità di Peter Pan, un bambino-uccello, un mezzo e mezzo che "vive sempre sul margine, sul limite, senza appartenere ad un mondo" che detesta. Non vuole crescere? Si non vuole abbandonare le ali: vuole essere velocissimo.

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